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 ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO

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MessaggioOggetto: La città di Tartesso, colonia perduta di Atlantide, potrebbe essere sepolta nel sud della Spagna   Lun 01 Mar 2010, 22:18


Un team di ricercatori provenienti dal Consiglio Superiore spagnolo per la Ricerca Scientifica (CSIC) stanno esaminando una zona paludosa del parco andaluso per trovare le prove di un insediamento di 3.000 anni fa.
Essi ritengono che Tartesso, una civiltà ricca nel sud dell'Iberia prima dei Fenici, possa aver avuto la suo capitale nel cuore di quello che oggi è il parco nazionale di Doñana.
Fino ad oggi gli storici avevano respinto la regione come luogo possibile, ritenendo che essa fosse stata sommersa dopo l'era glaciale. Ma nuove prove suggeriscono che le acque si sono ritirate in tempo perche i Tartessiani potessero costruire un centro urbano, che venne poi distrutto da un maremoto.
Le paludi Hinojos, una zona vicino alla foce del fiume Guadalquivir nell'Atlantico, sono state individuate come il sito più adatto a fornire la prova di una città perduta.
I reperti archeologici hanno già dimostrato l'esistenza della cultura tartessica in siti sulla riva opposta del fiume.
"Se esistono dall'altro lato, essi devono anche essere stati anche qui (in Donana), " ha detto al giornale El Pais Sebastian Celestino, l'archeologo capo del progetto.
"Ci sono stati terremoti e uno di loro ha causato uno tsunami che ha raso al suolo tutto e che ha coinciso con l'epoca in cui il potere tartessico era al suo apice."
Foto aeree mostrano l'esistenza di grandi forme circolari e rettangolari che non avrebbero potuto essere prodotte dalla natura.
Le immagini, unitamente ai racconti letterari degli antichi geografi greci, hanno dato peso alla teoria che una grande città tartessica una volta esistesse all'interno del parco.
La civiltà tartessica, che si è sviluppata nel sud della Spagna tra l'XI e il VII secolo a.C. e divenne ricca grazie allo scambio d'oro e d'argento dalle miniere locali, è stata a lungo collegata dai mitologi alla leggenda di Atlantide.
Mentre i ricercatori spagnoli rifiutano di speculare sul fatto che siano sul punto di scoprire Atlantide, altri credono che la loro ricerca potrebbe essere una svolta nella secolare questione.
"La prova propone che la storia di Atlantide non era pura finzione, favola o mito, ma una storia vera, come Platone ha sempre sostenuto", ha detto Georgeos Diaz-Montexano, un archeologo cubano che ha trascorso gli ultimi 15 anni alla ricerca della città sommersa.
"Atlantide non è esattamente dove il CSIC sta cercando, ma è vicino", ha affermato.
La teoria è solo una, in una lunga lista di luoghi proposti per Atlantide, tra cui varie isole del Mediterraneo, le Azzorre, il deserto del Sahara, l'America centrale e l'Antartide.

link: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/s...
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V-Vendetta
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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Mer 02 Dic 2009, 02:17

•LA SCOPERTA DELL’OCCHIO DI QUETZALCOATL ED IL SEGRETO DELL’OCCHIO DI HORUS AFRICA, ASIA E AMERICA PRIMA DI CRISTOFORO COLOMBO “FORSE UNA NAVICELLA DI ATLANTIDE?”


L’incredibile scoperta paleoastronautica di Lucio Tarzariol, un’altra prova sull’esistenza di aeromobili in epoche remote e della comunicazione tra i continenti prima della scoperta dell’America.
Studi e interpretazioni del ricercatore
L’azteco Occhio di Quetzalcoatl, la rappresentazione del corrispondente egizio Occhio di Horus; o meglio come dice Sitchin nella traduzione della sua undicesima tavoletta sumera, “la Colonna Fiammeggiante, il Pesce Celeste donato a Horon da Ningishzidda”.
Premetto che molte scoperte archeologiche non sono state fatte a colpi di piccone e pala, ma chiusi in uno studio o in un museo, infatti ciò che per lo scavatore non è che un pezzo tra le migliaia di reperti archeologici ad un attento ed oculato studio può rivelarsi unico, anche a decine di anni dal ritrovamento dello stesso; come accade al British Museum nel 1872, quando un semplice incisore di nome George Smith, appassionato dilettante di antichità assire, si trovo davanti ad una tavoletta assira proveniente da Ninive con il primo frammento ritrovato del resoconto del Diluvio. Qui abbiamo una storia analoga, in quanto l’immagine del reperto che ho potuto studiare, ha trovato la sua interpretazione, cinquant’anni dopo il suo ritrovamento a Teotihuacan, città sita a 40 chilometri a nord-est di Città del Messico.
Il reperto archeologico che andrò a presentarvi e che ho battezzato come “Occhio di Quetzalcoatl”, ha dell’incredibile, in quanto è uno dei rari ritrovamenti che supporta la già fondata prova dell’esistenza di aeronavi in epoche remote che potevano solcare i cieli del nostro pianeta. Inoltre il reperto archeologico, per la capacità artistica e comunicativa della rappresentazione, rivela la sua unicità, nella vera interpretazione da dare alla corrispondente raffigurazione egizia del noto Occhio del dio Horus e dimostra nello stesso tempo, l’incontestabile esistenza di una civiltà evoluta ed arcana che aveva interessi e mezzi per sorvolare spazi e distanze che partivano da Eliopoli, ossia dalle terre d’ Egitto fino a Teotihuacan e nelle altre terre dell’America centrale protette da divinità come, per l’appunto Quetzalcoatl, Viracocha, Kukulkan, ecc..
La figura di Quelzalcoatl si esprime attraverso il culto del serpente alato, molto diffuso nell'America Centrale del periodo precolombiano dove appare legato ad un popolo di astronomi che abitava il Messico addirittura 3500 anni fa ed è legato ai mitici “Sapienti dalla pelle chiara”, che apparivano come serpenti ricoperti di piume e che sarebbero giunti in Messico su grandi navi senza remi. Questi misteriosi individui dai tratti caucasici, “forse i superstiti della popolazione atlantidea”, sono stati rappresentati a La Venta addirittura in enormi sculture. Presso i popoli dell'America Centrale il Serpente piumato è visto come portatore di civiltà, maestro di astronomia e architettura. Ecco perché secondo le leggende maya il dio serpente portò in Messico l'arte delle piramidi e queste stesse leggende descrivono le piramidi anche come strumenti per trasformare l' anima dopo la morte, con vaghe correlazioni con l' Egitto e proprio in Egitto, infatti, è stata trovata la rappresentazione di un' anima umana che riposa su un serpente piumato e negli antichi miti locali il drago Apep governava proprio il mondo delle tenebre…..continua
Immagini e approfondimenti e ricerche della scoperta nel sito: (da Dicembre 2009)

http://www.artealiena.it/
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andromeda77
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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Lun 23 Nov 2009, 01:07

La leggendaria isola di Atlantide è stata collocata dai ricercatori negli ultimi anni nei più disparati posti del pianeta.

