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 L`EQUAZIONE DI DRAKE

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MessaggioTitolo: L`EQUAZIONE DI DRAKE   Mer 20 Gen 2010, 13:22

L'equazione di Drake









Le probabilità di un contatto


Il giorno 8 aprile 1960, alle ore quattro del mattino, Frank Drake, assieme all’astrofisico Otto Struve, puntò il radiotelescopio da 42 metri di Green Bank (Virginia, USA), verso le stelle Tau Ceti e Ipsilon Eridani, che distano dalla Terra circa 11 anni luce. Fu il primo tentativo, nella storia dell’umanità, di tentare il contatto con altre civiltà al di fuori del pianeta Terra e di captarne la presenza per mezzo di un segnale radio.
L’esperimento durò in totale due settimane e, se si eccettua un falso allarme dovuto ad un segnale di provenienza terrestre, non portò a risultato alcuno. Tuttavia, l’anno seguente, in occasione dell’annuale meeting informativo presso l’Osservatorio Radio Astronomico della West Virginia (si ricordino le grandi parabole del film Contact, per farsi un’idea), il già citato radioastronomo Frank Drake comunica ad un attonito pubblico di scienziati e studiosi di aver elaborato un’equazione matematica in grado di calcolare con buona approssimazione il numero di civiltà intelligenti che potrebbero vivere nella nostra galassia, partendo dal numero di stelle effettivamente esistenti (o, meglio, numerabili) e considerando alcuni coefficienti correttivi.
Ecco l’equazione:
N = N* · fp · ne · fl · fi · fc · L


Forniamo qui il significato delle variabili della funzione di cui sopra:

  • N rappresenta il numero di civiltà che si presume siano presenti nella galassia
  • N* rappresenta il numero di stelle della nostra galassia, stimato dell’ordine dei 100 miliardi di stelle più o meno simili al nostro Sole
  • fp è la frazione di stelle che possiedono attorno a sé dei sistemi di pianeti
  • ne ( oppure, nella dizione italiana, nt) è la frazione di questi pianeti che presentano condizioni favorevoli alla vita biologica simili a quelle terrestri
  • fl è la frazione rappresentante quei pianeti in cui la vita effettivamente evolve
  • fi è la frazione di fl in cui si evolvono forme di vita intelligenti
  • fc è la frazione di fi rappresentante le forme di vita intelligenti in grado di comunicare
  • L rappresenta il tempo di vita (ossia la durata) di una civiltà che comunica: nello specifico, detto parametro indica la durata del tempo in cui le civiltà in grado di comunicare sono in grado di trasmettere segnali nello spazio.


A dispetto dell’apparente complessità, la formula risulta essere chiara da comprendere. Stando a stime recenti, nella nostra galassia vi sarebbero circa 100 miliardi di stelle, delle quali solo il 30 % ospiterebbe un sistema di pianeti vicino. Di questi 30 miliardi circa di stelle idonee, se soltanto uno su dieci possedesse un sistema solare, il numero sarebbe ridotto al valore di tre miliardi. Si ipotizzi che soltanto uno su dieci abbia un pianeta simile alla Terra: si arriva in tal modo al valore di 300 milioni. Se solo uno su dieci di questi ospitasse poi la vita, si scende a 30 milioni, e se soltanto uno ogni dieci tra questi possedesse forme di vita intelligente, il numero di pianeti scenderebbe a 3 milioni.
Un ultimo passaggio manca al nostro calcolo: gli alieni devono avere uno sviluppo tecnologico come minimo uguale al nostro. Riducendo ancora di dieci volte, si raggiunge il valore di 300 mila pianeti abitati; naturalmente, tutti questi valori devono essere presi in considerazione con buona approssimazione. In particolar modo, in relazione alla variabile L, sorge una questione non di poco conto: per ogni pianeta che può eventualmente ospitare forme di vita, per quale intervallo di tempo della vita del pianeta detta forma di civiltà può sopravvivere?
Alberto Rossignoli
Bibliografia:



  1. Antonio Chiumiento, Ho le prove. La verità sulla presenza degli alieni, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone, settembre 2004;

  2. http://www.seti.org/seti/seti-science/ ;

  3. http://www.activemind.com/Mysterious/Topics/SETI/drake_equation.html ;

