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 Orologio dell'apocalisse

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Ven 15 Gen 2010, 15:37

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Ven 15 Gen 2010, 15:31

Clima: l’Orologio dell'apocalisse mette indietro le lancette, 13:48


Il celebre Doomsday Clock si allontana di un minuto dalla mezzanotte, per via di quelli che gli scienziati ritengono esser sviluppi promettenti sui cambiamenti climatici.


(Rinnovabili.it) – Per chi non lo conoscesse il Doomsday Clock, o in italiano Orologio dell'apocalisse, è un simbolico quadrante creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago nel 1947 per indicare quanto manchi alla mezzanotte del “giorno del giudizio”. Nato durante la guerra fredda, l’orologio simboleggia la possibilità di un olocausto nucleare e negli anni trascorsi, a seconda dello stato delle politiche mondiali, le lancette sono state spostate avanti o indietro per indicare un miglioramento o un peggioramento della situazione internazionale e di conseguenza una minore o maggiore probabilità di un conflitto atomico.
Nel 2007, tuttavia, un’altra ‘spada di Damocle’ per l’umanità è stata inserita nella valutazione; i cambiamenti climatici e i loro disastrosi effetti sono, infatti, stati inseriti a pieno diritto fra le motivazioni. Ad oggi l’orario segnato è quello delle 23 e 54, un minuto indietro rispetto all’ultima valutazione, ossia quella del 2007, anno in cui la Corea del Nord aveva iniziato ad effettuare test nucleari.
Le lancette sono state riposizionate perché il gruppo di scienziati ritiene siano stati compiuti sforzi tangibili dai leader politici mondiali per ridurre gli arsenali nucleari dei loro paesi e collaborare sulla stabilizzazione del clima. “Il riscaldamento globale è divenuto una minaccia maggiore rispetto ad una guerra nucleare”, ha dichiarato Lowell Sachnoff membro del Consiglio del Bullettin ed è dunque più che positivo il minuto guadagnato dal Doomsday Clock. Forse l’Apocalisse può attendere.

http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_clima-lorologio-dellapocalisse-mette-indietro-le-lancette-402396.html
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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Dom 03 Gen 2010, 19:24



The Doomsday Clock from the Bulletin of Atomic Scientists Site



Doomsday Chart comparing various stressors.
This is a chart showing the relationships between outdoor air pollution, water pollution, malnourished people, A-bombs and the Doomsday Clock. It is very generalized but it is a point of departure from which a conversation can begin. The A-bombs start from a common level as a generalized comparison of the harm that they are capable of doing compared to air, water and famine on a world wide level. The countries possess nuclear stockpiles charted above are from date of first bomb to total destructiveness US, USSR, GB, FR, Ch, In, Is, Pk. The chart is based on the Probaway – Disaster Scale. At their top they are based on a Hiroshima level bomb and then multiplied by the number of bombs that the various countries obtained after that starting date to give an additive quantity of destructiveness. The USA and the USSR got into a suicidal contest and brought their number of weapons up to the point of total annihilation of humanity. So far the other countries have been more restrained seeking only deterrence or limited by resources.
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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:15

Orologio dell'Apocalisse


Dopo che anche l'Unione Sovietica ebbe sviluppato armamenti nucleari, la preoccupazione per la distruzione del mondo divenne un grande timore per gli scienziati che scrivevano sul Bulletin. Del resto, il concretizzarsi della possibilità di una devastazione atomica era un tema molto popolare, e di conseguenza la rivista creò un'icona del pericolo nucleare conosciuta come l'Orologio dell'Apocalisse [15]. L' 'Orologio', con pallottole che segnano i numeri, ha da allora ornato la copertina della rivista in molte occasioni. La vicinanza della lancetta dei minuti alla mezzanotte è stato il mezzo con cui i collaboratori del Bulletin hanno previsto il potenziale della guerra nucleare. Al suo apparire, nel 1947, segnava 7 minuti alla mezzanotte. Nel 1953 era a due minuti, mentre i sovietici continuavano a testare un ordigno nucleare dopo l'altro [16]. L'avvicinarsi dell'orologio alla mezzanotte durante gli anni cinquanta testimonia della preoccupazione dei collaboratori della rivista per l'Unione Sovietica e la corsa agli armamenti. Gli allarmi del Bulletin continuarono durante gli anni cinquanta e sessanta, e il loro contenuto slittò progressivamente dai pericoli della guerra atomica alla necessità del disarmo. Nella sua storia, l'Orologio dell'Apocalisse si è di volta in volta avvicinato o allontanato dalla mezzanotte in funzione dello stato del mondo [17]. Alla data del 17 gennaio 2007, segna cinque minuti alla mezzanotte, a causa "del pericolo rappresentato da 27.000 armi atomiche, 2.000 delle quali pronte ad essere lanciate in pochi minuti, e della distruzione degli habitat umani provocata del cambiamento climatico".

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:14

Bulletin of the Atomic Scientists


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Vai a: Navigazione, cerca

Il Bulletin of the Atomic Scientists è una rivista non tecnica che tratta di temi legati alla sicurezza globale e alla politica pubblica, in particolar modo in relazione ai pericoli posti dalle armi nucleari e da altre armi di distruzione di massa. È stato pubblicato ininterrottamente, con il nome di Bulletin of the Atomic Scientists of Chicago, dal 1945, anno in cui venne fondato dagli ex-fisici del Progetto Manhattan dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Lo scopo principale del Bulletin è informare il pubblico sui dibattiti delle politiche nucleari, sostenendo al contempo il controllo internazionale dell'energia nucleare.
Uno dei motivi più importanti che hanno portato alla creazione del Bulletin è stato l'enorme interesse pubblico riguardo l'energia atomica durante l'alba dell'era atomica. Nel 1945 l'interesse pubblico sulla guerra e le armi atomiche portò i partecipanti al Bulletin a cercare di informare coloro interessati sui pericoli e sulla distruzione che una guerra atomica poteva creare.[1] Per descrivere il rischio particolare posto dalle armi nucleari, il Bulletin inventò l'Orologio dell'apocalisse nel 1947. La posizione originale era di sette minuti alla mezzanotte. La lancetta dei minuti dell'Orologio si mosse verso mezzanotte per la prima volta in risposta agli eventi accaduti nel mondo nel 1949, in seguito al test nucleare sovietico. L'Orologio viene oggi riconosciuto come un simbolo universale dell'era nucleare. Negli anni cinquanta, il Bulletin partecipò alla formazione del Pugwash, una conferenza annuale di scienziati in cui si discute di proliferazione nucleare, e, più in genere, del ruolo della scienza nella società moderna.