Chi l' ha posta nell' Antartide, chi vicino alle coste della Grecia e Santorini e le altre isole sarebbero i resti di Atlantide, chi addirittura nel Mediterraneo, di fronte all' Egitto.

Io credo invece che il luogo dove possa essere esistita quest' isola con la sua civiltà possa essere ben compresa dalla descrizione fatta da Platone:

"In tempi lontani era possibile valicare l' immenso Atlantico perchè vi era un' isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d' Ercole (lo stretto di Gibilterra,n.d.r.). Ed a chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest' isola si chiamava Atlantide, ed in essa vi era una grande dinastia regale che governava l' intera isola e molte altre a parte del continente... Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero; quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L' isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".

Questa è una pagina del "Timeo", il primo dei tre libri che Platone doveva dedicare ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C., nel corso di un suo viaggio in Egitto, ebbe modo di vedere, tra l' altro delle iscrizioni fatte eseguire dal Faraone Ramsete III sulle mura del tempio di Medinet Habu, che si riferivano a fatti accaduti migliaia di anni prima. Solone si fece tradurre in greco il testo di tali iscrizioni, certo di trovarsi di fronte a documenti di grande importanza. La morte gli impedì di farne uso, ma gli appunti pervennero a Platone, che, non contento e forse anche un pò scettico, si recò egli stesso in Egitto per cercare altre notizie e testimonianze.

Sempre secondo quanto scriveva Platone Atlantide era divisa in 10 zone che il fondatore della stirpe, Poseidone, divise fra le cinque coppie di gemelli, suoi figli maschi. Al maggiore, Atlante, dette la priorità sugli altri fratelli, che portavano i nomi delle zone a loro assegnate: Gadiro, Anfere, Euemone, Mneseo, Autoctono, Elasippo, Mestore, Azae e Diaprepe. La topografia della città regale era basata sul cerchio. Ogni "capitale" era racchiusa in un anello di mura, alle quali succedeva un secondo cerchio, concentrico al primo, di acqua, e poi ancora una larga fascia circolare di terra, ed ancora un altro cerchio d' acqua, ed ancora terra, ed ancora acqua, ed ancora terra. Sulle zone occupate dalle acque costruirono ponti che collegavano le terre tra loro, ed infine un largo canale che congiungeva il mare aperto con il primo cerchio d' acqua, in modo che le navi potessero accedervi come in un porto. Questa è la descrizione che ci ha lasciato Platone.

E' verità? E' fantasia? Platone ha saputo creare con sapiente gioco di prospettive l'affascinante proposta di un interesse vivo, di una viva partecipazione del nostro spirito. E' in ciò l' essenza stessa del mistero.

Scienziati di tutto il mondo si sono interessati al mito di Atlantide, sono stati scritti sulla sua leggenda più di 30.000 libri, a Parigi, nei primi anni del 1900 è stata fondata una "Società di studi Atlantiani" che ha raccolto, e continua a raccoglieredati e testimonianzae scientifiche di notevole interesse. In occasione della posa del primo cavo telegrafico sottomarino attraverso l 'Atlantico, i tecnici si sono trovati di fronte a "bassi fondali" proprio nel mare dei Sargassi.

L' archeologo americano E.H. Thompon, da ricerche fatte ha potuto constatare che un' isola con una montagna circondata da anelli concentrici di terra e canali viene raffigurata anche nei disegni aztechi dell' Aztland, l 'antica capitale azteca. Ed è notevole la consonanza di aztland con Atlantide.
Sarà solo casuale la coincidenza tra lo zone concentriche scavate da Poseidone nel cuore di Atlantide, con la struttura di città messicane preistoriche?
D' altra parte, testimonianze dell' esistenza e della fine di Atlantide si trovano negli antichi testi delle più remote civiltà:
Il testo indiano Mahabbaratan (la Bibbia Indiana, n.d.r.) narra la storia di sette grandi isole del mare occidentale, distrutte dall' arma di Brahama.
I geroglifici della piramide messicana di Xochicalco, decifrati dal francese La Plongeon, accennano anch' essi ad "una terra posta in mezzo all' oceano, distrutta e scomparsa".
Il filologo brasiliano Brolio, tradusse nel 1930 questo antico frammento pre-Maya: "Nell' undicesimo giorno Ahau Katun (indicazione dell' anno e del mese secondo il calendario dell' epoca, n.d.r.) avvenne la sciagura: cadde una pioggia violentissima e caddero ceneri dal cielo; il cielo precipitò, la terraferma sprofondò e la "Grande Madre" (Atlantide) fu tra i ricordi della distruzione del mondo". E' importante, in questa traduzione, la frase "il cielo precipitò" perchè, secondo il geologo ed astronomo austriaco Otto H. Much, la scomparsa di Atlantide fu determinata da un corpo celeste piombato sul nostro pianeta, un asteroide attratto da una inconsueta congiunzione Terra- Luna-Venere, avvenuta nell' 8.496 a. C.

Come non collegare questa data a quella della scomparsa, avvenuta appunto tra i 9 ed i 10 mila anni fa, della coltre ghiacciata che in precedenza copriva, oltre la Scandinavia, la Gran Bretagna e l 'irlanda, quasi tutta l' Europa continentale?. Ciò accadde, spiega ancora il Much, perchè la Corrente del Golfo potè raggiungere queste sponde grazie alla scomparsa dell' ostacolo che prima ne arginava il flusso: Atlantide, appunto.

RESTI ARCHEOLOGICI NELL' OCEANO ATLANTICO
Fu nel 1968 che venne annunciata per la prima volta la scoperta di resti archeologici di un tempio poco lontano da Andros, la più grande delle isole Bahamas, oltre ad una struttura stradale oggi ancora visibile al largo della costa di Bimini. Sebbene nessuna di queste caratteristiche possa probabilmente fornire una prova concreta a convincere il mondo archeologico dell' esistenza di una cultura preistorica nella regione delle Bahamas, nelle sua acque poco profonde sono venuti alla luce almeno 60 luoghi archeologicamente significativi.
Il mistero di Atlantide dunque, sarebbe celato sotto le acque dell' Oceano Atlantico, e da millenni attende di essere rivelato


http://web.infinito.it/utenti/m/mysteryworld/atlantid.html
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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:41

IL POPOLO DI ATLANTIDE ERA UNA CIVILTA' PROVENIENTE DALLO SPAZIO?



