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 DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.

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MessaggioOggetto: Re: DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.   Dom 31 Gen 2010, 18:42

a mio parere credo che entrambe i due (partiti) sappiano tanto e di piu su fatto di alieni ufo...e non solo.....
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MessaggioOggetto: La lunga corsa della verità sugli Alieni: Londra, Obama e il Vaticano   Mer 27 Gen 2010, 18:51

La lunga corsa della verità sugli Alieni: Londra, Obama e il Vaticano






Anche i più scettici potranno notare che gli ultimi fatti portano a una conclusione semplice: il mondo si sta aprendo alla possibilità della vita extraterrestre.
In tutto questo assumono un senso le parole di Padre Fuentes alla fine di una conferenza che il vaticano ha organizzato per parlare di astrobiologia e forme di vita extraterrestri. «Cosi come sulla Terra vi è un numero enorme di specie differenti, nello spazio potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Ciò non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre restrizioni al creatore» aveva detto un anno Funes che ora aggiunge: «Se gli esseri intelligenti verranno scoperti, essi dovranno anche essere considerati come “parte della creazione”. Se ci fosse un incontro tra l’uomo e forme di vita extraterrestre, capiterebbe all’umanità quello che è successo quando gli europei hanno incontrato altre popolazioni. Possiamo immaginare cosa possano aver pensato le persone nate in America quando si sono incontrate con gli europei. Sarebbe anche un incontro di culture e civilizzazione».

Padre Funes ha concluso: «Non possiamo fare un grande annuncio dicendo che abbiamo scoperto la vita nell’universo. Bisogna dare agli scienziati la possibilità di poter continuare con le loro ricerche, perché nel fare ricerca possiamo imparare tante cose».


Ma come mai Il Vaticano ha deciso di organizzare una conferenza proprio ora? ed esiste una relazione con le recenti aperture dei file segreti di molti stati europei?
Vediamo per prima cosa su cosa verteva la riunione, approfondiamo quindi la definizione di Astrobiologia.


L’astrobiologia studia la relazione tra la vita e l’universo. I principali settori verso cui si orienta questo sguardo sul cosmo sono l’origine della vita, le sue prospettive future, l’eventuale presenza di forme di vita in altri pianeti.

professor Jonathan Lunine che ha partecipato al simposio Vaticano ha illustrato gli attuali orizzonti dell’astrobiologia:
“Non voglio dire che siamo molto vicini a scoprire altre forme di vita. Forse potrebbe avvenire tra dieci anni, cento o anche mai. Senz’altro, però, è importante capire le cose che possiamo trovare e quelle che invece non possiamo trovare. Sarà molto difficile determinare su quale pianeta ci sarà la vita o, magari, anche solo la possibilità di ospitare la vita”.

L’astrobiologia - ha aggiunto padre Josè Funes - si fonda su un approccio multidisciplinare che comprende l’astronomia, la cosmologia, la biologia, la chimica, la geologia e la fisica. Le domande sull’origine della vita presentano implicazioni filosofiche e teologiche ma la Settimana di studi - ha spiegato - si è concentrata, soprattutto, su prospettive scientifiche. Cosa accadrebbe se ci fosse un incontro tra l’uomo e forme di vita extraterrestri? .

Ma veniamo alla famosa conferenza stampa del 27 Novembre 2009. Obama potrebbe ora decidere di unirsi con il Vaticano e gli altri leader mondiali, come la Francia di Nicolas Sarkozy per annunciare la presenza extraterrestre ? David Cameron leader dei conservatori in Gran Bretagna si è detto "convinto" che la Terra sia stata visitato dagli alieni e ha promesso di pubblicare tutti i file che possono esistere su segreti UFO, se diventasse Primo Ministro.
Nel Regno Unito, i file appena rilasciati rivelano che Lord Hill-Norton un ex capo delle Forze Armate, ha scritto al segretario alla difesa invitandolo a "dimostrare una preoccupazione più forte" nel corso degli avvistamento UFO.
In ucraina molti documenti compromettenti sono stati resi pubblici.
Insomma il clima generale è forse il migliore della storia dell'Ufologia, i grandi progressi tecnologici, la capacità di testimonianza dei cittadini ormai armati di telecamere e telefonini che riprendono eventi a volte inspiegabili, la forza di alcune Lobby di favorire la trasparenza dei documenti stanno dando i loro frutti.
Chi studia il fenomeno, ha visto i nastri della Nasa, i dialoghi di alcuni cosmonauti, sentito e studiato le loro storie sa già di cosa si tratta.
La stragrande maggioranza dell'opinione pubblica sa poco ma ha sete di verità. Anche se non sarà il 27 Novembre, ormai il tempo di rimandare è scaduto.
Non lo dicono quattro scienziati dissenzienti, ormai lo riconoscono i leader mondiali e la più grande confessione religiosa del mondo. Non ci resta che aspettare
.
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MessaggioOggetto: Un vigile del fuoco di Roswell confessa – era un disco volante   Mer 27 Gen 2010, 18:48

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/04/roswell.html

Dal sito altrogiornale.org riporto questa traduzione molto interessante di una testimonianza sul caso del supposto incidente di un velivolo extraterrestre a Roswell. Come specificato sul fondo dell'articolo chi rende questa testimonianza è ormai novantenne e quindi ha ben poca paura di subire ritorsioni, ed inoltre non si è fatto avanti a testimoniare per avere chissà quale notorietà, ma solo dopo essere stato scovato si è deciso a dire quanto sapeva.
D'altronde di quanto successe a Roswell una cosa è certa: le affermazioni ufficiali dei militari riguardo alla questione furono contraddittorie (passando dall'amissione del ritrovamento di un disco volante alla negazione di tale notizia) e per questo poco credibili. Possibile che l'addetto stampa di una base militare (ed il suo superiore che gli avrebbe conferito l'incarico) si sarebbero esposti così tanto senza avere prima delle prove? O dovremmo forse pensare che i militari fecero di tutto per fare insospettire l'opinione pubblica in occasione dello schianto di un "semplice pallone sonda"?
Certo, in teoria ci potrebbe essere stato anche un incidente ad un prototipo di velivolo militare ultra-segreto; tirando poi in ballo la storia dell'UFO, e ritrattando la versione precedente parlando di un pallone sonda, l'opinione pubblica si sarebbe divisa in tal caso tra due ipotesi contrapposte entrambe errate, ed il depistaggio sarebbe stato completo.
Sicuramente qualcosa di molto sospetto è successo in quel giorno.

