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 Il programma spaziale segreto del Pentagono

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CYBORG
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MessaggioTitolo: Il programma spaziale segreto del Pentagono   Gio 25 Apr 2013, 00:53

Il programma spaziale
segreto
del Pentagono


Esistono
indizi concreti dell’esistenza di un programma
spaziale occulto parallelo a quello della NASA che
impiegherebbe velivoli e tecnologie segretissime
sviluppati attraverso programmi ombra e scaturiti da
processi di retroingegneria aliena. E’ nelle mani
del Pentagono - e non della NASA – il controllo
dell’esplorazione spaziale del sistema solare.



Notevole
scalpore tra i media hanno suscitato le dichiarazioni del
presidente USA George W. Bush sulla volontà di vietare
l’accesso allo spazio a chi è nemico degli Stati
Uniti. Tali affermazioni, in effetti, sono in estrema
sintesi il sunto di un documento “Politica nazionale
dello spazio” postato in un oscuro sito web del
governo americano lo scorso 6 ottobre (prima del weekend
del Columbus Day), in modo da evitare che i mezzi
d’informazione se ne occupassero; anche se in
realtà è stato in seguito riportato in maniera
sintetica dal quotidiano americano “Washington
Post”. Con questo documento l’amministrazione
Bush ha inteso rivedere la politica spaziale americana
affinché possa essere consentito di “svolgere senza
intralci operazioni nello spazio per difendere i propri
interessi”. Gli USA “risponderanno alle
interferenze e, se necessario, negheranno agli avversari
l’uso di capacità spaziali ostili agli interessi
nazionali degli USA”. Questo documento affida al
Segretario della Difesa e al Direttore
dell’Intelligence Nazionale l’incarico di
“sostenere la trasformazione della difesa e
dell’intelligence” e sviluppare “una
struttura di forza operativa e capacità spaziali
ottimizzate che sostengano la sicurezza nazionale e del
territorio”. Tra l’altro le dieci pagine del
documento conterrebbero un paragrafo soltanto che ammette
l’esistenza della NASA, a cui si riconosce il ruolo
di “realizzare un conveniente programma a lungo
termine di esplorazione spaziale con esseri umani e
robot”. Nonostante le rassicurazioni fornite da
fonti della Casa Bianca nel non volere adoperarsi in una
corsa alla militarizzazione dello spazio molti sono stati
i pareri degli esperti che si sono dichiarati invece non
convinti della natura pacifica di tale iniziativa.













MICHAEL-KREPON Descrizione della U.S. Air Force
di uno

schieramento di postazioni laser
spaziali.

Michael Krepon, dello Stimson Center ha giustamente
asserito che un tale cambiamento di politica non farà
altro che rafforzare i sospetti che gli USA vogliono
sviluppare armamenti spaziali. Timori, che sottolinea
Krepon, sarebbero alimentati proprio dal fatto che
l’amministrazione Bush si rifiuta persino di
discutere dell’argomento. Tuttavia alla luce di
altre informazioni e documenti emersi negli ultimi anni
sono certo (ipotesi tra l’altro formulata anche da
svariati esperti) che tale iniziativa in realtà sia
stata voluta al fine di contenere potenze
“emergenti” in campo spaziale quali, è
soprattutto, la Cina. Inoltre in merito al pericolo di
una militarizzazione dello spazio occorre precisare che
in effetti tale eventualità non è rilegata ad uno
scenario futuro ma bensì a un’oscura realtà già
esistente e figlia delle Guerra Fredda del secolo scorso.
Militarizzazione che sarebbe progressivamente avvenuta è
perfezionata nel corso degli ultimi 50 anni attraverso
missioni spaziali segrete ed anche ufficiali. Grazie a
testimonianze ed informazioni fornite da ex appartenenti
alle forze armate ed all’intelligence USA ed anche
della NASA emergono una serie di indizi concreti
dell’esistenza di un vero è proprio programma
spaziale segreto parallelo gestito esclusivamente
dall’establishment militare a sua volta connesso al
cosiddetto Governo Ombra. Un programma che impiegherebbe
tecnologie e velivoli ben più avanzati rispetto a quelli
ufficiali della NASA e di cui alcuni prototipi
“convenzionali” solo negli ultimi anni
sarebbero venuti alla luce ufficialmente quali futuri
sostituiti dei datati Space Shuttle. Velivoli segreti e
sistemi la cui tecnologia avanzata sarebbe scaturita,
stando ad alcuni resoconti testimoniali, che saranno
citati più avanti, tra cui quello del compianto
Colonnello Philip Corso e non solo, da un programma
occulto di retroingegneria aliena (1) iniziato negli anni
’50.














CNSA NASA
Progetti
e velivoli spaziali militari


In effetti, la
tecnologia per la costruzione di avanzati prototipi
aerospaziali era ed è altamente classificata e rientra
nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo
numerosi esperti tra cui lo scrittore aeronautico Bill
Sweetman (direttore della rivista Jane’s
International Defence Review ed autore del volume Aurora
- The Pentagon's Secret Hypersonic Spyplane), il
Pentagono non ha mai informato interamente il pubblico di
tutti i suoi progetti, la stessa esistenza di interi
black programs (2) ufficialmente non risulta, e nuovi
sistemi nelle categorie degli stessi sono automaticamente
top-secret. Diversi velivoli, con dispositivi che
superano quelli elaborati dall’ingegneria di attuale
generazione, solcano i cieli sopra le basi sotterranee
del territorio statunitense. Esiste un intera famiglia di
aerei concepiti con una propulsione mai vista e con
schemi aerodinamici non ancora compresi al momento.
L’interesse dell’Air Force per i velivoli
spaziali di progettazione militare copre all’incirca
un periodo di 40 anni. Gli studi in proposito si sono
sviluppati sotto forma di scienza e tecnologia, design,
studio delle missioni, e programmi di ingegneria.















The Pentagon's Secret
Hypersonic Spyplane
Dyna-Soar/X-20 X-30 NASP

Esempi di tale attività sono il primo programma di
Aeroplano spaziale e il programma Dyna-Soar/X-20 -
concepito alla fine degli anni ‘50 - sino a giungere
al NASP - National Aerospace Plane - il primo aeroplano
spaziale nazionale - nato nel 1984. Negli ultimi anni le
industrie Skunk Works della Lockeeed (3) hanno vinto il
contratto per la costruzione di uno space shuttle di
nuova generazione, l’X-33. Un aeroplano spaziale con
un solo stadio motore, un corpo che si solleva, comandato
interamente da un computer. Rompe totalmente gli schemi
con la tecnologia attuale ed è economico se comparato
allo space shuttle. Un altro progetto di altissima
concezione ingegneristica è l’SMV X-40, lo Space
Maneuver Vehicle - Veicolo Spaziale ad alta
Manovrabilità -, dei Laboratori di Ricerca dell’Air
Force. Un velivolo avanzato che può essere affiancato da
un’eventuale versione operativa, in grado di
funzionare come secondo corpo stazionario in orbita e
allo stesso tempo da satellite riutilizzabile. I sistemi
operativi intercambiabili permettono all’SMV di
affrontare missioni particolari, quali riempire i vuoti
nella disposizione dei satelliti ed effettuare la
sorveglianza di oggetti spaziali. Un SMV è concepito per
combattere in orbita un anno intero. La sua piccola
taglia e la capacità di mutare l’inclinazione
orbitale e l’altitudine permettono il
riposizionamento per un vantaggio tattico e la copertura
dei sensori geografici. Inoltre può essere richiamato
rapidamente dall’orbita. Il velivolo usa componenti
di sottosistemi a basso rischio e tecnologie tipiche di
un aeroplano in quanto ad operabilità e affidabilità.













