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 Manoscritti del Mar Morto

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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Lun 05 Lug 2010, 09:30

Un acceleratore di particelle svela l'origine dei Rotoli del Mar Morto.



Un acceleratore di particelle ha permesso di scoprire il luogo di nascita dei Rotoli del Mar Morto.

Secondo la ricerca condotta dai Laboratori Nazionali del del Sud (Lns) dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a Catania, le pergamene dei testi biblici piu' antichi del mondo (datati da uno a due secoli avanti Cristo fino a qualche decennio dopo) sono state preparate a Qumran, nella stessa zona sulle rive del Mar Morto in cui mezzo secolo fa sono stati trovati i documenti.

I risultati sono stati presentati in Gran Bretagna, a Surrey, nella conferenza sulla fisica delle particelle Pixe, dal coordinatore dello studio, Giuseppe Pappalardo. A diradare almeno in parte il mistero almeno su una parte di questi documenti antichissimi (che complessivamente sono circa 900) e' stato l'uso congiunto di un nuovo sistema di analisi chiamato Xpixe e brevettato proprio dai Laboratori Nazionali del Sud dell'Infn e dell'acceleratore di particelle in funzione negli stessi Laboratori.

Sono stati analizzati sette frammenti delle dimensioni di circa un centimetro quadrato in collaborazione con i ricercatori dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ibam-Cnr).

Non tutti i frammenti appartengono a testi biblici. Alcuni, ad esempio, appartengono al Rotolo del Tempio, che descrive la costruzione e la vita di un tempio e stabilisce le norme su come trasmettere la legge al popolo.

fonte www.ANSA.it

_________________
NESSUNO PUO NASCONDERE E NEGARE LE VERITÀ ALL UMANITÀ.
http://anno2012.secretsstories.com/


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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Mar 22 Giu 2010, 16:07

Le stesse pergamene possono essere collegate alle pergamene dell antico testamento in riferimento a quanto gli stessi ebrei o testimoni di geova dicono su di esso.
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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 20:02

I rotoli del Mar Morto

I rotoli del Mar Morto, che contengono le più antiche copie della Bibbia Ebraica mai trovate e descrizioni della vita quotidiana della popolazione del Mar Morto, sono senza dubbio il più importante ritrovamento archeologico del 20° secolo. Lo Shrine of the Book al Museo di Israele celebra il 60° anniversario di Israele e i momenti della scoperta dei Rotoli un anno prima della nascita dello Stato, presentando per la prima volta al grande pubblico il Rotolo di Isaia, le cui profezie sono diventate parola universale per una pace eterna.



Il Rotolo di Isaia è uno degli originali 7 Rotoli trovati vicino Qumran, nella zona del Mar morto nel 1947.

Negli anni seguenti, circa 800 manoscritti vennero trovati nella regione, di cui almeno 200 di origine biblica.

Il Rotolo di Isaia è il più grande e il meglio conservato tra tutti e l’unico intero: le 54 colonne contengono tutti i 66 capitoli del libro.



Questo Rotolo è uno dei più antichi manoscritti scoperti a Qumran. Risale circa al 100 a.C. ed è quindi 1000 anni più antico dei primi manoscritti della Bibbia Ebraica scoperti prima dei Rotoli del Mar Morto (Il Codice di Aleppo, in mostra allo Shrine of the Book). Circa altre 20 copie frammentate di Isaia vennero scoperte tra i Rotoli di Qumran. Il libro era il soggetto di sei elementi ed è spesso citato negli altri rotoli



Una copia del Rotolo di Isaia è stato a lungo il capolavoro più importante allo Shrine of The Book, in una sala realizzata con la forma della copertura della giara dove furono rinvenuti i Rotoli. Un piccolo frammento del Rotolo di Isaia è in mostra qui. Adesso invece, i visitatori possono ammirare l’originale con le famose parole: “dovrebbero colpire con le proprie spade nel vomere”..(Isaiah 2.4)



Per illustrare il messaggio di Isaiah, vengono mostrati accanto al Rotolo degli oggetti in ferro dell’ottavo secolo a.C., periodo in cui visse il profeta. Una recente scoperta, mai mostrata prima, un’insegna Ellenistica raffigurante una colomba con un ramoscello d’ulivo, altro simbolo di pace, verrà finalmente esposta. Una conferenza di ricerca internazionale avrà luogo dal 6 all’8 luglio 2008 contemporaneamente alla mostra.



In onore dei 60 anni della scoperta dei Rotoli, l’Autorità delle Antichità di Israele (IAA), che mantiene un laboratorio dedicato alla conservazione degli stessi, ha organizzato una conferenza sull’urgente problema della loro conservazione. L’IAA si è servita dell’aiuto degli esperti del Ministero Italiano della Cultura per risolvere i problemi causati dai primi lavori di restauro.



Nel Museo Dorot Foundation Dead Sea Scrolls Information and Study Center, di recente apertura, un presentazione audio visiva mostra la complessa vita nel periodo del Secondo Tempio. Insieme al modello del Secondo Tempio, questi elementi sono divenuti protagonisti nell’illustrare un periodo fondamentale della storia e delle Scritture.



www.israelmuseum.org.
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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 20:00

IL MISTERO DEI ROTOLI DEL MAR MORTO



Pochi decenni fa la valle delle Cave di Qmran era visitata quasi esclusivamente da pastori e beduini.

Un giorno alcuni di loro, dei ragazzi, si misero per scherzo a lanciare delle pietre dentro alcune cavità nella roccia.