Un vigile del fuoco di Roswell confessa – era un disco volanteUn pompiere che si trovava nel Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947 ha confermato che il crash misterioso di quell’estate nel deserto del Nuovo Messico era in realtà una nave non terrestre!

Il pompiere, che ora ha 90 anni, ha fornito informazioni sbalorditive in una recente lunga intervista. Il ricercatore, Kevin Randle, specialista di Roswell, ha parlato anche lui con il pompiere per confermare i dettagli della storia.

Rue Chrisman, deceduto nel 1981, era il capo dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947. Il figlio di Chrisman ha spiegato che sapeva che il Dipartimento dei Vigili del Fuoco della città era stato in parte implicato nell’incidente di Roswell. Ma è rimasto nel vago, dimostrando poca intenzione di sviluppare l’argomento. Finalmente, messo sotto pressione, ha dichiarato: “E’ successo. C’è stato un grande insabbiamento. Il crash era reale”. Come lo sapeva? “Conoscevo troppa gente che sapeva”...

Il figlio di Chrisman ha detto che era rimasto in vita un altro vigile, uno solo, che veniva chiamato “Smith”. Il vecchio signore è stato localizzato e la sua testimonianza è stata richiesta.

Esitante all’inizio, il pompiere ha poi cominciato a fare il suo racconto, con particolari incredibili:

• Un colonnello della Roswell Army Air Field [aviazione militare di Roswell, n.d.R.] si recò al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell subito dopo il crash, con intenzioni intimidatorie. Lì ha spiegato al vigile di turno che un “oggetto venuto d’altrove” era caduto nel deserto. Ha avvisato che nessuno avrebbe dovuto parlare dell’incidente. Ha ordinato che nessuno andasse sul sito e intimato di non rispondere a nessuna domanda. Ha precisato che “il tutto era gestito dall’esercito”.

• Dan Dwyer, un altro pompiere, è riuscito ad andare sul sito nonostante gli ordini del Colonnello. Smith conferma alcuni dettagli raccontati da Frankie Rowe, la figlia di Dwyer, in numerose interviste. Frankie afferma che il padre ha potuto vedere il vascello e i suoi occupanti. Frankie dice che Dan ha visto due corpi dentro dei sacchi, e uno che camminava nei paragi e che sembrava sotto shock. Il suo colore era quello del grillo di Gerusalemme (color rame o bruno scuro).

• Dan gli ha detto che la zona intorno al crash era stata chiusa dalle guardie dell’Esercito. Ma il pompiere non si è dilungato su Dan Dwyer e Frankie Rowe.

• L’oggetto caduto non era terrestre. Non era un pallone o altro tipo di esperimento militare, Era un UFO. Ne è certo, anche a causa di ciò che gli è stato detto quando è successo. Il Colonnello non sapeva che cosa era quel vascello, né da dove veniva, e manifestava una grande preoccupazione.

• Il sindaco di Roswell, a conoscenza di quanto era successo, si recò di persona al Dipartimento dei Pompieri per ribadire vigorosamente di tacere sui fatti accaduti. Il pompiere non si ricorda chi fosse il sindaco dell’epoca ma quando gli viene fatto il suo nome “C. M: Woodbury”, dice che si trattava di lui. C. M. Woodbury era conosciuto col sopranome di “Iron Major” (comandante di ferro), decorato come veterano - faceva parte del celebre 752° battaglione carri . Era inoltre amico di Butch Blanchard, comandante della base militare aerea di Roswell.

• Il dipartimento Vigili della Roswell Army Air Field (RAAF) fu impegnato nel recupero. Il pompiere spiega che “è da lì che è venuta la confusione”. Quelli della RAAF ne sapevano di più di quelli della città. Non si ricorda il nome de queti pompieri.

• Anche il dipartimento dello Sceriffo di Roswell è stato coinvolto nell'insabbiamento del crash. Il pompiere ha confermato che sapeva che il vice-sceriffo Tommy Thompson era uno di quelli a cui è stato chiesto di “rimanere silenzioso”.

• Interrogato sul modo con il quale aveva gestito il fatto che un vascello alieno sia caduto vicino a Roswell, il pompiere ha risposto che non aveva idea delle implicazioni. “semplicemente non pensavamo a questo genere di cose all’epoca, ma ora ci sto pensando”.

La testimonianza del pompiere è stupefacente. È una conferma della nature sconosciuta del crash di Roswell nel 1947. Eppure si tratta di una semplice testimonianza, con tutti i problemi che si pongono con una “testimonianza”. L’affidabilità e la sincerità della persona che testimonia sono sostenute da parole e non da documenti, fotografie e prove materiali. Le parole del pompiere non sono probabilmente sufficienti per provare il fatto che il crash di Roswell sia di origine extraterrestre.

Tuttavia, quando una testimonianza è rilasciata da un individuo che è effettivamente la persona che dichiara di essere, che non si è presentato ma è stato “scovato”, si dovrebbe prestare attenzione alla sua testimonianza. Non si era mai presentato al pubblico con la sua storia prima d’ora e non ha alcun motivo apparente per mentire. Il nome completo del vigile non sarà diffuso prima della sua morte. Egli sta trascorrendo gli ultimi anni della sua vita nelle tranquillità, con i suoi familiari.

