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 Astronauta Buzz Aldrin confessa!

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MessaggioOggetto: Astronauta Buzz Aldrin confessa!   Mar 05 Gen 2010, 18:47

L'ASTRONAUTA 'BUZZ' ALDRIN: "ERAVAMO SCORTATI DAGLI UFO SULLA LUNA"



IL GIORNALISTA E SCRITTORE BOLIVIANO EDUARDO ASCARRUNZ, AUTORE DEL ROMANZO STORICO 'THE SALT OF WONDER' CHE RACCONTA LA STORIA DELL'ASTRONAUTA EDWIN "BUZZ" ALDRIN RIGUARDO UN INCONTRO INASPETTATO CON UN UFO, HA DETTO: "E' UN SEGRETO TENUTO DALLA NASA PER MEZZO SECOLO".

L'autore ha dichiarato alla stampa che "Aldrin ha confessato 10 anni fa , ma solo ora ha deciso di pubblicare la vicenda con l'approvazione dell'astronauta, poichè ora egli ha considerato che il mondo è preparato per ricevere questa novità. "Aldrin ha camminato sulla Luna il 20 luglio 1969 ed è stato il secondo uomo a farlo, il primo uomo è stato Neil Armstrong, della missione Apollo XI. Nel suo libro, il giornalista riferisce che "Gli astronauti hanno riferito al centro di controllo della Nasa a Houston, Stati Uniti, che erano scortati da un UFO quando hanno raggiunto la Luna."

"Siamo qui, essi sono qui, sotto la nostra nave, abbiamo trovato alcuni visitatori" ha detto Armstrong a Houston, ricevendo come risposta la richiesta di essere più preciso, ha raccontato Aldrin.

Il dialogo che 'Buzz' Aldrin ha detto al giornalista è stato il seguente:

Aldrin: "Io sto dicendo che vi sono altre navi spaziali. Sono in tutto il cratere."Houston: "Siete riusciti a filmare?"Aldrin: "Non possiamo filmare al momento, le telecamere stanno fotografando altri obiettivi. Sono sotto di noi, si avvicinano alla luna accanto a noi, ci guardano ".Houston: "Cosa? Vi stanno a guardando?"

Aldrin: "Sì, non siamo soli".

Fonte: Momento24.com
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MessaggioOggetto: Re: Astronauta Buzz Aldrin confessa!   Mar 05 Gen 2010, 18:52

Una recente affermazione dell'astronauta Buzz Aldrin, uno dei primi due uomini a mettere piede sulla Luna nel 1969, ha destato l'attenzione degli ufologi e dei teorici del complotto per tenere segreta l'esistenza degli extraterrestri. Aldrin ha infatti dichiarato che su una luna di Marte c'è un "monolito" e ha aggiunto che "quando la gente lo saprà, si chiederà chi ce l'ha messo".

Il pensiero di molti è andato subito al più famoso monolito della storia della fantascienza, quello di 2001: odissea nello spazio, collocato sulla Terra e sulla Luna dagli alieni del film.

Le parole di Aldrin sono state interpretate quindi come conferma non solo che la vita extraterrestre esiste, ma che gli astronauti e gli scienziati lo sanno e tacciono. Poco importa, a queste menti fantasiose, che questo presunto segreto riservatissimo sarebbe stato spifferato con totale disinvoltura in diretta TV da Aldrin: lo spiegano dicendo che l'astronauta avrebbe avuto un lapsus.

Vediamo quali sono i fatti. Il video che contiene la presunta "rivelazione" è questo:



Proviene da una trasmissione del canale televisivo statunitense C-SPAN effettuata in diretta il 19 luglio 2009. Aldrin risponde alle domande telefoniche e via mail dei telespettatori, e a un certo punto (a 53 minuti circa dall'inizio) dice:

"We should go boldly where man has not gone before. Fly by the comets, visit asteroids, visit the moon of Mars. There's a monolith there, a very unusual structure, on this little potato-shaped object that goes around Mars once in seven hours. When people find out about that, they're gonna say 'Who put that there? Who put that there?' Well, uh, the universe put it there. If you choose, God put it there".

In traduzione:

"Dovremmo andare coraggiosamente là dove l'uomo non è già andato [allusione a una celebre frase di Star Trek]. Volare intorno alle comete, visitare gli asteroidi, visitare la luna di Marte. C'è un monolito, una struttura molto insolita, su questo piccolo oggetto a forma di patata che gira intorno a Marte ogni sette ore. Quando la gente verrà a saperlo, dirà 'Chi ce l'ha messo? Chi ce l'ha messo?' Be', ce l'ha messo l'universo. Se volete, ce l'ha messo Dio."


Nella registrazione completa, Aldrin aggiunge "Maybe for us to go and see", ossia "Forse perché noi andassimo a vederlo", mentre il conduttore, Steven Scully, gli chiede se si riferisce all'oggetto mostrato in una foto di un libro che è presente in studio e che viene presentato in video (immagine qui accanto). Aldrin risponde che non è quella la foto, bensì "the other one, on the other page", vale a dire "l'altra, sull'altra pagina". Il conduttore promette di tornare sull'argomento, ma poi le telefonate e la conversazione migrano ad altre questioni e la foto giusta non viene presentata.