  4. http://www.cielosur.com/hay-alguien-alli.php (iconografia)
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MessaggioTitolo: Re: L`EQUAZIONE DI DRAKE   Mer 20 Gen 2010, 13:26

La Via Lattea, la nostra Galassia, contiene più di 400 miliardi di stelle (ed è solo una dei miliardi di Galassie e neppure delle più grandi). È possibile che il nostro sia il solo pianeta in cui la vita si è sviluppata? Forse...
Ma suona troppo antropocentrico per essere vero, non dovremmo più avere tali illusioni di unicità dopo Copernico. Daltronde, anche se non abbiamo ancora prove certe, può darsi che forme di vita esistano (o siano esistite) anche altrove nel nostro sistema solare ad es. su Marte (come sembrano provare le cosiddette meteoriti marziane) o sulle Lune di Giove e/o di Saturno (la sonda Galileo forse ce lo dirà). Inoltre la presenza accertata di sostanze organiche nelle meteoriti e perfino nel gas interstellare e le recenti scoperte di pianeti in orbita intorno a stelle vicine fanno pensare a numerosi scienziati che forse dopo tutto la vita potrebbe essere un fenomeno comune, che si sviluppa ed evolve (anche se non sappiamo come) ovunque ne ha la opportunità. Ovviamente stiamo parlando di forme di vita simili alla nostra, cioè basate sulla chimica del Carbonio, e non consideriamo per il
momento possibilità più esotiche (che pure sono state prese in considerazione) come forme vitali basate sul Silicio o forme gassose sui pianeti giganti o addirittura forme di plasma organizzato all'interno delle
stelle; tali forme vitali sarebbero comunque probabilmente così aliene da renderne arduo lo stesso riconoscimento, per non parlare della reciproca comprensione ed eventualmente comunicazione. Già perchè per il SETI il problema non è sapere se ci sia vita là fuori, ma se questa vita si sia evoluta fino a generare forme intelligenti, tecnologicamente avanzate e capaci di comunicare con noi. Ovviamente tali civiltà aliene avanzate potrebbero essere o troppo lontane nello spazio o troppo lontane nel tempo (oppure potrebbero condividere la nostra tendenza all'autodistruzione...)
L'Equazione di Drake fornisce un modo di calcolare tale probabilità.
Tuttavia, date le incertezze dei parametri coinvolti, il risultato può variare anche di molto...ed in pratica possiamo giostrare fino a confermare le nostre speranze e/o i nostri timori.
Secondo Drake il numero N di civiltà aliene in grado di comunicare dovrebbe essere:

N = R* x fs x fp x ne x fl x fi x fc x L
R* è la velocità di
formazione di stelle nella ns.
galassia






fs è la frazione delle stelle
"accettabili", cioè simili al
sole




fp è la frazione di tali stelle
con sistemi planetari
adeguati




ne è il numero dei pianeti
"buoni" (non troppo caldi,
non troppo freddi, con
acqua, atmosfera, etc)




fl è la frazione di tali pianeti
che sviluppa la vita








fi è la frazione dei pianeti
ove la vita si evolve fino a
sviluppare l'intelligenza




fc è la frazione di pianeti ove
la vita intelligente sviluppa
una tecnologia sufficiente
per inviare un segnale nello
spazio






L è la durata temporale di
tali civiltà comunicanti





È chiaro che non abbiamo stime attendibili di nessuno di questi fattori... tuttavia valutando i primi in modo cauto e ragionevole, molti esperti concordano che dovrebbe essere:
N = L / 10.000
Quindi il risultato dipende criticamente dalla durata (media) di una civiltà: dato che nel solo esempio a nostra disposizione ( noi !) abbiamo corso il serio rischio di autodistruggerci ( e il pericolo non è ancora passato) dopo solo 5000 anni di storia scritta e neanche 100 anni di comunicazioni radio, i pessimisti potrebbero dire che N è circa zero. Gli ottimisti potrebbero invece stimare che L vari da 100.000 a 100.000.000 e quindi N conseguentemente potrebbe variare da 10 a (addirittura) 10.000 (cioè potrebbero esserci diecimila civiltà aliene in grado di comunicare con noi adesso!).
Siamo in attesa.................
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MessaggioTitolo: Re: L`EQUAZIONE DI DRAKE   Mer 20 Gen 2010, 13:28

