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 LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA

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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:28

QUA NEL LINK IMPOSTATO SOTTO ENTRERETE NEL MONDO NASCOSTO DELLA MAGICITÀ SARDA CON ITINERARI E NON SOLO...........

http://www.sardiniaportal.com/visualluogo.php
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:23


La Storia di Barumini

Il toponimo ha forse un’origine preromana. Il paese ha verosimilmente origini nuragiche così come si evince dalla presenza di "Su Nuraxi" e dal ritrovamento sotto l’antico palazzo degli Zapata dei resti di un nuraghe. Durante il Medioevo Barumini apparteneva alla curatoria di Marmilla, di cui fu anche capoluogo, nel regno giudicale di Arborea; nel 1206 passò per un breve periodo a far parte del regno di Calari. Intorno al 1410 il paese entrò far parte del regno catalano-aragonese di Sardegna e venne occupato da Berengario Carroz, che desiderava divenirne feudatario. Ma Barumini venne invece concesso, insieme ad altri paesi dell’ex curatoria, a Garçia de Ferrera e poi a Guglielmo Raimondo de Moncada. Nel 1458 il feudo venne venduto a Pietro Besalù, che cedette tutti i paesi del feudo tranne Barumini, Las Plassas e Villanovafranca che costituirono la baronia di Las Plassas. Nel 1541 questa fu acquistata da Azore Zapata e rimase in possesso della famiglia fino al suo riscatto avvenuto nel 1839. Barumini fa parte dell’Archidiocesi di Cagliari.
http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.sardiniaportal.com/public/barumini.jpg&imgrefurl=http://www.sardiniaportal.com/paesi.php%3Fpaese%3DBarumini&usg=__StGwe9D_jvNKB__-MGzjTuKUlrw=&h=450&w=600&sz=45&hl=it&start=19&um=1&tbnid=MHGv1lXHvwx0bM:&tbnh=101&tbnw=135&prev=/images%3Fq%3DBARUMINI%26hl%3Dit%26rlz%3D1T4SMSN_it___CH358%26sa%3DX%26um%3D1
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:22

Barumini


Barumini, Villaggio Nuragico Su Nuraxi


Salta i contenuti e vai al sommario La storia di Barumini inizia circa tremila e cinquecento anni fa sulla collina dove gli antichi costruirono un nuraghe e un piccolo villaggio di capanne intorno. I nuraghi sono la massima espressione architettonica e simbolica dell'antica e moderna civiltà della Sardegna. Eccezionali monumenti, queste costruzioni a mezza strada tra l'edilizia difensiva e quella civile, sono sopravvissute fino ai nostri giorni a testimonianza di una cultura millenaria collegata alle civiltà megalitiche del bacino del Mediterraneo.
La civiltà nuragica svolse un ruolo importante nella diffusione della cultura micenea ed in seguito di quella fenicia, anche se alcune sue peculiarità rimangono avvolte dal mistero, forse incomprensibili perché estranee alla cultura greca classica.
Le strutture architettoniche sono costituite da torri a due piani a forma di tronco di cono, realizzate con pietre di notevoli dimensioni, disposte a secco in cerchi concentrici sovrapposti che si stringono verso la sommità.
Su Nuraxi di Barumini è l’esempio più completo e meglio conservato di nuraghe.









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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:18

DOMUS DE JANAS ROCCIA DELL'ELEFANTE E NURAGHE PADDAGGIU LENI - CASTELSARDO
Accesso - Da Castelsardo prendere la strada per Sedini, s.s.134, percorrere 4,3 km. sino all'incrocio per Valledoria, subito dopo sarà visibile sul ciglio della strada la roccia dell'Elefante. Proseguire quindi per Valledoria e dopo meno di un km. si trova sulla sinistra il nuraghe Paddaggiu.

Domus de janas Roccia dell'Elefante
Descrizione - Il monumento è una rupe trachitica erosa dagli elementi naturali, che le hanno dato la forma di un elefante seduto. Alla base del lato destro, si aprono alcune domus de janas, una delle quali presenta alcuni bassorilievi raffiguranti protomi taurine, ed altri elementi decorativi. Il nuraghe Paddaggiu, indicato per errore sulle cartine come Su Tesoru, è di tipo monotorre, con il pianoterra intatto, mentre il piano superiore ha una parte diroccata.

Nuraghe Paddaggiu Leni
MURAGLIA MEGALITICA PREISTORICA DI MONTE OSSONI - CASTELSARDO
Accesso - Da Tergu si esce verso Castelsardo e a meno di due chilometri dal mare di Lu Bagnu, si svolta a destra verso Multeddu. Arrivati al villaggio, si gira a sinistra nella S.S.134 per Castelsardo e dopo circa un chilometro si svolta a destra in una strada sterrata, che bisogna percorrere per 20 km, sino alla cima di Monte Ossoni, dove si trova il monumento preistorico.
Descrizione - La muraglia che è stata edificata con grossi massi, è lunga 58 m, e alta 2,4 m, ed è orientata a nord-est. Era probabilmente una muraglia che difendeva un villaggio preistorico, che si trovava al suo interno e di cui si vedono poche tracce. Si è potuto datare il sito perchè al suo interno sono state trovate ceramiche attribuibili alla Cultura di Monte Claro, che risale alla seconda metà del III millennio a.C.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:17

COMPLESSO NURAGICO DI SANT'IMBENIA - ALGHERO
Accesso - Uscire da Alghero in direzione Portotorres e arrivare fino all'incrocio Alghero-Capo Caccia-Porto Ferro, dove si devia per Capo Caccia. Il sito, indicato da cartelli, si trova poche decine di metri dopo l'incrocio. Essendo il sito ubicato all'interno di una proprietà privata, non è possibile visitarlo senza aver prima preso accordi con la Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro.

Nuraghe S.Imbenia

Capanna con Bacile
Descrizione - Il complesso nuragico di S.Imbenia è costituito da un nuraghe complesso, formato da una torre centrale, due minori ed un bastione, e da un villaggio di capanne, solo parzialmente esplorato e messo in luce in seguito a lavori di sistemazione del campeggio, avvenuti negli anni 80'. Il nuraghe si presenta in condizioni di conservazione non ottimali e d'altra parte non è stato ancora oggetto di approfondite analisi scientifiche. L'importanza del complesso risiede infatti principalmente nel villaggio, lo scavo del quale ha permesso di trarre importanti informazioni sia sulla storia del sito che, ad un livello più ampio, sui rapporti tra i nuragici e genti di provenienza orientale agli inizi dell'Età del Ferro.
Il villaggio, costruito più recentemente rispetto al nuraghe, fu abitato nell'arco temporale compreso tra il XV e il V sec.a.C. circa, periodo che si può suddividere in tre fasi principali: Bronzo Medio Finale (1400-1300 a.C. ca), Bronzo Recente e Finale (Fino al 1000 a.C. ca.) e Bronzo Finale-Ferro I (1000-700 a.C. ca.).