Si dice che quando un uomo diventa vigile del fuoco, ha compiuto il suo più grande atto di coraggio. In questo caso, il suo più grande atto di coraggio è stato di raccontare ciò che è stato l’incidente di Roswell.
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MessaggioOggetto: Re: DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.   Mer 27 Gen 2010, 18:40

IL CASO BILLY MEYER
NUOVI ELEMENTI SUL FRONTE CLIPEOLOGICO


Il caso del contattista svizzero Eduard Billy Meyer, ex gendarme ed agricoltore, non è solo uno dei casi più interessanti nella storia dell’ufologia per le foto definite autentiche, dopo una serie di analisi fatte tramite strumenti sofisticati, ma credo che il caso in questione fornisca nuovi elementi nel campo clipeologico.
Per arrivare a questi nuovi elementi dobbiamo partire con i fatti che hanno dato vita a quello che con il tempo venne definito “il caso Meyer”:
“Il 28 gennaio 1975, nel primo pomeriggio, lo svizzero Eduard Billy Meyer, lascia la propria casa colonica a bordo di un ciclomotore portando con sé la macchina fotografica e si dirige verso una meta per lui ancora ignota. Alle 14:00 Meyer giunge nella riserva boschiva di Hinwill quando avverte uno strano ronzio riempire l'aria. Alzato lo sguardo verso il cielo, la sua attenzione viene attratta da un disco, apparentemente metallico, che evoluisce nell'aria, lentamente, e comincia a scendere di quota. Ne vede perfettamente la struttura, una inferiore ed una superiore, divisa da una fila di rettangoli rossi, orientati verso l'alto, che circondano l'intero scafo. Meyer prende la macchina fotografica e scatta tre foto in rapida successione. Per circa sei minuti ogni cosa attorno a lui, compreso il disco nell'aria, sembra subire un effetto tipo "fata Morgana", per cui i contorni dei corpi appaiono sfocati e tremolanti. Poi, dopo aver sfrecciato avanti e indietro ad incredibile velocità, in una frazione di secondo l'UFO scompare e il paesaggio riprende la sua dimensione visibile normale.





Annunciato dall'inquieto abbaiare dei cani, dagli striduli versi dei corvi e da quel persistente ronzio, alle 14:32 l'oggetto riappare sbucando dalle nuvole, ondeggiando sempre più in basso, ed atterra silenziosamente a circa 180 metri dallo svizzero emanando un forte campo energetico che oppone come una forza "frenante" sull'uomo, il quale cade a terra sfinito. Dopo un minuto, dall'oggetto discoidale poggiato al suolo esce una figura umana, di media statura e di aspetto attraente. Una donna di corporatura esile, dai lunghi capelli che le ornano il viso, abbigliata con un vestito grigio aderente che termina con un supporto per un casco all'altezza del collo, avanza verso di lui e gli porge una mano per aiutarlo a sollevarsi da terra e gli si rivolge in perfetta lingua tedesca: "Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”. Semjase, così si presenta, è una pleiadiana scesa sulla terra per affidare a lui, Eduard Billy Meyer, intelligente e di buoni sentimenti, il seguente messaggio, destinato a tutta l'umanità:
"Sopra ogni cosa si erge quell'Ente che governa la vita e la morte di ogni essere. È il Creato che ha fissato le proprie leggi invariabili ed eterne su ogni cosa. L'uomo è in grado di riconoscerle nella natura, se si impegna; esse rappresenteranno per lui il corso della vita e la via della grandezza spirituale, lo scopo della propria esistenza. Tuttavia l'uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”.
Durante questo primo incontro la bellissima pleiadiana avrebbe rivelato la continua presenza di entità extraterrestri interagenti con l'umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini. Semjase termina questo suo discorso incitando l'uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell'intero pianeta Terra. La misteriosa fanciulla dichiara di essere portavoce dell'impegno della sua civiltà a collaborare per il bene universale, il progresso scientifico e per il raggiungimento della verità.
Successivamente, secondo quanto da lui dichiarato, fu protagonista di numerosi altri contatti con i pleiadiani, i quali lo fecero loro messaggero, e per dargli credibilità fra gli uomini, gli permisero di fotografare e filmare dozzine di volte le loro navi spaziali, gli fornirono materiale roccioso di altri pianeti e metallo tratto dai loro velivoli e gli permisero di portare con sé dei testimoni che poterono assistere ai loro incontri.