SMV X-40 X-40 Space Maneuver Vehicle
La progettazione è stata diretta dalla
Divisione Militare Tecnologica per gli Spazioplani ai
laboratori di ricerca dell’Air Force della base
Aerea di Kirtland, New Mexico. Un settore particolare
della ricerca tecnologica si è orientata poi verso lo
sviluppo di propulsioni con minimo utilizzo energetico e
ad alto rendimento, quali i motori a IONI. Lo studio di
tali sistemi risale per lo meno a 30 anni fa. I motori a
IONI sono a basso impulso, cioè non hanno abbastanza
“spinta”, ma possiedono, per contro, un
incredibile velocità. L’ideale per
l’esplorazione del Sistema Solare verso pianeti
esterni. Perché aspettare 10 anni per un Voyager quando
un motore a IONI con un’accelerazione costante
potrebbe inviare una sonda attraverso il sistema solare a
una velocità molte volte più alta di un razzo
convenzionale? Durante gli anni ‘60 la NASA
possedeva un motore a IONI attivo. Aveva funzionato per
40 ore su un banco di prova - 30 anni fa. Si supponeva
fosse il motore di prossima generazione per una sonda
spaziale. Ma non fu così. Tali progetti sono stati
classificati e usciti fuori dall’area della NASA.
Perché l’ente spaziale non ha mai fatto uso di
un’idea così promettente? Gli scienziati andavano
dicendo che questa era un’idea folle e poi, di
colpo, l’idea scomparve dalla vista del pubblico.
Alla NASA non è permesso di usarla? O forse è presidio
dell’USAF? Esiste anche un altro studio su cui vale
la pena soffermarsi e che nessuno ha mai menzionato.
Secondo alcuni scienziati, l’idea per un motore di
nuova generazione poteva tradursi in un motore nucleare
per vettori. Sorge alla mente il sottomarino nucleare che
nacque grazie ad un Capitano della Marina americana, il
quale provò a montare un reattore nucleare in un
sottomarino convenzionale. Oggi sarebbe facile produrre
un motore nucleare per razzo con la tecnologia di cui
disponiamo. Sicuramente numerosi studi sono stati
condotti in tale area di ricerca senza che ne sapessimo
nulla. Progetti come il NERVA (Nuclear Engine for Rocket
Vehicle Application) e il DUMBO sviluppati negli anni
‘60 e il recente e classificato TIMBERWIND. Tutti
studi a carattere termo-nucleare che prevedevano
l’impiego di una forma propulsiva posteriore
attraverso il lancio di idrogeno sopra un reattore caldo.














Laboratori
di ricerca dell'Air Force
Progetto DUMBO







Progetto
NERVA

Edgar
Fouché e i “Progetti Speciali” USAF


La segretezza
di tali operazioni ha generato forti sospetti tra gli
ingegneri aeronautici civili americani. È ben noto che
gli stabilimenti della Lockheed Advances Developmental
Projects Division meglio noti come “Skunk
Works” hanno sviluppato i più avanzati veicoli
aerei di questo secolo: l’Sr-71 Blackbird,
l’aereo spia U-2, l’Aurora e il bombardiere
F-117 Stealth. Negli anni ‘90, grazie alle
rivelazioni di Edgar Rothschild Fouché, un ex membro
dell’Intelligence dell’Air Force americana che
ha lavorato nell’Area 51, veniamo a conoscenza
dell’esistenza di ulteriori ed incredibili prototipi
già operativi. Fouché ha lavorato con diverse strutture
aerospaziali militari e produttori di elettronica negli
Stati Uniti. Ha partecipato alla progettazione, sviluppo,
produzione e valutazioni di volo operativo nei programmi
classificati di sviluppo aereo, l’attuale avionica,
inclusi contromisure elettroniche, comunicazioni
satellitari, equipaggiamento di cripto-logica e di
sostegno. Durante la sua carriera militare, fu
selezionato nei quadri e in molti programmi di sviluppo
dei più recenti cacciabombardieri dell’Air Force.
Altri programmi di ricerca e sviluppo per i quali lavorò
dagli anni ’70 sono ancora classificati Top Secret.
Fouché ha ricevuto una formazione tecnica per oltre
4.000 ore dall’Esercito e dal Governo, di cui circa
la metà in addestramento classificato.















Skunk Works Edgar Rothschild Fouché Alien Rapture-The Chosen
Lavorò venti anni con l’aeronautica
USA e con le Agenzie del Dipartimento della Difesa,
seguiti da altri otto anni come Dirigente a contratto
della Difesa. Ha scritto insieme all’ufologo Brad
Steiger Alien Rapture-The Chosen fra il 1994 e il
’95. “Negli anni Cinquanta - afferma Fouché -
il Governo iniziò a costruire le basi super segrete di
Groom Lake per un aereo spia della CIA.
L’installazione è localizzata al centro-nord di
Nellis Range ed è denominata Area 51. Si continua a
costruire all’interno della base, persino oggi. Vi
si effettuarono collaudi di volo sullo SR-71, il TR-1,
l’F-117 e sul B-2. Sono ora operativi il top secret
SR-75, lo SR-74 e il TR-3B. Molti di questi velivoli sono
stati erroneamente identificati come UFO.”
(…..) “Sita nell’Area 51, la base aerea di
Groom ha una pista d’atterraggio di sei miglia, la
più lunga degli Stati Uniti. Gli aerei più inusuali del
Dipartimento della Difesa e della CIA vengono testati e
modificati proprio alla base di Groom Lake. Perché una
pista di tale lunghezza? Si rende necessaria se la
velocità minima o di stallo è molto sostenuta. Aerei
senza ali, sagomati come corpi affusolati o quelli ad ali
ritorte a 75 gradi, hanno un’elevatissima velocità
di stallo, per cui decollano molto velocemente e
atterrano ancor più velocemente. Parlando di Groom i
curiosi fanno circolare voci sugli alieni e sulla
tecnologia extraterrestere, utilizzata per accelerare i
vari programmi dell’Area 51. Le mie fonti prevedono
che fino al 35% del finanziamento dello "SDI"
(il programma di "Guerre Stellari", ndr) fu
deviato per fornire le prime spese del programma ombra
più segreto dell’Air Force, iniziato nel 1982.
Viene definito “Aurora Program”. Aurora è il
nome in codice del progetto di costruzione in corso e
delle prove di volo degli apparecchi. Già dal 1992
l’Air Force aveva compilato dei piani di contingenza
per spostare in altre località tutti gli aerei
sperimentali e prototipi segreti dalla base di Groom,
dato che questa era assediata dai curiosi (cosa che ai
militari non piaceva per nulla). Tutti i velivoli
sperimentali, come l’SR-75, furono rimossi verso
l’inizio del 1992, spediti ad altre basi in Utah,
Colorado, Alaska, Groenlandia, Diego Garcia ed in
un’altra remota isola del Pacifico. I velivoli ad
atterraggio e decollo brevi, soprattutto il TR-3A Batwing
e il triangolare TR-3B furono trasferiti a Papoose, nella
parte meridionale della cosiddetta Area S-4”.