La più sorprendente teoria su Atlantide è senza dubbio quella che afferma venisse dallo spazio, forse Marte o un pianeta già distrutto.

Secondo la legge di Titius - Bode l'ultima possibilità è, in un certo senso, attendibile. Attraverso il loro calcolo matematico (basato su una successione numerica) siamo capaci di calcolare con ottima approssimazione la distanza dei pianeti dal Sole. Questo conto prevede anche la presenza di un pianeta fra Marte e Giove, ma là vi è un anello di asteroidi che segue un'orbita intorno al sole: pezzi di un pianeta esploso? Possibile... possibile...

Molta gente, pur non conoscendo questo fatto, trova facile spiegare l'antica conoscenza della razza umana come il regalo di visitatori alieni. Se oggi gli UFO errano per i cieli, perché non dovevano farlo anche migliaia di anni fa? Sono sicuro che la maggior parte delle foto e degli avvistamenti sono falsi, ma altre descrizioni, fatte da persone sagge ed oneste ( come J.M.Valentine e piloti di aerei) sono attendibili. Inoltre credo che gli UFO siano più che altro opera dell'uomo stesso: i loro avvistamenti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, è cresciuta costantemente sino ad oltre il 100%!!! E noi sappiamo che durante questo periodo le forze militari americane cominciarono a migliorare il progresso scientifico in modo da progettare una macchina rivoluzionaria e imbattibile per mettere a posto una ipotetica terza guerra. Gli UFO possono benissimo essere guidati da uomini: non avete mai sentito parlare dell'Area51 ?

Anche Albert Einstain pensava che gli UFO fossero pilotati dall'uomo, ma un uomo che un tempo abitava la terra e fu costretto ad andarsene: ora loro vorrebbero giusto tornare a casa. Nel libro di Ezechiele veniamo a sapere che lui fu rapito da una nave venuta dal cielo e nei documenti antichi ci sono molti riferimenti di oggetti scintillanti che volavano nei cieli... Penso ci potrebbe essere qualcosa di vero in questo contesto. Le linee Nazca, in Perù, sono visibili soltanto da una certa altezza e certe di loro sono così lunghe e dritte che fanno pensare fossero piste d'atterraggio per veicoli volanti, mentre le misteriose sagome di animali dovrebbero essere segnali per extraterrestri o una mappa delle costellazioni (qualcuno ha riconosciuto la cintura di Orione nel grande ragno). Persino le tre grandi piramidi di Gizeh sarebbero una mappa del cielo (rappresenterebbero ancora la cintura di Orione). Recentemente Graham Hancock ha scoperto che Angkor Khan, in Cambogia, è lo specchio della costellazione del Drago (così come era nel 10450 a.C.). Perché il cielo era così importante? dobbiamo ricordare che le religioni di molte civiltà antiche era basata sul culto del Sole e il cielo era la dimora degli dei (così come, molte volte, il centro - Atlantico). Non è meno importante che il cielo fosse anche un riferimento per le rotte navali e Atlantide, come disse Platone, era grande dominatrice del mare.

Comunque la domanda era: Atlantide venne da un altro pianeta? qualcuno potrebbe sorridere, qualcun altro saltare dalla sedia... non abbiamo prove che lo sviluppo della razza umana cominciò su un altro pianeta nonostante sappiamo che Marte era capace di ospitare la vita milioni di anni fa e che un pianeta, nel nostro sistema, potrebbe veramente essere esploso. Ed è ancora troppo difficile per la nostra tecnologia cercare direttamente la vita su Marte (attraverso scavi archeologici intendo), poiché non vi è atmosfera e conseguentemente un equilibrio biologico. Ma ho anche detto che molti avvistamenti furono fatti anche dal cielo. Se così, molta gente assicura che gli alieni aiutarono gli atlantidei a sviluppare la loro cultura e costruire i più grandi monumenti tramite grossi blocchi di pietra. In questo contesto ogni riferimento che una antica civiltà fa al cielo e ai suoi moti cade facilmente in una cattiva interpretazione che rischia di diventare ridicola. dobbiamo infatti pensare che il cielo aveva un significato allegorico per l'uomo antico e quindi può nascondersi sotto molte facce: posto degli alieni, degli dei, del caos, del vuoto etc. Dei e alieni sarebbero gli stessi esseri e questo da importanza a quelle che sarebbero le visite dagli altri mondi!

Che dire degli alieni provenienti da altri sistemi solari? Alpha Centauri è la stella più vicina al sole e dista quattro anni luce. Affronterebbero un tale viaggio? forse, il tempo è relativo e per loro potrebbe trascorrere più in fretta o lentamente! Con la scoperta dei buchi neri Stephen Hawking crede sia teoricamente possibile viaggiare nello spazio per grandi distanze a causa della curva spazio - temporale che provocano le grandi masse.

Con tali asserzioni stiamo quasi arrivando a prova a rispondere alla domanda più ardua: "che cos'è la vita?". non siamo ancora preparati a dare una risposta e perciò ritorniamo alla Terra.

Se, ribadiamo, Atlantide venne dallo spazio troveremo le loro navi o più riferimenti su di loro. E la prima prova manca poiché esse potrebbero essere sepolte nel terreno o corrose in un pugno di polvere al tempo e gli agenti naturali. Come ho detto altri pensano che Atlantide ereditò qualcosa dallo spazio per far sì che costruissero le stupefacenti costruzioni che vediamo: piramidi e muri ciclopici. Penso sia troppo facile concludere in tale modo; penso che l'uomo non abbia bisogno di aiuti esterni per fare ciò. Secondo me lo sviluppo di una civiltà non prende sempre la stessa strada con le stesse tappe e certe conoscenze può raggiungerle prima o dopo e avvantaggiarsene.

non c'è assoluto bisogno o necessità di coinvolgere alieni e simili per spiegare la storia di Atlantide; inoltre non ne abbiamo alcuna prova. Infine mi piacerebbe portare l'attenzione su un fatto già dimostrato dalla scienza: la nostra razza, l'homo sapiens sapiens, viene direttamente dall'homo sapiens, erectus, habilis e australopithecus. questa evoluzione dura da milioni di anni. Perciò l'uomo è opera della Terra e non vi fu mai importato. L'uomo di Cro - Magnon (di cui si crede fosse la razza degli atlantidei) è parente stretto dell'homo erectus e sapiens comunque. Dobbiamo credere ancora che Atlantide fu portata dallo spazio?