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:12

TRADUZIONE DALL INGLESE:

Doomsday Clock Panoramica


Panoramica


Il Doomsday Clock veicola l'umanità quanto vicino è quello di distruzione catastrofica - la mezzanotte figurativo - e controlla l'umanità potrebbe utilizzare mezzi di cancellare se stesso. In primo luogo, questi includono le armi nucleari, ma comprendono anche dei cambiamenti climatici tecnologie e nuovi sviluppi nelle scienze della vita che potrebbe infliggere un danno irrevocabile.
Nucleare


L'età nucleare, sorto nel 1940 quando gli scienziati hanno imparato a liberare l'energia immagazzinata all'interno dell'atomo. Immediatamente, hanno pensato di due potenziali usi - un'arma senza pari e una nuova fonte di energia. Gli Stati Uniti hanno costruito le prime bombe atomiche durante la Seconda Guerra Mondiale, che hanno usato su Hiroshima e Nagasaki nell'agosto 1945. Nel giro di due decenni, la Gran Bretagna, l'Unione Sovietica, la Cina e la Francia aveva anche stabilito i programmi di armi nucleari. Da allora, Israele, India, Pakistan e la Corea del Nord hanno costruito armi nucleari, come pure.
Per la maggior parte della Guerra Fredda, l'aperta ostilità tra gli Stati Uniti e Unione Sovietica, insieme con i loro enormi arsenali nucleari, ha definito la minaccia nucleare. L'arsenale degli Stati Uniti ha raggiunto circa 30.000 testate nella metà del 1960 e l'arsenale sovietico a 40.000 testate nel 1980, fa impallidire tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari. Lo scenario di un olocausto nucleare era semplice: le tensioni tra i vari due superpotenze nervosismo porterebbe a una vera e propria scambio nucleare. Oggi, la possibilità di uno scambio accidentale o involontaria nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia resta, con entrambi i paesi anacronisticamente mantenere più di 1.000 testate in massima allerta, pronto a lanciare entro decine di minuti, anche se un attacco deliberato da parte della Russia o del Regno Stati dall'altro sembra improbabile.
Purtroppo, però, in un mondo globalizzato, con porosi confini nazionali, delle comunicazioni rapide, e il commercio ampliato in tecnologie a duplice uso, il know-how e materiali di viaggio più ampiamente e facilmente rispetto a prima - aumentare la possibilità che i terroristi potrebbero ottenere tali materiali e crudamente costruire un ordigno nucleare di loro. Il materiale necessario per costruire una bomba pervadono il mondo - in parte a causa di programmi che vengono avviati dagli Stati Uniti e Unione Sovietica per la diffusione della tecnologia nucleare civile e reattori di ricerca durante la Guerra Fredda.
Come risultato, secondo la Panel internazionale sui materiali fissili, Ingenti quantitativi di uranio altamente arricchito, uno dei materiali necessari per una bomba, restano in più di 40 non in possesso di armi. Salva per l'Antartide, ogni continente contiene almeno un paese civile, con l'uranio altamente arricchito. Anche con il miglioramento del design del reattore nucleare e controlli internazionali forniti dalla International Atomic Energy Agency (IAEA), riguarda la proliferazione persistono, come i componenti e le infrastrutture per un programma nucleare civile può anche essere usato per costruire armi nucleari.
Gran parte del dibattito recente si concentra su Iran e il suo esercizio di una capacità nucleare civile, ma Mohammed ElBaradei, il direttore generale dell'AIEA, stima che altri 20 a 30 paesi di possedere le capacità, se non l'intenzione, di proseguire la bomba. Nel frattempo, l'originale in possesso di armi nucleari (in particolare, la Gran Bretagna, Francia, Russia e Stati Uniti) continuano a modernizzare i loro arsenali nucleari, con poco sforzo di abbandonare queste armi. Tutti che induce molti a credere che il mondo si sta imbarcando su una seconda età nucleare.
Cambiamenti climatici


Tecnologie dei combustibili fossili come il carbone che brucia impianti alimentati dalla rivoluzione industriale, portando la prosperità economica senza precedenti in molte parti del mondo. Ma nel 1950, gli scienziati hanno cominciato misura year-to-cambiamenti anno nella concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera che possa riferirsi a fossili-combustione del carburante, e cominciarono a vedere le implicazioni per la temperatura terrestre e per il cambiamento climatico.
Oggi, la concentrazione di anidride carbonica è superiore in qualsiasi momento nel corso degli ultimi 650.000 anni. Questi gas continenti caldi della terra e gli oceani agendo come una coperta gigante che tiene il calore del sole di lasciare l'atmosfera, scioglimento dei ghiacci e innescando una serie di cambiamenti ecologici che causano un aumento della temperatura globale. Anche se emissioni di anidride carbonica dovesse cessare immediatamente, i gas extra già aggiunto l'atmosfera che aleggia per secoli, avrebbe continuato ad aumentare il livello del mare e il cambiamento di altre caratteristiche della Terra per centinaia di anni.
Il gruppo più autorevoli scientifiche sulla questione, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC), suggerisce che il riscaldamento su ordine di 2-10 gradi Fahrenheit per i prossimi 100 anni è una possibilità concreta se il mondo industrializzato non ferma la sua abitudine di emissioni di biossido di carbonio. Effetti potrebbero comprendere vaste, cambiamenti drammatici. Un risultato drastica: a 3 - a 34-inch aumento del livello del mare, con conseguente maggiore erosione costiera, aumento delle inondazioni durante le tempeste, e, in alcune regioni come il delta del fiume Indo in Bangladesh e il delta del fiume Mississippi negli Stati Uniti, permanente inondazione. Questo innalzamento del livello marino interesserà le città costiere (New York, Miami, Shanghai, Londra), la maggior parte, convincenti importanti cambiamenti nei modelli di insediamento umano.
L'interno, l'IPCC prevede che un altro secolo di aumenti di temperatura potrebbe posto grave stress per le foreste, le regioni alpine, e di altri ecosistemi, minacciano la salute umana, come le zanzare e la malattia di altri portatori di insetti e roditori diffondere virus e batteri letali per grandi aree geografiche, e danno agricoli sforzi di riduzione delle precipitazioni negli alimenti molte aree di produzione, mentre allo stesso tempo, aumentando le inondazioni in altri - ognuno dei quali potrebbe contribuire a migrazioni di massa e le guerre per la terra coltivabile, acqua e altre risorse naturali.
Biosicurezza