SR-75
“l’astronave madre” dell’Air Force

Sorprendenti
rivelazioni quelle dell’ex membro
dell’Intelligence dell’Air Force americana che
non finiscono qui, in quanto grazie a lui veniamo a
conoscenza dell’esistenza di ulteriori ed
incredibili prototipi segreti che sarebbero già
operativi da alcuni anni. Uno di questi sarebbe il
ricognitore ipersonico strategico SR-75 Penetrator,
chiamato in gergo “The Mothership”
(l’astronave madre).












SR-74 Scramp SR-75 Penetrator
“L’SR-75, - rivela Fouché (4) -
il primo aviomezzo dell’Aurora Program, divenne
operativo nell’89, dopo due anni di prove di volo e
di variazioni tecniche. L’SR-75 è un aereo spia SR,
ossia un aereo strategico e ipersonico da ricognizione,
denominato “Penetrator”. È anche chiamato
“Astronave Madre”, cosa che spiegherò in
breve. La sua velocità supersonica raggiunge
approssimativamente Mach 5. L’SR-75 dell’Air
Force sostituì l’aereo spia SR-71, che smise di
volare nel 1990, con la seguente dichiarazione ufficiale:
“non c’è stato alcun rimpiazzo di velivoli,
ora utilizziamo unicamente i nostri satelliti spia per
questi lavori”. Il nuovo SR-75 è in grado di
posizionarsi dappertutto in meno di tre ore. Dispone di
sensori multispettro, ottici, radar, infrarossi e laser.
Raccoglie le immagini con un sistema elettronico,
comunica i dati in tempo reale all’Intelligence e
può anche illuminare i bersagli. L’SR-75 supera
notevolmente la velocità dei consueti mezzi militari
classificati e i record d’altitudine (fissati dal
vecchio SR-71, che potrebbe ancora volare ad una
velocità Mach 3.3 e raggiungere un tetto di 25.000
metri). L’SR-75 raggiunse l’altitudine di oltre
36.000 metri e velocità superiori a Mach 5, cinque volte
la velocità del suono. Dal decollo all’atterraggio,
il caccia stealth SR-75 può andare dal centro del Nevada
al nord est della Russia (andata e ritorno) in meno di
tre ore. È lungo 50 metri ed ha un’apertura alare
di 30 metri. La parte ventrale dell’aereo è
sollevata tre metri dal terreno; ha un effettivo minimo
di tre persone (un pilota, un ufficiale di ricognizione
ed un ufficiale di verifica di lancio) che può
raddoppiare, inserendo anche un ufficiale di operazioni
militari elettroniche. Al di sotto delle ali si trovano
due motori a ciclo combinato di metano e ossigeno
liquido, una derivazione dei turbo jet, i cui vani motore
posti sotto le ali si protraggono fino al bordo di uscita
dell’ala. I motori a Onda di Detonazione (ossia a
impulsi esplosivi in sequenza, un sistema di guida simile
a quello proposto da Rubbia per il suo razzo per Marte,
ndr) spingono l’enorme SR-75 a velocità superiori a
Mach 5, qualcuno dice superino Mach 7 con le ultime
modifiche al motore. Sebbene questo aeromobile sia stato
visto molte volte e sia stato rilevato da radar militari,
e la sua scia di condensazione delle detonazioni a
impulsi avvistata, l’Air Force nega recisamente che
esista. I due grossi vani motore situati sotto ogni ala
dell’enorme astronave madre SR-75 si trovano a due
metri della parte inferiore dell’ala, e sono larghi
tre metri e mezzo. Si potrebbe attraversare l’ugello
di scarico con un maggiolone della Volkswagen! Lo SR-74
Scramp è l’astronave “figlia”, che viene
trasportata dell’enorme SR-75 fino al momento del
suo decollo. Il termine “Scramp” deriva da
“Scram Jet” (autoreattore supersonico a
combustione) e “Rocket Propulsion” (propulsione
a razzo).












NSA XB-70
Il mio amico Jerald (fonte confidenziale
dell’Autore, ndr) fu testimone di un volo del grosso
aereo nero SR-75 dell’Air Force, che portava il
piccolo SR-74 radiocomandato all’interno
dell’Area 51. Era stato assicurato su una
piattaforma in cima al SR-75 Penetrator. Sentii parlare
del modello 74 già dalla fine anni Settanta, mentre ero
di stanza a Groom, dove altri due miei amici lo hanno
visto. Va ricordato che l’SR-74 non può decollare
dal terreno: si può solo lanciare dall’astronave
madre SR-75, ad un’altitudine superiore a 30.000
metri, per poi raggiungere altitudini orbitali di oltre
240.000 metri. L’Air Force usa lo “Scramp”
per lanciare piccoli satelliti spia segreti per la
National Security Agency. Può lanciare satelliti di 1000
pounds, della dimensione di due metri per uno e mezzo (v.
“L’intervista al Gesuita” in merito alla
sonda Siloe, ndr). Lo Scramp è l’equivalente in
dimensione e peso di un caccia F-16. Può raggiungere
facilmente velocità di Mach 15. Al suo confronto lo
Shuttle spaziale della NASA è anticaglia. La beffa è a
danno dei contribuenti: se pensate che queste voci siano
assurde, considerate l’YB-49 e lo XB-70 fatti volare
rispettivamente nel 1948 e 1964. Ora, si consideri
l’SR-75, che è stato visto diverse volte. Si dice
che il Governo non sa tenere un segreto, ma chi ci crede
sbaglia.(…) Corrono voci che abbiamo piazzato due
nuovi aerei in orbita permanente. Uno di questi è lo
“Space Orbital Nuclear-Service Intercept
Vehicle” (SON-SIV). Il suo nome in codice è
“Locust”. Le navette SR-74 e il TR-3B possono
scaricare unità di ricambio o SRU, carburante, liquidi
ed agenti chimici al SON-SIV. Poi, i sistemi robotizzati
del SON-SIV utilizzano queste consegne per rifornire,
calibrare, riparare e rimpiazzare alcuni componenti sui
più recenti satelliti della NSA, la CIA e il NRO
(National Reconnaissance Office), costruiti per orbitare
nello spazio”.


L’inchiesta
di Aviation Week & Space Technology

Quanto
appena descritto da Fouché potrebbe essere rilegato agli
occhi della massa, non informata sull’effettiva
capacità delle tecnologie militari, quale pura
fantascienza. In realtà chi è stato addentro negli USA
(e non solo) a delicati questioni e conoscenze in campo
militare e d’intelligence a certi livelli sa che
esiste un livello di tecnologia, coperta col massimo
riserbo, scaturita grazie ai “Programmi Ombra”
che risulta essere avanti di circa una ventina se non
trentina di anni rispetto a quella comunemente impiegata.
Fortunatamente grazie ad indiscrezioni e testimonianze di
ex militari o civili (quali Corso, Fouché, Lazar ecc)
che hanno operato in strutture ed ambienti connesse con
tali programmi segreti si è riusciti a far emergere tale
oscura realtà.