Ma uno dei sassi colpì qualcosa che non si aspettavano.

Non lo sapevano ma stavano per compiere una delle più grandi scoperte archeologiche dell'ultimo secolo...

Una scoperta che ha a che fare con l'origine della nostra religione.

Sacra per tre religioni ma da sempre al centro di scontri e conflitti, Gerusalemme è la capitale dell'antico regno di Israele.

Sulla spianata delle moschee sorgeva una volta il Tempio di Salomone, mentre sotto la cupola dorata è venerata la Roccia da cui Maometto ascese al cielo.

E qui, secondo il Nuovo Testamento, Gesù Cristo morì e risorse.

Eventi che portarono alla nascita di una religione e di un modo di pensare che avranno importanza decisiva nei successivi duemila anni di storia.

Ma cosa sappiamo storicamente del periodo in cui Gesù visse e sui testi che ci hanno tramandato questi avvenimenti così fondamentali?

Alla V fermata della Via Crucis, Simone il Cireneo aiutò Gesù a portare la croce.

Ma cosa sappiamo realmente della storia di quegli anni?

Nel 1947, a pochi chilometri da qui, una possibile risposta a questo interrogativo sembrò capitare per puro caso nelle mani di un semplice pastore: parliamo dei Rotoli di Qumran.

I rotoli di Qumran sono pergamene scritte in aramaico, greco ed ebraico.

La loro datazione le colloca tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.

Con ogni probabilità questi scritti di ambiente giudaico sono la migliore fonte che abbiamo per conoscere la Palestina ai tempi di Gesù.

Mohammed el-Hamed detto "il Lupo", fu l'autore della sensazionale scoperta che avvenne in una vallata rocciosa e inospitale nei pressi del Mar Morto, in una Terra che allora apparteneva alla Palestina sotto mandato britannico.

Il giovane beduino, insieme ad altri amici, giocava a lanciare delle pietre all'interno di alcune grotte.

Improvvisamente udì un rumore sordo, come di un vaso rotto. Il giorno dopo Mohammed il Lupo trovò il coraggio di inoltrarsi nella grotta e lì trovò decine di giare, alcune intere, altre spezzate.

Contenevano rotoli scritti in lingue antiche, parole che lui non poteva comprendere….

Nel 1948 fu annunciato al mondo l'eccezionale ritrovamento che suscitò immediata curiosità.

Nello stesso anno però scoppiò la prima guerra arabo-israeliana.

Ma tutto ciò non impedì ai ricercatori di accorrere a Qmran.

In tutto furono scoperte 11 grotte, l'ultima nel 1956.

I frammenti rinvenuti furono circa 15mila appartenenti a 800-850 manoscritti.

Le autorità giordane che avevano appena guadagnato il controllo del territorio, costituirono un team di studiosi di varia nazionalità che monopolizzò lo studio dei Rotoli.

Durante tutti gli anni '50 le migliaia di frammenti vennero ricongiunti, identificati e infine tradotti.

Ma fino agli inizi degli anni novanta solo il 20% dei testi di Qmran era stato reso pubblico.

Poi, nel 1967, Qmran e le terre circostanti cambiarono nuovamente di mano. Il controllo della Cisgiordania passò ad Israele e con esso anche l'intera collezione dei rotoli.

Scoppiarono diverse incomprensioni tra le autorità israeliane e alcuni membri del comitato di ricerca, la cui direzione venne interamente sostituita.

I pur numerosi conflitti di queste terre non potevano bastare però a spiegare decenni di ritardo.

Il primo a muoversi fu lo studioso americano Robert Eisenman che nel 1992 pubblicò un'analisi degli ancora inediti scritti di Qmran che suscitò aspre polemiche.

I giornalisti Baigent e Leight accusarono invece apertamente il Vaticano di voler insabbiare scottanti verità.

Nel Codice da Vinci di Dan Brown, Sir Leigh Teabing, uno dei protagonisti del romanzo, esperto di Graal e miti antichi, espone la sua personale e singolare interpretazione sui rotoli di Qmran:

"fortunatamente per gli storici, alcuni dei Vangeli che la chiesa cercò di cancellare riuscirono a sopravvivere come i rotoli del Mar Morto che furono trovati in una caverna nei pressi di Qmran".

Teabing accenna dunque a connessioni tra gli autori dei rotoli e i primi cristiani.

Addirittura interi Vangeli apocrifi con diverse interpretazioni della figura di Cristo.

Ma cosa c'è di vero in tutto ciò?

Oggi, finalmente, la quasi totalità dei frammenti sono stati pubblicati o sono comunque visitabili dagli studiosi.

Cosa dicono dunque i manoscritti dei rotoli?

Secondo la catalogazione ufficiale i rotoli si possono suddividere in tre grandi categorie.

Prima Categoria, testi biblici: a Qmran erano presenti almeno 100 copie della Bibbia.

Sono stati rinvenuti quasi tutti i libri del Vecchio Testamento, manca solo quello di Esther.

Seconda Categoria, testi apocrifi: versioni del Vecchio Testamento non incluse nella Bibbia attuale.

Terza Categoria, testi comunitari: le regole e i riti di una comunità, commenti alla bibbia ma anche inquietanti Testi Apocalittici, Testi che annuncerebbero la Fine del Mondo.

Gli uomini che abitavano quelle valli erano uomini colti, che amavano scrivere di molti argomenti e che consideravano i loro testi così preziosi da conservarli e nasconderli.