Progressi della genetica e della biologia negli ultimi cinque decenni, hanno ispirato una serie di nuove possibilità - sia positive sia preoccupante.
Con una maggiore comprensione del materiale genetico e di come i sistemi fisiologici interagiscono, biologi può combattere meglio la malattia e migliorare complessivamente la salute umana. Gli scienziati hanno già cominciato a sviluppare vaccini ingegnerizzata per malattie comuni come la febbre dengue e alcune forme di epatite. Stanno utilizzando questi strumenti per lo sviluppo di altre soluzioni mediche innovative, comprese le cellule che sono state bioingegneria per servire come fisiologico "pacemaker". La mappatura del genoma umano completo nel 2001, permette per una comprensione sempre maggiore del funzionamento umano. Come conseguenza della Progetto Genoma Umano, Gli scienziati hanno già individuato più di 1.800 geni associati a malattie particolari.
Ma con i loro potenziali benefici, questi progressi tecnologici sollevano la possibilità che singoli individui o attori non statali potrebbe creare pericolose conosciute o agenti patogeni nuovi. Inoltre, i ricercatori con le migliori intenzioni potrebbe inavvertitamente creare nuovi agenti patogeni che potrebbero danneggiare gli esseri umani o di altre specie. Ad esempio, nel 2001, i ricercatori in Australia hanno dichiarato di aver involontariamente creato un nuovo ceppo virulento del virus mousepox durante il tentativo di modificare geneticamente un metodo più efficace controllo di roditore.
A differenza delle armi biologiche del secolo scorso, questi nuovi strumenti potrebbero creare una varietà infinita di minacce, da nuovi tipi di "non letali" agenti, ai virus che sterilizzare i loro ospiti, agli altri che paralizzanti interi sistemi all'interno di un organismo. L'ampia disponibilità di conoscenze e strumenti di bioingegneria, insieme con la facilità con cui gli individui possono ottenere specifici frammenti di materiale genetico (alcuni possono essere ordinati via posta o via internet), potrebbe consentire a queste capacità di trovare la loro strada nelle mani di non specificato o addirittura quelli di hobbisti cortile. Tali pericoli potenziali sono costringendo gli scienziati, istituzioni e industria a sviluppare autogoverno meccanismi per prevenire abusi. Ma lo sviluppo di un sistema per garantire l'uso sicuro della bioingegneria, senza ostacolare la ricerca e lo sviluppo positivo, potrebbe costituire la scienza più grande sfida della sicurezza internazionale e nel corso dei prossimi 50 anni.


http://www.thebulletin.org/content/doomsday-clock/overview

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:10

Spostamenti delle lancette




  • 1960 - 5 = 23:53
    L'opinione pubblica percepisce l'aumento di un pericolo nucleare. Le grandi potenze cercano, per la prima volta, un accordo diplomatico per non entrare in conflitto.







  • 1980 + 2 = 23:53
    Si interrompono i colloqui diplomatici fra USA e URSS. Si rafforza l'idea che un armamento nucleare è indispensabile alla sicurezza nazionale.







  • 1995 + 3 = 23:46
    Iniziano i problemi politici e sociali nelle repubbliche che hanno ottenuto l'indipendenza dall'URSS. La spesa militare non si è ridotta dopo la guerra fredda. Il governo russo non riesce a garantire la sicurezza totale sugli armamenti nucleari, che potrebbero quindi finire sul mercato nero.


  • 1998 + 5 = 23:51
    India e Pakistan effettuano test nucleari. USA e Russia mantengono 7000 testate nucleari pronte ad essere lanciate in 15 minuti.


  • 2002 + 2 = 23:53
    C'è un piccolo progresso nel disarmo nucleare globale, ma gli Stati Uniti rifiutano una serie di trattati sul controllo delle armi e annunciano la loro intenzione di uscire dall'Anti-Ballistic Missile Treaty; più organizzazioni di terroristi tentano di acquistare armi nucleari, vi è il tristemente noto 11 settembre, con l'attentato al Pentagono e al World Trade Center di New York.


  • 2007 + 2 = 23:55
    La Corea del Nord effettua test nucleari. La comunità internazionale teme che anche l'Iran possa dotarsi di armi nucleari. USA e Russia mantengono testate nucleari pronte per essere lanciate in pochi minuti. Per la prima volta fra le motivazioni non vengono citati solo pericoli derivati dal nucleare, ma anche dai mutamenti climatici in atto nel nostro pianeta.