Capanna delle nicchie

Capanna dei ripostigli
La fase che ha suscitato maggiore interesse dal punto di vista scientifico è quella più recente, testimoniata da ceramiche nuragiche ma anche d'importazione, in particolare fenicie e greche, la presenza delle quali unitamente ad altri fenomeni ha portato gli studiosi a ipotizzare la presenza stabile di genti di provenienza orientale all'interno del villaggio.
Tra le capanne che sono state messe in luce nel corso degli scavi, alcune si presentano particolarmente interessanti: la "capanna con bacile", caratterizzata dalla presenza di un grosso bacile emisferico di pietra, la "capanna dei ripostigli" che deve il suo nome al ritrovamento, all'interno di essa, di due anfore vinarie riutilizzate per contenere dei piccoli lingotti di rame. Ciò che ha molto colpito è che queste due anfore, molto simili esteriormente ma fabbricate l'una al tornio l'altra a mano hanno una forma tipicamente fenicia, ma presumibilmente quella fatta a mano è un prodotto locale che imita le anfore fenicie. All'interno di questa capanna è stata rinveuta anche una vasca di pietra di forma rettangolare.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:16

DOMUS DE JANAS ANGHELU RUJU - ALGHERO
Accesso - Sulla strada Alghero-Porto Torres si arriva sino allo svincolo per l'aereoporto di Fertilia, all'inizio dello svincolo sulla destra c'è l'ingresso all'area archeologica.
L'area archeologica è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 16 dal 1/11 al 31/3; dalle 9 alle 19 dal 1/4 al 31/10. Il prezzo del bilglietto è di 3 Euro.

Ingresso di una tomba con dromos monumentale

Interno di una tomba
Descrizione - La necropoli è scavata in una collina di arenaria calcarea, ed è formata da 37 domus de janas pluricellulari aventi dalle 2 alle 11 celle, composte da ingressi a pozzo, e dromoi muniti di gradini (vedi foto). Tutte le tombe sono dotate di portelli scolpiti con cornici e architravi, mentre per quanto riguarda la decorazione se ne distingue una in particolare, caratterizzata all'esterno da un fregio scolpito in bassorilievo che rappresenta cinque teste bovine, motivo che viene ripreso anche all'interno della camera sepolcrale, dove sono scolpite altre due teste (vedi foto).

Fregio con decorazione zoomorfa

Simboli zoomorfi all'interno di una tomba
Due tombe risaltano invece rispetto alle altre per l'ingresso monumentale, realizzato scavando la roccia antistante l'ingresso in modo da formare un ampio corridoio d'accesso munito di gradini nella parte iniziale. Inoltre all'interno delle tombe maggiori si possono ammirare dei pilastri risparmiati nella roccia con funzione portante e in alcuni casi residuano tracce di pittura realizzata con ocra rossa, simbolo di rinascita.
In questa necropoli sono state trovate numerose tombe ancora sigillate, si sono quindi recuperati corredi funebri completi, visibili al museo Sanna di Sassari.


Ingresso di una tomba con dromos
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:16

NURAGHE PALMAVERA - ALGHERO
Accesso - Da Alghero si prende la s.s.127 bis per Porto Conte, e si procede per circa 12km. : l'area archeologica è sulla destra segnalata da cartelli. Il sito è gestito dalla cooperativa S.I.L.T.
L'area archeologica è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 16 dal 1/11 al 31/3; dalle 9 alle 19 dal 1/4 al 31/10. Il prezzo del biglietto è di 3 Euro.
Due vedute del Nuraghe e del villaggio che lo circonda
Descrizione - Il nuraghe è formato da due torri A e B, e da un cortile a cui si accede dall'ingresso principale. La torre principale (A), più antica, è stata successivamente rifasciata dal muro che racchiude la torre secondaria, il cortile interno e un corridoio d'ingresso con diverse nicchie. La torre principale conserva un'altezza di circa 8 m. ed ha un diametro di circa 9, la camera principale, coperta a tholos e tutt'ora intatta, ha un diametro di 4 m. e si raggiungeva attraverso un corridoio, coperto a piattabanda, che partiva dall'ingresso nel cortile. Il piano superiore era invece raggiungibile da una scala che si apre all'interno di una nicchia situata a circa 3 m. d'altezza dal pavimento e che si raggiungeva con l'ausilio di scale a pioli. La torre secondaria si raggiungeva anch'essa da un corridoio che partiva dal cortile, ed era in origine coperta atholos, oggi crollata; nelle pareti si trovano quattro feritoie. Il cortile inoltre era collegato, tramite un'altro corridoio, anche all'ingresso secondario, posto ad est.

Capanna delle riunioni e al centro modellino di torre nuragica

Interno del Nuraghe
Il nuraghe è situato al centro di un cerchio di mura fornito di tre torri piccole ed una molto grande perfettamente circolare; le mura hanno due ingressi. Intorno a questo perimetro si trovano numerose capanne circolari, circa una quarantina, appartenti ad un villaggio nuragico, che in origine era molto più esteso. Tra le capanne spicca particolarmente la capanna delle riunioni, dotata di panche lungo il perimetro interno e con al centro un basamento circolare sopra il quale si trova un modellino di nuraghe. L'originale è oggi sostituito in loco da una copia, ed è conservato al Museo Sanna di Sassari.
Le fasi storiche del complesso sono tre: nella prima, che va dal XV al X secolo a.C., viene costruita la torre centrale e alcune capanne; nella seconda (IX secolo a.C.) si costruisce la seconda torre, il corridoio, la grande capanna, ed altre capanne intorno; la terza fase (IX-VIII secolo a.C.) è caratterizzata dalla costruzione del muro esterno. L'insediamento fu abbandonato alla fine dell' VIII secolo a.C.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:15

ALTARE PREISTORICO MONTE D'ACCODI - SASSARI
Accesso - Da Sassari percorrere la s.s 131 verso Porto Torres, esattamente al km 222,300, si trova a sinistra una strada segnalata da cartelli. Si percorrono 300 m. e si lascia l'auto, proseguendo per altri 100 m. si giunge al sito.
Descrizione - Questo monumento, scoperto nel 1952, è una struttura troncopiramidale di 36x29 m. alla base, costruita con grandi blocchi sbozzati lungo il perimetro esterno, e riempita con terra e pietre. Si accede alla sua sommità per mezzo di una rampa lunga 41,80 m. e alta 9 m.. La sua forma non ha eguali in tutto il Mediterraneo e in Europa, e ricorda molto gli altari a terrazza mesopotamici detti ziqqurat. La storia di quest'area inizia circa nel 4200 a.C. quando esisteva un villaggio di capanne circolari. Al 3500 a.C. risale l'area sacra dei menhir, attribuibile alla cultura di Ozieri: un menhir alto m. 4,70 in calcare squadrato, trovato rovesciato, ora è stato reinnalzato nel luogo d'origine, a sinistra della rampa.