Aviation Week Blackstar
Un certo scetticismo fine a se stesso ha
sempre bollato tali informazioni o rivelazioni quali
semplici speculazioni di insider non comprovabili e
magari sguinzagliati appositamente per
“imbeccare” fuorviandoli i soliti ufologi ecc.
Ebbene chi si è occupato effettivamente di svolgere
inchieste sul campo o a livello di media un lavoro
investigativo serio (a differenza di
“giornalisti” ed “esperti” di turno
che hanno solo a priori saputo limitarsi a sminuire o
denigrare) sa che dietro tali “voci” o
“rivelazioni” si cela qualcosa di concreto. Un
esempio lampante (che confermerebbe certe rivelazioni di
Fouché e non solo) è stata l’inchiesta svolta
negli USA dall’autorevole rivista scientifica
“Aviation Week & Space Technology”. Il noto
magazine statunitense lo scorso marzo ha pubblicato
un’inchiesta svolta da William B. Scott ed
intitolata Two-Stage-to-Orbit 'Blackstar' System Shelved
at Groom Lake? L’articolo in questione svelerebbe
l’esistenza di un segreto ed avveniristico velivolo
a due stadi denominato “Blackstar” operante
dall’Area 51 ed altre basi negli Stati Uniti. Il
quadro che Scott delinea nel suo pezzo (buona parte
riportato in Italia sul N° 62 Aprile/Maggio di UFO
Notiziario) risulterebbe coerente con quanto asserito da
Fouché e con quanto sopra esposto. “Per 16 anni, -
scrive Scott - “Aviation Week & Space
Technology” ha investigato una miriade di
testimonianze riferite ad un sistema orbitale a due stadi
in grado di metter e in orbita un piccolo velivolo
militare. Numerose testimonianze ed evidenze avvalorano
l’esistenza di questo sistema altamente sofisticato,
e tra i più segreti che il Pentagono possieda, sfuggendo
ad ogni conferma degli stessi standard di AW&ST. Oggi
la possibilità che questo innovativo sistema Blackstar
possa esistere sembra essere più vicino. Le agenzie di
intelligence statunitensi potrebbero aver probabilmente
modificato un velivolo a due stadi altamente classificato
inizialmente designato per missioni di ricognizione,
posizionamento satellitare e rilascio di ordigni tattici
nei primi anni Ottanta”.(….) “Questi due
velivoli, uno da “trasporto” ed uno
“orbitale” potrebbero non essere stati
dichiarati operativi fino ai primi anni Novanta. Una
grande “nave madre”, molto simile allo storico
bombardiere supersonico XB-70, potrebbe portare in orbita
componenti conformemente alla sua fusoliera, accelerando
a velocità supersoniche e raggiungendo altitudini di
poco inferiori a quelle dello spazio esterno. I
propulsori condurrebbero la nave-madre nello spazio
rendendola pienamente operativa come anche facendola
stazionare in orbite basse o in traiettorie
suborbitali” (…) “Non si conosce
esattamente per quale tipo di missioni il Blackstar sia
stato realizzato ma l’US Air Force Space Command
(AFSPC) ha da diversi decenni giocato con tipologie
simili di velivoli finalizzandole a velivoli multiruolo.
Oltre ad operazioni di ricognizione tale apparecchio
potrebbe agilmente inserire in orbita o inviare nello
spazio satelliti di piccole dimensioni come anche
rifornire o trovare altri velivoli spaziali presenti in
orbita. Coerentemente con quanto sopra. Tale tipologia di
veicolo potrebbe assolvere ruoli plurimi
nell’inserimento orbitale o nel rilascio di ordigni
che dallo spazio si inseriscano nell’orbita
terrestre ed in ruoli antisatellite.












Q-Bay SR-3/XOV

Una volta assolta la propria missione il Blackstar
potrebbe rientrare in orbita terrestre e atterrare
orizzontalmente in qualsiasi località che abbia una
pista sufficientemente lunga. Sono stati osservati negli
ultimi anni velivoli di questo tipo atterrare in varie
basi aeree USA: a Hurlburt (Florida), a Kadena (Okinawa)
e a Holloman (new Mexico)”. (…) “La
piccola stiva della navicella, o “Q-bay”,
potrebbe essere anche essere configurata per rilasciare
microsatelliti specifici in orbite terrestri basse o,
forse, anche per l’utilizzo di armi avveniristiche
ad ipervelocità..” (…) “Il National
Reconnaissance Office (NRO) potrebbe, parimenti, aver
giocato un ruolo importante nella realizzazione del
programma pur se ufficiali anziani dell’agenzia
hanno negato più volte l’esistenza di un progetto
di questo tipo. Una fonte di “Aviation Week”,
un ufficiale del Pentagono, ha suggerito che il progetto
Blackstar potesse essere proprietà di un team composito
di alcuni contrattori delle industrie aerospaziali,
probabilmente all’interno di un “Black
Project”, assicurando così la non conoscenza da
parte delle sfere del programma”. (…) “I
primi progetti al riguardo risalgono ai primi anni
’50 e ’60, mentre i documenti del programma
XB-70 includono progetti per droni virtualmente
utilizzabili nell’inserimento e lancio di orbiter
nell’alta atmosfera. Due collaudatori della North
American Aviation, successivamente trasformatasi nella
Rockwell, affermarono alcuni anni fa che la loro
compagnia possedeva tecnicamente un velivolo di tale
tipologia già dagli anni ’50 (AW&ST Aug. 24,
1992, p.25). Si ritiene che la Boeing costituisca la
principale compagnia coinvolta nel programma del
Blackstar. Il 14 ottobre del 1986 questa compagnia
depositò presso l’ufficio brevetti americano un
progetto per la realizzazione di un sistema avanzato a
due stadi per il trasporto spaziale..” (…)
“Il velivolo sarebbe stato in grado di spingersi
fino allo spazio attraverso il proprio motore per
ritornare successivamente a terra come un normale
aereo”. A tale proposito Aviation Week riferendosi
ad alcune indiscrezioni ricevute da alcuni fonti
dell’industria aerospaziale e dell’intelligence
USA riporta che un sistema del genere sarebbe il
fantomatico SR-3/XOV (experimental orbital vehicle).





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NESSUNO PUO NASCONDERE E NEGARE LE VERITÀ ALL UMANITÀ.
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MessaggioTitolo: Re: Il programma spaziale segreto del Pentagono   Gio 25 Apr 2013, 00:54