Ma chi erano questi uomini?

Un aiuto ci può venire dalla terza categoria.

Si tratta indubbiamente di testi ispirati alla cosiddetta apocalittica ebraica.

L'attenzione degli archeologi si concentrò tra le rovine di Qumran.

Fino al 1948 erano sempre state identificate con una fortezza romana.

Ma la scoperta dei rotoli cambiò tutto.

Per il francese Roland de Vaux, un padre dominicano e primo direttore del comitato scientifico per lo studio dei manoscritti, le strutture di questo villaggio erano indubbiamente di tipo comunitario: una conferma quindi della pista essena.

De Vaux riconosceva infatti nella planimetria di queste mura le vasche per le abluzioni purificatrici a cui gli esseni si sottoponevano e le stanze per le riunioni di gruppo.

Infine lo storico romano Plinio, nei suoi scritti, parlò proprio di una piccola città di Esseni che avrebbero abitato proprio il deserto vicino al Mar Morto.

Ma perché nascondere i rotoli?

Nell'anno 66 d.C., gli ebrei zeloti si ribellarono a Roma.

Forse i profeti Esseni videro in questa insurrezione il presagio dell'imminente apocalisse, l'avvento del Messia che avrebbe punito i malvagi Romani e salvato i giusti.

Ma le cose non andarono così: Roma mobilitò addirittura cinque legioni contro i ribelli e veramente solo un miracolo avrebbe potuti salvare i ribelli.

L'intervento divino non si manifestò e nel 70 d.C. i romani riconquistarono Gerusalemme e rasero definitivamente al suolo il sacro tempio di Erode.

E' probabile quindi che gli esseni abbiano voluto nascondere i loro testi per salvarli dall'arrivo delle legioni romane.

Il tempio di Salomone avrebbe custodito leggendarie ricchezze.

E uno dei ritrovamenti più curiosi è proprio una sorta di mappa del tesoro che indicherebbe il luogo dove sono nascoste le reliquie.

Il documento 3Q15, dei rotoli, a differenza degli altri, è scritto su rame.

Un accorgimento particolare, forse pensato per conservare informazioni vitali?

Nelle grotte di Qumran giunse 40 anni più tardi rispetto agli altri e su di esso sono indicati i nomi di 64 siti in cui sarebbero nascosti altrettanti tesori.

Il punto è che molti dei nomi indicati sulla mappa si sono persi nel tempo e ora nessuno è più in grado di orientarsi sulla mappa.

Esiste però un'eccezione: il rotolo di rame nomina il mausoleo di Av Solom che si trova qui alle pendici del monte degli ulivi:

"otto talenti di argento possono essere trovati scavando sotto il lato occidentale del Mausoleo di Av Solom. Diciasette talenti sono nascosti sotto il bacino d'acqua alla base dei bagni. Oro e cesti di offerte sono in questa vasca ai suoi quattro angoli".

Proprio nel lato occidentale del mausoleo hanno scavato in molti, senza trovare nulla.

Le cose sono due: o uno scherzo vecchio migliaia di anni oppure non si è scavato abbastanza.

I testi di Qmran rivelano o no un legame con le origini del cristianesimo?

Per rispondere a questa domando siamo giunti al Museo israeliano di Gerusalemme.

Qui sono esposti i rotoli.

Il primi due sono in ebraico e sono stati scritti poco prima dell'anno zero.

Ecco cosa dice il primo:

"Egli sarà chiamato il figlio di Dio; essi lo chiameranno figlio dell'altissimo. ... Il suo regno sarà un regno eterno ed egli sarà giusto in tutte le sue vie. ...".

Queste parole fanno certamente un certo effetto se le si confronta con l'annunciazione dell'angelo a Maria nel Vangelo di Luca:

"Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Frasi come questa fanno pensare ad uno stretto legame tra gli autori dei rotoli e i primi cristiani.

E' possibile che i primi abbiano anticipato alcuni concetti del cristianesimo?

Veniamo ora al cuore di questo museo: il libro di Isaia:

"il profeta Isaia [testo mancante] un rampollo uscirà dal tronco di Jesse [testo mancante] il rampollo di Davide. Essi entreranno in giudizio con il [testo mancante] ed il Principe della Comunità lo metterà a morte".

In questo frammento si parla evidentemente dell'avvento di un messia - il principe della Comunità - che mette a morte i suoi nemici, cioè i malvagi.

Concetto perfettamente in linea con la tradizione apocalittica ebraica.

Ma Eisenman ne fornì una traduzione diversa. E' tutto uguale tranne l'ultima frase:

"Ed essi metteranno il Principe della Comunità a morte".

In questa versione sono i malvagi a mettere a morte il messia.

Se la traduzione fosse corretta, si tratterebbe di una clamorosa anticipazione del martirio di Gesù.

Se Einsenman avesse ragione, ciò potrebbe quindi significare che quanto scritto nel Nuovo Testamento è una copia di quanto già si tramandava da tempo nei circoli esseni.

Bisogna rivedere la Storia del Cristianesimo?

Quale delle due interpretazioni è più esatta?

Da un punto di vista linguistico entrambe le traduzioni sono possibili.

Ma c'é da aggiungere una cosa, il frammento in questione, sembra proprio il passo del libro di Isaia in cui si parla del Messia che metterà a morte i malvagi.