In questo resoconto abbiamo i primi due elementi clipeologici mentre gli altri li troviamo quando Meyer mostrò le foto da lui scattate al colonnello Wendelle Stevens che nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska.
“Quando il colonnello Stevens ebbe modo di osservare le foto di Meyer, l'ex colonnello ebbe una reazione di sorpresa: non esisteva nulla di paragonabile nel suo archivio, nulla che si avvicinasse qualitativamente a quelle immagini. Le foto di Meyer si prestavano bene all'analisi: erano state tutte realizzate in luce diurna e mostravano distinatamente i dischi argentei su uno sfondo panoramico dato da alberi, montagne, prati; erano quindi ricche di punti di riferimento per individuare la genuinità e la posizione degli oggetti. Una foto mostrava addirittura una "nave a raggio" nei diversi momenti del suo volo attorno ad un abete, dove una forza misteriosa emanante dalla nave piegava lievemente i rami sommitali dell'albero. Per realizzare un fotomontaggio del genere sarebbe occorsa una somma non indifferente e delle attrezzature che all'epoca solo grandi centri con grosse risorse tecniche avrebbero potuto realizzare, del tutto al di fuori della portata di un contadino che viveva con 700 franchi al mese. Per dissipare i dubbi legittimi, Stevens decise di recarsi in Svizzera nel 1977 per studiare quello che sarebbe diventato "il caso Meyer".
Con l'aiuto di Meyer, Stevens ricostruisce tutta la vicenda: i luoghi degli incontri, le postazioni per le foto, i dialoghi con l'anziano pleiadiano Ptaah e con l'affascinante creatura femminile Asket, proveniente dall'universo Dal, la promessa degli extraterrestri di ritornare 11 anni dopo, le sue esperienze con Semjase, i voli spaziali sugli UFO, la sua filosofia, che Meyer definiva "insegnamento dello spirito".
Nei successivi incontri con Stevens, nel 1978, Meyer si sottopose e superò i test al "lie detector" e i suoi materiali furono affidati all'analisi del fisico Neil Davis, dirigente del "Design Tecnology", specializzato in studi ottici, che concluse:
"Dai risultati delle analisi effettuate è lecito ritenere che gli oggetti un questione non possono essere che corpi di grosse dimensioni posti ad una certa distanza dalla fotocamera".
Quattro fotografie furono inoltre sottoposte, in presenza dello stesso Stevens, all'esame del Dr. Robert Nathan del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, a Pasadena in California usando le attrezzature impiegate per analizzare le immagini inviate dalle sonde spaziali della NASA, arrivando alla conclusione della assoluta autenticità delle foto. Anche l'astronomo Michael Manin, specializzato in analisi ottiche e progettista della fotocamera della sonda "Mars Observer", rimase sbalordito per l'assenza di indizi di falsificazione, analisi effettuate mediante computer all'avanguardia:
"Per quanto mi è stato possibile vedere, posso dire che non siamo in presenza di un trucco fotografivo... Ritengo pertanto che le fotografie in questione sono autentiche... Alla storia del contadino che entra a tu per tu in contatto con una dozzina di extraterrestri, e dai quali riceve periodicamente visite non posso assolutamente credere, ma queste immagini sono più che attendibili. Esse rappresentano una indiscutibile prova dell'esistenza di qualcosa di concreto, sulla cui natura non sono in grado di pronunciarmi".
Questo secondo pezzo del caso Meyer ci mostra come le foto scattate da Meyer fossero vere e non false.
Ma la prova più straordinaria dell’intera faccenda furono quattro piccoli frammenti metallici che lo svizzero consegnò a Stevens il 5 aprile 1978, asserendo che essi rappresentavano "tre dei sette componenti di cui le navi a raggio sono costituite". Uno dei campioni metallici, composto da sferette di color grigio era in fase di autodissoluzione, fenomeno che Meyer attribuì alle condizioni atmosferiche tipiche della Terra. I campioni vennero analizzati dal prof. Walter Walker, dell'università dell'Arizona il quale scoprì che delle analoghe sferette grigie erano anche all'interno del secondo reperto, incastonate in una massa metallica solida. Quando egli ne staccò un frammento per analizzarlo al microscopio fuoriuscì del gas che frantumò il vetrino sul quale era stato riposto. Un altro frammento si presentava alquanto ossidato e quando si tentò di rimuoverne lo strato con un raschietto d'acciaio, apparvero delle striature rosse nel metallo. I campioni risultarono essere composti di varie leghe d'argento; uno risultò essere una lega estremamente complessa data da argento, alluminio, potassio, calcio, cromo, ferro, zolfo e silicio, con una notevole quantità di tulio (metallo rarissimo di valore superiore al platino), tutti contraddistinti da un elevatissimo grado di purezza. In un piccolo solco del campione, ingrandito 500 volte, furono trovati altri due micro-solchi, paralleli tra loro e uniti da sottilissimi canali che sembrarono artificialmente inseriti nel metallo.
Qui si chiude il resoconto della storia sul caso Meyer, ma in esso vi sono quattro elementi che io credo possano collegarsi fra loro in modo da creare una valida ipotesi:
Il primo elemento è la frase che la donna aliena di nome Semjase (una pleiadiana) dice a Meyer mentre lo aiuta a sollevarsi da terra"Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”.
Il secondo è il fulcro dell’argomento del primo incontro tra Meyer e Semjase la quale gli rivela la continua presenza di entità extraterrestri che hanno interagito con l'umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini.
Semjase termina questo suo discorso incitando l'uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell'intero pianeta Terra.
Il terzo elemento si cela sempre nel fulcro dell’argomento o per meglio dire in una frase “Tuttavia l'uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”.
Il quarto ed ultimo elemento riguarda due posti nei quali Meyer conobbe il colonnello Wendelle Stevens ed il prof. Walter Walzer. Il primo nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska ed il secondo faceva parte dell'università dell'Arizona.
In base a ciò ho sviluppato un'ipotesi che entra molto bene nel campo clipeologico:
Come ci dice la clipeologia, esiste la possibilità che gli alieni che sorvolano i nostri cieli siano le divinità delle varie religioni che sin dai tempi remoti controllano il nostro mondo. Quindi il caso Meyer o, meglio, i primi due elementi da me elencati vanno a rafforzare l’ipotesi clipeologica.
Ovviamente ci sono altri elementi come ad esempio la classificazione delle razze aliene dove gli angeli della bibbia vengono messi nella categoria beta (troverete i dettagli nel libro DISCHI VOLANTI e ALTRI UFO di Alfredo Lissoni).
Il terzo elemento si collega per un altro fattore, ossia al potere della Chiesa, la quale studia il fenomeno degli UFO tramite il radiotelescopio elettronico VATT. La Chiesa ne possiede uno in Arizona e l’altro in Alaska. Essa conoisce verità su di loro e quindi può ingannare il mondo come vuole senza rivelare cosa si nasconde dietro il loro dio o gli dèi.
Ovviamente, se il mondo venisse a sapere la verità, tutto il potere della Chiesa crollerebbe (leggete l’aricolo sul Nuovo Ordine Mondiale, che parla del complotto tra Area 51 e Vaticano). Intatti, nella frase riportata Semjase afferma che "l'uomo è succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento".
E, quindi, per farla breve, quando dice “succube delle proprie religioni e di un falso insegnamento” intende che noi siamo succubi della Chiesa, che ci espone una verità totalmente diversa da quella reale ossia una falsa verità.
Il quarto elemento: non sappiamo se ti tratti di una coincidenza o di una cosa prestabilita, ma due persone coinvolte nel caso Meyer per dimostrare l’autenticità delle foto sono collegate all’Alaska e all’Arizona. Guarda caso, lì dove sono situate le due strutture del VATT. È un caso forse? Non nego che potrebbe benissimo trattarsi di una coincidenza, ma se non fosse così? Il Vaticano e il governo statunitense gestivano la questione già nel 1977? L’ipotesi non è assurda visto che la nascita della scienza ufologica va collocata nel 1947 con il crash di Roswell.
Quindi, restando sempre nel campo delle ipotesi, se partiamo dal presupposto che il rapporto tra Vaticano e governo statunitense sia nato dopo il crash di Roswell e quindi si sono sviluppate le due strutture del VATT è possibile ipotizzare che il caso Mayer sia passato sotto le mani di persone legate alle strutture del Vaticano con lo scopo di avere altri dati in più sui loro "dèi".
Non nego che ci siano molti dubbi e che questa, per quanto interessante possa sembrare, sia pur sempre un'ipotesi, ma non credo che debba essere messa da parte.
Se volete delle informazioni più dettagliate leggete i libri del dottor Lissoni (CUN), del dottor Pastore (CROP), e di Erich Von Daniken (padre della clipeologia) i quali nel campo clipeologico sono tra i più esperti. Se un giorno la verità verrà mostrata al mondo sarà soprattutto merito loro e di quelle persone che come me stanno contribuendo a portare la luce dove da anni risiede il buio.
David Lombardi
Illustrazioni:
http://www.jimnicholsufo.com/04-those-mythical-pleiadians
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MessaggioOggetto: Re: DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.   Mer 27 Gen 2010, 18:37