Un
programma spaziale di “secondo livello”
militare


A questo punto
è legittimo porsi il seguente interrogativo: Esiste
quindi la remota possibilità che l’USAF o il DoD
(Department of Defense) si siano spinti oltre i semplici
piani spaziali ed aver già esplorato il sistema solare
prima della NASA? A quanto sembra sì. E anche diverse
volte.
In realtà, dietro le missioni ufficiali note al
pubblico, si nasconderebbero prototipi ad altissima
concezione tecnologica, come quelli sin ora esaminati,
che rendono obsolete navicelle come lo Space Shuttle.
Secondo l’ufologo americano Brad Steiger, già in
passato eventi insoliti avvenuti nello spazio hanno
lasciato supporre un simile scenario. Infatti la storia e
le cronache ufficiali dell’esplorazione spaziale
narrano che il primo satellite artificiale lanciato in
orbita fu lo Sputnik-1 di concezione sovietica. Ma già
nel 1949 sono stati osservati oggetti sconosciuti intorno
alla Terra. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tali
apparecchi potessero provenire da basi segrete sulla Luna
o su Marte. Un quadro del genere può apparire agli occhi
del pubblico come una gratuita forzatura. Ma non tutte le
numerose missioni spaziali statunitensi sono state
condotte in maniera trasparente. Un esempio evidente
viene fornito dalla sonda spaziale Clementine lanciata
nel 1994. La sonda ha costituito il primo progetto del
Dipartimento della Difesa per lasciare l’orbita
della Terra con il compito “ufficiale” di
mappare completamente ogni centimetro quadrato della
Luna. Forse le prove portano davvero in un’unica
direzione. Ricordiamo il Progetto Horizon di cui parlava
il Colonnello Philip J. Corso - le cui rivelazioni sul
cover-up governativo in materia di UFO e Spazio sono
contenute nel libro memoriale “Il giorno dopo
Roswell” della Futuro Edizioni - per
l’installazione di una base lunare militare, ideato
alla fine degli anni Cinquanta e destinato a realizzarsi
tra il 1965 e il 1967. L’avamposto avrebbe fornito
una difesa contro possibili attacchi UFO, in virtù della
sua favorevole triangolazione Terra-Luna. Rivelazioni che
se non fossero state fatte dall’ex ufficiale
dell’intelligence militare americano, le cui
credenziali sono state storicamente verificate comprese
le sue attività in Italia durante e dopo l’ultimo
conflitto mondiale, sarebbero state sicuramente prese in
scarsa considerazione. Una testimonianza quella di Corso
e del suo memoriale che oltre a fornire nuovi elementi
sul crash di Roswell del ’47 (avendo avuto accesso
ai dossiers sul caso negli archivi governativi e non
solo) ha svelato alcuni retroscena legati alla nascita e
svolgimento del programma spaziale della NASA. Fra questi
l’effettivo sviluppo di un programma spaziale
parallelo segreto fortemente voluto e gestito
dall’establishment militare già a partire dagli
anni ’50. “Allo stesso tempo, - scrive Corso -
i leader del programma spaziale nazionale della NASA,
ritennero che la reazione dell’Intelligence militare
agli inseguimenti ed ai voli ravvicinati compiuti dai
velivoli alieni, fosse fin troppo esagerata.















Il giorno dopo Roswell Ammiraglio
Roscoe H. Hillenkoetter
Generale di Corpo d’Armata
Arthur Trudeau
La NASA, che aveva tenuto il massimo grado
di riserbo sull’attività extraterrestre vicino ai
nostri mezzi spaziali, decise in ogni caso di assumere un
atteggiamento ufficiale di “vigile attesa”,
perché riteneva impossibile lanciare un programma
spaziale difensivo spiccatamente militare e
contemporaneamente ottenere apprezzabili risultati
scientifici in campo civile. Così, la NASA accettò di
diventare uno “schermo” e, nel 1961, elaborò,
di concerto con gli strateghi militari, un programma
spaziale di “secondo livello” militare,
facendolo passare come missioni scientifiche civili.
Acconsentì all’apertura di un canale di
comunicazione riservato con l’Intelligence militare
per distribuire le informazioni su qualsiasi attività
ostile portata dalle EBE nei confronti delle nostre
missioni spaziali, incluso l’oscuramento dei segnali
o la sorveglianza. Venni a conoscenza di questi dati
grazie ai miei contatti all’interno
dell’Intelligence militare. Quello che, chiaramente,
la NASA non avevo riferito al servizio informazioni
militare era che aveva già a disposizione un canale
secondario, molto più segreto, per comunicare con il
gruppo di lavoro di Hillenkoetter (Ammiraglio Roscoe H.
Hillenkoetter ex direttore CIA 1947-1950 nonché membro
del gruppo segreto Majestic 12, ndr). Usando questo
canale, la NASA lo teneva costantemente aggiornato su
ogni avvistamento extraterrestre riferito dagli
astronauti, in particolare durante la prima serie dei
voli delle missioni Apollo, quando le EBE iniziarono ad
avvicinarsi ai moduli lunari, soprattutto nella fase di
allontanamento dall’orbita terrestre. Anche se
l’Intelligence dell’Esercito era esclusa da
tale canale privilegiato tra la NASA e il gruppo di
lavoro, alcuni colleghi ed io eravamo ancora in contatto
con l’Intelligence civile, che ci teneva aggiornati.
L’Esercito e l’Aeronautica riuscirono a trovare
122 foto scattate dagli astronauti sulla superficie
lunare a riprova dell’esistenza degli alieni. La
scoperta fu sbalorditiva e fu una delle ragioni per cui
la presidenza Reagan, nel 1981, fece forti pressioni per
la creazione del programma denominato SDI,
l’Iniziativa di Difesa Strategica (lo Scudo Spaziale
ndr.). Nel 1960, con l’approvazione del gruppo di
lavoro ed a seguito della richiesta inoltrata
dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, preoccupata
della vulnerabilità dei suoi velivoli spia U2, la NASA
diede il suo assenso affinché alcune sue missioni
fungessero da copertura ed attività di sorveglianza
satellitare militare”. Inoltre, sempre in merito a
quanto appena asserito, Corso nel capitolo sulle Guerre
Stellari, riporta che: “..il Generale Trudeau
(Generale di Corpo d’Armata Arthur Trudeau), alcuni
mesi prima del suo congedo, si presentò più volte al
Congresso. Sostenne fermamente che l’Esercito poteva
giocare un ruolo molto importante nello Spazio, essendo
in possesso di un arsenale missilistico in grado
difenderci prontamente, come dimostrato a Los Alamos ed
il ed al comando dei missili Redstone a Huntsville,
nell’Alabama. Subito dopo la fine delle ostilità in
Europa, l’Esercito era stato in grado di sfruttare
le conoscenze scientifiche degli esperti tedeschi. Non
era solo questione di chi fosse riuscito ad ottenere la
fetta più sostanziosa degli stanziamenti per la difesa,
asseriva Trudeau. Infatti, in un briefing presso il
Comitato per la Scienza e l’Astronautica del
Congresso, dichiarò che se l’Esercito fosse stato
estromesso da eventuali progetti spaziali, questi
sarebbero dovuti passare in toto sotto l’autorità
dell’Aeronautica, poiché dopotutto, era una forza
armata con personale altamente qualificato e addestrato
al combattimento.