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:06

La normalità dell’atomica

L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE
Isidoro D. Mortellaro
«Benché questa sia pazzia, pure c’è metodo in essa»: così da qualche secolo constata, presago, Polonio al cospetto di Amleto. A conclusioni analoghe è giunto il «Bullettin of Atomic Scientists», dopo l’11 settembre, ma soprattutto di fronte all’impressionante escalation, verbale e strategica, di Bush il Giovane. Infatti, netto, e incontrastato, ormai si staglia il suo tentativo di trasformare l’atomica in arma non di sola deterrenza ma d’uso concreto, in ferro adeguato al mondo del XXI secolo. E così il 27 febbraio l’organizzazione degli scienziati atomici americani ha provato a lanciare un inequivoco segnale al mondo. Ha spostato in avanti, a sette minuti dalla mezzanotte, la lancetta di quel Doomsday Clock, l’«orologio dell’apocalisse», che fin dalla propria nascita, nel 1947, costituisce il logo dell’associazione e da allora, come simbolico timer, prova a segnalare al mondo l’approssimarsi, il pericolo di una possibile ecatombe nucleare 1. Mai nell’ultimo decennio del Novecento, dopo la caduta del Muro, dopo la dissoluzione della morsa bipolare, ci si era avvicinati tanto all’ora fatale. A distanze simili o più corte, del resto, ci si era portati nel lungo inverno della guerra fredda solo in occasione di palpitazioni terribili del mondo unificato dal terrore nucleare: crisi di Cuba, euromissili, o magari per salutare l’allargamento del ristrettissimo club del bottone rosso, quando, preceduto da funeste eplosioni, qualche nuovo socio si univa alla schiera.
A distanza di pochi giorni, la cronaca ha dato ragione a chi aveva deciso di far nuovamente rimbombare nel cervello del globo quel sinistro ticchettio. Sono del 9 marzo le rivelazioni del «Los Angeles Times», seguito a ruota dal «New York Times» 2. Entrambi hanno svelato le parti segrete della Nuclear Posture Review (NPR), il documento con cui il dipartimento della Difesa, diretto da Donald Rumsfeld, ha proceduto all’inizio dell’anno, secondo un esplicito mandato congressuale e specifici impegni elettorali di Bush, a rivedere complessivamente gli orientamenti strategici statunitensi circa la progettazione e l’impiego dell’arma nucleare.
Apparentemente, non sembrano esservi novità di rilievo. Alcune indicazioni, infatti, erano già trapelate a febbraio 2001, quando Rumsfeld aveva sapientemente fatto filtrare le prime indiscrezioni sui principi ispiratori della futura revisione strategica; altre ancora a novembre, durante il summit Bush-Putin, in gran parte dedicato a una riduzione dei missili strategici per gentlemen’s agreement e non per trattato; altre infine a gennaio 2002, al momento di illustrare al Congresso la nuova NPR. Inoltre, aveva già provveduto a far luce la lenta ma univoca formazione della squadra presidenziale. A cuore e cervello della nuova Amministrazione si è venuta addensando un’inquietante schiera di Old Cold Warrior, coriacei legionari della guerra fredda, paladini per oltre un trentennio dell’unthinkable, dell’impensabile: ovvero della odierna possibilità – nella globale asimmetria segnata nel secolo nuovo dall’iperpower a stelle a strisce – di sdoganare l’atomica dai vecchi fondali della MAD, la Mutua Distruzione Assicurata. Sospinto da un ossessivo e generale unilateralismo, aveva poi aggiunto vivide pennellate al quadro generale il meticoloso abbattimento d’ogni accordo in materia di armamento nucleare. Nell’ottobre 1999, regnante Clinton, il Congresso aveva già provveduto a negare la ratifica del trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari, CTBT. Bush, soprattutto dopo il trauma fatale dell’11 settembre, ha trasformato quel varco in voragine. E così, mentre i bombardamenti in Afghanistan accompagnavano proposte di riarmo che già portano gli Usa a impegnare da soli oltre il 40% delle spese militari del mondo intero, uno dopo l’altro sono stati accantonati o denunciati lo START, il trattato sulla riduzione degli armamenti nucleari strategici, e l’ABM ovvero la proibizione di difese antimissile, che faceva ombra all’ulteriore sperimentazione dell’agognato scudo spaziale. In apparenza resiste ancora il trattato-quadro contro la proliferazione delle armi nucleari, che in realtà corazza un regime di apartheid globale: da una parte il club atomico di cui gli Usa sono primo attore; dall’altra, il resto del mondo impegnato a star lontano dalla tentazione finale.
In realtà le decisioni assunte nella nuova NPR e svelate il 9 marzo ci traghettano in un altro mondo, davvero oltre il Novecento, oltre le costrizioni che hanno congelato la guerra e la seconda metà del secolo. Univoca e radicale la principale direttrice di marcia: allargare il possibile spettro di utilizzo delle armi atomiche, predisponendo, in ogni evenienza, piani contro almeno sette paesi, ovvero oltre a Russia, Cina, Libia e Siria, i tre paesi dell’axis of evil, l’«asse del male»: Iraq, Iran e Corea del Nord. In maniera esplicita si chiede ai militari di prepararsi all’utilizzo dell’atomica nel caso di un conflitto tra arabi e Israele, in una guerra tra la Cina e Taiwan e nel caso di un attacco della Corea del Nord contro il Sud. Quanto alla progettazione e al dispiegamento di vecchi e nuovi ordigni, si indica la strada maestra dell’integrazione delle armi nucleari con le nuove tecniche elettroniche e informatiche. Si vogliono armi capaci di distruggere bersagli resistenti ad attacchi non nucleari o collocati a grandi profondità; devono essere pronte a ogni emergenza, a garantire rappresaglie per attacchi con mezzi di distruzione di massa, ovvero nucleari, chimici o batteriologici, così come devono esser capaci di seguire e colpire armamenti mobili e di assicurare comunque precisione e danni collaterali contenibili. La progettazione di mini-atomiche, per colpire bunker e postazioni sotterraneee, si affianca così all’armamento strategico tradizionale. Di questo si conferma la riduzione, dalle 6.000 testate attuali a 1.700/2.200 circa, in linea con il declassamento della Russia da nemico numero uno a possibile avversario tra altri. Si chiarisce, però, definitivamente che solo in minima parte le testate eccedenti potranno essere smontate e riciclate; le altre dovranno essere stivate e manutenute in modo da dispiegarle rapidamente, alla