I Segreti di Rogene su Roswell
Rogene, nacque e crebbe fuori Roswell, in un ranch. Era impiegata presso una banca di Roswell nell’estate del 1947. Rogene conosceva molte persone nella comunità, nomi i quali sono ben noti in relazione allo schianto di Roswell.




Col. William “Butch” Blanchard

Parlò in maniera criptica di Butch Blanchard, che era al comando della RAAF al tempo dell’incidente. “Butch era un credente” Lei sapeva che lui ordinò a tutto il personale della base (molti dei quali si trattennero con lei e suo marito a casa loro , con cene, giochi di carte e barbecue) di non rivelare l’accaduto. Ogni qualvolta lei provò di trattare dell’argomento ricevette dei gran silenzi da parte loro. Rogene affermò che “Chi voleva rimanere in campo militare doveva semplicemente non parlare! Era il loro dovere patriottico nel dire poco e di non fare troppe domande.” Rogene conosceva la moglie di Blanchard all’epoca, Ethel. Lei crede che Ethel fu stressata emozionalmente per via del coinvolgimento del marito nel recupero del velivolo, e questa situazione avrebbe contribuito al loro divorzio.




Sceriffo George Wilcox

Rogene viveva vicino allo sceriffo di Roswel il signor George Wilcox e sua moglie Ines. Ancora oggi Rogene non gli piace parlare del coinvolgimento di Wilcox. “George Wilcox e Ines furono minacciati ed ebbero paura. Egli non volle mai parlare, nemmeno con gli amici. “George cambiò, dopo tutta questa storia”.




Impresardio di pompe funebri Glenn Dennis

Rogene si dice sicura anche circa la storia vissuta dall’imbalsamatore ed impresario di pompe funebri Glenn Dennis. Andava a scuola con Glenn. Lei lo conosceva come un tipo a posto. E secondo lei quello che che raccontò, realmente accadde.. Il giorno dopo l’incidente di Roswell, Rogene stava cercando di prendere del ghiaccio per la soda e la birra per le vacanze del fine settimana. Dovette fare un giro strano per trovare il ghiaccio, incluso il super mercato Clardy sito in città. Gli fu riferito che l personale della base aveva prelevato tutto il ghiaccio, lo comprarono tutto. In seguito si recò presso la stazione ferroviaria, posto nel quale il ghiaccio secco poteva essere acquistato. Con sua grande sorpresa, gli fu di nuovo riferito che il personale della base si era recato lì e lo aveva preso tutto. Le intere scorte di ghiaccio della città erano finite. Questo non era mai accaduto e non accadde più durante il week-end. In seguito Glenn disse che il ghiaccio fu necessario per aiutare a preservare i corpi alieni dopo l’impatto. Lei collegò i fatti.




L’ufficiale Walter Haut

Molto interessate inoltre, è la conferma che ci furono dei cordoni militari attorno alla zona dei ranch presso il sito dell’incidente. Con i propri occhi lei vide militari armati, che non facevano passare la gente. Le strade erano state interdette nella zona. In seguito sentii in banca alcuni allevatori affermare di aver visto un lungo camion coperto di tela dirigersi verso la base.
Infine, lei rivelò di conoscere molto anche bene l’Ufficiale Walter Haut. Haut era Ufficiale presso il Roswell Army Air Field e fu colui che informò il pubblico circa lo schianto del “disco volante” in un primo momento. Rogene sostiene che la storia originale fu quella raccontata all’inizio e non quella ritrattata il giorno successivo. “So che Walter alla fine della sua vita confermò che il velivolo non proveniva dalla Terra. Walter finalmente disse la verità.”
La vedova del Generale ha finalmente messo a posto la coscienza. Harry morì nel 2004. Egli non mi raccontò tutto quello che sapeva, ha affermato la donna. “Ma mi sono sentita di raccontare tutto quello che so. La gente dovrebbe sapere ciò che accadde realmente a Roswell.”
Fonte: TERNI IN RETE
Articolo originale: PARANORMAL NEWS
Traduzione dall’inglese e recupero informazioni a cura di http://ufoplanet.ufoforum.it
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MessaggioOggetto: UFO a Roswell: parla la vedova del Generale Harry N. Cordes   Mer 27 Gen 2010, 18:33

UFO a Roswell: parla la vedova del Generale Harry N. Cordes

Nuove rivelazioni di una donna, vedova del Generale Harry N. Cordes, rese al ricercatore Anthony Bragalia avvalorano la storia dello schianto UFO di Roswell.


