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  Un antenato di 55 milioni di anni fa cambia la nostra idea di evoluzione

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CYBORG
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MessaggioOggetto: Un antenato di 55 milioni di anni fa cambia la nostra idea di evoluzione   Dom 09 Giu 2013, 20:27

Un antenato di 55 milioni di anni fa
cambia la nostra idea di evoluzione







Scoperto in Cina, anticipa la divisione tra uomini e scimmie. L'aspetto dell'animale è stato ricostruito in 3D









L'Archicebus achilles (Afp)
Pesava appena 20-30 grammi e la taglia era quella di un topolino.
Ma sono occorsi dieci anni per capire che si trattava del più antico di
tutti primati scoperti, e di sette milioni di anni. Finora il record era
legato al ritrovamento in Germania del Darwinius masillae.

Il fossile di 55 milioni di anni fa è stato rinvenuto sul fondo di un lago nella provincia di Hubei,
nella Cina centrale, vicino all'attuale corso del fiume Yangtze. Il
gruppo internazionale di paleontologi formato da scienziati cinesi,
americani ed europei lo ha battezzato Archicebus achilles
e sono state soprattutto caviglia e tallone a stabilire il grande
valore del risultato. Le loro caratteristiche, infatti, dimostrano che
nell'albero dell'evoluzione si trova molto vicino alla ramificazione che
ha generato da una parte la famiglia del tarsio e dall'altra gli
antropoidi, incluso l'uomo.


«È la prima volta che abbiamo una ragionevole immagine completa di un primate così vicino alla divergenza», spiega sulla rivista Nature Xijun
Ni dell'Accademia delle scienze di Pechino e alla guida del team.
«Questo ci aiuta a compiere un grande passo verso la decifrazione delle
prime fasi dell'evoluzione dei primati e dell'uomo». Ciò aggiunge,
inoltre, una prova a favore sulle origini degli stessi primati avvenuta
in Asia invece che in Africa dopo l'estinzione dei dinosauri 65 milioni
di anni fa.


Finora non sono mai stati trovati fossili di primati così antichi in Africa
e l'ipotesi è che dall'Asia sia partita un'evoluzione giunta poi a
colonizzare il territorio africano nel quale 200 mila anni fa nasceva l'Homo sapiens. Ma sul luogo d'origine le idee sono ancora ben contrapposte.


Un tassello importante è, dunque, emerso del remoto passato della vita sulla Terra che all'epoca in cui esisteva Archicebus achilles
(nella scelta del nome ha prevalso un riferimento alla cultura
occidentale: Achille proprio per il tallone) i continenti erano più
vicini all'equatore e l'Europa era unita al Nordamerica e a una parte
dell'Africa. La posizione favoriva un clima caldo, piogge abbondanti, un
verde rigoglioso e diffuso sino ad arrivare, palme comprese, a quella
che oggi è l'Alaska. L'Asia era invece separata e c'è l'evidenza che, 38
milioni di anni fa, alcuni primati abbiano affrontato le acque aperte
arrivando in Africa.


Sugli alberi e al suolo saltellava e si arrampicava il
minuscolo primate lungo neanche dieci centimetri e con una lunga coda.
L'esame del suo scheletro lo faceva sembrare molto simile al tarsio ma
in realtà appariva come un ibrido con i piedi di un piccolo primate non
antropomorfo e braccia, gambe e denti di un primate primitivo.
Sorprendentemente era però dotato di piccole cavità oculari al contrario
del tarsio che le ha invece molto grandi.


Una creatura tanto minuscola con un metabolismo molto
attivo - notano i paleontologi - doveva muoversi freneticamente di
giorno al contrario del notturno tarsio da cui discende e che ancora
vive nelle foreste del Sud-est asiatico. Agilmente si arrampicava sugli
alberi saltellando al suolo nell'aria umida e tropicale.


Un contributo importante per decifrare l'identità di Archicebus achilles
lo hanno dato gli scienziati dell'European synchrotron radiation
facility (Esrf) di Grenoble, in Francia. Il suo scheletro quando è
passato da questo laboratorio europeo è «risuscitato» grazie a
un'operazione di scannerizzazione e digitalizzazione che ha permesso di
capire aspetti prima impossibili. Ciò grazie a immagini tridimensionali a
elevata risoluzione attraverso le quali è stato anche possibile
ricostruire elementi mancanti. «E, virtualmente parlando», dice Paul
Tafforeau, che ha sviluppato il metodo applicato al centro europeo, «lo
abbiamo rimesso in piedi».


«Il fossile di Hubei è una magnifica scoperta», commenta
il paleontologo Benedetto Sala dell'Università di Ferrara, «ma credo che
sia necessario approfondire numerosi aspetti di questo animale per
comprendere se sia un tarsio che dà origine ai primati e se sia arrivato
in Africa prima di essere un primate». Intanto un altro prezioso anello
mancante ha arricchito la catena delle prime e complicate tappe
dell'affascinante storia dell'evoluzione.




Giovanni Caprara
@giovannicaprara7 giugno 2013 | 10:29© RIPRODUZIONE RISERVATA

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NESSUNO PUO NASCONDERE E NEGARE LE VERITÀ ALL UMANITÀ.
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