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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:39

Quale fu la prima civiltà dell'uomo?



Ufficialmente la civiltà Egizia, insieme a quelle mesopotamiche e, probabilmente, le civiltà classiche precolombiane. La formazione dell'Egitto, secondo la storia ufficiale, è cominciata nel 3100 AC con i primi documenti che attestano l'unione di Alto e Basso Egitto. Curiosamente però è stata provata l'esistenza di Gerico, la città della Bibbia che sarebbe stata distrutta dal suono di trombe, e le sue rovine risalgono al 10000 AC!!

Erano, gli atlantidei, più avanzati tecnologicamente di noi?

Questa è ancora un problema difficile, perché non abbiamo nessun reperto atlantideo in mano. Se furono loro a costruire le piramidi bisogna dire che erano grandi architetti e matematici. Secondo Platone erano anche grandi navigatori.

Molte volte si sente parlare di una tecnologia spaziale, più avanzata della nostra, e di un misterioso materiale magico chiamato oricalco. Atlantide allora sarebbe dovuto essere quasi un impero intramontabile. Queste dichiarazioni vengono dalle fonti esoteriche e occulte e sono prive di alcun basamento scientifico. Per di più antiche fonti come il Mahabarata (libro sacro indiano) saltano fuori pagine che sembrano descrivere concetti come l'atomo e guerre nucleari... Con ogni probabilità la teoria più attendibile, per quello di cui disponiamo, è quella di Lewis Spence, che classifica Atlantide come una grande civiltà della pietra.



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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:38

Esistono rovine di Atlantide?



Ufficialmente no, anche se ultime scoperte si rivelano a favore di tale fatto. Nel 1968 al largo delle Bahamas, in Bimini, il professor J.Manson Valentine (naturalista e zoologo che per anni ha studiato le acque del Triangolo delle Bermuda) scoprì insieme a altri sub, per caso, una muraglia sottomarina, oggi chiamata Muro di Bimini. Si tratta inconfondibilmente di un opera dell'uomo (dacché poi è stato verificato che quell'area, migliaia di anni prima, era sopra il livello del mare!) per la regolarità delle pietre e le curve a 90 gradi della muraglia stessa. La datazione di tale opera è ancora incerta. Fu trovato, nello stesso sito, anche un tronco di colonna.

Nel 1991 alla Tv americana un professore di Boston, il geologo Robert Scoch, ha rilevato nella Sfinge di Giza tracce di erosione dovuta alla pioggia. Ciò significa che fu costruita quando là vi erano abbondanti piogge, cioè millenni e millenni prima! La testa della Sfinge non presenta tale erosione ed è sproporzionata rispetto al corpo, segno evidente che potrebbe essere stata ritoccata dagli egizi stessi. Da notare poi che l'egittologia moderna non ha ancora portato prove schiaccianti che confermino fosse stata costruita dai faraoni così come per le altre tre piramidi. Anzi, Robert Bauval, archeoastronomo, ha recentemente dimostrato che la disposizione delle tre grandi piramidi di Giza riflette quella della cintura di Orione così come essa era nel 10000 AC.

Inoltre le indagini su Stonehenge e altre misteriose costruzioni non sono ancora concluse e perciò si aspettano interessanti notizie dal futuro.

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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:36

articolo dietro le quinte

Alla ricerca di Atlantide
di Francesco Santoianni
Pubblicato su Newton n. 8 Febbraio 1998
(per gentile concessione della Rivista)


Fu nel maggio 1969 che il mondo ebbe notizia del ritrovamento delle vestigia di Atlantide. Nei fondali di Bimini, presso l’arcipelago delle Bahamas, l’archeologo Manson Valentine aveva identificato quella che pareva essere una strada; costituita da enormi blocchi di roccia, perfettamente incastrati, correva rialzata sul fondo sabbioso per qualche centinaia di metri ed era simile ad un saché la strada cerimoniale dei Maya. Ancora oggi, gli accademici sono divisi sulla interpretazione da dare a quei resti. Secondo alcuni, sarebbe una, pur inconsueta, formazione geologica; secondo altri, la testimonianza di una civiltà estremamente progredita dal punto di vista tecnologico: Atlantide

<> I frammenti del testo di Platone, (scritto attorno al 340 a.C., e che riporta una storia tramandata da Solone, il quale, a sua volta, l'aveva appresa da sacerdoti egizi), così come sono giunti a noi, occupano meno di 20 pagine stampate; eppure, fino a oggi, sono più di 25.000 i libri nei quali si cerca di decifrare il mistero di Atlantide e della catastrofe che ne avrebbe provocato la scomparsa.

Le ipotesi sono le più diverse: Atlantide sarebbe da localizzarsi in Svezia, secondo Olaus Rudbeck; in Sudafrica, secondo Gaspar Kirchmair; nel Mar Glaciale Artico, secondo Silvain Bailly; in Armenia, secondo Desliles de Sale; al largo di Cadice, secondo Adolf Schulten; a Ceylon, secondo Byron de Prorock; nell’isola di Santorini, secondo Angelos Galanopulos… Altrettanto numerose sono le ipotesi sulla sua scomparsa: una immane eruzione vulcanica, un maremoto, l’impatto di un meteorite, un attacco militare, addirittura una esplosione nucleare…. Secondo altri, invece – primo tra tutti, Aristotele – il racconto di Atlantide sarebbe una invenzione di Platone, o un’esagerazione determinata da una cattiva traduzione del testo.

L'interesse del mondo scientifico per Atlantide risale al 1898: durante la posa di una linea telegrafica, uno dei cavi, deposto a 2.800 metri di profondità su un fondale dell'Atlantico, da allora chiamato Platea del Telegrafo, si spezzò. Le sue estremità furono fortunosamente recuperate dall'abisso con particolari attrezzature che portarono in superficie anche una strana roccia. Qualche anno più tardi, Paul Tremier, direttore dell'Istituto Oceanografico di Francia, tenne a Parigi una conferenza che fece scalpore: quella roccia era di chiara origine vulcanica ma aveva una particolarità: non si era solidificata in acque profonde bensì all'aria aperta; doveva provenire, cioè, da un vulcano con uno sbocco al di sopra del livello del mare. Essa, inoltre, aveva bordi taglienti, non ancora smussati dall'erosione marina: analizzandone il profilo, Tremier stimò che non dovesse avere più di 15.000 anni. Ulteriori prelievi sottomarini confermarono che lo stesso tipo di roccia era presente in un area vastissima di quei fondali atlantici.