Pubblicato il 27 gennaio 2010



Una recente ed interessante testimonianza della vedova di un anziano Generale dell’US Air Force rivela che l’incidente di Roswell avvenuto nel 1947 fu davvero un evento extraterrestre. La sua confessione afferma che la vera natura del relitto è stata tenuta nascosta per decenni, anche al personale del Governo di alto livello.
Suo marito, il Generale Harry Nations Cordes, che all’epoca aveva accesso alla documentazione classificata top secret, fu in una posizione unica per essere al corrente di tale faccenda. Forse nessun altro uomo nella storia militare può vantare di essere stato di stanza presso il Roswell Army Air Field nel luglio del 1947, in seguito presso la Wright Patterson Air Force Base, di aver lavorato presso l’Area 51, essere stato impiegato alla CIA, di aver avuto il compito di Vice Capo di Stato Maggiore presso la sede centrale di Intelligence per lo Strategic Air Command (SAC) e più tardi di aver ricoperto molte funzioni di Intelligence per il Pentagono.
La carriera di Cordes è ineccepibile e conferma che l’oggetto che precipitò dal cielo nel deserto del New Mexico sei decenni fa non proveniva dalla Terra.
Harry Cordes si laureò presso La Emory University ad Atlanta in Georgia e ricevette un MBA (Master in Business Administration) dalla George Washington University di Washington D.C.
Poco dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, HArry si arruolò nell’esercito dell’Air Force, laureandosi primo della classe alla scuola di volo come pilota. La carriera di Cordes durò quattro decadi e fu protagonista di molti eventi storici. Volò a bordo di 25 tipi differenti di aerei. Effettuò voli di combattimento e voli di ricognizione in missioni in Europa, nel Pacifico ed in Vietnam. Gary Powers che riuscì a guadagnarsi l’attenzione a livello mondiale durante la “Guerra Fredda” fu sotto il comando di Cordes.
Cordes fu pilota dell’U-2 (Ndr: Il Lockheed U-2 è un aereo statunitense da ricognizione ad alta quota) e fu il primo uno a volare in una tuta spaziale. Cordes vide di persona le azioni presso la cosiddetta “Baia dei Porci”, la crisi Missilista Cubana ed il test della Bomba Atomica nell’Atollo di Bikibi.Partecipò attivamente al più alto livello per le decisioni sulle questioni più riservate della nazione, tra le quali “Star Wars” – l’iniziativa della Difesa Strategica nello spazio.
Il periodo a Roswell
Cordes, nel 1947 si trovava di stanza a Roswell (RAAF) come Operatore Radar. E fu lì che incontrò Rogene, la sua futura moglie. Il padre di Rogene aveva un ranch di bovini e pecore vicino a dove avvenne l’incidente a Roswell. E proprio con Rogene Cordes che l’autore di questo articolo (Anthony Bragalia) ha avuto un ampio dialogo nell’arco di diversi mesi. Fu la stessa Rogene Cordes – vedova del Generale – che si sentì in dovere durante la vecchiaia, di raccontare tutto quello che lei e suo marito venirono a conoscenza sullo schianto di Roswell con tutte le implicazioni storiche.





Ritaglio di giornale del 1947
Sia Rogene che Henry erano ben consapevoli dello schianto di un “disco volante” avvento nello nell’estate del 1947. Come residenti di Roswell, all’epoca, lessero i giornali e conobbero personalmente molti dei protagonisti coinvolti. Ma fu solo nel 1980 quando la storia di Roswell fu tornata alla ribalta dell’opinione pubblica, che cominciarono a discutere dell’evento e sulla verità di cosa si schiantò lì. Rogene ricorda che il marito sapeva molto circa l’incidente. Anche lei era interessata a sapere cosa realmente fosse accaduto.
Rogene mi disse che usò ogni strumento a sua disposizione per farlo parlare. Ciò incluse anche quello che lei definisce “Beaty” e “Pillow Talk” (Ndr: in italiano di può tradurre “chiacchere sotto le lenzuola) per convincerlo a rivelare di più su quello che sapeva dello schianto. Harry disse che fisicamente non si trovava alla base la settimana del “Crash” e che si trovava in viaggio in quel periodo. Lei non si convinse sul fatto che il marito le rivelò tutto quello che sapeva. Era una questione di dovere verso il Paese. Infine dopo ripetuti tentativi, Harry disse: “Ero un operatore radar presso la RAAF come sai. L’oggetto volante non era identificato. La macchina volante fu rintracciata dai radar di White Sands e quelle persone non sapevano cosa diavolo stesse accadendo”. Lei insistette ulteriormente e gli chiese: “Ascoltami, era un pallone? Harry rispose che non si trattò di un pallone (atmosferico). Jesse Marcel disse la verità. Ma se rivelo i dettagli non ci vedremo più in vita.” Poi bisbigliò a lei di non chiedere oltre. Ma lei lo fece lo stesso. Harry sbottò ” Rogene, se ti dico di più… dovrò ucciderti. La donna pensò che lui stesse scherzando. Ma Harry non stava ridendo.
Tempo dopo, Rogene decise di andare a fondo della cosa. Ella le chiese direttamente. “Dove lo tenete il velivolo nell’Area 51?” Lei sapeva che il marito aveva lavorato nel Nevada presso il Site Test per certo un periodo. Lui rispose che non se lo ricordava. “Forse lavorò anche presso la Base Wright Patt, in un area riservata”.
Rogene nel tempo proseguì con le domande sapendo che il marito aveva fatto parte anche della CIA. Gli chiese “Che cosa siete venuti a conoscenza circa lo schianto quando si trovavi alla CIA? Lui fece una inaspettata affermazione. “Quando andai a lavorare per la CIA una delle prime cose che feci fu quella di cercare il file relativo a Roswell. So che esiste, ma non c’era. Anche se me lo nascondevano.”
Rogene si chiese per tutta la vita il motivo dell’insabbiamento, e il perché non lo dissero alla gente.
Anche se Harry Cordes diede pochi dettagli su Roswell, durante la usa carriera le raccontò in maniera approssimativa la storia di un suo incontro UFO. Raccontò alla famiglia (tra cui le due sue figlie) che una volta mentre si trovava in volo a 70.000 piedi (la quota limite mai superata fino a quel momento), personalmente aveva assistito a quello che lui definì “astronave aliena”.
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MessaggioOggetto: Alieni: il Vaticano e Obama ci nascondono qualcosa   Mer 27 Gen 2010, 18:29