E' più facile pensare a una riproposizione del Vecchio Testamento che ad un'anticipazione profetica del Nuovo Testamento.

Infine l'ultimo frammento: quest'ultimo sembra sia stato scritto nei primi anni dell'era cristiana. Sicuramente non dopo il 70 d.C.

Vi ricordate le tesi proposta dal Codice da Vinci riguardo alla presenza di vangeli apocrifi tra i rotoli?

Per ora abbiamo visto che i testi di Qmran erano tutti di ambiente ebraico.

Di testi cristiani neanche l'ombra, ma c'è una possibile eccezione...

Nel 1972 il papirologo gesuita Jose O' Callaghan annunciò di aver trovato tra i frammenti la citazione di un passo del Vangelo.

Non un testo apocrifo ma un brano ufficiale del vangelo di Marco.

Questo frammento è il numero 7Q5:

"…non avevano capito riguardo ai pani, ma era il loro cuore accecato. Ed avendo attraversato, giunsero a Genezaret ed approdarono".

In realtà la condizione estremamente frammentaria di questo pezzo di papiro rende impossibile darne una traduzione univoca e sicura.

Il frammento contiene circa 20 lettere di cui solo 11 sono sicure.

Se anche fosse veramente il Vangelo di Marco il frammento è stato trovato nella settima grotta di Qmran: una grotta particolare che conteneva solo 19 frammenti, scritti in greco, e che secondo diversi studiosi potrebbero essere gli unici rotoli nascosti in epoche successive alla distruzione del Tempio, nel 70 d.C.

Quasi tutti i frammenti sono oggi stati pubblicati.

Proviamo a fare il punto della situazione.

I rotoli furono nascosti dalle persone che abitavano a Qmran.

E’ molto probabile che gli abitanti di Qmran fossero i cosiddetti esseni.

I rotoli non contengono quasi sicuramente materiale cristiano, tanto meno fantomatici vangeli apocrifi. Rimane un'ultima domanda: Gesù era un esseno?

Proprio sul Mar Morto, forse, Giovanni Battista praticava i suoi primi battesimi.

Alcuni riti – come appunto le abluzioni - venivano praticati dagli esseni e sono stati ripresi dai primi Cristiani ma tutto ciò non basta di certo a sostenere che l'avvento di Gesù potesse essere stato profetizzato da questa setta antica e misteriosa.

In questa storia, scritta su pergamene vecchie di duemila anni, l'unica cosa importante sono le parole.

Parole che raccontano le radici della nostra civiltà e della nostra religione.

Tutto il resto – le fantasie dei romanzieri, le illazioni di chi vuole vedere misteri ovunque - sono solo polvere.

Polvere portata via dal Vento della Storia….

http://www.rosacroceoggi.org/pagine.esotertiche/rotoli.mar.morto.htm
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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 19:58

L'ingresso degli zeloti nel movimento esseno


Ora, moltissimi studiosi di Qumran sono unanimi nel pensare che il cosiddetto quarto periodo dell'insediamento qumraniano avesse una caratterizzazione zelotica, ma alcuni autorevoli fra loro si spingono più avanti; per esempio C. Roth, il semitista inglese G. R. Driver e, più recentemente, anche l'americano R. Eisenman, sostengono con decisione che gli occupanti il sito di Qumran, nel periodo fra la morte di Erode e la guerra coi romani, devono essere riconosciuti proprio nei membri della setta zelota:


"C. Roth ha avanzato un'ipotesi secondo la quale la comunità che occupò Qumran dal 4 a.C. al 68 o al 72-73 d.C. sarebbe stata di zeloti. Roth suppone che Giuda il galileo si sia insediato in quel luogo, deserto dopo il terremoto del 31 a.C., durante i disordini seguiti alla morte di Erode il Grande. Dopo la morte di Giuda nel 6 d.C. Qumran continuò ad essere il quartier generale del movimento degli zeloti, e là i membri del movimento vissero in forma semimonastica; di là Menahem, il figlio sopravvissuto di Giuda, raggiunse Masada nel 66 d.C." (S.G.F. Brandon, Gesù e gli Zeloti, Rizzoli, 1983).


Insomma, seguendo questo indirizzo di pensiero, noi potremmo pensare che i famosi galilei, che sotto la guida di Giuda avevano saccheggiato gli arsenali di Sefforis, incoraggiati dai loro successi militari, si siano spinti in Giudea, dove, avendo contattato persone che condividevano i loro ideali, sarebbero entrati a Qumran, facendo diventare questo luogo un punto di riferimento per tutti coloro che erano animati da spirito patriottico e che intendevano militare concretamente nella lotta messianica. Naturalmente non sappiamo se si debba parlare:

1) della trasformazione totale di Qumran in una cittadella degli zeloti;
2) di un semplice ingresso di alcuni zeloti nella confraternita essena la quale, pertanto, avrebbe mantenuto il suo carattere monastico, pur coltivando in sé una forte componente interventistica;
3) solo di eventuali contatti fra esseni e zeloti, che condividevano alcune tematiche comuni ma che rimanevano distinti come movimenti.