Era questa la prova dell’inabissamento di Atlantide? Le congetture si sprecarono. Di certo, l’improvvisa scomparsa, - avvenuta, secondo Platone, intorno al 9000 a.C. - di un continente poteva spiegare tutta una serie di eventi quali, ad esempio, la fine della glaciazione in Europa (non trovando più un ostacolo nel continente perduto la calda corrente del Golfo avrebbe raggiunto le coste atlantiche europee determinando il progressivo scioglimento dei ghiacci) o la periodica migrazione delle anguille verso il Mare dei Sargassi (dove un tempo lontano avrebbe potuto trovarsi l'estuario di un grande fiume) e tutta una serie di affinità mitologiche, linguistiche e architettoniche che legano le due sponde dell’Atlantico. Ben presto il mondo accademico si divise clamorosamente tra chi asseriva che si era finalmente trovata la prova scientifica dell'inabissamento di Atlantide e chi, invece, sosteneva che quelle rocce magmatiche provenivano dalle coste islandesi, inglobate da iceberg che si erano poi sciolti. La polemica si stava sedando, quando trivellazioni effettuate, a sud delle Azzorre, dalla nave oceanografica Gauss nella cosiddetta "Fossa di Romanche", ad una profondità di 7.300 metri, rivelarono la presenza di strati di argilla rossa contenenti numerosi fossili di globigerine: protozoi microscopici che normalmente vivono in profondità comprese tra i 2.000 e 4.500 metri. A rigor di logica, quindi, quello strato di sedimenti argillosi doveva essere sprofondato, in un'epoca relativamente recente, di almeno 2.800 metri: lo stesso valore trovato da Paul Tremier per la Platea del Telegrafo.

A raffreddare gli entusiasmi provvidero, comunque, i geologi i quali fecero notare che una massa continentale come quella descritta da Platone (lunga 550 chilometri e larga 370) non poteva certo scomparire in una notte nell’oceano. Certamente, isole vulcaniche possono improvvisamente affiorare e subito dopo scomparire (nel 1931, due isole al largo del Brasile apparvero improvvisamente e si inabissarono l’anno dopo mentre le diplomazie internazionali erano già all'opera per rivendicare diritti territoriali) ma neanche la più violenta tra le eruzioni, almeno come oggi le conosciamo, avrebbe potuto provocare la catastrofe narrataci da Platone. Bisognava, dunque, spingersi più in là con la fantasia, e immaginare un qualcosa di ancora più sconvolgente: ad esempio, l'impatto di un asteroide che, squarciando la dorsale atlantica, avrebbe fatto scomparire Atlantide nel sottostante mare di fuoco e, provocato su scala planetaria tutta una serie di catastrofi, come il Diluvio.

È legittima questa ipotesi? Si, secondo Immanuel Velikovsky, un controverso studioso che ha cercato di spiegare la scomparsa di Atlantide e tutta una serie di mitologie alla luce di catastrofi di origine cosmica. Assolutamente no, per il mondo scientifico. Con una eccezione: il prof. Robert W. Bass, astrofisico, che ha rifatto le bucce alle oramai famose confutazioni delle teorie di Velikovsky, portate avanti da Carl Sagan e Isac Asimov, dimostrando che, dati alla mano, alcune ipotesi portate da Velikovsky non possono essere scartate a priori.

Intanto nell’oceano atlantico, tra il dileggio del mondo accademico, si susseguono le spedizioni per ritrovare Atlantide. L’ultima, capitanata dal caparbio Boris Asturua, avrebbe identificato, a 400 miglia al largo del Portogallo, una serie di manufatti architettonici che, comunque, la quasi totalità degli archeologi interpellati continua a ritenere banali formazioni vulcaniche. Prima di lui, un altro ricercatore, Maxine Asher, aveva avuto la stessa risposta per una serie di "piramidi" sottomarine, localizzate un centinaio di chilometri al largo dello Yucatàn. All’ostracismo degli scienziati, gli "atlantologi" ribattono che anche Heinrich Schliemann, era considerato un pazzo quando, nel 1870 cominciò a scavare la collina di Hissarlik, nella Turchia nordoccidentale, per cercare le rovine di Troia. E, intanto, si susseguono le spedizioni: la prossima, diretta da tale Ugo Forsberg, esplorerà, nel settembre 1998, i fondali al largo del Marocco. La ricerca di Atlantide continua.



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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:33