Un altro fatto da valutare è che il termine "monolito" è associato da ogni appassionato di fantascienza a un manufatto alieno, ma in realtà indica semplicemente una "pietra in un sol pezzo di grandi dimensioni" (Garzanti). Un monolito è dunque un grosso sasso: non è detto che sia stato lavorato artificialmente. Anzi, Aldrin chiarisce che l'"autore" del monolito è "l'universo", ossia la natura, oppure Dio, ma non fa menzione di alieni.

Quello che Buzz Aldrin sta dicendo, in altre parole, è semplicemente che su Phobos, una delle due piccole lune di Marte, c'è un grosso sasso di forma e natura insolita, che potrebbe destare l'interesse dell'opinione pubblica verso i viaggi spaziali. Non si tratta affatto di una rivelazione, perché il monolito è già citato nel libro indicato dal conduttore.

Ma qual è questo grosso sasso che attira così tanto la curiosità di Aldrin? Sulla base delle ricerche svolte fin qui, sembra che si tratti dell'oggetto mostrato nella fotografia qui accanto in due immagini riprese dalla sonda automatica Mars Global Surveyor nel 1998. La sua ombra allungata suggerisce una forma che si eleva considerevolmente rispetto al terreno circostante. L'oggetto è argomento di discussione da anni fra gli appassionati di anomalie spaziali (basta cercare Phobos monolith in Google).

E' artificiale? E' naturale, per esempio un frammento depositatosi su Phobos dolcemente a causa della sua gravità ridottissima (meno di un millesimo di quella terrestre)? C'è un solo modo per saperlo invece di perdersi in chiacchiere e analisi dilettantesche di immagini sgranate: andare là e vedere. Ed è per questo che Buzz Aldrin ne parla: per promuovere l'esplorazione dello spazio.


http://complottilunari.blogspot.com/2009/07/buzz-aldrin-ce-un-monolito-su-una-luna.html
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MessaggioOggetto: Re: Astronauta Buzz Aldrin confessa!   Mar 05 Gen 2010, 18:54

Gli UFO visti dagli astronauti

Sembra passato in sordina un servizio trasmesso dal TG1 alle ore 8,30 nella rubrica "1 minuto di storia" qualche giorno fa. Sorprendentemente questa rubrica, che tratta generalmente di storia nel vero senso della parola soffermandosi soprattutto sull'era Fascista, ha dedicato un servizio ad un tema "scottante" come gli UFO trattando l'argomento come se fosse una cosa di tutti i giorni, come è appunto la storia trascorsa.
Il servizio è iniziato normalmente con il primo uomo nello spazio ma poi ha proseguito con interviste, foto e video ripresi dagli astronauti i quali hanno dimostrato e testimoniato di aver visto "dischi volanti" nello spazio!
Tutto ciò senza il "solito" commento scherzoso del giornalista che commentava il servizio.
Non so quanti di voi possono aver visto questo servizio ma vi esorto a scrivere alla Redazione per farci sapere cosa ne pensate.
A questo proposito e per vostra ulteriore conoscenza elenchiamo una serie di testimonianze di astronauti tratte da "I Misteri" n. 13.
24 maggio 1962.
Pilota: Scott Carpenter; capsula: Mercury «Aurora 7»; quote orbitali: km 1250/150.
Durante la sesta orbita avvista e fotografa diversi corpi sconosciuti, dei quali non sa indicare le dimensioni.

16 maggio 1963.
Pilota: L. Gordon Cooper; capsula: Mercury «Faith 7»; quote orbitali: km 270/160.
Durante la quindicesima orbita vede avvicinarsi «un oggetto verdastro luminescente, seguito da una coda rosso-arancione, in moto da Est verso Ovest». A Terra il radar della stazione di avvistamento di Muchea, che segue il volo di Cooper, inquadra anch'esso l'oggetto, stimandone la quota a circa 150 km.

8 aprile 1964.
Capsula senza ' equipaggio Gemini 1; quote orbitali: km 330/160.
Subito dopo l'equilibramento in orbita, la capsula viene avvicinata da quattro oggetti sconosciuti che, come rivelano i radar delle stazioni terrestri, la seguono per tutto il suo primo giro intorno al nostro pianeta. Quindi scattano via all'improvviso e scompaiono nello spazio. LA NASA in un primo momento spiegò trattarsi delle parti strutturali del secondo stadio del vettore (un missile Titan), separatesi dalla capsula stessa. Questa spiegazione venne tuttavia smentita quando si apprese che il piano di volo non prevedeva tale separazione, e che in effetti il secondo stadio del vettore e la capsula erano rimasti congiunti fin quando non si disintegrarono precipitando insieme nell'atmosfera. La NASA non emise altri comunicati.

4 giugno 1965.
Piloti: James McDivitt e Edward F. White; capsula: Gemini 4; quote orbitali: km 280/160
Sopra le Hawaii, McDivitt avvista un «singolare oggetto cilindrico, con delle sporgenze simili a braccai», e lo riprende con la cinepresa di bordo. Calcola la distanza a circa 15 chilometri, e parla di «dimensioni notevoli».
L'oggetto scompare alla vista quando il Sole va a battere direttamente sul vetro della capsula. In seguito, sulle coste cinesi, viene fotografata una luce chiara simile ad una grande stella, in movimento ad una quota superiore. Per il primo avvistamento, la NASA parlò del satellite Pegasus-B destinato allo studio delle micrometeoriti; ma, fatti i conti, si scopri che esso doveva trovarsi a oltre 1800 chilometri dalla Gemini, e di conseguenza risultare invisibile. Del secondo avvistamento non si disse nulla: tuttavia, cosa singolare, di quest'ultimo venne fatta conoscere la documentazione fotografica mentre, al contrario, le immagini relative al primo «caso» non furono rese note. Anche la Commissione Condon è stata costretta a siglare come «unknown» l'oggetto osservato da McDivitt. C'è da aggiungere, comunque, che al termine del volo l'agenzia United Press divulgò la seguente dichiarazione di un portavoce dell'ente nazionale americano: «Un accurato esame delle foto scattate da McDivitt dimostra che il veicolo avvistato non ha alcuna analogia con un satellite artificiale».