Progetto
Horizon
Nonostante ciò, durante i primi anni, il
Congresso ed il Presidente decisero che la NASA avrebbe
condotto i programmi spaziali. Poi, verso la fine degli
anni Sessanta, cambiarono idea e si resero conto che vi
era una componente esplicitamente militare
nell’esplorazione dello Spazio. Trudeau aveva i suoi
amici nelle industrie della difesa, non solo scienziati,
ma anche membri dei consigli di amministrazione, che
avevano avvertito il bisogno irrinunciabile
dell’Esercito di sviluppare potenti armi spaziali.
Infatti, qualcuno di loro aveva già intuito la
necessità di un programma segreto, perché qualsiasi
progetto da noi proposto, come l’Horizon e le
“armi ad energia diretta”, sembrava essere
stato ideato per combattere una guerra contro un nemico
molto più potente ed elusivo dei Sovietici”.
(….) ”La NASA aveva ricevuto il mandato
presidenziale per la conduzione delle esplorazioni
spaziali, ma le Forze Armate dovevano ancora difendere la
Terra dagli UFO, anche se venivano puntualmente
ostacolate. I progetti dell’Aeronautica
“Saint” e “Blue Gemini”, avviati
qualche anno dopo, furono l’estensione
dell’USAF 7795, il numero in codice del primo
programma antisatellite dell’Aeronautica
statunitensi, una vigorosa operazione elaborata per
localizzare, inseguire e distruggere ogni satellite di
sorveglianza nemico e soprattutto ogni UFO che si
trovasse nella nostra orbita. Con l’ausilio della
tecnologia sviluppata dal nostro R&D,
l’Aeronautica, seguita poi dall’Esercito,
andava approntando le prime fasi di difesa missilistico
statunitense contro gli attacchi sovietici dallo Spazio e
contro le intrusioni degli alieni. Il Saint era destinato
alla sorveglianza delle attività UFO, una versione del
satellite Agenda B utilizzato dalla CIA, dotato di un
sistema radar di inseguimento e di illuminazione e di una
telecamera. Il Saint aveva il compito di intercettare
ogni potenziale satellite nemico o UFO in orbita
terrestre e di agganciarlo sia con il sistema video che
con il radar. Una volta ottenuto l’aggancio, sarebbe
entrato in azione il Blue Gemini, il satellite
“killer”. La Hughes Aircraft, uno fra i
principali fornitori di aeromobili militari e costruttori
di satelliti, sviluppò il Blue Gemini, versione militare
della capsula con equipaggio Gemini della NASA. La sua
missione consisteva nel piombare da orbite più lontane
sui satelliti nemici o sugli UFO per distruggerli o
metterli fuori uso. Qualora possibile, il Blue Gemini
avrebbe dovuto tentare di “catturare” un UFO in
orbita, immobilizzandolo e aspettando l’arrivo di
una squadra di astronauti militari che, con una
“passeggiata spaziale”, avrebbero effettuato il
recupero del materiale. Chiaramente, entrambe i sistemi,
operativi e sotto copertura, furono in seguito impiegati
e oggi costituiscono una delle linee di difesa e
sorveglianza antimissile ed anti-UFO. Saint e Blue Gemini
rappresentarono i nostri primi passi nella guerra contro
gli UFO”.


Gli
Astronauti del Pentagono


Come si evince
da tale ricerca, il Pentagono e l’USAF hanno nutrito
un grande interesse verso le esplorazioni del cosmo. Il
motivo di tale condotta ammantata di segretezza va
ricercato, stando alle rivelazioni di Corso e non solo,
nel fatto che molti dei resoconti sugli UFO siano stati
seriamente presi in considerazione da molto tempo. In
base a varie rivelazioni ottenute nel corso degli anni da
insider governativi vari quali appunto il Colonnello
Corso e tanti altri ancora le Forze Armate americane
siano entrate in possesso di svariati velivoli alieni, e,
attraverso un processo di retroingegneria, ne avrebbero
studiato il funzionamento (v. rivelazioni del fisico Bob
Lazar). Quali scoperte nascondono i militari in merito al
nostro sistema solare e non solo? Una diretta conferma
alle affermazioni di Corso in merito ad un programma
segreto per l’esplorazione dello spazio giunge da un
rappresentante del settore, l’ex-astronauta Brian
O’Leary. O’Leary, astronomo ed ex docente di
astronomia alla Cornell University ha scritto svariati
libri e più di un centinaio studi ed articoli
scientifici in tutto il mondo. Inoltre è stato
consulente speciale per il Sottocomitato per
l’Energia e l’Ambiente della Camera dei
Rappresentanti del Congresso, oggi fa parte
dell’International Association of New Science di cui
è coofondatore. O’Leary in passato ha dichiarato,
che in base alla sua esperienza e ricerca, di essere in
grado di affermare che da cinquant’anni le
informazioni sulla questione degli UFO è probabilmente
orchestrata da un gruppo d'élite di uomini CIA, NSA, DIA
e similari. La NASA, come ente spaziale legato con un
cordone ombelicale al sistema militare, agirebbe in base
a precise direttive provenienti dall’alto. Inoltre
ha asserito che l’Air Force possiede del personale
addestrato alle missioni nel cosmo, composto da
astronauti militari. A supporto di tale dichiarazione, un
curioso articolo del Los Angeles Herald Examiner, datato
7 agosto 1989, mostra che il Dipartimento alla Difesa
stava smantellando un complesso segreto, disseminato in
tutti il territorio statunitense e dal costo di circa 5
bilioni di dollari, nato per operare in collaborazione
con il progetto civile dello Space Shuttle. Ha inoltre
abbandonato la costruzione di uno spazioporto in
California e demolito un centro di controllo in Colorado,
e infine sciolto una squadra di 32 astronauti stanziati a
Los Angeles. Questo gruppo segreto comprendeva 134
ufficiali militari e specialisti. L’articolo
conclude spiegando che il Dipartimento della Difesa
possedeva una sua flotta di razzi senza equipaggio umano
e stava progettando uno studio svincolato dai programmi
usuali di esplorazione dello spazio della NASA. Tra
l’altro a quanto detto da O’Leary andrebbero ad
aggiungersi tutta una serie di notizie apparse nel
decennio scorso in merito all’ambiguo perseguimento
di un effettivo “Scudo stellare” americano in
seno al progetto originario dell’SDI fortemente
voluto dal presidente Ronald Reagan negli anni ’80.














Brian O’Leary SDI Organization L’esplorazione dello spazio

È ampiamente noto, oggi come allora, che essendo il
programma SDI caratterizzato da sistemi di difesa
spaziale, la NASA ha avuto un ruolo considerevole nella
loro messa in orbita, inizialmente tramite i vettori
della serie “Delta Star” e successivamente con
gli Shuttle. In effetti nel 1991 è stata registrata
un’intensa attività a sfondo militare nello spazio;
non a caso in quel periodo la NASA ha effettuato diverse
missioni Shuttle le cui finalità non sempre erano
ufficializzate ma anzi condotte alquanto in sordina.
Nonostante il velo di segretezza, però comunque
trapelarono già in quegli anni alcune indiscrezioni
sulla loro effettiva natura. Alcune destinate
ufficialmente a soli scopi scientifici erano in realtà
state concepite per conto della Difesa. La prima di tali
missioni avvenne il 5 Aprile1991: lanciata per scopi
scientifici, aveva un equipaggio formato in prevalenza da
militari il che lasciava presupporre nel programma di
bordo la presenza di operazioni finalizzate a scopo
bellico. Ipotesi avallata da due articoli del quotidiano
americano New York Times pubblicati due giorni prima del
lancio di suddetta missione, dove veniva precisato che il
Pentagono era in procinto di lanciare nello spazio una
potente arma di difesa spaziale sviluppata per le
“guerre stellari”. La seconda missione venne
effettuata il 28 Aprile, appena 17 giorni dal rientro
della precedente, anch’essa concepita
nell’ambito del programma SDI. L’equipaggio era
composto esclusivamente da personale militare; durante la
missione furono collaudati alcuni sistemi di rilevamento
contenuti in due carichi alloggiati nello Shuttle. Uno
era stato progettato dalla SDI Organization mentre
l’altro era frutto della collaborazione della stessa
SDI Organization e della Divisione Sistemi Spaziali
dell’Aeronautica militare americana, come confermato
da un articolo del New York Post del 25 Aprile 1991. Il 2
Agosto parte la terza missione Shuttle con dichiarati
scopi scientifici ma con un equipaggio esclusivamente
militare; in questa occasione verrà avvistato e filmato
un UFO nelle vicinanze della navetta. Il 12 Settembre
venne lanciata la missione Discovery con equipaggio,
anche in questo caso, solo militare e che, come prova un
filmato, effettuerà una ripresa di un tentativo di
abbattimento di un UFO da parte di un sistema d’arma
satellitare.