Un calcolo probabilistico

Cominciamo col dire che, naturalmente, può esserci un atteggiamento di totale negazione, a priori, dell'esistenza di altre civiltà extraterrestri: e in tal caso è inutile fare dei conteggi.
Un altro atteggiamento (che è sostanzialmente quello condiviso dalla maggioranza degli scienziati) consiste nel dire che, siccome esistono delle leggi generali che valgono in tutti i punti dell'Universo, si può ragionevolmente pensare che un certo fenomeno avvenuto in un punto possa verificarsi anche in un altro, se le condizioni sono analoghe. Perlomeno mediamente.
Naturalmente la difficoltà consiste nel valutare le varie situazioni e i vari processi, e trarne poi una probabilità statistica. Per questo, con l'aiuto del Prof. Alfonso Cavaliere e del Prof. Daniele Fargion, astrofisici all'Università di Roma, abbiamo cercato di tracciare due «curve»: una ottimistica e l'altra pessimistica. La prima corrisponde alle valutazioni fatte da persone come Isaac Asimov o l'astronomo Carl Sagan. Nel suo libro "Civiltà extraterrestri" (Extraterrestrial Civilizations, 1979), Isaac Asimov fa un'analisi accurata delle probabilità; le sue cifre secondo alcuni sono persino prudenziali, ma noi le considereremo il massimo dell'«ottimismo ragionato» e rappresenteranno quindi la curva superiore
[*]
. Per quanto riguarda il pessimismo è difficile dire fino a che punto si può essere pessimisti: comunque ci sembra che le cifre sotto indicate possano rappresentare una valutazione abbastanza restrittiva. I dati si riferiscono alla nostra Galassia, dove conosciamo meglio il numero di stelle e certe condizioni locali. Naturalmente si tratta di cifre arbitrarie, ma costituiscono un esercizio interessante, per ragioni che vedremo in seguito.

Ottimismo e pessimismo

Iniziamo dunque col primo dato. Quante stelle esistono nella nostra Galassia? Circa 300 miliardi, si ritiene. Per un calcolo pessimistico diciamo solo 100 miliardi. Scriviamo quindi le nostre prime due cifre.

NUMERO DELLE STELLE NELLA NOSTRA GALASSIA
Ottimista: 300 miliardi
Pessimista: 100 miliardi

Quante di queste stelle possono avere un sistema solare simile al nostro? Se si scartano le stelle doppie, quelle troppo grandi, quelle troppo piccole ecc. si arriva alle seguenti valutazioni (che tiene conto del fatto che la vita media di una stella deve essere abbastanza lunga per dare il tempo alla vita di evolversi su un pianeta).

NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO
Ottimista: 1,7% di 300 miliardi = 5 miliardi
Pessimista: 0,1% di 100 miliardi = 100 milioni

Ma se esistono sistemi solari simili al nostro, quante probabilità vi sono che esista un pianeta nella posizione giusta, cioè non troppo caldo e non troppo freddo? Alcuni studiosi, come Michel Hart, ritengono che non sia estremamente raro che un pianeta possa trovarsi alla distanza giusta, e che forse noi siamo gli unici. Tuttavia la maggior parte degli esperti e piuttosto incline a credere che un pianeta in orbita giusta non dovrebbe costituire un'eccezione. La stima ottimistica è del 20%, la pessimistica può scendere al 10%.

NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO
CHE POTREBBERO AVERE UN PIANETA IN POSIZIONE GIUSTA
Ottimista: 20% di 5 miliardi = 1 miliardo
Pessimista: 10% di 100 milioni = 10 milioni