4 dicembre 1965..
Piloti: Frank Borman e James Lovell; capsula: Gemini 7; quote orbitali: km 330/160.
Durante la seconda orbita Borman segnala un oggetto luminoso davanti alla capsula, che non può essere il razzo vettore, in quanto anche quest'ultimo risulta visibile attraverso l'oblò. Più tardi vengono fotografate strane luminosità azzurrognole, munite di appendici vaporose, che passano sotto la Gemini. Per il primo avvistamento, la NASA parla di un ignoto frammento di vettore in orbita, forse i resti di un Titan ma il NORAD (l'ente cÌe segue le rotte di ogni satellite) dichiara:
«E' impossibile che resti di un Titan o di qualsiasi altro missile si possano trovare in quella posizione». Per il secondo avvistamento si parlò di fulmini globulari nell'alta atmosfera.
20 luglio 1966.
Piloti: Mike Collins e John Young; capsula: Gemini 1.0; quote orbitali: km 763/257.
Alle 7,20 del mattino la Radio Svizzera trasmette la seguente notizia:
«Mai astronauti sono stati tanto taciturni come Mike Collins e John Young. Li si è addirittura obbligati a parlare. Collins ha alla fine dichiarato che avevano visto un oggetto tanto grande e lucente da poter addirittura essere scambiato per un pianeta».
12 settembre 1966.
Piloti: Charles Conrad e Richard F. Gordon; capsula: Gemini 11; quote orbitali: km 370/185.
Sull'Atlantico meridionale Conrad fotografa «un globo di luce giallo arancione, molto brillante». Secondo il San. José Mercury News, al ritorno Gordon dichiara:
«Lo vedemmo dall'oblò di sinistra mentre ci superava. Sembrava proprio un mezzo spaziale (...) Scattammo in fretta qualche foto. era giallo-arancione, doveva essere metallico per avere simili riflessi».
La NASA parlò del satellite sovietico Proton ITI: ma i dati dell'orbita, ancora una volta, non coincidevano con quelli reali, ed inoltre i satelliti del tipo Proton hanno forma di un cilindro appiattito, mentre l'oggetto fotografato da Conrad appare simile ad una sfera leggermente schiacciata e circondata da un anello.

Dicembre 1968.
Piloti: Frank Borman, James Lovell e William Anders; capsula: Apollo 8; missione circumlunare.
Ecco ciò che accadde alla missione del comandante Borman, secondo quanto rivelato dal settimanale americano National Examiner e dallo scrittore svedese Gòsta Rehn nel suo libro Telefaten àr hàr! (Gòteborg-Malinò,1973), a quanto consta, mai smentiti. Durante la rotta verso il nostro satellite l'equipaggio dell'Apollo 8 nota un oggetto discoidale che assume una rotta parallela a quella della capsula. Gli strumenti di bordo cessano di funzionare. Un forte senso di stordimento ed acuti dolori alle orecchie vengono provati dagli astronauti, che però correggono la rotta dell'Apollo.
L'UFO si allontana velocemente e a bordo gli strumenti ricominciano a funzionare. I contatti a Terra, con Houston, interrotti a causa delle interferenze, sono ripresi. Ma l'avventura non è ancora finita. Entrati in orbita lunare, si presenta un altro UFO, enorme, che emana una luce purpurea:
all'apparizione seguono ondate di calore, ronzii insopportabili, e le apparecchiature si bloccano di nuovo.
Borman, Lovell e Anders sono colti da emicrania, difficoltà di respirazione, tremori alle mani, «vuoti di memoria». Il tutto dura una decina di minuti, mentre a Houston i tecnici Russel Hoicombe e Scott Harnister stabiliscono che l'Apollo si é allontanato dalla rotta stabilita che non potrà essere diretto nuovamente verso la Terra. I tre astronauti escono dalla. situazione critica per la loro presenza di spirito, facendo ricorso ai comandi manuali. La missione può essere così portata felicemente a termine.
Al loro ritorno la NASA fa riferimento ai disturbi dell'equipaggio dell'Apollo 8 (il primo ad aver affettuato un viaggio così lungo e ad aver circumnavigato il nostro satellite), ma le vere cause di essi secondo il National Examiner e Gosta Rehn, sono taciute per il timore di far sorgere il panico.