bisogna. Sul piano degli orizzonti strategici generali gli Usa mutano completamente la loro postura: in luogo della ‘Triade’ nucleare – assicurata al tempo del confronto con l’Urss da missili intercontinentali, bombardieri strategici e sottomarini e finalizzata alla minaccia della MAD, della Mutua Distruzione – ora scelgono un Triad composto da «un braccio offensivo», le forze nucleari più quelle convenzionali, da «difese attive e passive», ovvero scudo spaziale più altre forme di difesa, e «una infrastruttura flessibile di difesa», ovvero un arsenale scientifico e produttivo pronto a sfornare nuovi armamenti, atomici o meno, più o meno sofisticati. Spingendo sull’integrazione più stretta d’ogni tecnologia disponibile, attraverso la deterrenza a tutto campo, si vuole perseguire la full spectrum dominance, il dominio di qualsiasi campo di battaglia. Quanto poi si possa contribuire a rinnovare i fasti di un neo-keynesismo militare è argomento di discussione. Intanto, Wall Street brinda.
La nuova NPR smentisce radicalmente, in primo luogo, tutti quegli osservatori, anche quelli più attenti – quale, ad esempio, Arundhati Roy – che, guardando all’America del dopo 11 settembre, avevano pensato che «il suo arsenale di armi nucleari non vale neppure il proprio peso come ferro vecchio» 3. Al contrario, riguardando il mondo attraverso la voragine di Ground Zero, i Rumsfeld e i Cheney ridisegnano una nuova centralità dell’arma atomica. In soffitta finisce l’idea di deterrenza che nel ‘900, l’altro secolo ormai, presiedeva al suo possibile utilizzo. Sotto la scorza irritante e cupamente immaginifica del gergo fanta-guerresco, nette si stagliano due scelte epocali: mescolare armi convenzionali e nucleari; traguardare nel mirino atomico Stati non in possesso di armamento nucleare. La prima presuppone una ripresa in grande stile della sperimentazione nucleare, sulla linea del primo passo compiuto dal Congresso in materia di CTBT, ma non ancora coronata da una decisione definitiva e soprattutto costellata di divieti congressuali, ad esempio a sperimentare mini-nukes, mini-atomiche. Soprattutto segna l’oltrepassamento di una soglia, l’abbattimento di una distinzione – tra convenzionale e nucleare – che prima faceva anche barriera, ostacolo. Integrare, mescolare significa già pensare una compatibilità, allenarsi e allenare all’Impensabile, predisporsi all’Unthinkable. La seconda decisione viola l’ultimo trattato in materia ancora formalmente lasciato indenne dal rullo compressore di Bush & Co.: il trattato generale contro la proliferazione nucleare, NPT. Pietra angolare di quell’impegno sottoscritto finora da oltre 180 nazioni – si sono chiamati fuori e non a caso solo Israele, India, Pakistan e Cuba – è infatti l’impegno delle cinque potenze o superpotenze dotate di armamento atomico a non attaccare in nessun caso paesi che ne siano sprovvisti. Solo a fronte di questa garanzia le altre nazioni possono infatti accettare, in epoca di fantastica diffusione di conoscenze e tecnologie, lo stato di apartheid nucleare globale che le tiene lontane da un teorico, ma catastrofico, scudo di sicurezza e alla mercè dei grandi. Bush di fatto demolisce quest’ultimo contrafforte. E non è un caso che proprio su questo versante la sua squadra provi a nascondere un certo imbarazzo, tentando di annacquare la svolta compiuta. Ora si invoca una qualche continuità e si ammette ciò che prima si era sempre voluto mantenere coperto: ovvero la direttiva segreta PPD-60 del presidente Clinton del 1997 con cui, all’ombra della NPR del 1994, si contemplava la possibilità di un first strike, un primo colpo nucleare da parte degli Usa – e così anche della Nato – nel caso di possibili minacce di distruzione di massa.
In realtà, quella scelta, mai ammessa ufficialmente, costituiva la possibile eccezione all’interno di un altro quadro strategico: l’atomica allora era finalizzata ancora a dissuadere, come «weapon of last resort», ordigno finale. È il quadro strategico ora a mutare, con la scelta di fare dell’atomica un’arma sì eccezionale, ma normalizzata, integrata tra i ferri abituali della guerra. Il tutto scoperchiato da una calcolata fuga di notizie e commenti, da un annuncio che di per sé già suona minaccia, segna un colpo, una spallata al regime, alle regole e agli equilibri internazionali complessivi instaurati nei decenni passati sulle materie ultime del nucleare. La mancanza di imbarazzo o reticenza negli uomini e nelle donne dell’entourage presidenziale è sommamente rivelatrice. Ci si limita al più a derubricare il tutto in «normale pianificazione» – «a posture, not a plan» – quando invece non si offre conferma, come nel caso del vicepresidente Cheney, che definisce le indiscrezioni sull’esistenza di piani per attacchi preventivi: «a bit over the top», un pizzico sopra le righe.
Ora la Nuclear Posture Review è sul tavolo del comando strategico Usa che ne sta ricavando piani operativi. Il Congresso – in cui pure l’avvicinarsi delle elezioni di mid-term favorisce il sorgere di primi interrogativi sulla guerra e sui suoi obiettivi – non ha potuto o saputo far altro che prenderne atto. Contrastarla o anche provare a limitarla avrebbe richiesto risorse politiche e legislative eccezionali, già scarse in materia così bipartisan come quella militare e, comunque, inattingibili negli equilibri istituzionali segnati dal dopo 11 settembre e dall’ascesa della nuova presidenza imperiale. Diversa comincia a essere piuttosto l’interrogazione nell’opinione pubblica più avvertita e soprattutto più attenta al quadro internazionale. Il «New York Times» del 12 marzo, e non Noam Chomsky, ha riservato agli Usa l’etichetta di «Nuclear Rogue», fuorilegge nucleare. E posizioni analoghe hanno adottato i maggiori quotidiani, dal «Washington Post» al «Los Angeles Times», prendendo di mira la segretezza delle decisioni o il rischio su cui viene spinto il globo.