A CACCIA DELLA PERDUTA CITTÀ DI ATLANTIDE

Un gruppo di esperti ritiene di essere prossimo a svelare il mistero millenario della perduta città di Atlantide e lancia una spedizione verso il mare ad ovest di Gibilterra per testare la loro teoria.
Il gruppo è condotto dall’eminente storico Professor Jacques Collina-Girard e supportato dai due uomini che hanno condotto la spedizione per l’individuazione del Titanic.
Ritengono di aver potuto individuare, mediante una combinazione di indicatori letterari e prove geologiche, la locazione della città perduta, poco ad ovest dello Stretto di Gibilterra, su una secca sabbiosa sommersa, ora nota come Spartel Island.
La storia di Atlantide, la favoleggiata utopia distrutta nei tempi antichi, ha catturato l’immaginazione degli studiosi dal momento in cui fu descritta per la prima volta da Platone più di 2.000 anni or sono. La sua narrazione di una terra di favolosa ricchezza, avanzata civiltà e naturale bellezza ha spinto molti avventurieri a cercare di determinare la sua reale collocazione.
Il dibattito sul dove si potesse trovare ha portato ad individuarla volta per volta presso Cuba, a largo delle coste del Devon, nelle Azzorre, o nel mezzo dell’Atlantico.
"L’area sembra proprio quella descritta da Platone" - ha dichiarato Collina-Girard.
"C’era un’isola situata di fronte alle Colonne d’Ercole; l’isola era più ampia della Libia e dell’Asia messe insieme" si legge infatti nei dialoghi del Timeo.
Platone aggiunge che l’isola "era la via per altre isole, e da queste si sarebbe potuto raggiungere il continente opposto".
Il Professor Collina-Girard ha dichiarato che mentre ricercava i percorsi delle migrazioni umane dall’Europa al Nord Africa 19.000 anni or sono, nel corso dell’ultima Era Glaciale, si convinse che in tempi preistorici una lingua di terra congiungesse i due continenti. Ha dichiarato che redigendo una mappa dei fondali oceanici, come doveva apparire a quel tempo, quando i livelli del mare erano di molto inferiori, scoprì un arcipelago davanti allo stretto di Gibilterra o, nel modo in cui ci si riferisce Platone, delle Colonne d’Ercole.
Il professore ritiene che circa 11.000 anni or sono la rapida crescita nei livelli del mare sommerse l’arcipelago, non in un giorno come secondo Platone, ma in modo comunque rapidissimo, per i normali tempi geologici: circa 2 metri ogni secolo.
Se corretto, il periodo coinciderebbe con quello che Platone descrive nei suoi testi Timeo e Crizia, poiché egli, scrivendo circa 2000 anni or sono, racconta una storia di 9000 anni prima.
Insieme al professore, coinvolti nell’esplorazione della sua teoria su Atlantide, vi sono George Tulloch e M. Nargeolet, famosi per avere guidato la spedizione per il Titanic.
"Quando ho incontrato Jaques per la prima volta, parlava di Atlantide ad una conferenza di archeologia, e nessuno dei presenti lo ascoltava, eccetto me. Mi parvero subito delle buone idee le sue, e ne rimasi affascinato. Era un modo nuovo per presentare una storia vecchissima."
Nargeolet ha dichiarato che dopo il successo del progetto del Titanic, insieme ai suoi partner americani è alla ricerca di una nuova sfida, e che la teoria del professore è sembrata allettante.
La Spartel Island è una secca sabbiosa di circa 8 km. per 3,5 e giace alla profondità massima di 100 metri.
Nel corso delle prime due settimane di missione, programmate per il prossimo luglio, un sommergibile a due posti, capitanato da Nargeolet, sarà inviato in profondità per investigare le aree dell’isola che potrebbero essere state abitate.
"Per esempio abbiamo identificato un’area ove riteniamo vi potesse essere con maggiore probabilità il porto dell’isola: un’area che sarebbe stata un centro per la civiltà" - ha dichiarato il portavoce del progetto, James McCallum.
Ad ogni modo, malgrado speri di scoprire evidenze di strumenti, armi o perfino mura, il gruppo non cercherà grandi edifici e templi così spesso associati ad Atlantide.
"Questi sono sogni. Principalmente cercheremo grotte che potrebbero essere state abitate e, se ne troveremo qualcuna, torneremo indietro con una camera a controllo remoto per esplorare le grotte" - ha aggiunto Nargeolet.
Il costo stimato della prima spedizione si aggira tra 250.000 e 500.000 dollari e sarà coperto da finanziamenti di collezionisti privati e sponsor.
Se lo studio di due settimane desse buoni risultati, si programmerebbero studi più esaustivi.
Nargeolet sottolinea che il suo gruppo ha accettato la sfida per solo amore della conoscenza e non per profitto: "Non siamo cacciatori di tesori, ed il nostro unico scopo è una mostra che possa essere visitata dal pubblico. Qualsiasi cosa abbiamo recuperato dal Titanic è andata in esposizione e niente è mai stato venduto, non è questo che ci interessa."

http://www.edicolaweb.net/nw13_07a.htm

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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:31

Il mistero di Atlantide, annunciata l'ennesima scoperta

Individuate a 1500 metri sotto il livello del mare alcune strutture artificiali rettangolari, con una muraglia lunga tre chilometri.
Atlantide ha rappresentato il dilemma per generazioni di archeologi. In tanti nei decenni si sono affannati a rivendicare la scoperta puntualmente superata da altre scoperte della stessa terra.
Adesso tocca a Robert Sarmast archeologo americano che afferma di avere le "prove irrefutabili, anche se non tangibili", di avere individuato i resti della mitica citta' platonica sommersi sul fondale del Mediterraneo orientale, fra Cipro e Siria, a 1.500 metri (un chilometro e mezzo!) sotto il livello del mare.
Ottanta chilometri a sud-est di Cipro, Sarmast afferma di avere individuato su un'altura del fondale alcune strutture artificiali rettangolari, con una muraglia lunga tre chilometri. La sommita' della collina risulta fortificata e circondata da un muro con profondi fossati.
Era un bacino - ha spiegato il ricercatore americano - che fu inondato verso il decimo millennio a.C. da un diluvio che sommerse il lembo di terra dove sorgeva Atlantide. Alla conferenza stampa in cui ha illustrato la scoperta, Sarmast ha esibito solo una ricostruzione animata al computer della "collina" da lui individuata sul fondale.
E dopo essersi richiamato all'Atlantide di Platone ed alla descrizione che il filosofo ateniese aveva dettagliato di quel mitico stato ideale scomparso, il ricercatore americano ha esclamato: "L'abbiamo sicuramente trovata".
"Non possiamo ancora fornire la prova tangibile, sotto forma di mattoni e calce, poiche' i manufatti sono ancora seppelliti sotto diversi metri di sedimenti, ma gli indizi e le altre prove sono irrefutabili. Speriamo che spedizioni future potranno rimuovere i sedimenti e portarci la prova fisica" delle strutture architettoniche rivelate dai ricercatori della missione al largo di Cipro.
Servira' un finanziamento di almeno 250.000 dollari, ha aggiunto, per proseguire la ricerca. La scoperta di Atlantide era stata gia' annunciata numerose volte in localita' disparate, dalle Azorre al Mar Cinese Meridionale, dall'Egeo all'Atlantico meridionale.

Fonte Rainews http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,92144,00.html


Per informazioni ulteriori visitate il sito sulle ricerche di Robert Sarmast http://www.discoveryofatlantis.com/

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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:29

Cipro: ricercatore americano scopre resti di Atlantide

Nicosia, 15 nov. (Adnkronos) -
Robert Sarmast, ricercatore americano indipendente, sostiene di aver scoperto il luogo dove sorgeva Atlantide. La citta' mitologica descritta da Platone sarebbe adiagiata sui fondali del Mediterraneo, a 1.600 metri di profondita', tra Cipro e la Siria, secondo quanto riportano i media locali. Sarmast ha ritrovato in fondo al mare tracce di strade, fognature e mura identiche a quelle descritte da Platone per la citta' che fu devastata dal cataclisma 9500 anni prima di Cristo. Per ulteriori ricerche sul sito, a 80 chilometri sudest di Cipro, secondo il ricercatore serviranno 250mila dollari.