Una lastra calcarea trapezoidale di 3,15x3,07 m. che poggia su sostegni litici, interpretata come altare, si trova a destra della rampa, come anche un'altra lastra più piccola di trachite, situata più vicino al monumento. Duecento anni dopo nel 3300 a.C. venne iniziata la costruzione del primo santuario, alto 5,40 m., del quale ora esternamente non si vedono tracce. Sulla piattaforma in cima, grande 23,80 x 23,40 m., venne edificato un saccello rettangolare di cui rimane una parte del muro. Dagli ultimi studi si è capito che l'intero edificio andò distrutto in seguito ad un incendio. Questo primo monumento era molto più preciso e rifinito di quello costruito in seguito, ed era interamente dipinto in ocra rossa, compresa la rampa, larga 5,50 e lunga 25 m. In seguito, circa 500 anni dopo la prima costruzione, venne costruito l'edificio attuale, nel 2800 a.C. circa. I ruderi precedenti vennero coperti da molti strati di pietre e terra, e assestati da muri di contenimenti in pietra. Questa seconda piramide ha dimensioni notevolmente maggiori della precedente: la base misura 40 x 30 m., la sua altezza è di m. 9, e la rampa è larga circa il doppio (10 m.) ed è lunga quasi 42 m., mentre della cella, che probabilmente esisteva in cima al monumento, non si sono trovate tracce. Il luogo venne frequentato sino al 2000 a.C da popolazioni di cultura Monte Claro e Vaso Campaniforme, come è risultato dai reperti rinvenuti.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:15

NECROPOLI DI PUTTU CODINU - VILLANOVA MONTELEONE
Accesso - Da Villanova Monteleone prendere la s.s. 292 in direzione Monteleone Roccadoria. Fra il km 29 e il km 30, sulla sinistra, si trova il cancello d'ingresso dell'area archeologica.

Necropoli di Puttu Codinu

Ingresso di una delle tombe
Descrizione - La necropoli ipogeica di Puttu Codinu scoperta all'inizio del Novecento dal Taramelli, è formata da nove domus de janas, note in questa zona col nome di Sas domos de sos Nanos, (le case dei nani) fra le quali alcune sono molto interessanti per le rare caratteristiche architettoniche.
Le "Domus", scavate in successione lungo un basso banco calcareo, sono tutte pluricellulari e presentano vari schemi di piante, ma tutte precedute da piccoli dromos, orientati a Sud-Sud-Est. I portelli d'accesso alle tombe hanno quasi tutti doppie cornici all'esterno per poggiare la pietra di chiusura, alcuni hanno forma rettangolare o quadrata, altri sono invece esagonali.

Interno della tomba VIII

Un' altra veduta della necropoli
La più grande e interessante è la tomba VIII, che ha il soffitto a doppio spiovente scolpito a immagine dei tetti delle capanne, e su una parete della stessa cella si possono vedere le corna, simbolo della divinità maschile, che sovrastano la falsa porta che conduce all'aldilà; inoltre proprio in questa tomba è stata trovata una rara statuetta in calcite raffigurante la Dea Madre.
La tomba IX presenta invece al centro un focolare, forse utilizzato per scopi rituali. In molte altre tombe sono visibili, scavate sul pavimento dell'ingresso, le coppelle circolari dove forse venivano deposte le offerti commestibili. Le ceramiche che sono state ritrovate sono state attribuite alla cultura di Ozieri (3.500-2.800 a.C.) e a quelle successive del Vaso Campaniforme e di Bonannaro (2.000 -1.800 a.C.) e mostrano che il sito è stato utilizzato per un periodo di circa 1500 anni.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:11








Nuraghi e Villaggi Nuragici




I nuraghi sono i monumenti più tipici e rappresentativi della civiltà nuragica, che si sviluppa in Sardegna a partire dall'età del Bronzo Medio, 1600 a.C., e termina all'incirca in corrispondenza della dominazione punica, nel VI secolo a.C .
Questi imponenti edifici furono costruiti con grandi blocchi di pietra più o meno squadrati disposti l'uno sull'altro, i più classici sono quelli cosiddetti a tholos, costituiti da una torre a forma tronco conica , che presentano al loro interno dei vani circolari disposti su più piani, collegati fra loro da una scala ricavata all'interno dello spessore murario. I nuraghi possono essere semplici, ossia costituiti da un'unica torre, oppure complessi, cioè formati da più torri, che possono essere massimo cinque, disposte attorno alla torre centrale detta mastio e unite fra loro da mura rettilinee.
Provincia di Cagliari
Barumini
Complesso nuragico
"Su Nuraxi"

Gesturi
Protonuraghe
"Brunku Madagui"
Villanovaforru
Villaggio nuragico "Gennamaria"
Villanovafranca
Nuraghe "Su Mulinu"
Elenco completo Siti Archeologici Provincia di Cagliari
Provincia di Oristano
Abbasanta
"Nuraghe Losa"
Mogoro
Nuraghe "Cuccurada"
Sedilo
Nuraghe "Iloi"

Villanovatruschedu
Nuraghe Santa Barbara
Elenco completo Siti Archeologici Provincia di Oristano
Provincia di Nuoro
Bortigali
Nuraghe Orolo
Dorgali
Villaggio Nuragico Serra Orrios
Dorgali -
Villaggio Nuragico Tiscali
Macomer
Nuraghe Santa Barbara
Oliena
Complesso Nuragico Sa Sedda e Sos Carros
Orroli
Nuraghe Arrubiu
Elenco completo Siti Archeologici Provincia di Nuoro
Provincia di Sassari
Alghero
Nuraghe Palmavera
Arzachena
Nuraghe Albucciu
Tempio
Nuraghe Maiore
Torralba
Nuraghe Santu Antine
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:10

PER VISUALIZZARE IL RESTANTE DEI SITI ARCHEOLOGICI SULLE TOMEBE DEI GIGANTI PRESENTI IN SARDEGNA...KLICCARE SULLE FOTO QUA MOSTRATE:


Provincia di Nuoro
Dorgali -
Tomba dei Giganti S'Ena e Thomes
Borore -
Tomba dei Giganti Imbertighe
Fonni -
Tombe dei Giganti Madau
Lanusei -
Tombe dei Giganti Selene
Triei -
Tomba dei giganti Osono
Elenco completo Siti Archeologici Provincia di Nuoro
Provincia di Sassari
Arzachena -
Tomba dei giganti "Coddu Vecchiu"
Arzachena -
Tomba dei giganti
"Li Longhi"
Olbia -
Tomba dei giganti "Su Monte e s'Ape"
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:08

PAULILATINO - TOMBE DEI GIGANTI GORONNA


Accesso - Dalla s.s.131 si esce al bivio per Paulilatino, e si percorre la strada per Bonarcado per circa 1 km. fino a trovare un cartello che indica la tomba maggiore Goronna (toma sud).
Per raggiungere le altre due tombe, situate nelle pendici settentrionali dell'altura, si continua per poco meno di 1 Km sulla strada per Bonarcado, sino a trovare una piazzola dove si lascia l'auto. A piedi si raggiunge un tavolato granitico sulla sinistra, seguendo prima un viottolo, e poi passando attraverso alcuni terreni privati; le due tombe si trovano sul tavolato, verso nord, vicino ai ruderi di un nuraghe. Il sito è molto difficile da raggiungere a causa dell'alta vegetazione e delle recinzioni da superare.