Inquietante piuttosto è il sostanziale silenzio in cui nel mondo è risuonato l’annuncio. Rotto magari dall’usuale protesta diplomatica o dalla nota degli addetti ai lavori di questo o quel paese preso di mira. Cina e Russia sono state al gioco, edotte forse già da tempo di sviluppi cui provano piuttosto ad adattarsi e speranzose magari in possibili contraddizioni nel campo altrui. Stupefacenti l’ignavia e il silenzio europei. Nella Nato – ancor oggi con l’arma imbracciata della mobilitazione generale, giusta Art. 5 del proprio Statuto – non si è mosso ciglio. Come se le decisioni d’oltre Atlantico non modificassero radicalmente la propria costituzione militare e politica, l’assetto di un’alleanza piena di segreti militari e geneticamente fondata sull’ombrello atomico dispiegato dagli Usa sull’Europa occidentale. All’Art. 62 del Nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza approvato nell’aprile 1999, si può utilmente leggere: «la massima garanzia della sicurezza degli alleati è costituita dalle forze nucleari strategiche dell’Alleanza, in modo particolare da quelle degli Stati Uniti…esse continueranno a compiere un ruolo essenziale instillando incertezza nella mente di ogni aggressore». Cosa accade della Nato e dell’Europa quando quelle armi dal piede vengono portate alla spalla e si inizia a prender la mira?
E che dire dell’Europa raccolta nel massimo consesso a Barcellona, proprio mentre si infittivano rivelazioni e impegnative dichiarazioni dell’Amministrazione americana. Il Consiglio europeo ha taciuto, fingendo di ignorare il terremoto indotto dalle scelte statunitensi negli equilibri internazionali e nella propria PESC (Politica Estera e di Difesa Comune) che, come recita l’Art. 17 dei Trattati dell’Unione europea, si è disegnata «compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata…nell’ambito del Trattato dell’Atlantico del Nord». Certo c’è stata qualche dichiarazione isolata di condanna, ma non è mancato il tentativo, ad esempio del ministro della Difesa Martino, di derubricare il tutto a banale e periodico riordino di scartoffie, usualmente catastrofiche come tutte le carte di programmazione militare, e perciò lontane dalla realtà.
Si potrebbe pur convenire sulla discrepanza tra i piani per l’Apocalisse e il più prosaico e prudente mondo degli uomini, se al silenzio sullo sdoganamento atomico non si fosse aggiunto il mutismo sul secondo tempo della guerra infinita, la guerra all’Iraq, l’axis of evil, l’«asse del male» preso di mira da Bush. Perché è già in quell’annuncio che il nuovo scenario si fa realtà e dal cielo della programmazione strategica piomba sulla terra per farsi guerra manovrata. Eppure Bush è stato chiaro il 29 gennaio nel suo messaggio sullo stato dell’Unione: «Saremo decisi, finché il tempo è a nostro favore. Non consentirò che il rischio si approssimi. Non starò con le mani in mano mentre il pericolo diventa sempre più vicino. Gli Usa non permetteranno che regimi pericolosi ci minaccino con le armi più distruttive». Prima ancora che la NPR vi accennasse con elaborate circonlocuzioni, la guerra preventiva era già stata annunciata. Mai nessuno ha osato in passato spingersi fino a questo punto: non gli americani con i sovietici impegnati nella rincorsa nucleare alla fine degli anni ‘40. Né sovietici e americani con i cinesi, o tutte le potenze nucleari con indiani o pakistani. E ora quella guerra, con la missione di Cheney in Europa e Medio Oriente, è uscita anche dal piano degli annunci per farsi arma nel gioco diplomatico e politico, trattativa con soci e alleati.
È su questo piano che il silenzio europeo diventa, oltre che scandaloso, suicida. Come è anche a questo livello che si misura ancora quanto spazio deve percorrere il globalismo democratico, il movimento dei movimenti, che, uscito rafforzato da Porto Alegre, non riesce ancora a schiodare la propria azione dal contrasto puntuale dei summit altrui e a darle autonomia. Nel quotidiano massacro mediorientale e nella progettazione della guerra all’Iraq, infatti, sta maturando una partita che può consegnare ai passi già compiuti da Bush e dai suoi conseguenze fatali e incontrollabili.
Bush programma un intervento contro un nemico, l’Iraq di Saddam Hussein, cui addebita ogni nefandezza e addirittura il possesso o la preparazione di armi di distruzione di massa. E si dichiara pronto anche al lancio o all’impiego di atomiche. Ma assieme a tutti i suoi alleati, compresi gli europei, tace del fatto che il nucleare in Medio Oriente è già una realtà, una minaccia concretamente esibita ed esercitata. Come documentano tutte le istituzioni deputate o allertate al controllo degli armamenti nucleari, comprese quelle statunitensi, l’armamento atomico di Israele, mai ufficializzato ma ormai ufficiosamente ammesso, allineerebbe fino a 200 testate, capaci con aerei o missili di raggiungere tutta l’area mediorientale. Si tace inoltre del fatto che, in realtà, già un’altra volta e proprio in quelle terre è stato compiuto un intervento preventivo e chirurgico, per quanto senza atomiche, contro installazioni nucleari. Era il 7 giugno 1981, quando caccia israeliani di fabbricazione americana bombardarono in Iraq il reattore nucleare di Osirak, costruito dai francesi presso Baghdad e sospettato di approntare materiale fissile passibile di applicazioni militari. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite allora condannò l’impresa come atto contrario alla Carta delle Nazioni Unite e al trattato NPT.
Già oggi la guerra infinita dichiarata dagli Usa e dall’Onu al terrorismo e in Afghanistan è divenuta nell’impostazione di Sharon una lotta senza quartiere per liquidare la questione palestinese. Il suo risultato intanto è la riduzione all’incrudelimento generale, quello che Ali Rashid con efficacia e dolore ha definito l’«imbarbarimento» delle parti in lotta 4. Già oggi attraversare quotidianamente la soglia della mutua distruzione è lì pratica sempre più diffusa, risorsa ultima e disperata di giovani e donne, per bocche affamate di guerra santa e orecchie vogliose di ticchettii ultimi. Intanto il conflitto israelo-palestinese si salda alla progettata impresa contro l’Iraq, mentre si riacutizzano contenzioso e inimicizia mortali tra Iran e Israele.
Come può essere reinterpretata, da cosa può finire accompagnata una nuova spedizione americana contro l’Iraq, condotta secondo i dettami di Bush II, all’insegna della lotta assoluta contro il male e con dispiegamento di atomiche? Già nella precedente guerra del Golfo Bush I dovette faticare, e non poco, a tener buoni gli israeliani costretti a ripararsi dagli Scud.
C’è un vecchio detto arabo per il quale un mondo siffatto regge solo perché «sostenuto dal palmo di un diavolo». È forse il caso di affrettarsi: anche quel diavolo dà segni di insofferenza.