Fonte: adnkronos http://www.adnkronos.com/Cultura/2004/Settimana47da15-11a21-11/02np_1511.html

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MessaggioOggetto: Re: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:26

Le ipotesi sulla collocazione

« La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici… »
(L. Sprague de Camp)

Sulla scorta di Aristotele e per la mancanza di fonti prima di Platone, si ritiene in genere che il mito di Atlantide sia solo una finzione letteraria, interamente elaborata dal filosofo greco a partire da riferimenti mitologici e dalle proprie idee politiche e filosofiche. Seppure Atlantide in quanto tale appaia solo raramente nei testi greci o latini (e solo come rielaborazione a partire dal racconto di Platone), miti e leggende di continenti o città sommersi sono ricorrenti e, come quello del Diluvio, appartengono a numerose antiche civiltà e culture.

Alcuni tuttavia hanno cercato di immaginare Atlantide come un luogo realmente esistito, o quantomeno di identificare gli elementi storici e geografici che possono avere originato il racconto di Platone.

Dai tempi di Donnelly, ci sono state dozzine - probabilmente centinaia - di proposte di localizzazione per Atlantide, al punto che il suo nome è divenuto un concetto generico, indipendente dal racconto di Platone. Questo è riflesso dal fatto che, in effetti, molti dei siti proposti non sono affatto nell'ambito dell'Oceano Atlantico. Si tratta a volte di ipotesi di accademici o archeologi, mentre altre si devono a sensitivi o ad altri ambiti pseudoscientifici. Molti dei siti proposti condividono alcune delle caratteristiche della storia originale di Atlantide (acque, fine catastrofica, periodo di tempo rilevante), ma nessuno è stato dimostrato come la "vera" Atlantide storica.

Le ipotesi sull'effettiva collocazione di Atlantide sono le più svariate.[19] Se è vero che Platone nei suoi due dialoghi parla esplicitamente di "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" oltre le Colonne d'Ercole (ovvero lo Stretto di Gibilterra), alcuni studiosi, vista l'effettiva difficoltà nell'immaginarsi un'isola-continente nell'Atlantico scomparsa in breve tempo senza lasciare pressoché nessuna traccia, hanno scelto collocazioni alternative.

Dapprima si è pensato all'America, che in effetti è un continente in mezzo all'Oceano (Atlantico) che però ai tempi di Platone non era per nulla conosciuto e che, per quanto se ne sappia, non ha conosciuto cataclismi recenti. Altri hanno pensato al deserto del Sahara, che in un periodo passato potrebbe essere stato fertile e ospitare molte persone, ma la descrizione di Platone non trova molte corrispondenze.

Alcuni hanno voluto vedere in alcune mappe risalenti al Medioevo (mappa di Piri Reìs) la rappresentazione di Atlantide nell'estremo sud, proprio dopo la Terra del Fuoco, fra l'America meridionale e l'Antartide. Secondo costoro infatti è probabile che l'Antartide, un tempo terra fertile e rigogliosa (cosa risalente secondo resti di vegetazione scoperti nello scorso secolo che fanno pensare grazie all'analisi al carbonio 14, che l'Antartide fosse sgombro dai ghiacci già 50.000 anni fa) sia stata la sede di Atlantide. Altri tuttavia vedono nelle stesse mappe solo delle grossolane rappresentazioni dell'America. Infine altri ancora la identificherebbero con un altro ipotetico continente perduto, Lemuria, situato fra l'Africa e l'India.

Altra ipotetica collocazione è, secondo alcuni, tra cui il sensitivo Edgar Cayce, nel Mar dei Sargassi[20]: i fenici conoscevano le Azzorre e lungo la faglia atlantica non sono sconosciuti casi di emersione e affondamento di isole, anche in tempi storici recenti; si tratta comunque di piccole isole e non di continenti che potessero ospitare fiumi navigabili come nel racconto di Platone.



Nel Mediterraneo










La maggior parte delle ipotesi avanzate di recente indicano la collocazione della mitica isola non più nell'Oceano o in altri luoghi troppo remoti (ormai scartati per motivi geologici, cronologici e storici), ma più vicino, nel Mediterraneo o nei suoi immediati dintorni, dove Platone più probabilmente poteva avere tratto i vari elementi per costruire il suo racconto. Le conoscenze geografiche dei greci all'epoca di Platone erano infatti molto vaghe e limitate al bacino del Mediterraneo, ed erano in realtà sufficientemente precise solo nell'ambito dell'Egeo.

Una tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del Novecento, sostiene che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica (civiltà cretese dell'età del bronzo), che ebbe fine intorno al 1450 a.C., in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l'esplosione del vulcano dell'isola di Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell'isola e giganteschi terremoti: l'esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una terrificante onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste (le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell'Egeo in sole due ore, raggiungendo un'altezza di circa trenta metri), a cui sarebbero seguite entro due-tre giorni le ceneri riversate dall'esplosione vulcanica.[22]

Una teoria analoga è stata avanzata più recentemente dal giornalista italiano Sergio Frau nel suo libro Le colonne d'Ercole (2002): le colonne di cui parla Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia, dunque l'isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna; il popolo che edificò i nuraghi coinciderebbe con il misterioso popolo dei Shardana o Šerden, citati tra i "popoli del mare" che secondo le cronache degli antichi egizi tentarono di invadere il Regno d'Egitto. Alcuni Šhardana sarebbero quindi emigrati nella penisola italica, dove avrebbero dato origine alla civiltà etrusca. In effetti la Sardegna possiede ancora oggi zone pianeggianti situate alcuni metri sotto il livello del mare e ciò fa pensare che, essendo una terra geologicamente troppo antica per subire o aver subito catastrofi naturali di dimensioni troppo elevate, possa invece esser stata soggetta in passato a cataclismi legati al mare, il cui territorio probabilmente non avrebbe potuto respinger a causa appunto dell'altezza della sua superficie rispetto a quella marina. Oltretutto la mancanza di terremoti avrebbe permesso una grande espansione edilizia all'interno dell'isola, che probabilmente all'epoca sarebbe potuta apparire in maniera notevolmente diversa.

Alcuni identificano con l'isola di Cipro i resti del continente di Atlantide.[23]

Una tra le molte teorie recenti collocherebbe Atlantide in Spagna, precisamente in Andalusia, vicino Cadice. È l'opinione dello studioso tedesco Rainer Kuehne che si avvale di rilevazioni satellitari, attribuite però a Georgeos Dìaz-Montexano. Qualcosa combacia, come la forma delle strutture rilevate e l'ambientazione vicino a montagne (in questo la Sierra Morena e la Sierra Nevada), come da descrizioni di Platone, in cui sono anche presenti ricche miniere di rame. Tuttavia, se avesse ragione Kuehne, non si tratterebbe di un'isola, come vuole tradizione, e le dimensioni dal satellite non combaciano con quelle di Platone.