Le dichiarazioni di padre Funes sulla possibilità di vita su altri pianeti hanno scatenato la fantasia dei complottisti. E gira perfino voce che il 27 novembre il Presidente Usa farà un annuncio sconvolgente
Non è certo la fantasia, si sa, a mancare ad un astronomo, né la curiosità scientifica o lo slancio verso l’ignoto. Lo studio dell’universo è un’attività che dà importanti risposte ma che pone anche grandi domande, capaci di far vacillare perfino i più preparati uomini di scienza. Qualcuno potrebbe pensare che non sia così per l’uomo di fede: a lui l’universo non dovrebbe nascondere troppe sorprese. Un astronomo religioso si limiterà probabilmente ai piaceri della contemplazione del creato.
IL PERSONAGGIO - A dimostrare che non è così ci pensa padre Josè Funes, astronomo, gesuita e direttore della Specola Vaticana dal 2006. Con lo spirito critico e l’entusiasmo propri dello scienziato, Funes ha più di una volta espresso il suo interesse per la questione dell’esistenza di vita extraterrestre e la convinzione che una tale eventualità non contrasterebbe con la dottrina cattolica: l’ultima volta pochi giorni fa, quando al termine della settimana di studi sull’astrobiologia organizzata dall’Osservatorio ha spiegato che “nonostante l’astrobiologia sia un campo nuovo e un argomento ancora in fase di sviluppo, le domande riguardanti l’origine della vita e la sua esistenza da qualche altra parte nell’universo sono molto interessanti e meritano seria considerazione. Questi interrogativi hanno molte implicazioni filosofiche e teologiche”.
QUESTIONI DOTTRINALI - Poco più di un anno fa, in un’intervista all’Osservatore Romano, Funes ha sostenuto la possibilità dell’esistenza di altre forme di vita nell’universo, e che ciò non sarebbe un problema per la sua fede: “Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio [...]. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come “fratello” e “sorella”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione”. Slancio apprezzabile e posizione certamente affascinante: resta qualche dubbio sulla coerenza con la dottrina. Qualcuno, ad esempio, ha già fatto notare che l’unicità della discesa agli inferi di Gesù rende piuttosto problematica la possibilità della redenzione per i fratelli alieni. La soluzione proposta dallo stesso Funes – delle numerose forme di vita nell’universo, soltanto i terrestri si sarebbero macchiati del peccato originale – non sembra così convincente. Far convivere extraterrestri e cristianesimo, insomma, potrebbe non essere facile quanto il gesuita sembra sperare.
GLI “ESPERTI” - Le dichiarazioni di Funes, ad ogni modo, hanno stimolato la malsana immaginazione di vari esperti di ufologia, ammesso che una tale definizione abbia senso. Tra di essi, in particolare, Flavio Vanetti, curatore di uno dei blog ospitati da Corriere.it, Mistero bUFO, e già autore di splendidi post quali “Gli Ufo si danno alla Formula 1 – Bestiame addotto nella fattoria dell’ex ferrarista Scheckter?”, “Distruzione atomica nel 2000 a.c. – La “bomba” fu di origine aliena?” o quello con la straordinaria foto di una teglia di pasta al forno volante. Vanetti trova che quello di Funes sia un passo “esplosivo”. “Se un Vaticano arriva a dire certe cose, hai visto mai che… (completate pure voi…)”. Si può completare con una frase tratta dal post successivo: “Chissà, e se davvero avessero ragione quelli dell’esopolitica che sostengono che il 27 novembre il presidente degli Usa, Barack Obama, farà lo storico annuncio dell’esistenza di sei razze aliene (pacifiche) e della loro collaborazione in atto da tempo con gli umani?”.
ERA MEGLIO NOSTRADAMUS - Bè, sì, in effetti questo è proprio il genere di cose che può essere dimostrato da una pentola volante. La storia dell’annuncio di Obama ha già guadagnato una certa esposizione in rete, specie sui vari siti ufologici, attirati dalla possibilità di scoprire finalmente la verità su Roswell e di vedere svelato il solito complotto americano. La realtà, ovviamente, è molto al di sotto di queste aspettative: l’annuncio di Obama è soltanto una previsione di Web Bot, un programma che sarebbe in grado (secondo i suoi creatori) di predire eventi futuri tracciando un certo numero di parole chiave su Internet. Non sorprenderà scoprire che finora non ha funzionato granché bene e ha perlopiù previsto disastri mai avvenuti. Ma sperare, si sa, non costa nulla.