Tomba maggiore Goronna
Descrizione - La tomba maggiore di Goronna è una delle più grandi conosciute, misura infatti m. 24,5 di lunghezza, e poteva contenere circa 200 inumazioni. La facciata si presenta ben conservata, con la grande esedra formata da lastre infisse nel terreno, che aveva un'ampiezza di 10 m.e la stele monolitica centinata, di cui manca la parte superiore, che in origine raggiungeva un'altezza di circa 3,5 m.
La camera funeraria di tipo dolmenico, costruita internamente con massicci ortostati, misura circa 18 m. di lunghezza, ed era coperta a piattabanda, anche se delle lastre di copertura originarie se ne conservano solo due; la terminazione posteriore è costituita da un'abside. Davanti al monumento si trovano alcuni betili. La tomba fu messa in luce nel 1892, e dopo di allora non furono più effettuati interventi.
La seconda tomba, più piccola e più arcaica, è situata a nord-est della prima ed oggi è in pessimo stato di conservazione, quasi distrutta e sommersa dalla vegetazione.

Resti della camera della tomba più piccola nord


Frammenti della parte superiore della stele della tomba più grande nord
Le due tombe delle pendici settentrionali si trovano in pessime condizioni di conservazione e sono sommerse dalla vegetazione. Della tomba più piccola sono chiaramente distinguibili i resti della camera funeraria, di tipo dolmenico, che conserva al loro posto anche alcune lastre della copertura. Della tomba più grande si possono invece notare alcuni frammenti della parte superiore della grande stele centinata.

Resti della camera della tomba più piccola visti lateralmente
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:07

SIDDI - TOMBA DEI GIGANTE DOMU E S'ORKU

Accesso - Si segue la S.S. 131 sino a Sardara, al Km 53 dove si svolta per Collinas. Si svolta poi per Villanovaforru e si continua verso Lunamatrona dove si imbocca il bivio per Siddi, che si percorre per circa 1 km. Prima di entrare in paese si gira a sinistra nella circonvallazione, indicata da un cartello per la Giara di Siddi, si percorrono km 3,6, fino a trovare a destra una strada in cemento, dove si svolta. Si percorre questa strada per 2,7 km, tenendosi sempre sulla destra fino ad arrivare al parcheggio davanti alla tomba.

Veduta d'insieme della tomba

Ingresso
Descrizione - Questa tomba è una delle più grandi ed imponenti della Sardegna, come si nota subito osservando la facciata, costruita con enormi blocchi di pietra squadrati e disposti in filari sovrapposti. La tipologia "a filari" è tipica delle tombe dei giganti del centro-sud della Sardegna del periodo più arcaico, che non presentano in facciata la stele unica con terminazione centinata. L'esedra è costituita da una muraglia di pietre particolarmente spessa (circa 2 m.). Le grandi dimensioni della tomba colpiscono tanto all'esterno che all'interno della camera funeraria, che oltre ad essere lunga circa 15 m., raggiunge l' altezza eccezionale di circa 2,5 m. e si presenta intatta. Esternamente la camera termina con un abside. Alcuni menhir si trovano a qualche decina di metri di distanza dall'ingresso.

Interno della camera

Abside
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:06

QUARTUCCIU - TOMBA DEI GIGANTI IS CONCIAS


Accesso - Si prende la s.s. 125 per Muravera, al km.20,3 dopo il ponte sul Rio Longu a Piscina Nuxedda, si gira a destra seguendo le indicazioni per la tomba. Dopo 100 m si svolta a destra, si prosegue per altri 800 m, quindi si gira nuovamente a destra in una strada malandata in salita: a questo punto troverete l'ultimo cartello che indica la tomba. Proseguire su questa strada per circa 6 km fino a raggiungere la tomba, visibile sulla destra.

Veduta frontale dell'ingresso e dell'esedra
Descrizione - Questa Tomba dei giganti è del tipo con "facciata a filari", tipica delle tombe dei giganti del Sud della Sardegna (ad esempio Sa Domu e S'Orku di Siddi). la facciata e l'esedra, ampia 10 m., sono costruite in muratura megalitica; nell'area sulla destra dell'esedra sono presenti tre "focolari rituali", di forma circolare. Dal basso portello d' ingresso si accede alla camera funeraria, lunga circa 8 m. e larga 1 metro e 30 cm., che si presenta intatta con l'originaria copertura ad "aggetto", la sua altezza massima è di 2,10 m. all'ingresso, e si abbassa man mano che si arriva al fondo della camera, che ha un'altezza di 1,70 m.

L'ingresso della tomba visto dall'interno della camera funeraria

Ingresso della tomba con il betilo antistante
Esternamente la camera si presenta lunga 11,60 m. e raggiunge i 4,50 m. di larghezza. Davanti alla facciata, sulla sinistra del portello si trova un piccolo betilo, posto a guardia del sepolcro, che forse rappresnta la divinità. Questa tomba dei giganti che risale al XIV-XIII secolo a.C., si presenta in ottime condizioni di conservazione, sia all'esterno che nella camera interna.
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:06

GONNOSFANADIGA - TOMBA DEI GIGANTI SAN COSIMO


Accesso - Sulla S.S. 131 al km 44,7 si svolta a Sanluri e si procede in direzione di Guspini. Dopo San Gavino si prende il bivio a sinistra per Gonnosfanadiga, e si prosegue verso Guspini sulla S.S.126. Si prende il primo bivio a sinistra, poi si svolta a destra verso Arbus, si continua per km 2,5, e si prende una strada sterrata per le cave di sabbia. Dopo m. 300 m. al bivio si svolta a destra poi si prosegue per altri 200 m. Qui si trova la tomba, davanti ad una cava di ghiaia.