Come si vede, in due passaggi, il pessimista si trova già a una valutazione cento volte inferiore, rispetto all'ottimista (cioè 10 milioni rispetto a 1 miliardo).
A questo punto nasce una domanda importante: ammesso che esista un pianeta adatto, quale è la probabilità che la vita sia poi veramente cominciata? Questo è il punto più controverso.
Tutti sono d'accordo che si possono formare ovunque molto facilmente delle molecole organiche, le quali sono già in pratica i mattoni della vita: quanto però alla probabilità che si uniscano insieme per creare delle grandi molecole capaci di replicarsi, e poi dare origine a delle forme di vita di tipo batterico, questo dipende da valutazioni veramente soggettive, perché oggi non disponiamo di parametri validi.
Alcuni ritengono che ciò sia assai poco probabile, altri invece ritengono che se il tempo a disposizione per un evoluzione biochimica è sufficiente, ci sono buone probabilità che questo processo si verifichi. Altri ritengono addirittura che si tratti di un fenomeno quasi spontaneo, così come avviene per la formazione di amminoacidi. Asimov è fra questi, e nel suo libro dà questo evento al 100%, considerandolo praticamente una conseguenza spontanea, quando il pianeta è adatto alla vita.
A questo punto ci sembra ragionevole sdoppiare le ipotesi pessimistiche. Un moderato (cioè che accoglie le precedenti valutazioni pessimistiche, ma in questo caso si dimostra assai più possibilista) potrebbe valutare queste evento al 50%.
L'ipotesi estrema potrebbe, in teoria, scendere a zero: ma in realtà nessuno di coloro che studiano questi problemi esclude che ciò sia avvenuto.. Una probabilità su 10 mila (lo 0,01%) sembra poter rappresentare una valutazione abbastanza pessimistica. Si hanno quindi a questo punto tre cifre.

NUMERO DEI PIANETI ADATTI ALLA VITA SU CUI PUO’ ESSERSI
SVILUPPATA UNA FORMA DI VITA DI TIPO BATTERICO
Ottimista: 100% di 1 miliardo = 1 miliardo
Moderato: 50% di 10 milioni = 5 milioni
Pessimista: 0,01% di 10 milioni = 1.000

Il passo successivo è l'evoluzione della vita. Qui c'è abbastanza accordo sul fatto che la vita, una volta partita, possa in qualche modo evolversi. Per gli ottimisti l'apparizione di esseri pluricellulari è solo questione di tempo: 70% di probabilità. Il moderato potrebbe dire: 20 probabilità su cento. Il pessimista potrebbe scendere a 5 probabilità su cento.

NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI DA FORME DI VITA DI TIPO BATTERICO
AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME DI VITA DI TIPO PLURICELLULARE
Ottimista: 70% di 1 miliardo = 700 milioni
Moderato: 20% di 5 milioni = 1 milione
Pessimista: 5% di 1000 = 50

Vediamo ora il gradino successivo: lo sviluppo dell'intelligenza. Per l'ottimista il passaggio dall'essere pluricellulare a forme intelligenti è quasi certo (90%). Il moderato potrebbe valutare questa probabilità al 25%; il pessimista al 2%.

NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI PARTENDO DA FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE
AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME INTELLIGENTI
Ottimista: 90% di 700 milioni = 600 milioni
Moderato: 25% di 1 milione = 250.000
Pessimista: 2% di 50 = 1

Una volta che si arriva agli esseri intelligenti, gli ottimisti ritengono che il passaggio a forme di vita sociale, con sviluppo di forme di tecnologia, sia ovvio (100%). Anche il moderato si sbilancia e accetta l'idea che partendo da forme di vita intelligenti (dato un tempo sufficiente) si possa giungere a una società tecnologica (100%). Il pessimista, invece, ritiene che ciò possa avvenire solo molto raramente (5%).

NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI, PARTENDO DA FORME INTELLIGENTI,
AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 100% di 600 milioni = 600 milioni
Moderato: 100% di 250.000 = 250.000
Pessimista: 5% di 1 = 0,05

Ma subentra a questo punto un altro notevole passaggio restrittivo. Se vogliamo comunicare con un'altra civiltà extra terrestre, infatti, noi non siamo ovviamente interessati alle eventuali civiltà già scomparse o a quelle non ancora nate: noi siamo interessati solo a quelle contemporanee, cioè che esistono in questo momento. Per fare questo calcolo occorrerebbe sapere quanto dura una civiltà tecnologica. Perché se dura un tempo molto lungo, allora ci sono più probabilità che le nostre esistenze si incrocino; se la durata è molto breve, allora le probabilità diminuiscono notevolmente.
Mediamente sulla Terra un mammifero, come specie, dura cinque o dieci milioni di anni; l'uomo con la sua civiltà tecnologica, durerà di più o di meno? Asimov dice di meno: solo un milione di anni. Se si applica un criterio analogo per gli altri pianeti, facendo un po' di conti si ha solo una probabilità su mille (cioè lo 0,1%) che un'altra civiltà tecnologica sia nostra contemporanea. Questa è l'ipotesi ottimistica.
Il pessimista moderato potrebbe dire che la durata di una civiltà tecnologica è molto inferiore al milione di anni: solo 20.000 anni. Tuttavia, poiché un sistema solare del nostro tipo (e quindi un pianeta come la Terra) è solo a metà strada della sua esistenza (e quindi ha ancora qualche miliardo di anni di vita), potrebbero riemergere in seguito, sullo stesso pianeta, varie volte, altre civiltà. Diciamo 10 altre volte, per complessivi 200.000 anni. Quindi lo 0,02%. Il pessimista, invece, potrebbe dire che una civiltà tecnologica dura solo duemila anni, poi si autodistrugge e non riappare mai più. Ecco quindi le nostre ultime cifre.