Novembre 1969.
Piloti: Charles Conrad, Richard Gordon e Alan Bean; capsula: Apollo 12; volo e discesa sulla Luna.
Durante il volo di trasferimento verso il nostro satellite, il 15 novembre alle ore 14,18 il comandante Conrad riferisce a Houston:
«Da ieri siamo accompagnati da un curioso oggetto che vediamo dagli oblò quando l'angolo di rotazione è di 35, gradi. Che cosa potrebbe essere?»
Nessuno dei membri dell'equipaggio fu in grado di riconoscere l'oggetto, che sembrava animato da un moto rotatorio. Il fatto venne confermato da dottor Glenn Seaborg, Premio Nobel e presidente della Commissione per l'energia Atomica, il quale ne parlò sulla rivista Valeurs Actuelle del dicembre 1969. Ma anche per questa missione lunare si dovettero registrare altri imprevisti. Lo studioso tedesco Adolf Scheneider, nel suo libro
Besucher aus dem All, afferma che gli astronauti incontrarono gli altri corpi spaziali sulla rotta dell'Apollo 12 e che così li descrissero a Houston:
«L'oggetto è luminosissimo, ha una rotazione al secondo... o una e mezzo... o, almeno, scintilla in quel lasso di tempo. L'altro si allontana a grande velocità». Cosi' prosegue poi Schneider:
«Quando gli astronauti arrivarono sulla Luna udirono, come i tecnici di Houston, rumori strani: specie di pigolii, fischi, parole incomprensibili. Ed un terzo bizarro avvenimento si ebbe durante il ritorno sulla Terra: l'equipaggio vide sull'India un oggetto rosso, brillante, che scomparve di . colpo. Ecco la comunicazione dell'Apollo 12:
"Adesso è al centro del globo terrestre, è davvero luminosissimo, sembra avere uno spessore considerevole, è accecante. Non possiamo immaginare che cosa sia... è grande almeno quanto Venere".
Sviluppati i film ripresi sulla Luna, si notò una specie di alone argenteo lucente che, in apparenza, seguiva Conrad.
«Un funzionario della CIA», afferma sempre Schneider, «dichiarò che l'organizz'azione era in possesso di numerose prove circa l'esistenza degli UFO ed il loro controllo da parte di esseri intelligenti».
Testimonianze dirette
Più volte gli astronauti (molti dei quali sono rimasti fortemente impressionati dall'incontro con gli UFO) hanno parlato in pubblico o rilasciato dichiarazioni sulle loro esperienze. Ne raccogliamo una serie delle più significative.
Maggiore Gordon Cooper
Uno degli astronauti della capsula Mercury, e ultimo americano a volare nell.o spazio da solo.
Il 15 maggio 1963 salì nello spazio nella Mercury per effettuare un viaggio di 22 orbite intorno al mondo. Durante l'orbita finale, avvisò la stazione di Muchea (vicino Perth in Australia) che stava vedendo un oggetto luminoso, grigiastro, di fronte a lui che si avvicinava velocemente alla sua capsula. L'UFO era solido e reale, tant'è che era stato rilevato anche dal radar della stazione di Muchea.
L'avvistamento di Cooper fu riportato dal circuito televisivo nazionale, che seguiva il volo passo passo; ma quando l'astronauta atterrò, ai giornalisti fu detto che non sarebbe stato permesso fare domande circa l'avvistamento.
Il Maggiore Cooper credeva fortemente negli UFO. Dieci anni prima, nel J951 aveva avvistato una formazione di oggetti volanti sconosciuti, mentre sorvolava la Germania Ovest a bordo di un F-86. Gli oggetti erano metallici, a forma di disco e volavano ad una considerevole altitudine.
Il maggiore Cooper rilasciò una testimonianza di fronte alle Nazioni Unite:
"Io credo che questi veicoli extra terrestri ed i loro equipaggi stiano visitando il nostro pianeta e provengano da altri pianeti... Molti miei colleghi astronauti sono riluttanti a parlare di UFO... Io ho avuto l'occasione nel 1951 di poterne osservare molti, in due giorni diversi; erano di dimensioni differenti, volavano in formazione da combattimento, da est verso l'ovest d'Europa".
E secondo un' intervista registrata fatta da J.L.Ferrando, il maggiore Cooper affermò:
"Per molti anni ho vissuto con un segreto, imposto a me come a tutti gli astronauti. Posso ora rivelare che ogni giorno negli Stati Uniti i nostri strumenti radar intercettano oggetti di forme e composizioni a noi sconosciute. E ci sono migliaia di rapporti di testimoni ed una gran quantità di documenti che lo provano, ma nessuno vuole renderli pubblici".
Perché? gli ha chiesto l'intervistatore.
"Perché le autorità hanno paura che la gente possa pensare agli UFO come a invasori ostili. Perciò la parola d'ordine è ancora: dobbiamo evitare il panico a tutti i costi".
. "Inoltre", ha aggiunto Cooper, "sono stato testimone di un fenomeno straordinario, qui sul pianeta Terra. E' accaduto qualche mese fa in Florida. Ho visto con i miei occhi una zona ben delineata di terreno che si stava consumando con delle fiamme, con quattro solchi sulla sinistra lasciati da un oggetto volante che era sceso nel centro del campo. I piloti avevano lasciato il veicolo (c'erano altre tracce che lo provavano). Sembrava avessero studiato la topografia del luogo, avevano raccolto campioni di terreno e poi, probabilmente, erano tornati da dove erano venuti, scomparendo ad una velocità incredibile... Casualmente ho poi scoperto che le autorità avevano fatto di tutto perché questo avvenimento non fosse portato a conoscenza della stampa e della televisione, per paura di una reazione di panico da parte del pubblico".
James Lovell e Frank Borman
Nel dicembre del 1965, gli astronauti della navicella Gemini Lovell e Borman videro degli UFO durante la loro seconda orbita di quel volo che durò 14 giorni. Borman raccontò che vide una navicella non identificata a poca distanza dalla capsula. La torre di controllo di Cape Kennedy gli disse che stava vedendo la parte finale della loro navicella. Borman confermò che quello che stava osservando era sicuramente qualcosa di completamente diverso dalla loro navicella.
Ecco il dialogo svoltosi fra Gemini 7 e la base:
Lovell: Un oggetto vola alto sopra di noi, ad ore 10.00!
Capcom: Qui è Houston. Ripeti ancora, 7 !
Lovell: Ho detto che c'è un oggetto che vola alto, ad ore 10.00!
Capcom: Gemini 7, è veramente un avvistamento?
Lovell: Si é vero. Siamo testimoni di numerosi avvistamenti in questo momento.
Capcom: ...potete stimare la distanza o la grandezza?
Loveli: Gli UFO sono sulla nostra traiettoria...