Tomba dei giganti S.Cosimo: facciata
Descrizione - Questa tomba è costruita in blocchi di granito lavorati rozzamente, ed ha ancora il pavimento in buono stato. La camera è lunga 26m., ed è scavata sotto il livello del terreno, mentre la sua altezza è di circa 2m., con sezione a trapezio. Il periodo in cui è stata costruita è intermedio nella cultura nuragica, come hanno appurato gli scavi, che sono iniziati nel 1981 ed hanno prodotto molti reperti interessanti, come alcune olle caratteristiche della fase centrale dell' età del bronzo. I reperti sono visibili al Museo Archeologico di Sardara.

Tomba dei giganti S.Cosimo: interno*
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:05

ANTICHITÀ E ARCHEOLOGIA IN SARDEGNA

Tombe dei Giganti



Le tombe dei giganti, i monumenti funerari caratteristici della civiltà nuragica, erano tombe collettive che potevano contenere un gran numero di inumazioni.
Esse si compongono di una lunga camera funeraria che termina solitamente con un abside ed è coperta da lastre di pietra disposte orizzontalmente. L' elemento più spettacolare è sicuramente la facciata, al centro della quale si trova la stele, una grande lastra di pietra disposta in senso verticale che solitamente termina con una centina, ossia con una cornice rotondeggiante; ai lati della stele sono disposte, sempre in senso verticale, delle lastre più basse che formano un'arco detto esedra. Nel sud della Sardegna, la facciata delle tombe è invece interamente costruita in tecnica ciclopica, ossia la tecnica usata nella costruzione dei nuraghi, e il portello d'ingresso è somontato da un'architrave monolitico.
Provincia di Cagliari
Quartucciu -
Tomba dei giganti "Is Concias"

Siddi -
Tomba dei giganti "Domu e s'orku"
Gonnosfanadiga -
Tomba dei giganti S.Cosimo
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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 17:00