note:
1 Il testo del comunicato è stato tradotto in italiano e pubblicato da «Internazionale» nel numero del 22 marzo 2002.
2 P. Richter, U.S. Works Up Plan for Using Nuclear Arms, in «Los Angeles Times», 9 marzo 2002 e M. R. Gordon, U.S. Nuclear Plan Sees New Weapons and New Targets, in «The New York Times», 10 marzo 2002.
3 A. Roy, Guerra è pace, Milano, Guanda, 2002, pp. 7-8.
4 Rompere il silenzio, in «il manifesto», 5 marzo 2001.

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:05

Nucleare: fine del mondo piu' vicina
Scienziati Usa- Gb spostano in avanti 'Orologio Apocalisse'
(ANSA)NEW YORK, 17 GEN - Incubi nucleare e ambientale: fine del mondo piu' vicina.Il Bollettino degli Scienziati Atomici sposta in avanti l'Orologio dell'Apocalisse. L'organizzazione transatlantica, che mantiene dal 1947 l'Orologio dell'Apocalisse, ha spostato le lancette dalle 23:53 alle 23:55 a Londra e a Chicago. E' la quarta volta dalla fine della Guerra Fredda che viene spostato in avanti, stavolta, per i timori delle crisi atomiche in Corea del Nord e in Iran, ma anche per timori dei cambiamenti climatici.


http://www.crossing.it/forum/il-notiziario-f34/l-orologio-dell-apocalisse-t3239.html

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 20:01

L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE SEGNA 5 MINUTI ALLA MEZZANOTTE

Gli scienziati hanno spostato in avanti le lancette dell’” Orologio dell’Apocalisse” o DoomsDay, l’orologio che dal 1947 simboleggia la distanza che ci separa dall’apocalisse atomica. L’annuncio, del 17 gennaio scorso, è stato dato dal Bollettino degli Scienziati Atomici alle 15.30 italiane: ora solo 5 minuti ci separano dalla mezzanotte. Dalle 23.53 del 1947 le lancette sono state spostate ben 17 volte, a seconda del procedere del corso della storia. Tra il 1953 e il 1960 si è registrato il rischio più alto, quando l’orologio segnava solo 2 minuti alla fine del mondo, per via dei tests condotti da USA e URSS.
I presupposti per lanciare l’allarme ci sono tutti: il nuovo programma di proliferazione nucleare dell’Iran, Paese che vorrebbe cancellare lo Stato di Israele, le tensioni tra India e Pakistan, dotati di armi nucleari, il commercio illegale di armi nucleari e “bombe sporche” nell’ex-URSS, il terrorismo di matrice islamica che si teme voglia dotarsi di bombe sporche, ma anche il surriscaldamento del pianeta Terra. E’ di questi giorni, inoltre, la notizia del lancio di un missile anti-satellite dalla Cina, che ha destato grande preoccupazione in Russia e USA. Attualmente i Paesi nuclearizzati sono 9, ma molti sono quelli che avrebbero la tecnologia per le armi atomiche.



http://www.savetherabbit.net/main/?p=254

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 19:58

Avanza l’orologio dell’apocalisse


E così, le lancette dell’«Orologio dell’Apocalisse» sono state spostate di nuovo, e nella direzione peggiore: i sette minuti che, dal 2002, secondo il Bollettino degli Scienziati Atomici, separavano il mondo dalla mezzanotte di una catastrofe nucleare, saranno ridotti probabilmente a sei. L’annuncio ufficiale è imminente. L’invenzione dell’Orologio dell’Apocalisse risale al 1947, frutto delle riflessioni di scienziati che avevano partecipato alla costruzione della prima bomba atomica, lanciata su Hiroshima alle 9,15 del 6 agosto 1945.

Da allora ad oggi gli spostamenti delle lancette dell’Orologio che anticipa una Apocalisse atomica sono stati 17. Nel 1953, dopo le prime esplosioni di bombe H russe e americane, i minuti erano scesi a due. Poi vennero diversi trattati, fino a quello di Non Proliferazione Nucleare, col quale 183 Paesi hanno rinunciato agli arsenali atomici, e gli scienziati del Bollettino ci concessero un po’ di respiro.

Ora tornano a suonare l’allarme, e le cause del nuovo pessimismo sono note: l’entrata della Corea del Nord nel novero dei Paesi con armi nucleari; lo sviluppo di un programma nucleare «pacifico» (ma pochi ci credono) da parte dell’Iran, lo Stato che vuol cancellare Israele dalla faccia della Terra; l’esistenza di grandi quantità di materiale nucleare non ben protetto in Russia e altrove; la convinzione che Al Qaeda cerca di comprare il materiale per farsi almeno una atomica.

C’è già stato chi era pronto a venderlo. Nel 1993 un capitano di marina russo, Alexei Tikhomirov, si portò via da un deposito mal custodito presso Murmansk cinque chili di uranio altamente arricchito: cinquanta bastano per una bomba atomica rudimentale, sufficiente per distruggere una qualsiasi delle metropoli del mondo. Fu arrestato otto mesi dopo mentre cercava di vendere il suo bottino per appena 50 mila dollari. Quanto al padre della bomba atomica pakistana, A.Q. Khan, aveva messo in funzione un vero e proprio mercato nero di centrifughe per arricchire l’uranio, che offriva insieme con i progetti per costruirle e la consulenza agli acquirenti. Quanto a trasferire la bomba alla città prescelta, i percorsi possibili sono molti: dalla «borsa delle mazze da golf» nel bagaglio di un elegante gentiluomo, alle vie del contrabbando di stupefacenti.