Neil Armstrong e Edwin "Buzz" Aldrin .
Secondo l'astronauta della NASA Neil Armstrong (il primo uomo a metter piede sulla Luna), gli alieni hanno una base sul nostro satellite e ci dicono, in termini piuttosto decisi, di stare alla larga dalla Luna. A quanto dicono i rapporti finora noti, sia Neil Armstrong che Edwi.n Aldrin videro degli UFO dopo il famoso atterraggio sulla Luna dall'Apollo 11 il 21 luglio 1969. Uno degli astronauti riferì di aver visto una "luce" sopra e dentro un cratere durante la ripresa televisiva, seguita da una richiesta di maggiori informazioni da parte del controllo missione. Ecco il dialogo che si sarebbe svolto fra Luna e Terra:
NASA: Che cosa c'è? Controllo missione chiama Apollo 11...
Apollo 11: Quei "cosi" sono enormi, mio Dio! Enormi! Oh, mio Dio, non ci credereste! Vi dico che stiamo vedendo altre ' navicelle qui fuori. Sono ferme sulbordo del cratere! Sono sulla luna e ci stanno osservando!
Un professore, ha voluto rimanere anonimo, ha inviato alle organizzazioni ufologiche il seguente resoconto di un dialogo da lui avuto con Neil Armstrong durante un simposio della NASA:
Professore: Che cosa accadde veramente fuori dell'Apollo 11?
Armstrong: Una cosa incredibile, anche se noi abbiamo sempre saputo di questa possibilità. Il fatto è che loro (gli Alieni) ci hanno intimato di allontanarci! .
Professore: Che cosa vuole dire "intimato di allontanarci"?
Armstrong: Non posso entrare nei dettagli, posso solamente dire che le loro astronavi sono di gran lunga superiori alle nostre sia per dimensioni che per tecnologia. Accipicchia se erano grandi!... e minacciose!
Professore: Ma la NASA ha ugualmente inviato sulla Luna altre missioni dopo l'Apollo 11... .
Armstrong: Naturalmente: la NASA le aveva già annunciate a quel tempo, e non poteva rischiare il panico sulla Terra.
Secondo l'ufologo americano Vladimir Azhazha, "Neil Armstrong disse al Controllo Missione che due enormi oggetti sconosciuti stavano osservando lui ed Aldrin dopo l'atterraggio sulla Luna. Ma questo messaggio non è mai stato ascoltato dal pubblico, perché la NASA lo ha censurato."
Aleksandr Kasantesev afferma che Buzz Aldrin fece un film a colori dell'UFO da dentro la navicella, e continuò a filmare loro, Armstrong e lui stesso anche quando furono fuori. Armstrong confermò che la storia era vera, ma rifiutò di dare ulteriori dettagli, poi ammise che la CIA voleva nascondere l'accaduto.

Donald Slayton
Astronauta del progetto Mercury, rivelò in un'intervista che aveva visto un UFO nel 1951:
"Stavo collaudando un caccia P-51 a Minneapolis quando scorsi quell'oggetto. Ero a circa 10.000 piedi di altezza in un pomeriggio di sole. Pensai che fosse un nibbio, poi mi resi conto che nessun nibbio vola a quell'altezza. Più mi avvicinavo, più l'oggetto mi appariva simile a un pallone gonfiato, grigio e di circa un metro di diametro. Ma non appena gli andai davanti la "cosa" non somigliò più a un pallone.
Sembrava un disco volante.
Allo stesso tempo realizzai che l'oggetto stava improvvisamente allontanandosi da me, ad una velocità di circa 450 chilometri l'ora. Lo inseguii per un breve tratto, ma d'improvviso l'oggetto virò a 45 gradi, accelerò e sparì".