Si ritiene che l’uomo compaia sull’isola nell’intervallo tra il 6000 ed il 3000 a.C. (Neolitico o età della pietra), attratto dai giacimenti d’ossidiana del Monte Arci (Oristano). Con l’ossidiana si fabbricavano strumenti affilati per la caccia, la raccolta delle erbe, della legna e per la costruzione d’armi da guerra.
Le tracce dei primi abitatori dell’isola sono state trovate a Sirri (Carbonia), La Maddalena, Alghero. Pare fossero cacciatori e pastori e che vivessero in grotte. Nel corso del 4000 a.C. si manifesto la cultura di Bonu Ighinu (buon vicino, da una grotta presso Mara, SS) dove sono stati trovati resti importanti. La popolazione di questo periodo si diffuse in tutta l’isola allestendo villaggi di capanne e dedicandosi anche all’agricoltura. Praticava il culto della dea madre rappresentata con statuette scolpite grossolanamente in cui i genitali erano particolarmente accentuati.
Nel periodo intorno al 3000 a.C. è abitata da una popolazione che conosce l’uso del rame, di questo se ne ha testimonianza nei reperti ritrovati in territorio di Ozieri/San Michele SS. E’, questo, il periodo della Cultura di Ozieri o di San Michele, in cui la società si occupa di agricoltura, allevamento e caccia.
Tra il 2200 ed il 1500 a.C. nuove migrazioni dall’Europa danno origine alla Cultura del vaso campaniforme e a quella di Bonnanaro (SS). La Cultura del vaso campaniforme o di Monte Claro (periferia di Cagliari) è caratterizzata da grossi villaggi agricoli e dalla produzione della ceramica in gran quantità. La metallurgia era particolarmente evoluta, con la produzione d’utensili ed armi in rame.
La cultura nuragica risale al periodo compreso tra il 1700 ed il 1500 a.C. Sono di questo periodo anche le famose domus de janas (case delle fate o streghe), specie di tombe collettive ipogeiche. I morti venivano sepolti anche nei dolmen, costituiti da lastre di pietra conficcate nel terreno e reggenti un lastrone di copertura.
L’ era dei nuraghi è quella compresa tra il 1600 ed il 600 a.C. , il cui apogeo è stimato nel 1000 a.C. Le opere architettoniche più affascinanti e per certi versi misteriose sono le famose torri nuragiche o nuraghi, realizzati con la tecnica della "falsa volta", in pratica sovrapponendo anelli di massi a secco sempre più vicini verso l’interno. I nuraghi erano spesso costituiti da una sola torre, a due o tre piani, che successivamente fu rinforzata da altre torri e bastioni di difesa per fronteggiare le invasioni di vari popoli mediterranei. Qualche volta i nuraghi erano circondati da capanne fino a formare dei veri e propri villaggi. Tra il 900 ed il 500 a.C. si sviluppano villaggi come Barumini, Serra Orrios, Tìscali (Oliena, NU) ed i santuari di Santa Cristina (OR), Santa Vittoria a Serri. Sono di questo periodo le prime statuette di pietra ed i bronzetti. I bronzetti nuragici, fusi da provetti artigiani, sono la prova dell’esistenza di una popolazione suddivisa in tribù che vivevano intorno ai nuraghi per una questione di difesa dai nemici sia isolani sia esterni. La società era guidata da un capo e dai sacerdoti e formata da contadini, artigiani, pastori e guerrieri. Si praticava il culto delle acque nei templi a pozzo.
I Fenici (popolazione semitica dell’Asia Minore) sbarcarono in Sardegna intorno al 1800 a.C. con l’obiettivo di fondare delle colonie da usare per i loro commerci verso l’occidente. Nel 509 a.C. furono i Cartaginesi a sconfiggere Sardi e Fenici, fondando poi numerose colonie puniche dove già erano quelle fenicie (Karalis, Bithia, Nora, Sulci, Tharros, Cornus).
Cartagine (Tunisia) aveva la necessità di difendersi dalla minaccia ai propri traffici che le veniva dai Greci in espansione nel Mediterraneo occidentale, perciò occupò militarmente le coste della Sardegna. Fu proprio nel 509 a.C. che Cartagine e Roma stipularono un contratto in base al quale ai Romani era vietato il commercio con la Sardegna. Con il passare del tempo, i rapporti tra Sardi rifugiati all’interno dell’isola ed i Cartaginesi migliorarono anche per via delle relazioni commerciali.
Nel 368 a.C. i Sardi si ribellarono nuovamente approfittando del conflitto tra Dionigi I di Siracusa ed i Cartaginesi, cessando le ostilità dopo venti anni. Nel 348 a.C. Roma e Cartagine stipularono un altro contratto. Il popolo dell’isola finì con l’integrarsi con la cultura punica ed i Cartaginesi consideravano la Sardegna alla pari con la patria. Le città sardo-puniche erano realmente autonome, con un vero e proprio governo assistito dalle assemblee degli anziani e del popolo, e con una propria religiosità che portò alla realizzazione del tempio d’Antas (Fluminimaggiore, CA).
Ancora una volta, però, la pace dei Sardi fu turbata dal conflitto tra Romani e Cartaginesi. Duranter la Pima Guerra Punica, i Romani tentarono di sbarcare, con due flotte comandate da Lucio Cornelio Scipione (ad Olbia) e da Sulpicio Patercolo (a Sulci). L’alleanza sardo-punica permise di sventare il pericolo proveniente dal mare. Al termine della guerra ci fu una ribellione dei mercenari che precipitò l’isola nel caos. Nel 238 a.C. i Romani subentrarono ai Cartaginesi (tra la Prima e la Seconda Guerra Punica) senza che questi ultimi si potessero opporre. I Sardi tentarono inutilmente di evitare l’avanzata dei Romani che dovettero usare mezzi di repressione durissimi. Nel 227 a.C. fu istituita la provincia di Sardegna e Corsica.
Nel 215 a. C. Amsicora, sardo punicizzato, con il sostegno di Cartagine impegnata con Roma nella Seconda Guerra Punica, si ribellò ma a Cornus fu sconfitto duramente dai Romani di Tito Manlio Torquato. Pare che Amsicora si tolse la vita per non cadere vivo in mani romane e dopo aver perso in battaglia il figlio Iosto. I Sardi si ribellarono nuovamente tra il 178 ed il 176 a.C.. Alla repressione seguì la deportazione, come schiavi a Roma. Tra il 162 ed il 104 a.C. si registrarono numerose altre rivolte (almeno sei). La zona costiera finì con il divenire parte integrante del mondo romano, mentre all’interno i Sardi si dedicarono alla pastorizia e a periodiche scorrerie in pianura. I Romani realizzarono una rete viaria estesa, nel tentativo di controllare l’intera isola. Le popolazioni della Barbagia, fiere e battagliere, non si fecero sottomettere. Al nord le uniche colonie cartaginesi erano Olbia e Turris Lybissonis (Porto Torres), le quali sotto la dominazione romana aumentarono la loro importanza per via dei traffici con il porto d’Ostia. La maggiore e più importante delle città sarde era Karalis (Cagliari).
E’ probabile che già nel I secolo dopo Cristo la Sardegna vide i primi missionari (o deportati) cristiani. Numerosi furono i martiri isolani: Efisio, Saturnino, Gavino, Reparata, Restituta e numerosi altri. Nel 297 d.C. la Sardegna entra a far parte della Prefettura d’Italia sotto Massimino (riforma voluta da Diocleziano).
Tra il primo ed il secondo secolo d.C., la Sardegna attraversa un periodo di relativa pace e prosperità. Al crollo dell’Impero Romano è conquistata dai Vandali, che la terranno per ottanta anni. Sotto i Vandali due sardi divennero papi (Ilario, 461/468 – Simmaco, 498/514).
Nel 568 Fulgenzio da Ruspe, fuggito dall’Africa insieme a vari vescovi perseguitati fondò a Cagliari un monastero nelle adiacenze della basilica di San Saturnino. I Bizantini dell’Impero Romano d’Oriente, conquistano l’isola nel 534, inserendola come provincia nell’Esarcato d’Africa. I magistrati/Governatori bizantini furono dei pessimi amministratori che consentirono il distacco della Sardegna da Bisanzio. Intorno al 752 gli arabi organizzarono un grosso corpo di spedizione per la conquista dell’isola. Ci riuscirono, in parte, dopo numerosi massacri.
Bisanzio, nel IX secolo, abbandona l’isola che vivrà un momento storico molto importante ed affascinante: quello dei Giudicati. Nonostante l’influenza di Pisa e Genova, la Sardegna riesce ad amministrarsi con proprie leggi, suddividendo il territorio in quattro quasi regni: a nord il Giudicato di Gallura con capitale Civita (Olbia) ed il Logudoro con capitale, prima Turris (Porto Torres), poi Ardara e Sassari; al centro era il Giudicato di Arborea, con capitale prima Tharros e poi Oristano, al sud il Giudicato di Cagliari, con capitale l’omonima città.
Nel 1015 gli Arabi di Spagna, con a capo l’emiro Mugahid Ibn Abd Allah, sbarcarono in Sardegna nonostante il disperato tentativo dei Sardi alla difesa. Nel 1016 le repubbliche marinare di Pisa e Genova si unirono ai Sardi per liberare l’isola. Pisa e Genova, in rapida espansione, s’intromisero nelle faccende sarde con l’obiettivo di controllarne i commerci e poi la politica. Così la Sardegna entra nel mondo culturale italiano. La presenza delle due repubbliche, nell’arco di circa duecento anni, portò alla fine dell’indipendenza di tre dei quattro Giudicati. Infatti, l’influenza pisana e genovese contaminò e cambiò l’assetto della società sarda. Anche i più grandi ordini di monaci comportarono un notevole avvicinamento della Sardegna alla Chiesa di Roma. Il Giudicato di Torres si mosse per primo nel richiedere ai monaci benedettini di stabilirsi nel suo territorio (correva l’anno 1063) concedendogli grandi benefici. Ai mercanti di Pisa concesse, nel 1080, privilegi, esenzioni ed immunità. Pisa e Genova non tardarono a scontrarsi tra loro e con i Giudicati "dipendenti", aumentando ed aggravando la stato di conflitto tra i "regni sardi". Al termine del XII secolo le dinastie sarde furono sostituite da quelle liguri e toscane (come i Doria, i Malaspina e i Della Gherardesca).