Personalmente sono incline a credere che lo zelotismo avesse fortemente condizionato il sentire e l'agire della comunità qumraniana ma, per prudenza, preferisco privilegiare la seconda ipotesi, immaginando che gli esseni, sia per favorire il ripopolamento del sito, sia per una simpatia convinta anche se non pubblicamente espressa, nei confronti dei patrioti messianisti, avrebbero accolto nella confraternita elementi del movimento di Giuda. In tal modo gli zeloti avrebbero avuto la possibilità di stabilirsi in Giudea, in una solida base organizzata a soli trenta km da Gerusalemme, col vantaggio dalla copertura monastica, che li avrebbe protetti mascherando la loro identità di militanti armati agli occhi delle autorità. Insomma: attivisti mescolati e nascosti fra i monaci, in una cornice apparentemente pacifica. Direi che, sebbene non abbiamo dati sufficienti a certificare definitivamente una situazione di questo genere, la sua verosimiglianza è senz'altro notevole e la possiamo considerare un'ottima ipotesi di lavoro. Del resto, anche un passo dello scrittore latino Ippolito Romano ci sostiene in questa convinzione:


"...sono divisi [gli esseni, n.d.a.] fin dall'antichità e non seguono le pratiche nella stessa maniera, essendo ripartiti in quattro categorie. Alcuni spingono le regole fino all'estremo: si rifiutano di prendere in mano una moneta [non ebraica, n.d.a.] asserendo che non è lecito portare, guardare e fabbricare alcuna effigie; nessuno di costoro osa perciò entrare in una città per tema di attraversare una porta sormontata da statue, essendo sacrilego passare sotto le statue. Altri udendo qualcuno discorrere di Dio e delle sue leggi, si accertano se è incirconciso, attendono che sia solo e poi lo minacciano di morte se non si lascia circoncidere; qualora non acconsenta essi non lo risparmiano, lo assassinano: è appunto da questo che hanno preso il nome di zeloti, e da altri quello di sicari. Altri ancora si rifiutano di dare il nome di padrone a qualsiasi persona, eccetto che a Dio solo, anche se fossero minacciati di maltrattamenti e di morte" (Ippolito Romano, Refutatio IX, 26).


http://www.etanali.it/mar_morto/files/qumran.htm#2w0
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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 19:58

1° periodo (168 - 134 a.C.) [periodo asideo]


Ai fini del nostro studio della comunità Qumraniana dobbiamo segnalare il fatto che, al fianco dei rivoltosi maccabei, si forma un partito di sostenitori della lotta patriottico religiosa: gli Asidei (Hassidim). Si tratta di fedeli intransigenti della religione mosaica, che non intendono cedere a nessun prezzo alle imposizioni ellenizzanti del potere seleucida. Essi si ritirano nel deserto a sud-est di Gerusalemme e stabiliscono un loro quartier generale sulle rocce circostanti lo Wadi Qumran, iniziando a costruire alcuni edifici in muratura, oltre che strutture precarie come tende e capanne, sulle rovine di fortificazioni molto più antiche, che risalivano ai secoli VIII e VII a.C.

Definiremo 1° Periodo di Qumran questo momento della storia degli insediamenti (dal 168 al 134 a.C.). Esso corrisponde con una certa probabilità al periodo in cui compaiono le prime redazioni del manoscritto noto come Regola della Comunità, e quindi al momento in cui la confraternita prende coscienza di sé e si considera come l'espressione più pura della spiritualità israelita. Un tema fondamentale, espresso anche nel manoscritto della Regola, è proprio l'attesa di due Messia distinti: uno detto di Aronne, che rappresenta la figura sacerdotale e che dovrà assumere il ruolo di Sommo Sacerdote nella nuova Israele restaurata; l'altro detto di Israele, che rappresenta la figura politica, colui che dovrà liberare il paese dagli stranieri e quindi assumere la carica regale. Pertanto la comunità assume il compito di conservare la sapienza di Israele, difendendola dalle influenze pagane, e si prepara all'idea del riscatto, ovverosia di una vittoria militare contro le potenze dominatrici straniere; è questo l'ideale messianico che in futuro darà tanto filo da torcere ai romani, nel primo secolo d.C.

In un primo tempo l'adesione degli asidei alla lotta degli asmonei è totale, ma in seguito lo sviluppo degli eventi porterà al sorgere di gravi divergenze. Infatti, alla morte di Giuda Maccabeo, l'eredità rivoluzionaria passa al fratello Gionata il quale, da una posizione di scontro frontale col potere seleucida, passa ad atteggiamenti di compromesso. Egli approfitta delle rivalità sorte, all'interno della corte seleucida, fra Demetrio I e Alessandro Bala e, nel 152 a.C. si fa concedere da quest'ultimo il titolo di sommo sacerdote, accumulando nella propria persona la carica sacerdotale e quella governativa. L'unione dei due ruoli appare sacrilega al partito degli hassidim e questo è l'inizio di una spaccatura fra i maccabei e gli asidei, poiché questi ultimi non tollerano l'ammorbidimento della politica asmonea.

Nel 142 a.C. a Gionata succede il fratello Simone, che continua a conservare entrambi i ruoli unificati, poi nel 135, quando Simone viene assassinato dagli stessi seleucidi, l'eredità passa al figlio Giovanni Ircano, anch'egli rappresentante di quella politica asmonea che si era molto allontanata dalla primitiva intransigenza patriottico-religiosa del nonno Mattatia. Giovanni si comporta come un autentico re e sacerdote.