Maggiore Robert White
Il 17 luglio 1962 White dichiarò di aver visto un. UFO durante un volo ad un'altezza di 80 chilometri su un X-15. Così disse alla base:
"Non ho idea di che cosa possa essere. E' di colore grigiastro ed è di circa 10-15 metri di lunghezza". Poi, secondo un articolo del Time Magazine, il maggiore White esclamò alla radio: "Ci sono cose quassù! E' indubbio!" .
Il pilota della NASA Joseph A.Walker
L'11 maggio 1962 Walker dichiarò di aver avuto disposizione di intercettare gli UFO eventualmente avvistati durante i voli sul suo X-15. Aveva già filmato 5 o 6 UFO durante un volo nell'aprile del 1962 ad un'altezza di 80 chilometri. Era la seconda volta che filmava degli ÙFO in volo.
Durante una conferenza al Secondo Meeting Nazionale sugli usi pacifici delle ricerche spaziali dichiarò:
"Non sono autorizzato a dire nulla. Tutto quello che so é ciò che compare sul film che è stato sviluppato dopo il volo". Nessuno di questi film fino ad oggi è mai stato fatto visionare al pubblico.
Comandante Eugene Cernan
Cernan è stato il comandante dell'Apollo 17. In un articolo del Los Angeles Times del 1973 affermò quanto segue:
"Molte volte mi sono state poste domande circa gli UFO. Ho già detto pubblicamente che sono qualche altra cosa rispetto a noi, qualcosa che viene da un'altra civiltà".
Scott Carpenter
"In qualsiasi momento, quando gli astronauti sono nello spazio da soli, c'è una costante sorveglianza da parte degli UFO".
Maurice Chatelain della NASA
Nel 1979 Maurice Chatelain, responsabilè del Sistema di Comunicazioni della NASA confermò che Armstrong aveva veramente detto di aver visto degli UFO sul bordo di quel cratere lunare. Chatelain pensa che gli UFO possano provenire dal nostro stesso sistema solare, in particolare da Titano. Ecco alcune sue dichiarazioni:
"Gli incontri ravvicinati sono eventi ben conosciuti alla NASA, ma nessun ne ha mai parlato fin ad ora". Tutti i voli Apollo e Gemini sono stati seguiti a distanza, a volte anche abbastanza ravvicinata, da veicoli spaziali di natura extraterrestre: da dischi volanti o da UFO, se li volete chiamare con quel nome. Ogni volta che ciò si è verificato, gli astronauti hanno informato la torre di controllo che ha sempre ordinato il più assoluto silenzio". "Credo che Walter Schirra a bordo del Mercury 8 sia stato il primo degli astronauti ad usare il nome in codice 'Santa Klaus' per indicare la presenza di dischi volanti nei pressi della capsula spaziale. Per esempio James Lovell, a bordo dell'Apollo 8, disse improvvisamente 'Vi informo che c'è Santa Klaus'.
Anche se ciò accadde il giorno di Natale del 1968, molta gente ebbe la sensazione che c'era dell'altro dietro le sue parole".


http://www.misteriufo.it/gli_ufo_visti_dagli_astronauti.htm
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MessaggioOggetto: Re: Astronauta Buzz Aldrin confessa!   Mar 05 Gen 2010, 19:00

Fonte della notizia: http://www.nasa.gov e http://www.lpi.usra.edu

Provenienza delle immagini: dall'archivio del CUN Ferrara e cortese concessione della NASA (http://www.nasa.gov)

Traduzione: free translation of the original, from American-English into Italian, by CUN Ferrara

Commenti, errori o imprecisioni: specifica il titolo e la data di questa notizia



Queste le storiche parole con cui ha inizio il comunicato ufficiale della NASA del 13 novembre 2009: "I primi dati emersi dall'indagine lunare effettuata dalla sonda LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite) della NASA non lasciano spazio a dubbi ed indicano che la missione ha portato alla scoperta di acqua all'interno di un cratere situato sul lato lunare permanentemente oscuro (ma nella zona polare, per cui risultava visibile da Terra). La scoperta apre un nuovo capitolo sulla nostra conoscenza della Luna". Dell'insolitamente lungo documento vi offriamo una nostra libera traduzione, in forma praticamente quasi integrale.

"Il 9 ottobre (alle ore 13,31 in Italia) la sonda LCROSS e lo stadio finale del razzo-compagno Centaur (un contenitore cilindrico lungo tre metri e pesante di 2.366 k, si è schiantato alla velocità di circa 9.000 km/h, provocando un cratere profondo circa tre metri e alzando una colonna di fumo, polvere e detriti alta circa due chilometri), hanno fatto impatti gemelli nel cratere Cabeus (diametro di circa 96 km e profondità media di circa 4 km), che hanno creato un pennacchio di materiale proveniente dal fondo di un cratere che non aveva visto la luce del Sole in miliardi di anni".

Dopo quattro minuti anche la sonda LCROSS, pesante 891 kg, che era rimasta agganciata a Centaur fin dal momento del lancio avvenuto a giugno, in Florida, è stata fatta disintegrare contro il suolo lunare in un punto non distante dal dal cratere Cabeus. Ovviamente, prima dell'impatto, essa ha avuto almeno tre minuti di tempo per trasmettere sulla Terra tutti i dati raccolti ed elaborati in tempo reale; così, per novanta secondi, alla velocità di un mega-byte al secondo, ha trasmesso agli scienziati del Nasa ogni informazione che era riuscita a raccogliere mentre attraversava il pennacchio di detriti e, anch'essa, si avviava desolatamente al sacrificio estremo per il bene dell'umanità.

"Il pennacchio si è propagato verso l'alto, andando oltre il bordo di Cabeus, verso la luce solare, mentre un'ulteriore cortina di detriti è stata eiettata più lateralmente. «Stiamo svelando i misteri dei nostri confinanti più vicini e del Sistema Solare. La Luna ospita molti segreti e LCROSS ha aggiunto un nuovo livello alla nostra conoscenza», ha dichiarato Michael Wargo, a capo degli scienziati lunari presso il quartier generale della NASA a Washington.