Intorno al 1073 la Chiesa sarda si unì strettamente a quella romana ed il papa Bonifacio VIII designò (4 aprile 1297), come re, Giacomo II d’Aragona provocando la reazione dei Giudicati. Prima che gli Aragonesi potessero conquistare l’isola passarono parecchi anni. In particolare fu il Giudicato d’Arborea ad opporsi, unendo i Sardi sotto la guida di Mariano IV e poi della figlia Eleonora (moglie del genovese Brancaleone Doria).
Eleonora D'Arborea è un mito per i Sardi. Ottenne numerose vittorie, nei confronti dell’ennesimo invasore, ed è il simbolo della sete d’autodeterminazione e libertà dei Sardi (ancora oggi presente anche se in fase latente). Nel mese d’aprile del 1392 Eleonora emana la famosa Carta de Logu per regolamentare tutte le attività de "su logu" (territorio) d’Arborea. E’, questo, un esempio di legislazione ispirata al diritto romano, non comune in Europa in questo periodo. Gli Aragonesi terminarono la conquista della Sardegna tra il 1410 ed il 1478.
Nel periodo 1300/1700 la Sardegna è sotto la dominazione Aragonese e poi spagnola, dopo l’unificazione della corona di Spagna. La pessima amministrazione degli Spagnoli fece in modo che i progressi, faticosamente conquistati sotto i Giudicati, si perdessero. I viceré predoni ed i feudatari prepotenti precipiteranno l’isola in una grave situazione di crisi, abbandono e decadenza. Pestilenze, carestie e le incursioni piratesche diedero il colpo di grazia (nonostante gli Spagnoli, sul finire del 1500, fecero costruire 99 torri costiere per difendersi dai pirati Barbareschi). Dalla Spagna, nonostante tutto, giungono influssi artistici che, per tre secoli, diedero lo stile Gotico-Aragonese a numerosi monumenti (in particolare chiese parrocchiali, rare nel resto d’Italia). La Sardegna (fino a tutto XVII secolo) rimase in mani spagnole ma, poiché la Spagna aveva spostato i suoi interessi dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico, divenne un regno emarginato di un impero Mondiale.
Nel 1527 e nel 1637 i Francesi tentarono di conquistare l’isola ma i Sardi li respinsero entrambe le volte nonostante l’incapacità del viceré spagnolo di organizzare una efficace difesa costiera.Per un breve periodo la Sardegna divenne austriaca, dopo il trattato di Ultrecht del 1713 che sancì la separazione della Spagna dal suo impero. Filippo V di Spagna nel 1717 occupò Sardegna e Sicilia. Il trattato di Londra del 2 agosto 1718 assegna l’isola ai Savoia ma gli spagnoli non mollano. Saranno sconfitti per terra e per mare e il 8 agosto 1720 la Sardegna passa in mani piemontesi avvicinandosi alla realtà della penisola italiana cui i Sardi sentono di appartenere più che alla Spagna ( ma senza sbucciarsi le mani dagli applausi….). I Savoia si trovarono per le mani la Sardegna, in sostituzione della Sicilia, senza volerlo e ritenendolo scambio assai svantaggioso. L e condizioni dell’isola erano pessime….però ai piemontesi sì offriva la possibilità di divenire re.
Tra il 1730 e il 1748 l’isola rischiò di ritornare sotto la dominazione spagnola per via del tentativo dei Savoia di scambiare la Sardegna con una parte del Nord Italia. Nel 1747 una delegazione di nobili sardi si recò in Francia per offrire la corona a Luigi XV tanta era l’insofferenza verso i Savoia. Sotto i piemontesi le condizioni generali della popolazione migliorarono lievemente anche grazie alla sistemazione di alcune strade, porti ed alla fondazione di alcune cittadine come Carloforte, La Maddalena e Santa Teresa di Gallura. Dopo il 1792 durante la guerra tra Francia e Savoia la Sardegna entrò nelle mire dei francesi, che riuscirono a conquistare l’isola di San Pietro. I transalpini s’illusero di prendere la Sardegna con facilità vista la scarsa difesa predisposta dal viceré dei Savoia. Gli aristocratici Sardi convocarono, dopo novanta anni, lo "stamento" militare(ramo dell’antico parlamento) che richiamò in servizio i miliziani ai quali entusiasticamente si unì il popolo. I Francesi tentarono di sbarcare, previo bombardamento, a Cagliari ma furono duramente sconfitti dai miliziani a cavallo. Dalla Corsica giunse alla Maddalena una spedizione tra i cui ufficiali era il giovane Napoleone Buonaparte. Anche in questo caso furono costretti alla ritirata. Grazie a queste prove di carattere, del valore dei Sardi si parlò anche in Europa, ma i Savoia ricompensarono solamente gli ufficiali piemontesi provocando, comprensibilmente, il risentimento dei Sardi ed il rilancio di tendenze indipendentiste. Ai delegati Sardi inviati a Torino per ottenere la concessione di alcune riforme non fu data risposta ed a Cagliari ed in tutta l’isola la rivolta si fece ogni volta sempre più probabile. Il 28 aprile 1794 i Cagliaritani insorsero ed il viceré con i Piemontesi furono costretti ad imbarcarsi. Gli stamenti ripresero il controllo del governo ed in breve tempo crollò il vecchio sistema feudale. Giovanni Maria Angjoj a capo del comitato di azione degli stamenti(che aveva il compito di esautorare il viceré) tentò di portare l’isola alla proclamazione della repubblica ma fu fermato dai moderati e costretto a fuggire in Francia dove morì nel 1808. Intanto la guerra tra Savoia e Francesi continuava. Nel 1799 la Corte piemontese fu costretta a rifugiarsi a Cagliari per sfuggire ai francesi e gli stamenti rinunciarono alle richieste di riforme confermando la loro fedeltà alla dinastia sabauda. La presenza della corte a Cagliari provocò un aumento della pressione fiscale e quindi aggiunse un altro grave motivo di inquietudine. Nel 1812 la "congiura di Palabanda" fu repressa duramente dai piemontesi. Dopo l’abolizione del sistema feudale i liberali sardi chiesero la piena integrazione della Sardegna con gli Stati della terraferma rinunciando definitivamente(?) ad ogni aspirazione all’indipendenza. Fu così che lo Statuto Albertino fu esteso alla Sardegna. La fine del Regno Sardiniae con i relativi ordinamenti non portò grandi cambiamenti, anzi l’arretratezza sociale ed economica divennero ancora più gravi specialmente nelle zone interne.
E’ del 1848 la nomina di Alfonso La Marmora a commissario straordinario per la Questione Sarda. Gli furono concessi pieni poteri e in diversi casi proclamò lo stato di assedio per risolvere situazioni gravi e minacce di rivolta. La presenza di diversi deputati sardi al parlamento di Torino non portò a dei miglioramenti perché gli eletti nei collegi uninominali rappresentavano interessi locali e non i temi di rilevanza regionale. La Sardegna continuò ad essere una colonia. Lo sfruttamento di ogni tipo di risorsa (miniere, foreste) fu condotta in maniera sistematica. Ai Sardi non restò altro da fare che sudare per i piemontesi in cambio di pochi spiccioli. L’unificazione dell’Italia(1861) non migliorò la situazione e la base elettorale(5% della popolazione) non comprendeva le classi popolari che quindi non avevano la possibilità di far sentire la loro voce in parlamento. Quando scoppiò la guerra delle tariffe doganali con la Francia entrarono in crisi l’olivicoltura, la pastorizia e l’agricoltura. Fallirono anche diverse banche portando alla rovina i risparmiatori sardi. Conseguenza di ciò fu l’aumento del banditismo, ed il ricorso all’emigrazione. Della Sardegna si occuparono quindi le commissioni parlamentari per l’ordine pubblico. Col passare del tempo la situazione migliorò, in particolare a Cagliari e Sassari, specialmente quando divenne ministro dell’agricoltura Francesco Cocco Ortu. A minare il vecchio assetto politico provvide il suffragio universale(maschile) nel 1913. Nel 1915 l’Italia entrò in guerra ed i Sardi parteciparono(con la Brigata Sassari) distinguendosi per valore nei combattimenti. Alle elezioni del 1921 quattro deputati su dieci furono del Partito Sardo D’Azione(il partito autonomista nato per difendere la specificità della Sardegna). L’avvento del fascismo, ai quali numerosi sardisti aderirono, mise a tacere ogni voce o grido dei Sardi. Emilio Lussu, leader dei sardisti, fu arrestato e inviato ai confini nell’isola di Lipari da dove fuggì nel 1929 per riparare a Parigi. Aderì a Giustizia e Libertà.
Durante il ventennio fascista i problemi dell’isola rimasero quelli soliti nonostante le bonifiche(Arborea) e lo sfruttamento delle miniere di carbone(Carbonia è costruita nel 1938). La Sardegna per la sua posizione geografica, durante la seconda guerra mondiale, fu destinata ad essere la base aerea per le operazioni nel Mediterraneo. La città di Cagliari ebbe il 75% delle case distrutte dai bombardamenti alleati…
Nel 1948(28 febbraio) l’Assemblea Costituente approvò lo Statuto Sardo…i Sardi non esistono più.