NUMERO DEI PIANETI DELLA GALASSIA SUI QUALI ESISTE OGGI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 0,1% di 600 milioni = 600.000
Moderato: 0,02% di 250.000 = 50
Pessimista: 0,0002% di 0,05 = 0,0000001

La cifra ottimista è molto elevata: secondo Asimov esisterebbero oggi nella nostra Galassia 600.000 civiltà extraterrestri. Ci sembrano decisamente troppe, anche se non abbiamo prove per dimostrare il contrario.
Il pessimista moderato arriva alla cifra conclusiva di 50. Cioè noi saremmo una delle poche civiltà tecnologiche oggi esistenti nella Galassia.
Tra queste due cifre, 50 e 600.000, esiste dunque un ventaglio di probabilità,in cui si possono situare coloro che ritengono possibile o probabile l'esistenza di altre civiltà nella nostra Galassia.
Quanto al pessimista egli è sceso molto al di sotto dello zero, e secondo i suoi calcoli noi non dovremmo praticamente esistere se non per puro caso. C'è infatti solo una probabilità su dieci milioni (appunto lo 0,0000001) che esista oggi una civiltà tecnologica nella nostra Galassia. Siamo stati eccezionalmente fortunati ad apparire. E’ come se avessimo azzeccato cinque volte di seguito un en plein alla roulette.

Una sorprendente moltiplicazione

Non so quale di queste varie opzioni è più vicina al vostro modo di vedere. Si tratta, naturalmente, di un esercizio teorico e ognuno può scegliere delle strade intermedie o zigzaganti o diverse. E rifare i conti per le sue ipotesi. Se però sostanzialmente le vostre conclusioni rimangono nell'arco di queste valutazioni, c'è un fatto molto sorprendente che succede.
Infatti, queste cifre si riferiscono soltanto alla nostra Galassia. E nell’Universo esiste un numero immenso di galassie: si calcola ve ne siano almeno dieci miliardi osservabili... A questo punto le cifre cambiano completamente, perché bisogna moltiplicare il tutto per almeno dieci miliardi, e allora si sale a cifre sbalorditive.
Il pessimista, in tal caso, salirebbe da 0,0000001 a 1.000. Vale a dire che, in base alle sue restrittive percentuali di valutazione, vi sarebbero oggi nell'Universo almeno 1.000 civiltà extraterrestri.
Il moderato salirebbe a 500 miliardi... E l’ottimista a 6 milioni di miliardi di civiltà extraterrestri contemporanee alla nostra! Ecco quindi i dati conclusivi per l'Universo:

NUMERO DI CIVILTA’ TECNOLOGICHE OGGI NELL’UNIVERSO
Ottimista: 6 milioni di miliardi
Moderato: 500 miliardi
Pessimista: 1.000