Traggo queste notizie dal saggio di Graham Allison, notissimo studioso di Harvard, che apre il recente rapporto della Commissione Trilaterale sulla proliferazione nucleare. La prefazione di Henry Kissinger, riecheggiando una sentenza di Kofi Annan («Il terrorismo nucleare è spesso trattato come fantascienza; magari lo fosse!»), indica nel terrorismo nucleare «il più grave fra tutti i pericoli per il mondo in cui viviamo». Purtroppo, il principio base della «pace del terrore» (la certezza di una risposta nucleare distruttiva contro chi usi per primo un’arma atomica) non vale per terroristi senza patria, votati al suicidio: sono «undeterrable», dice Carlo Jean nel suo recente saggio su Aspenia, contrapponendo alla «elegante semplicità» del bipolarismo d’un tempo l’attuale quadro geopolitico, «molto più complesso, imprevedibile e instabile».

Anche se le previsioni dello storico israeliano Benny Morris, che dà per inevitabile entro alcuni anni un «secondo Olocausto», ossia la distruzione totale d’Israele ad opera dell’Iran di Ahmadinejad, sono fondate su ragionamenti poco convincenti, le argomentazioni di Graham Allison che lo portano a valutare al 50 per cento le probabilità di un attacco terrorista nucleare a una metropoli occidentale entro il prossimo decennio sono molto più credibili. Lo sono un po’ meno le sue ragionevoli ricette per prevenire una simile catastrofe, che richiedono la ferma determinazione delle grandi potenze di agire insieme per impedire ogni nuovo caso di «proliferazione nucleare», a cominciare dall’Iran.

Eppure, solo la politica può fermare le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse. So bene che la possibilità di un atto di terrorismo nucleare continua a sembrarci fantascienza, e che abbiamo altro per la mente: dalla desertificazione promessa all’Italia da Al Gore, all’innalzamento del livello dei mari che metterebbe sott’acqua tutte le città costiere del mondo; e so che anche questo ci sembra in cuor nostro impossibile. Mentre invece, anche questi sono pericoli reali, evitabili solo con una serie di azioni congiunte di tutti i maggiori Paesi. Le cose da farsi sono note. Ma debbono diventare l’obiettivo prioritario e urgente della grande politica mondiale. Per ora, non lo sono.

Oggi i Paesi con armi nucleari sono nove, e quelli che hanno i mezzi per costruirle sono due o tre volte tanto. L’intreccio di equazioni deterrenti, esteso a venti o più Stati nucleari, diventerebbe «tremendamente complicato», dice Kissinger, e «non sarebbe realistico in un mondo siffatto pensare di poter evitare una catastrofe nucleare». Ma anche una sola bomba atomica in mano al terrorismo internazionale basterebbe per mandare all’aria, per molto tempo, ogni sogno di pace e di benessere per tutti.


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2243&ID_sezione=&sezione=

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MessaggioTitolo: Re: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 19:56

DOSSIER:

Oggi 17 gennaio la lancetta dei minuti del cosiddetto “orologio dell’Apocalisse”, (rimasta ferma dal febbraio 2002), e stata spostata in avanti di una tacca.
La decisione di spostare la lancetta dell’orologio è stata presa per le seguenti ragioni :
le ambizioni nucleari di Iran e Corea del Nord, l’armamento atomico di Israele, mai ufficializzato ma ormai ufficiosamente ammesso, la permanente insicurezza del materiale nucleare stoccato in Russia, il costante stato di allerta in cui vengono tenute ben 2000 delle 25.000 testate nucleari ancora detenute da Stati Uniti e Russia, l’aumento del fenomeno terroristico e anche le pressioni, conseguenti ai cambiamenti climatici in corso, per un’espansione del nucleare civile, che potrebbe riflettersi in un aumento del rischio di proliferazione delle armi nucleari.
Per chi si è dimenticato… riassumo i conflitti in corso nel mondo : Oggi si spara, e si muore, in Palestina, Iraq, Afghanistan, Kurdistan, Cecenia, Georgia, Algeria, Ciad, Darfur, Costa d’Avorio, Nigeria, Somalia, Uganda, Burundi, Congo (R.D.), Angola, Pakistan, Kashmir, India, Sri Lanka, Nepal, Birmania, Indonesia, Filippine, Colombia. E non solo… Questi conflitti sono costati la vita, finora, a più di cinque milioni e mezzo di persone.
Se si aggiungono le guerre conclusesi negli ultimi cinque anni (Sierra Leone, Liberia, Sud Sudan, Congo Brazzaville, Eritrea-Etiopia, Casamance) il bilancio delle vittime sale a sette milioni e settecentomila morti.


http://www.letterealdirettore.it/orologio-apocalisse/

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MessaggioTitolo: Orologio dell'apocalisse   Sab 02 Gen 2010, 19:55




L'Orologio dell'apocalisse (Doomsday Clock in inglese) è un orologio simbolico creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago nel 1947.
La mezzanotte di tale orologio simboleggia la fine del mondo, causata da una guerra atomica. Al momento della sua creazione, durante la guerra fredda, l'orologio fu impostato sette minuti prima della mezzanotte.
L'orologio è stato spostato avanti o indietro, a seconda dello stato delle politiche mondiali e del pericolo nucleare.

  • lo spostamento in avanti indica una maggiore probabilità del conflitto nucleare;
  • lo spostamento indietro indica un miglioramento della situazione internazionale.

Le lancette sono state spostate 18 volte. Massima vicinanza alla mezzanotte: due minuti, tra il 1953 (test di armi termonucleari da parte di USA e URSS) e il 1960. Massima lontananza dalla mezzanotte: diciassette minuti, tra il 1991 (trattati START) e il 1995. C'è da dire però che l'orologio non fu spostato durante la famosa Crisi dei Missili di Cuba perché mancò il tempo materiale di farlo (la crisi durò infatti appena 13 giorni e non fu resa pubblica subito, ma solo al nono giorno), ma è altamente probabile che se ciò fosse accaduto sarebbe stato il momento in cui l'Orologio avrebbe indicato un tempo veramente prossimo alla mezzanotte (un minuto o forse anche meno), dato che la Crisi dei missili di Cuba fu il momento storico in cui più si avvicinò l'ipotesi di un conflitto nucleare tra USA e URSS.

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