2° periodo (134 - 31 a.C.) [periodo classico]


A questo punto gli hassidim prendono definitive e irrimediabili distanze dal partito degli asmonei. È un momento importante anche nella evoluzione dell'insediamento qumraniano e potremmo definire 2° Periodo di Qumran l'epoca che va dal 134 al 31 a.C. circa. Si tratta del periodo "classico" del movimento in cui, probabilmente, si afferma quella terminologia che tende a chiamare Damasco la comunità e terra di Damasco la sua collocazione territoriale, con riferimento a certi passi biblici che parlano dei puri di Israele esuli in terra di Damasco. Questi hassidim (termine da cui, forse, deriva la denominazione esseni) si considerano infatti come la parte pura di Israele, in esilio provvisorio nell'attesa del tempo della ricostruzione. È questa l'epoca della costruzione delle principali strutture edilizie in muratura, compresi gli acquedotti e le numerose cisterne che dovevano servire sia per i fabbisogni della comunità, sia per l'esercizio cultuale dei riti di abluzione, di cui oggi possiamo ammirare i resti visitando gli scavi di Khirbet Qumran (sale di riunione, refettori, cucine, scriptoria, vasche). È anche l'epoca in cui compaiono le prime redazioni del Documento di Damasco e, probabilmente, della Regola dell'Assemblea. Così scrive lo studioso italiano L. Moraldi, relativamente a questo secondo periodo di Qumran: "Il movimento acquista molte simpatie, i torbidi sociali, politici e religiosi lo favoriscono e la regione di Qumran non solo vede aumentare la sua popolazione, ma anche la sua sistemazione e organizzazione materiale. In particolare, giovò al movimento la lotta di Giovanni Ircano I contro i farisei; è verosimilmente in questo periodo che la comunità accentua certi aspetti farisaici e si vedono sorgere vari gruppi esseni che, condividendo in pieno le idee fondamentali del primo movimento, se ne discostano per certi aspetti piuttosto secondari, come il matrimonio, la vita nel deserto, la disciplina più libera, una minore accentuazione comunitaria, maggiore ascetismo. Così sorge forse la comunità pilota e l'una o l'altra forma del Documento di Damasco..." (L. Moraldi, I Manoscritti di Qumran, UTET, pag. 108).

È da segnalare, come evento di primaria importanza in questo periodo della storia qumraniana, un terribile terremoto, nel 31 a.C., che provoca grande disastro nell'insediamento, con molte vittime e serio danneggiamento delle strutture edilizie. Questo fatto compromette la vita comunitaria e porta all'abbandono del sito.



3° periodo (31 - 4 a.C.) [periodo erodiano]


Abbiamo quindi un momento oscuro, che suscita dibattito negli studiosi di Qumran, in cui non è perfettamente chiara la sorte dell'insediamento, né l'identità e la quantità dei suoi occupanti. Possiamo chiamare 3° Periodo di Qumran tutto l'intervallo fra il 31 a.C e il 4 a.C. che coincide quasi perfettamente con la durata del regno di Erode il Grande. È il periodo in cui, forse, sono stati prodotti i manoscritti del Commento a Isaia, delle Benedizioni, dei Commenti ai Salmi. Lo storico Giuseppe Flavio, nella sua opera Antichità Giudaiche (XV, 371-378), ci parla della benevolenza di Erode nei confronti degli esseni; per questo motivo ci rimane difficile credere che la comunità, in questo momento, abbia un carattere così apertamente messianico, come nel periodo precedente. Si direbbe piuttosto che abbia assunto una connotazione più monastica, dedicandosi alla preghiera, allo studio dei libri sacri, allo sviluppo delle pratiche terapeutiche.



4° periodo (4 a.C. - 68/69 d.C.) [periodo zelotico]


Erode il Grande muore nel 4 a.C. e, in parallelo con questo fatto, si risvegliano nuove tendenze rivoluzionarie, soprattutto nel nord della Palestina, ispirate all'ardore dei primi maccabei e all'intransigenza politico-religiosa degli asidei: "alla fine del regno di Erode il Grande la Palestina è pervasa da un'ondata antiromana diffusa soprattutto fra i giovani e cioè tra le nuove reclute essene" (L. Moraldi, op. cit., pag. 108). Possiamo chiamare 4° Periodo di Qumran tutto l'intervallo fra la morte di Erode e gli eventi della sanguinosa guerra coi romani, ovverosia fra il 4 a.C. e il 68/69 d.C., quando l'insediamento viene distrutto dalle legioni di Vespasiano, i membri della comunità sono cacciati dal luogo e parzialmente sterminati.

All'inizio di questo periodo il sito di Qumran si ripopola di uomini animati da un rinnovato spirito rivoluzionario; alcune delle strutture danneggiate dal terremoto vengono restaurate, anche se non tutte. Adesso la comunità è caratterizzata da una decisa tensione messianica e apocalittica, cioè dalla sensazione dell'imminenza dei tempi promessi da Yahweh per la ricostruzione del suo regno. Qualcuno già individua le figure dei messia attesi in alcune persone fisiche reali. Molti vogliono passare dalle speranze e dalle attese alle azioni concrete. È questa l'epoca in cui vengono redatti il Rotolo di Rame, la Regola della Guerra, il Commentario ad Abacuc. Con riferimento a questo periodo possiamo dire che si attenua la differenziazione fra le denominazioni esseni, zeloti, e sicari, infatti tutti i movimenti di ispirazione messianica acquistano una caratterizzazione più o meno interventistica, nel senso della lotta politico-religiosa e ha senso utilizzare una terminologia mista, come esseno-zeloti.