Sono cifre che ci appaiono strabilianti ed eccessive: d'altra parte si deve pur ammettere che per escludere l'esistenza di altre civiltà nell'Universo bisognerebbe ricorre a percentuali ancora più basse di quelle adottate nell'ipotesi pessimistica. Cioè bisognerebbe essere più pessimisti del pessimista. In altre parole, questo esercizio probabilistico ci mostra che il numero di stelle è talmente elevato che, pur mantenendosi bassi, si ottengono in definitiva cifre sorprendenti, anche se non riusciamo a valutare quali sono queste probabilità, perché ognuno può rendersi conto che le variabili sono troppe, e nessuna cifra attendibile può uscirne fuori. Questi calcoli, insomma, pur non potendo dimostrare alcunché, sembrano indicare che valga la pena di tentare una ricerca seria, e di passare dalla teoria alla pratica: cioè di arrivare alla fase sperimentale. Infatti nella scienza c'è una regola d'oro che è alla base di tutto il processo delle conoscenze: qualsiasi ipotesi o teoria è la benvenuta, però non hanno alcun valore scientifico fino a quando non vi sono delle verifiche sperimentali. Il metodo sperimentale è il solo valido. Altrimenti uno può dire una cosa, un altro il contrario, un terzo un'altra cosa ancora, senza poter provare nulla. Le teorie sono certamente utilissime, perché sono stimolanti e servono per impostare una ricerca. Ma senza verifiche sperimentali restano quello che sono: cioè solo delle ipotesi.
Ma allora come si fa a verificare se esistono delle civiltà extra terrestri?
C’è, per ora, un solo metodo sperimentale possibile: quello di mettersi in ascolto dello spazio con dei radiotelescopi, e cercare di captare dei segnali radio.



[*]
L'analisi delle probabilità di Isaac Asimov
da "Civiltà extraterrestri" (Extraterrestrial Civilizations), 1979
Nella nostra Galassia Via Lattea ci sarebbero
300.000.000.000: stelle
280.000.000.000: sistemi planetari
75.000.000.000: sistemi planetari che girano attorno a stelle simili al Sole
52.000.000.000: stelle simili al Sole che hanno un'ecosfera utile
5.200.000.000: stelle simili al Sole, popolazione I, 2a generazione, con ecosfera utile
2.600.000.000: stelle simili al Sole, popolazione I, 2a generazione, con un'ecosfera utile al cui interno giri un pianeta
1.300.000.000: stelle simili al Sole, popolazione I, 2a generazione, con un'ecosfera utile al cui interno giri un pianeta simile alla Terra
650.000.000: numero di pianeti abitabili
600.000.000: numero di pianeti abitabili che hanno generato la vita
433.000.000: numero di pianeti abitabili che hanno generato una vita multicellulare
416.000.000: numero di pianeti abitabili che hanno generato una ricca vita terrestre
390.000.000: numero di pianeti che hanno sviluppato una civiltà tecnologica
530.000: numero di pianeti in cui è in essere oggi una civiltà tecnologica
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MessaggioTitolo: Re: L`EQUAZIONE DI DRAKE   Mer 20 Gen 2010, 13:34

Un messaggio per gli alieni


[url=http://anno2012.secretsstories.com/javascript:OpenEnlarged('/tc/img/scienze/percorsi/curiositaspazio/pioneer.gif','Riproduzione della targa trasportata dalla sonda Pioneer.')][/url]
Riproduzione della targa trasportata dalla sonda Pioneer.
Dopo un lungo silenzio, il 28 aprile 2001 la NASA ha ricevuto un segnale della sonda Pioneer 10, il primo veicolo costruito dall’uomo a lasciare il Sistema Solare. Il segnale della sonda, che si trova ora in un punto del cielo della costellazione del Toro, ha viaggiato per 12 miliardi di chilometri e comunica che l’apparato trasmittente della sonda, alimentato da una batteria nucleare, è ancora funzionante. La sonda Pioneer 10 fu lanciata il 3 marzo 1972 da Cape Canaveral; nel dicembre del 1973 fu la prima sonda a raggiungere Giove e ricevette dal pianeta la spinta decisiva per uscire dal Sistema Solare. Il 13 giugno 1983 incrociò l’orbita di Nettuno, che allora era il pianeta più esterno del Sistema Solare, e si lanciò nello spazio infinito. Il 5 aprile 1997, quando aveva già percorso 10 miliardi di chilometri, la NASA dichiarò conclusa la missione. Tuttavia, periodicamente, i tecnici dell’agenzia spaziale statunitense tentarono di mettersi in comunicazione con la sonda in viaggio verso le stelle.
La sonda trasporta una targa con le immagini di un uomo e di una donna e la posizione all’interno del Sistema Solare in cui si trova la Terra. Quando le batterie nucleari della Pioneer 10 si arresteranno definitivamente, ci sarà sempre a bordo il messaggio che un giorno lontano sarà intercettato da qualche intelligenza aliena.

Tutte le informazioni sulla Pioneer 10, aggiornate in tempo reale, si trovano nel sito Internet nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/tmp/1972-012A.html.
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