Esempio: DSP
Satellites: Supporting America's Early-Warning
System
Il 24 Novembre parte un’ennesima
missione in ambito SDI con equipaggio militare e
finalizzata al lancio di un sofisticato satellite
“Early Warning” ed a prove di ricognizione
dello spazio mediante osservazione diretta. Tale
concentrazione in un solo anno di tante missioni Shuttle
a scopo e con equipaggi militari sicuramente rispondeva
sicuramente ad un preciso programma di tipo bellico
piuttosto che ad uno tradizionale di ricerca
tecnico-scientifica. A conferma di quanto appena detto
vorrei evidenziare quanto riportato nel testo pubblicato
nell’Ottobre 1997 per i Tascabili Economici Newton
intitolato “L’esplorazione dello spazio”
scritto da Luigi Balis Crema (ordinario di Strutture
Aeronautiche presso la Facoltà di Ingegneria
dell'Università di Roma “La Sapienza”) e da
Antonio Castellani (docente di Impianti Aeronautici
presso la stessa università). Il piccolo volume
ripercorre la storia dell’esplorazione spaziale a
partire dai primi Sputnik fino a gettare uno sguardo
sulle future ricerche e missioni spaziali. Tra
l’altro viene evidenziato come la ricerca militare,
nella sua corsa verso l’arma vincente, ha segnato
l’avvio dello sfruttamento dello spazio, dando
inizio, a partire dagli anni Cinquanta, alla sfida fra le
due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, per la
conquista della Luna. Ebbene, nel capitolo intitolato
“La ripresa dello Shuttle” a pag 71 si legge
quanto segue: “Infine nell’ultimo volo della
anno (1992) il Discovery, con un equipaggio interamente
militare, compie l’ultima missione
“segreta” per conto del ministero della difesa
USA ponendo in orbita un satellite “spia” di
grandi dimensioni che riceve anche dei segnali laser da
terra”.


Sonde
dell'NSA nello spazio profondo


Ulteriori
conferme a quanto fino ad ora trattato vengono fornite da
alcune informazioni rilasciate nel 1999 dall’ufologo
americano Bill Hamilton. Una notizia del 7 febbraio,
proveniente proprio dal gruppo dell’ufologo
statunitense Skywatch International, riportava che le
Forze Armate americane stavano selezionando degli
astronauti, che volontariamente prendevano parte a un
corso di addestramento spaziale. Purtroppo, secondo la
news, le ragioni di tale richiesta erano ufficialmente
ignote. Sempre nel ‘99, esattamente nel mese di
Dicembre il bollettino ufologico americano Filer's Files
(n.50 - 1999) pubblicò una notizia (National Security
Agency deep space probes) in base alla quale la National
Security Agency americana (NSA) svolgerebbe
un’attività di monitoraggio di possibili segnali di
origine extraterrestre. La notizia pubblicata anche dal
sito di Jeff Rense Sigthing, con un aggiornamento, fu
riportata dall’ufologo Bill Hamilton anche se in
origine sembra sia stata diffusa da Robert M. Collins ex
capitano dell’USAF nonché dell’AFOSI (Ufficio
Investigazioni Speciali dell’Aereonautica USA) già
noto nella comunicata ufologica quale rivelatore
governativo dallo pseudonimo di Condor. Bill Hamilton
quando servì nell’Aeronautica Militare degli Stati
Uniti negli anni ‘60 fu assegnato al Servizio di
Sicurezza il quale riferiva direttamente all’NSA.
“L’NSA - dichiara Hamilton - svolge
principalmente operazioni di tipo SIGINT (Signal
Intelligence ossia attività informativa svolta mediante
la captazione di segnali per via radio-elettrica ed
elettronica, ndr.). Ed impiega sofisticate attrezzature
radio per sintonizzarsi sui segnali trasmessi dalle varie
organizzazioni militari in tutto il mondo.














Bill Hamilton Clark McClelland
Queste comunicazioni militari spesso sono
così codificate che solamente che è designato a
riceverle può decifrarle. Abbiamo appreso dalle varie
fonti che hanno lavorato all’interno di progetti
compartimentalizzati dell’NSA di come l’agenzia
sia interessata anche all’intercettazione di segnali
di provenienza extraterrestre allo scopo di mantenere la
sicurezza nazionale. Sappiamo da documenti rilasciati
attraverso il FOIA che l’NSA ha mantenuto un
interesse sugli UFO. La capacità d’intercettare
qualche tipo di segnale da UFO che operano
all’interno o all’esterno della nostra
atmosfera, o da basi planetarie operative è concepibile.
Ci sono diversi rapporti dell’intelligence secondo
cui l’NSA avrebbe numerose Sonde nello spazio
profondo e alcune arriverebbero oltre l’orbita di
Nettuno. Il vero scopo di queste sonde spaziali non è
stato specificato. L’NSA/OCR è l’ufficio
incaricato responsabile della localizzazione di queste
sonde. Perché l’NSA è nello spazio profondo quando
la “minaccia” come noi sappiamo è concentrata
qui nell’ambiente Terrestre? L’esplorazione
dello spazio profondo come si suppone non dovrebbe essere
all'interno della giurisdizione della Nasa? Forse queste
Sonde Spaziali dell’NSA monitorizzano
l’attività Aliena nel nostro Sistema solare?”.
In seguito ulteriori dettagli furono forniti, in un
update (12-14-99) della stessa notizia pubblicata a sua
volta sul sito di Rense dall’ingegnere aerospaziale
della NASA Clark McClelland (ex operatore dello Space
Shuttle, per 34 anni ha lavorato a Cape Canaveral ed al
Kennedy Space Center per i progetti Atlas, Titan e
Minuteman).










Tabella McClelland
McClelland commenta sostanzialmente la news
fornendo tra l’altro una tabella con un elenco di
sonde dell’NSA che sono state lanciate dalla Terra e
posizionate sia all’interno che all’esterno
Sistema Solare a partire dal 1985. Secondo quanto
asserisce lo scienziato NASA alcune di queste Sonde
dell’NSA sarebbero state lanciate dal Kennedy Space
Center (KSC) durante operazioni segrete denominate
missioni “Classificate”. “Di notte –
afferma McClelland - il carico utile veniva sistemato
sullo Space Shuttle sotto stretta sicurezza impiegando
pochi tecnici che avevano le specifiche autorizzazioni
per parteciparvi. Inoltre l’equipaggio (di soli
uomini) impiegato durante quelle missioni era composto
interamente da astronauti militari con uno speciale
addestramento”.











KSC Kennedy Space
Center
Tra l’altro va aggiunto che McClelland
(stando a quanto da lui dichiarato in una lettera aperta
pubblicata in Italia dal bimestrale I Misteri di Hera
nr.14 Agosto/Settembre 2006) a causa di certe sue
scoperte fatte all’interno della NASA e che gli sono
costate il licenziamento. “Nel 1992, a causa della
mia scoperta di qualcosa di importanza monumentale, fui
rimosso dai miei incarichi di controllo dello Space
Shuttle Columbia e passato ad uffici amministrativi
(OPF-3), il livello più basso della mia vita. Pochi
giorni dopo, mi ritirarono i nulla osta Top Secret, le
crdenziali di autorizzazione, l’armadietto privato
ecc…venni scortato fuori passando per l’area di
parcheggio, senza consentirmi di salutare quelli che
erano stati i miei colleghi per anni…Mi ordinarono
di guidare scortato fino all’ingresso principale di
sicurezza del KSC (Kennedy Space Center), e di non
provare a rientrare.(…) Da allora (1992) ho avuto
difficoltà finanziare. Questo perché ho cercato di dire
alla gente quello che avevo appreso…la VERITÁ
COSMICA”. Da allora l’ex scienziato della NASA
è impegnato in un’opera di divulgazione (attraverso
conferenze ed il suo sito
www.stargate-chronicles.com) in merito da quanto da lui
accertato inerente retroscena legati alle missioni
spaziali americane coinvolte in progetti segreti e alla
progressivo programma di militarizzazione dello spazio.