Gli scienziati hanno a lungo speculato riguardo l'origine di significative quantità di idrogeno che sono state osservate presso i poli lunari. Le scoperte della sonda LCROSS stanno portando nuova luce sulla questione con la scoperta di acqua, la quale potrebbe essere assai più diffusa e in quantità maggiore di quanto precedentemente sospettato. Se l'acqua che si è formata o depositata è vecchia di miliardi di anni, queste fredde trappole potrebbero conservare una chiave per la storia e l'evoluzione del Sistema Solare, più degli antichi dati contenuti in un semplice nucleo ghiacciato prelevato sulla Terra. Inoltre, l'acqua e gli altri componenti rappresentano potenziali risorse che potrebbero sostenere la futura esplorazione lunare.

Dopo gli impatti, il team degli scienziati del progetto LCROSS ha analizzato l'enorme quantità dei dati che il velivolo spaziale aveva raccolto (La strumentazione di bordo era composta da fotocamere altamente tecnologiche, in grado di riprendere a diverse lunghezze d'onda e, soprattutto, da spettrometri, cioè strumenti in grado di analizzare sia la composizione chimica della materia che la luminosità del bagliore che si pensava avesse potuto provoca l'impatto al suolo del Centaur, flash che non è però avvenuto). Il team si era concentrato sui dati degli spettrometri puntati sul satellite, i quali fornivano informazioni definitive sulla presenza di acqua. Uno spettrometro aiuta ad identificare la composizione di materiali attraverso l'esame della luce che essi emettono o assorbono.

"Siamo estasiati", ha detto Antonhy Colaprete, scienziato del Progetto LCROSS e investigatore principale presso il NASA Ames Research Center (ARC), ovvero il centro di ricerca della NASA che è stato intitolato a Joseph Sweetman Ames, uno dei soci fondatori del laboratorio NACA (National Advisory Committee for Aeronautics). Molteplici linee di evidenza mostrano che l'acqua era presente in entrambi gli angoli alti del pennacchio di vapore e la cortina di detriti creata dall'impatto del Centaur. La concentrazione e la distribuzione di acqua e di altre sostanze richiede ulteriori analisi ma è sicuro affermare che il cratere Cabeus contiene acqua.

Il team ha lavorato nello spettro vicino all'infrarosso con lo scopo di conoscere la presenza di acqua e di altri materiali, comparandoli con quelli dello spettro derivante dall'impatto del satellite LCROSS. "Noi siamo capaci di confrontare lo spettro con i dati di LCROSS solo dopo aver inserito lo spettro dell'acqua" ha detto Colaprete. Nessuna altra ragionevole combinazione di altri composti risulta presente dato che abbiamo provato a confrontare le combinazioni. È esclusa la possibilità di contaminazione proveniente dal Centaur.

Un'ulteriore conferma proviene da un'emissione nello spettro dell'ultravioletto che era attribuito all'idrogeno, un prodotto ottenuto dallo scioglimento dell'acqua ad opera della luce solare. Quando gli atomi e le molecole sono eccitati, rilasciano energia su di una specifica lunghezza d'onda che può essere rivelata attraverso gli spettrometri. Un processo simile viene usato nelle insegne al neon. Quando sono elettrificati, uno specifico gas produrrà un ben definito colore. I dati provenienti dagli altri strumenti a bordo di LCROSS sono stati analizzati riguardo ad ulteriori indizi riguardanti lo stato e la distribuzione del materiale presso il sito di impatto. Gli scienziati ed i colleghi del Progetto LCROSS stanno studiando attentamente i dati per comprendere l'intero evento dell'impatto. L'obiettivo è di capire la distribuzione di tutti i materiali all'interno del suolo sul luogo dell'impatto. La completa comprensione dei dati, che sono assai abbondanti, può richiedere qualche tempo. Insieme all'acqua all'interno di Cabeus, ci sono tracce di altre interessanti sostanze. Le regioni lunari permanentemente all'ombra sono delle trappole veramente fredde che hanno raccolto e preservato materiale per miliardi di anni".

Qui è finita la dichiarazione della NASA e sappiamo che la quantità totale di acqua proveniente dall'impatto è stata di circa 90 litri. La grande caccia all'acqua lunare era iniziata con i dati raccolti dalla sonda indiana Chandrayaan-1 e dalla sonda americana LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter), che aveva l'unico compito di monitorare la superficie lunare, non solo per determinare al meglio i punti di impatto ma per creare una raccolta di dati utili alla realizzazione di una futura base lunare e alla comprensione dei migliori punti di allunaggio per le future missioni umane.

All'inizio si era scelto come luogo d'impatto il cratere Cabeus-A ma poi si è optato per Cabeus poiché sembrava offrire una maggior quantità di acqua ghiacciata. All'interno di questi crateri polari, situati però dalla parte chiamata "oscura" della Luna, ma in una posizione ancora visibile dalla Terra, l'acqua è verosimilmente rimasta intrappolata per milioni o miliardi di anni poiché i raggi solari non riescono a superare lo sbarramento verticale delle arginature naturali laterali. Questi fatti fanno sì che la temperatura interna e superficiale dei crateri sia costantemente al di sotto di -173° C.