Comunque sia, ovunque la si voglia situare, Atlantide affascina soprattutto per i miti che avvolgono il suo popolo e la sua fine.


http://it.wikipedia.org/wiki/Atlantide

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MessaggioOggetto: ATLANTIDE: UN MISTERO ANCORA INRISOLTO   Gio 19 Nov 2009, 00:15

Atlantide

Atlantide (in greco Ἀτλαντίς, "figlia di Atlante") è una leggendaria isola scomparsa, menzionata per la prima volta da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia.

Il nome dell'isola deriva da quello di Atlante, il leggendario governatore dell'Oceano Atlantico, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell'isola.[1]

Nel racconto di Platone Atlantide era una potenza navale situata "oltre le Colonne d'Ercole" che conquistò molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa 9mila anni prima il tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sprofondò "in un singolo giorno e notte di disgrazia".

Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee politiche. Benché la funzione di Atlantide sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi disputano su quanto e come il racconto di Platone possa essere ispirato ad eventuali tradizioni più antiche. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l'eruzione di Thera o la Guerra di Troia, mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia nel 415–413 a.C.

La possibile esistenza di un'autentica Atlantide venne attivamente discussa durante l'antichità classica, ma fu generalmente rigettata e occasionalmente parodiata da autori posteriori. Mentre si conosce poco durante il Medioevo, la storia di Atlantide fu riscoperta dagli umanisti nell'era moderna. La descrizione di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori rinascimentali, come La nuova Atlantide di Bacone. Atlantide ispira la letteratura contemporanea, dalla fantascienza ai fumetti ai film, essendo divenuta sinonimo di ogni e qualsiasi ipotetica civiltà perduta nel remoto passato.


I Dialoghi di Platone

Platone riporta una discussione avvenuta nel 421 a.C. ad Atene, cui parteciparono Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia:

« Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (...) In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. »


Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di una antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che ormai vedeva vincenti i secondi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi, un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola sotto l'Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.


Pianta schematica della capitale di Atlantide basata sulla descrizione di PlatoneNel dialogo successivo, il Crizia, Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide, collocando il tutto novemila anni prima.

Secondo Platone il dio Poseidone si sarebbe innamorato di Clito, una fanciulla di Atlantide, e "recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua ...". Al centro della città vi era il tempio di Poseidone e Clito, lungo 250 metri ed alto in proporzione, rivestito di argento al di fuori e di oricalco all'interno, con al centro una statua d'oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio. Poseidone e Clito ebbero 10 figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell'Impero. Questa divenne una monarchia ricca e potente e l'isola fu divisa in dieci zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e dai relativi discendenti. Inizialmente il loro era stato un governo saggio e giusto ma la convivenza con i mortali li corruppe a tal punto che Zeus fu costretto ad intervenire, inabissando l'isola.

Platone riferisce nel Timeo che l'isola era più grande della Libia (Nord Africa) e dell'Asia (Anatolia) messe insieme.


Antichità


Al di fuori dei dialoghi Timeo e Crizia di Platone non vi è alcun riferimento antico di prima mano su Atlantide, il che significa che tutti gli altri riferimenti si rifanno, in una maniera o nell'altra, a Platone.

Per quanto alcuni nell'antichità avessero ritenuto un fatto storico il racconto riportato da Platone, già il suo allievo Aristotele non diede molta importanza alla cosa, liquidandola come un'invenzione del maestro. Ad Aristotele è infatti attribuita la frase "L'uomo che l'ha sognata, l'ha anche fatta scomparire."[2]

Alcuni autori antichi videro Atlantide come frutto dell'immaginazione mentre altri credettero fosse reale.[3] Il filosofo Crantore di Soli, uno studente dello studente di Platone Senocrate, è spesso citato come esempio di autore che ritenne la storia un fatto storico. La sua opera, un commento al Timeo di Platone, è perduta, ma essa è riferita da Proclo, uno storico classico che scrisse sette secoli dopo. [4]

Altri storici e filosofi dell'antichità che credevano nell'esistenza di Atlantide furono Strabone e Posidonio.[5]

Il racconto di Platone sull'Atlantide può inoltre avere ispirato imitazioni parodiche: scrivendo solo poche decadi dopo il Timeo e Crizia, lo storico Teopompo di Chio narrò di una terra in mezzo all'oceano conosciuta come Meropide (ovvero terra di Merope). Questa descrizione era inclusa nel libro VIII della sua voluminosa Filippica, che contiene un dialogo tra re Mida e Sileno, un compagno di Dioniso. Sileno descrive i Meropidi, una razza di uomini che crescevano al doppio dell'altezza normale e abitavano due città sull'isola di Meropis (Cos?): Eusebes (Εὐσεβής, "città pia") e Machimos (Μάχιμος, "città combattente"). Egli inoltre scrive che un'armata di dieci milioni di soldati attraversarono l'oceano per conquistare Iperborea, ma abbandonarono tale proposito quando si resero conto che gli Iperborei erano il popolo più fortunato del mondo. Heinz-Günther Nesselrath ha argomentato che questi e altri dettagli della storia di Sileno sono intesi come imitazioni ed esagerazioni della storia di Atlantide, allo scopo di esporre le idee di Platone al ridicolo.[6]

Zotico, un filosofo neoplatonico del III secolo a.C., scrisse un poema epico basato sul racconto di Atlantide di Platone.[7]

Lo storico romano del IV secolo d.C. Ammiano Marcellino, dissertando sulle perdute opere di Timagene, uno storico attivo nel I secolo a.C., scrive che i Druidi della Gallia riferirono che parte degli abitanti di quella terra erano migrati lì da isole lontane. Alcuni hanno inteso che si parlasse di sopravvissuti di Atlantide giunti via mare nell'Europa occidentale, ma Ammiano in realtà parla di "isole e terre oltre il Reno" [8], un'indicazione che gli immigrati in Gallia vennero dal Nord (Britannia, Olanda o Germania).[9] Secondo Diodoro Siculo, comunque, i Celti che venivano dall'oceano adoravano gli dei gemelli Dioscuri che apparvero loro provenienti dall'oceano.[10]

Un trattato ebraico sull'astronomia computazionale datato al 1378-1379, apparentemente una parafrasi di una precedente opera islamica a noi ignota, allude al mito di Atlantide in una discussione concernente la determinazione dei punti zero per il calcolo della longitudine


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