5° periodo (68/69 d.C. - 73) [periodo romano]


In seguito alla cacciata di questi esseno-zeloti i romani insediano a Qumran un piccolo contingente, utilizzando il sito come base. Possiamo chiamare 5° Periodo di Qumran l'intervallo di occupazione romana, fra il 68/69 d.C e il 73. Nel frattempo il grosso dell'esercito romano è impegnato una cinquantina di km più a sud, nell'assedio di Masada, dove si sono asserragliati alcuni superstiti della lotta messianica, sotto la guida di Eleazar ben Jair. Dopo il 73, ovverosia dopo l'espugnazione di Masada e il suicidio di massa dei suoi occupanti, i romani abbandonano Qumran, le cui rovine rimangono solitarie per alcuni decenni.



6° periodo (132 d.C. - 135) [periodo di Simon bar Kokba]


L'ultimo momento che elenchiamo in questo lavoro è il 6° Periodo di Qumran, ovverosia il breve intervallo fra il 132 e il 135 d.C., in cui gli eredi della lotta esseno-zelotica, sotto la guida di Simon bar Kokba, utilizzano il sito come base, prima di essere completamente sconfitti dai romani. Le uniche loro tracce rimaste nel sito sono alcune monete.

D'ora in poi Khirbet Qumran sarà veramente gettata in un lungo abbandono, mentre i manoscritti qumraniani, custoditi nelle giare all'interno delle grotte, attenderanno il 1947 per rivedere la luce, dopo ben diciotto secoli!

Il movimento zelota


Adesso concentreremo la nostra attenzione sul 4° periodo di Qumran (4 a.C. - 68 d.C.), quello che va dalla morte di Erode il Grande alla devastazione dell'insediamento da parte dei romani nel corso della guerra degli anni 66-70. E' il periodo che abbiamo definito zelotico, perché caratterizzato da una forte escalation della tensione messianica. Ricordiamo innanzitutto che, nel periodo precedente, il sito era stato scarsamente abitato, infatti l'organizzazione sociale della comunità aveva subito un grave colpo con il terremoto del 31 a.C., ed anche con l'incendio di cui non è chiaro se sia stato simultaneo o anteriore o posteriore al terremoto. Probabilmente a seguito di questi disastri il luogo è stato parzialmente abbandonato e la comunità, fra il 31 a.C. e il 4 a.C., ha vissuto una fase di confusione.

La morte di Erode il Grande è stato un evento di grande importanza, il suo regno duraturo (ben 33 anni) e, certamente, il suo potere esteso a tutta la Palestina, nonché la sua indubbia genialità nel governare e nel saper mediare fra le diverse componenti sociali e politiche, hanno prodotto un periodo di tranquillità relativa; anche se ciò non significa che sotto la quiete apparente non maturassero tensioni pronte ad esplodere. Queste infatti si sono manifestate subito, in conseguenza della sua scomparsa, come atti violenti di ribellione, specialmente nella parte settentrionale del paese. Qui si fece presente un certo Giuda, figlio di quell'Ezechia, il rabbi della città di Gamala, nel Golan, che era stato ucciso dallo stesso Erode molti anni prima. E' ovvio che la famiglia di Ezechia aveva conservato un odio feroce nei confronti della famiglia Erodiana e che aveva maturato col tempo propositi di vendetta.


"A Sepphoris, nella Galilea, Giuda, figlio del capobrigante Ezechia, che un tempo aveva infestato quel paese ed era stato catturato dal re Erode, avendo raccolto una banda non piccola fece irruzione negli arsenali regi e, riforniti di armi i suoi, attaccava gli altri che aspiravano al potere..." (G. Flavio, Guerra Giudaica, II,4)


"C'era anche un certo Giuda, figlio di quell'Ezechia che era stato capo dei ribelli; il quale Ezechia era un uomo molto forte, ed era stato catturato da Erode con grande difficoltà. Questo Giuda, avendo riunito insieme una moltitudine di esaltati nei pressi di Sefforis, in Galilea, fece laggiù un assalto all'arsenale e sottrasse tutte le armi che ivi si trovavano, e con esse armò tutti quelli che erano con lui, e prese anche tutto il denaro che era stato lasciato in quel luogo; e divenne un capo terribile, tiranneggiando su tutti quelli che gli erano vicino; e tutto ciò in modo da farsi sempre più potente, per un desiderio ambizioso della dignità regale; e sperava di raggiungere questo obiettivo come premio non delle sue qualità virtuose nel combattimento ma della sua originalità nel commettere nefandezze" (G. Flavio, Antichità Giudaiche X, 5)


Questi improvvisi e clamorosi successi della lotta antiromana, nel nord del paese, suscitarono grande risonanza nelle autorità al potere in Giudea, e furono sufficienti a produrre l'associazione del nome di Giuda con l'aggettivo "galileo"; anzi, tutti i membri della sua pericolosa setta da allora in poi furono comunemente indicati con l'espressione "i galilei". Ciò si verificò non perché Giuda fosse galileo di provenienza (non lo era affatto, essendo nato e vissuto a Gamala, nel Golan) ma in quanto il teatro delle sue prime operazioni di lotta fu la Galilea. Oggi sappiamo che i termini romani galilaei, latrones, sicarii, sono sinonimi dei termini greci zelotes, lestes, e dei termini ebraici qannaim, barjonim, tutti riferiti ai partigiani e ai terroristi messianisti.