A questo punto, la domanda che corre di bocca in bocca è, ovviamente: "Da dove sarà mai venuta tutta quell'acqua?". In passato, sono state sviluppate due teorie a tal riguardo, entrambe valide. La prima riguardava la possibilità che l'acqua fosse opera delle comete mentre la seconda si rivolgeva agli ioni di idrogeno trasportati dal vento solare i quali si sarebbero poi combinati con l'ossigeno presente sulla Luna. Ma ora sta facendo capolino una terza teoria, portata avanti dal Alin Crotts della Columbia University, secondo la quale l'acqua proverrebbe dalla parte più profonda della crosta lunare, che ne sarebbe ricchissima, e arriverebbe nella zona superficiale attraverso le fessurazione presenti nelle rocce.

A questo punto è meglio confessare la propria ignoranza: sono insegnante di ruolo da ventotto anni e non avevo mai letto questa notizia da nessuna parte anche perché la stragrande maggioranza, per non dire la quasi totalità, della divulgazione scientifica "popolare", ovvero quella rivolta agli studenti delle scuole dell'obbligo e scientifiche superiori e quell'altra propinata dall'editoria generalizzata, ha sempre sostenuto che la Luna era costituita solo da rocce ricche di calcio ed il mantello lunare risultava povero di metalli come il ferro ma nulla vietava di pensare che il suo nucleo potesse essere ferroso. Esso varia di spessore in base al luogo prescelto: così dai cinque metri circa per i mari più giovani ai dieci metri circa per le sommità degli altipiani di prima formazione. La superficie è certamente stata polverizzata dagli impatti meteorici per cui risulta composta da una coltre di alcuni metri di pietrisco poroso, di varie dimensioni ma che, ovviamente, aumenta con la profondità. Poiché lassù manca il vento e la pioggia, tutto il materiale presente in superficie non può avere spostamenti importanti

Dai testi ufficiali, si sa che temperatura superficiale spazia, in media, dai -150°C a + 120°C e la sua atmosfera, assai scarsa e rarefatta, somma complessivamente a circa diecimila kg che, in termini terrestri, corrispondo alla quantità di gas rilasciati da una qualsiasi navicella Apollo al momento dell'atterraggio. Si sa poi che, in conseguenza di ciò, la gravità lunare è pari ad un sesto di quella terrestre per cui l'atmosfera lunare tende, da una parte, a disperdersi a causa della bassa forza gravitazionale e, dall'altra parte, a ricostituirsi grazie al rifornimento continuo causato dal vento solare. Nella sua composizione atmosferica risultano in numero maggiore i seguenti gas trasportati dal vento solare: neon (circa il 30%), elio (circa il 25%), idrogeno (circa il 22%), e l'argon (circa il 20%), originato dal decadimento radioattivo del potassio nelle rocce lunari.

Sempre dalla "cultura popolare", so che nessuno sa come si sia formato il nostro luminoso satellite ma la posizione ufficiale, maggiormente condivisa, è quella che la Luna avrebbe avuto origine da un grande impatto, avvenuto di striscio, fra il nostro pianeta ed un asteroide almeno grande quanto Marte. Il materiale originatosi dallo scontro avrebbe provocato una nube di gas, polveri e rocce che, dopo aver rapidamente ceduto il suo calore avrebbe iniziato l'opera di raffreddamento totale del denso anello che, nel frattempo, si sarebbe posizionato in orbita attorno alla Terra. Dalle successive e continue attività di collisione ed attrazione, avvenute nei milioni di anni, avrebbe avuto origine questo stupendo satellite che illumina le notti serene ma, al tempo stesso, e solo con la sua presenza, incute ancora sensazioni diverse ed opposte da circa 384.400 km di distanza da noi.

Ovviamente, nei testi popolari non si parla né di T.L.P. (Transient Luminescent Phenomena), ovvero di quei misteriosissimi fenomeni luminescenti transitori che appaiono, anche per settimane, sulla superficie lunare e nemmeno di presunte e misteriose formazioni e strutture che sarebbero presenti sulla superficie secondo diversi studi facilmente reperibili in rete e confortati da tanto di immagini NASA. Che cosa nasconde mai, dunque, il nostro stupendo satellite? Come mai dall'ultimo allunaggio della Missione Apollo 17 (La capsula Apollo 17, con a bordo Eugene Cernan, Harrison Shmitt e Ronald E. Evans, partita il 6 dicembre 1972, alle ore 05.33, è rimastra sulla Luna per 22 ore, esplorando la Valle di Taurus-Littrow con il famoso Rover elettrico.) non è più accaduto nulla? Che cos'hanno visto gli astronauti durante le loro missioni spaziali? Noi ufologi lo sappiamo bene e tentiamo di divulgare la verità. Una verità che, ora, fortunatamente, sta allargandosi anche all'acqua, ovvero alla sostanza più preziosa e, forse, più comune fra tutte quelle sparse nel nostro infinito Universo dove, pressoché con la certezza assoluta, confortata dalla scoperta continua di sistemi solari del tutto simili al nostro, la vita è presente ovunque, forse non in forma antropomorfa e non ovunque in forma intelligente ma, di certo, in forma più evoluta sui sistemi solari che si sono originati qualche frazione di secondo prima del nostro, al momento del Big Bang.
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Astronauta Buzz Aldrin confessa!
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