http://www.giornalettismo.com/archives/42302/alieni-il-vaticano-e-obama-ci-nascondono-qualcosa/
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MessaggioOggetto: DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.   Mer 27 Gen 2010, 18:26

La notizia ha del sensazionale: in Vaticano verrebbe tenuta gelosamente nascosta una macchina capace di vedere il passato, attraverso una sorta di televisore. Uno strumento scientifico portentoso e fantastico, che potrebbe divenire pericoloso per l’intera umanità: il “cronovisore”, così si chiama la scoperta, captando gli eventi del passato, li farebbe vedere come si sono realmente svolti, svelando anche rischiosi segreti. La macchina sarebbe stata inventata da un ricercatore italiano, padre Pellegrino Alfredo Maria Ernetti, monaco benedettino, conosciutissimo esorcista, musicologo di fama internazionale e scienziato, vissuto a Venezia, nel convento benedettino dell’isola di San Giorgio Maggiore, dove è morto otto anni fa, nel 1994.
A rivelare la scoperta è un libro “bomba” appena pubblicato in Francia, a Parigi, dalle Edizioni Albin Michel: “Le noveau mystère du Vatican” (Il nuovo mistero del Vaticano”) del teologo francese padre Francois Brune. Brune è un personaggio assai noto in Francia: professore di teologia, ha pubblicato libri di notevole impegno, accolti sempre con grande interesse anche dalla stampa laica. Il suo nome, come quello della casa editrice, sono una garanzia di serietà scientifica e per questo il volume che ha dedicato al cronovisore ha riaperto congetture e discussioni infuocate, diventando una miscela esplosiva.
Della sconvolgente apparecchiatura aveva già parlato intorno agli anni ‘70 lo stesso padre Ernetti in numerose interviste e pubblicazioni, e ai suoi allievi di prepolifonia al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. La scoperta aveva suscitato un putiferio. Da una parte c’erano infatti sostenitori entusiasti: se era possibile rivedere il passato, la macchina avrebbe sciolto definitivamente tutti i dubbi restanti su eventi fondamentali che avevano cambiato la storia del mondo.
Dall’altra c’erano le persone spaventate: il cronovisore poteva rivelarsi uno strumento pericoloso per carpire segreti e mettere a rischio la sicurezza dell’umanità.
Le discussioni non finivano mai ed erano soprattutto gli uomini di Chiesa i più coinvolti.
Poi improvvisamente il benedettino si trincerò in un rigoroso silenzio, spiegando che aveva ricevuto ordini in proposito dal Vaticano, l’interesse andò lentamente scemando e dopo qualche anno della “macchina del tempo” non si parlò più.
Il libro di padre Brune rivela fatti inediti, retroscena incredibili, dettagli sconcertanti, indica nomi di personalità al di sopra di ogni sospetto, di scienziati famosi, indica date, circostanze precise, riporta documenti straordinari, lunghe conversazioni con padre Ernetti e il tutto, cucito insieme, diventa una valanga documentale cui è difficile fare opposizione.
Il volume dimostra con dovizia di prove che il cronovisore è realmente esistito, anche se l’argomento è, a detta dello stesso autore, ai limiti della fantascienza.
Negli anni ‘60 un gruppo di scienziati, tra cui padre Pellegrino, sarebbe riuscito a captare le onde visive e sonore del passato concreto ter­restre, con una macchina che sa­rebbe in grado di ricostruire non solo i fatti e i detti della vita di cia­scuno, ma addi­rittura la storia.
La scoperta parte da un principio di alta fisica: ciascuno dì noi, a mano a mano che passano i secondi, nelle ore, nei giorni, nei mesi e negli anni della vita presente, lascia dietro di sé come una doppia scia, “visiva e sonora”, poiché ogni uomo altro non è che energia visiva e sonora. «Tutta la nostra ”fisionomia” -spiega Ernetti nel saggio “Bibbia, teologia; magia e scienza” del 1987- è energia visiva che si sprigiona da noi, dalla nostra epidermide, e tutte le parole che noi diciamo sono energia sonora. Ora, ogni energia, una volta emessa, non si distrugge più semmai si trasforma, però resta eterna nello spazio aereo. Occorrono strumenti che captino queste energie e le ricostruiscano in maniera tale da ridarci la persona o l’evento storico ricercato: quindi noi avremo tutto il presente nel tempo e nello spazio». Con il cronovisore, racconta Brune, il gruppo di scienziati guidato dal monaco benedettino fece ricerche dapprima su Mussolini, poi su Napoleone, quindi passò ad avvenimenti dell’età romana e assistette alla rappresentazione di alcune famose tragedie. Di una di queste, scritta da Quinto Ennio, che si intitolava “Thiestes” della quale si conosceva solo qualche breve citazione, trascrisse l’intero testo come venne recitato a Roma nel 169 a.C., durante i giochi pubblici in onore di Apollo. Padre Ernetti raccontò a padre Brune di aver visto anche tutto lo svolgimento della Passione, della morte e della Resurrezione di Cristo.
Nel suo libro Brune afferma che la macchina, composta da tre gruppi di elementi, si trova “sequestrata” in Vaticano. Padre Ernetti, spaventato dall’importanza incredibile della sua scoperta, si era confidato con i propri superiori e con le autorità vaticane C’era stata una riunione segreta con il papa e poi, di comune accordo, la macchina era stata ritirata e nascosta in Vaticano. A padre Ernetti era stato imposto di non fare più pubbliche dichiarazioni su quell’argomento, ma non gli era stato proibito di parlarne con gli amici in privato. E così aveva confidato tutto all’amico teologo francese.
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MessaggioOggetto: Re: DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.   Oggi a 08:23

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DOSSIER : I COLLEGAMENTI TRA VATICANO-ROSWELL-UFO-E MACCHINARI DEL TEMPO.
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