Le
dichiarazioni del “Padre dello Stealth”




A conclusione
di quanto fino ad ora esposto ed in risposta ad un certo
scetticismo di parte del tutto gratuito e di quei
sedicenti “esperti” di turno che sembrano
ignorare certe informazioni riporto alcune inequivocabili
dichiarazioni rilasciate dal compianto Dr. Ben Rich colui
che sviluppò il caccia F-117 Stealth. Rich, riconosciuto
come uno dei migliori ingegneri aerospaziali mondiali, è
stato presidente della Lockheed quale successore di Kelly
Johnson il fondatore delle Skunk Works. Stando a quanto
asserito da Bill Hamilton in un articolo pubblicato in
Italia dalla rivista Area 51 (cfr. Area 51 N° 3 dicembre
2005) Rich avrebbe risposto, grazie all’interesse di
un comune amico, ad alcuni interrogativi posti
dall’ufologo americano. “Rich, scrive Hamilton,
confermò quanto segue: 1. Vi sono due tipi di UFO –
quelli che costruiamo noi, e quelli che costruiscono
LORO. Ricavammo informazioni sia dai recuperi in seguito
a schianto, sia da oggetti “consegnati”. Il
Governo sapeva e fino al 1969 partecipò attivamente alla
gestione delle informazioni. Dopo
l’”epurazione” Nixon nel 196,
l’Amministrazione fu gestita da un consiglio di
direttori privati. 2. “Un” oggetto - per
distinguerlo dall’“Oggetto” – venne
recuperato vicino all’unica base atomica operativa
al mondo (Roswell AFB) nel 1947. Progettazione di
fusoliere, misurazioni aerodinamiche e informazioni sulla
propulsione vennero trasmesse direttamente a Jack
Northrop e Kelly Johnson, a cominciare dal 1950, con una
rilevante quantità di dato trasmessi dal “The
Working Group” alla Divisione Tecnologie Straniere
della base aeronautica di Wright-Patterson, nel 1952.
“L’oggetto” si riferisce alla
denominazione top secret della variante originale
dell’aereo spia di Kelly dell’U-2 (TR-1), in
bilancio del Congresso e del Pentagono negli anni
’50. 3.




Dr. Ben Rich Kelly Johnson
Pressoché tutti i progetti aerospaziali
“Biomorfici” erano ispirati all’astronave
di Roswell, a partire dal Blackbird SR-71 di Kelly sino
agli attuali droni, UCAVe velivoli spaziali”. Ma una
dichiarazione davvero “sorprendente” Rich la
fece nel Marzo del 1993 in occasione di una conferenza di
ingegneria tenutasi a Los Angeles a cui parteciparono
ingegneri aerospaziali ed informatici di svariate aziende
aerospaziali e di software. Rich in quell’occasione
rivelò all’ingegnere Jan Harzan, futuro Direttore
di Sezione del MUFON (Mutual UFO Network) di Orange
County, CA, che: “abbiamo ora la tecnologia per
riportare a casa gli ET”. Tra l’altro tale
circostanza è stata in seguito confermata al ricercatore
Steven Greer del CSETI (Center for the Study of
Extraterrestrial Intelligence) in quanto Harzan era un
consulente membro dello stesso CSETI. “Uno dei
membri del mio gruppo - afferma Greer riferendosi a Jan
Harzan - era alla conferenza , e dopo a fine lavori, Rich
aveva intorno a se una quindicina di persone circa. Ben
Rich che è stato a capo alla Lockheed di questi
ultra-segreti black project, si rivolse al gruppo e
disse: “oggi abbiamo già i mezzi per viaggiare tra
le stelle, ma queste tecnologie sono chiuse in progetti
occulti e ci vorrebbe un miracolo divino per farle uscire
fuori a beneficio di tutta l’umanità…”
(v. “L’intervista al Gesuita” in merito
all’SVS).



Blackbird
SR-71
A conferma di quanto appena scritto
inevitabile salta agli occhi il recente caso
dell’hacker inglese Gary McKinnon che gli Stati
Uniti accusano di aver causato 700 mila dollari di danni
ai loro computer militari della Difesa (esercito, marina
ed aeronautica), dei suoi sistemi governativi e di 16
computer della NASA per le sue reiterate intrusioni
informatiche. McKinnon ha affermato di avere passato due
anni a cercare prove dell’esistenza degli UFO e
della tecnologia aliena, e di averle trovate;
testimonianze che fanno riferimento
all’anti-gravità, a una fonte di energia di origine
extraterrestre.



Gary McKinnon Disclosure Project
“Ero in cerca di tecnologia soppressa,
- ha dichiarato l’hacker in un’intervista al
programma “Click” della BBC di quest’anno
- definita con un’espressione ridicola
“tecnologia degli UFO”. Credo che sia il
segreto meglio conservato del mondo, una cosa molto
importante: i pensionati non possono pagare le bollette
del riscaldamento, si invadono Paesi per assegnare
all'Occidente appalti per il petrolio, e nel frattempo
parti segrete del governo tengono lì questa tecnologia
soppressa che darebbe energia gratis”. Non solo alla
domanda postagli su cosa mai avesse scoperto di così
compromettente all’interno della NASA McKinnon parla
di alcune fotografie: “Una di queste persone -
l’hacker menziona una testimone del Disclosure
Project di Steven Greer in cui si era inmbatutto durante
le sue ricerche - era un’esperta fotografica della
Nasa, la quale ha detto che nell’edificio numero 8
del Johnson Space Center cancellavano regolarmente le
immagini degli UFO dalle immagini satellite ad alta
risoluzione. Ha detto che c’erano cartelle
denominate “filtrate” e “non
filtrate”, “lavorate” e “crude”,
qualcosa del genere”. (…) “Ho estratto una
foto da una cartella, e tenendo a mente che era una
connessione internet molto lenta, a 56k, all’epoca
del dial-up, ho abbassato la risoluzione. Ciò che è
comparso sul mio schermo era straordinario. Era il
culmine di tutti i miei sforzi. Era l’immagine di
qualcosa che non poteva essere prodotto da mani umane. Si
trovava sopra l’emisfero terrestre. Assomigliava un
po' a un satellite. Era a forma di sigaro e aveva cupole
geodesiche sopra, sotto, e a entrambe le estremità, e
malgrado fosse a bassa risoluzione, l’immagine era
molto ravvicinata. Questa cosa era sospesa nello spazio,
e non aveva giunture, nessuno dei segni della normale
fabbricazione umana”.

_________________
NESSUNO PUO NASCONDERE E NEGARE LE VERITÀ ALL UMANITÀ.
http://anno2012.secretsstories.com/


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