(Nel 1856 Giuseppe Garibaldi scelse l’isola di Caprera nell’arcipelago de La Maddalena come sua ufficiale residenza. Inizialmente possedeva solo metà dell’isola, l’altra metà era di un inglese di nome Collins col quale talvolta litigava. Pare che il Signor Collins trascurasse i suoi maiali che sconfinavano nella terra dell’eroe dei due mondi danneggiando vigne e orti. Menotti, figlio di Giuseppe, uccise a fucilate un maiale provocando le rimostranze di Collins. Garibaldi gli propose di risolvere la questione con un duello….Collins si acquietò e divenne ottimo amico del barbuto vicino. Alla morte del Signor Collins, la vedova propose all’eroe di acquistare la sua metà dell’isola, ma Garibaldi non aveva il denaro per farlo. La faccenda fu risolta dal quotidiano Times di Londra, che aprì una sottoscrizione tra i numerosi ammiratori di Garibaldi, raccogliendo così la somma di denaro necessaria per l’acquisto della quota di Collins e per il rimpatrio in Inghilterra della vedova Collins.)

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MessaggioTitolo: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   Gio 07 Gen 2010, 16:44

La Sardegna (in sardo: Sardigna, Sardinnia, Saldigna o Sardinna; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana. Lo Statuto Speciale sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale, l'Isola è infatti depositaria di una millenaria cultura con singolari peculiarità etniche e linguistiche. Nonostante l'accentuata insularità, la posizione strategica al centro del Mar Mediterraneo ha favorito nel tempo l'interesse delle antiche potenze coloniali, agevolando rapporti commerciali e culturali ma anche un succedersi di varie dominazioni straniere. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'Isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della civiltà nuragica[1]. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo breve itinerario nell'Isola, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:


Alla scoperta della Sardegna: la sua storia e la sua geografia



Situata nel Mediterraneo, culla delle maggiori civiltà delle antichità, figlia di popoli che migliaia di anni fa ne colonizzarono coste e isole, la Sardegna spicca grazie alle opere dei Nuragici e per la modesta distanza che la separa dall’Europa o dall’Africa, suscitando motivi di grande interesse per un numero di viaggiatore sempre in aumento, alla ricerca incessante di territori che circondano la loro terra d’origine.
Alla lunga denominazione romana seguì un periodo in cui i traffici commerciali tra l’isola e l’Italia diminuirono notevolmente, a partire dal periodo bizantino fino al Medioevo (eccetto i contatti con Pisa e Genova) per proseguire ancora sotto l’Aragona e la Spagna, fino al ‘700.
Per oltre un millennio possiamo dire che la Sardegna fu davvero un mondo a parte, tenendo conto anche delle distanze e all’insicurezza della navigazione, dovuta alle incursioni dei pirati che terminarono solo nei primi anni dell’800.
Nel 1720 l’isola rientrò a far parte della penisola italiana, giovandone politicamente ed economicamente, sotto il dominio dei piemontesi. Fu grazie al regno di Sardegna, formato dalla stessa, Piemonte, Liguria, Savoia e Valle d’Aosta, a consentire, nel 1861 la riunificazione dell’Italia. E’ quindi per via delle dominazioni straniere che l’isola di distingue dalla penisola e dal resto dell’Europa sia nel paesaggio che nell’economia e ovviamente nella popolazione stessa.
La Sardegna, nonostante la fama delle coste, si potrebbe definire decisamente montuosa, anche se non a quote elevate, a causa dell'erosione che ne ha plasmato, per milioni di anni, l'antico rilievo, creando gole, valli, paretu e rare pianure ed altopiani, sempre ricchi di rocce e pietraie. L’isola dei pastori, così chiamata per via dell’allevamento del bestiame (favorito dal territorio rispetto ad altre risorse), fu, fino al secondo dopoguerra, anche l’isola delle miniere e dei minatori, con insediamenti minerari su quasi tutto il territorio, alcuni anche di grande rilevanza, come ad esempio nella provincia di Cagliari nel Sulcis-Inglesiente (l’area mineraria più importane d’Italia) ma anche in tutta la Barbagia (Nuoro) e nel Sassarese.
Per quanto riguarda la zona della Gallura, invece, la produzione economica più caratteristica è quella del sughero ricavato dalla corteccia delle querce, diffuse naturalmente e in parte artificalmente a partire dal ‘700. La campagna sarda è la meno abitata della nazione, escluse alcune aree adibite ad agricoltura in cui i contadini ed i pastori vivono presso i loro poderi. La maggior parte dei sardi, dunqne, vive nei paesi e nelle città e se lavora in campagna fa ritorno a casa ogni sera.
A partire dagli anni del secondo dopoguerra, il mondo dell’isola si è comunque uniformato a quello europeo, ma non dimentichiamo che non più di cento anni fa, un viaggiatore che avesse deciso di raggiungere la Sardegna sarebbe stato visto come un attuale esploratore!! Ma nonostante questo, attualmente non mancano le visite di grandi personalità incuriosite da questo straordinario cocktail di vecchio e di nuovo in cui sopravvivono ancora, soprattutto nei paesi più piccoli, le usanze tipiche e dove anche i più giovani sono disposti a sostituire per qualche tempo i capi alla moda per indossare gli splendidi costumi antichi e sfilare alle feste patronali, come ad esempio alla celebrazione della Sartiglia ad Oristano (il Carnevale), di S. Efisio a Cagliari il 1° maggio, alla Cavalcata Sarda a Sassari (fine maggio), al Redentore a Nuoro (fine agosto).


http://www.ilturista.info/guide.php?cat1=4&cat2=8&cat3=2&lan=ita


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MessaggioTitolo: Re: LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA   

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LA STORIA DELLA PIU` ANTICA ISOLA D`ITALIA : LA SARDEGNA
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