Giuda è considerato da Giuseppe Flavio come il fondatore del movimento degli zeloti, detto "quarta setta filosofica", dopo quello dei sadducei, dei farisei e degli esseni. Egli era un intransigente difensore della ortodossia religiosa ebraica che non tollerava la presenza dei dominatori pagani e nemmeno l'atteggiamento di connivenza opportunistica con gli stranieri, mostrato da alcune componenti della società giudaica. Egli riprendeva le tematiche estremistiche che furono caratteristiche dei primi maccabei (di Mattatia per intendersi), e trasformò le attese messianiche e le tensioni religiose già proprie dei movimenti hassidici in una militanza concreta di lotta armata antiromana. Per lui non era più il tempo di aspettare e di preparare, il momento della promessa di Yahweh era giunto e la parte sana della società giudaica era chiamata a insorgere. Una delle caratteristiche principali della sua politica era l'incitamento del popolo all'obiezione fiscale, ritenuta non solo un diritto civile, ma un dovere sacro nei confronti di Yahweh, in quanto l'accettazione di un sovrano straniero e pagano avrebbe costituito un'offesa contro l'unico e vero Signore di Israele:


"...aveva rimproverato ai giudei di riconoscere la signoria dei romani quando già avevano Dio come signore" (Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica II, 17).


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MessaggioTitolo: Re: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 19:57

I precedenti.

Nella prima metà del secondo secolo a.C. la Palestina si trova sotto il potere della dinastia ellenistica dei seleucidi. Uno dei sovrani seleucidi, Antioco IV (175-164 a.C.) si mostra estremamente duro nei confronti dei giudei, avendo intenzione di ellenizzare la Palestina e tutto il suo popolo. Così scrive di lui lo storico francese F. Castel: "Egli vuole che tutte le genti del suo regno formino un popolo solo; tutte le usanze particolari devono scomparire. Perciò ritira ai giudei tutti i diritti accordati loro da Antioco III e in più fa cessare i sacrifici nel tempio e proibisce le pratiche del sabato. Proibita la circoncisione e i libri santi: ogni contravventore sarà messo a morte. In cambio fa erigere dei templi alle divinità greche e, il 6 dicembre 176 a.C., fa innalzare un altare pagano al posto dell'altare dei profumi, nel cuore del tempio di Gerusalemme, dedicato ora a Giove Olimpo (2Mac 6,2; Dn 11,31). È "l'abominio della desolazione". Del resto, per Antioco IV si tratta di identificare Giove e Jahvè, come aveva tentato di fare tutta una corrente che credeva possibile unificare le religioni. Però Antioco IV, pur intendendo giungere ad un universalismo religioso, si avvale della repressione e del massacro. I giudei ortodossi ne rimarranno definitivamente segnati; essi non avranno altro che diffidenza verso i pagani. Le correnti sincretiste o forse liberali saranno discreditate a lungo. La stessa sorte è riservata al tempio samaritano che viene dedicato a Giove Ospitale. Tutti i palestinesi, giudei e non giudei, ricevono l'ordine di sacrificare alle divinità greche" (F. Castel, Storia di Israele e di Giuda, Ed. Paoline, 1987).

La conseguenza di questa pesante politica di Antioco IV è quella di suscitare, in una parte del popolo ebraico, un atteggiamento di strenua resistenza. Ovviamente non mancano coloro che assumono atteggiamenti di opportunistica connivenza col potere dominante, né coloro che si adattano a malincuore per timore della dura repressione, ma l'opposizione è energica e quantitativamente significativa. Essa è rappresentata sostanzialmente dai componenti di una famiglia (dinastia degli asmonei), passata alla storia col soprannome di Maccabei (dal termine ebraico che significa martello). Infatti un certo Mattatia e i suoi figli fanno propria la causa della difesa dei diritti del popolo di Israele. Mattatia si rifugia nel deserto, fra le montagne di Giuda e nel 167 a.C. suscita una rivolta armata. Egli viene ucciso nel 166 e l'eredità della sua lotta passa nelle mani di suo figlio Giuda, il quale, in un primo tempo ottiene importanti vittorie militari contro le truppe di Antioco IV.
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MessaggioTitolo: Manoscritti del Mar Morto   Sab 12 Dic 2009, 19:56

Manoscritti del Mar Morto

AL MENU' PRINCIPALE

Cristo e Qumran
la chiave di un rapporto controverso
di David Donnini



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Sommario:



Premesse storiche

Il movimento zelota

L'ingresso degli zeloti nel movimento esseno

Gli zeloti si spostano dalla Galilea alla Giudea

Convergenze fra zeloti, qumraniani e cristiani-ebrei

Il rapporto fra Cristo e gli esseni

Il complotto messianico

Paolo e il complotto antimessianico

Cristiani-ebrei, nazorei ed ebioniti

Apostoli, fratelli e zeloti

Genialità della sintesi paolina

Eredità essena ed eredità paolina a confronto

Le obiezioni dei cattolici

Conclusioni





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Premesse storiche



Dobbiamo iniziare con una rapida panoramica storica riguardante le tappe evolutive della setta del Mar Morto. Tale sintesi prevede una suddivisione nei seguenti periodi:


I precedenti storici

1° periodo (168 - 134 a.C.) [periodo asideo]

2° periodo (134 - 31 a.C.) [periodo classico]

3° periodo (31 - 4 a.C.) [periodo erodiano]

4° periodo (4 a.C. - 68/69 d.C.) [periodo zelotico]

5° periodo (68/69 d.C. - 73) [periodo romano]

6° periodo (132 d.C. - 135) [periodo di Simon bar Kokba]

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