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 Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???

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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Mer 03 Feb 2010, 13:40

L’Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un’elevata pressione fiscale. Dal bilancio della Banca Centrale Europea risulta che nel Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) ci sono circa 50 miliardi di Euro che spettano allo Stato italiano e che il Governo dovrebbe recuperare.
Siamo di fronte ad un “Signore” che usa lo Stato, il fisco e la pubblica amministrazione, per creare un sistema costituzionale e di disinformazione allo scopo di nascondere traffici e fini realizzando un’illusione di legalità. Questo è un sistema di potere che si è costruito e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti.
A chi appartengono i soldi quando vengono emessi?
La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi.
A che appartiene il valore del denaro?
A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale?
Appartiene alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? Questa è una domanda fondamentale, e dalla risposta che viene data può essere compreso il debito dello Stato.
Il fatto di usare il potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri nei confronti dello Stato e questo trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro.
Ma la La Banca Centrale non ha generato il valore del denaro che stiamo usando eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e controinteressate.
Questo è veramente paradossale.
È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno.
È vero che essi “valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero.
Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti.
Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro.
Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro.
Al contrario, questo succede su base regolare.
Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato.
L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995.
Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio.
Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro?
E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve?
Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito?
Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro.
Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato).
Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere.Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale
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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Mer 03 Feb 2010, 13:37

Signoraggio: Perchè Le Banche Vendono Soldi Che Non Gli Appartengono


Il Signoraggio
è la differenza fra il costo di produzione della moneta ed il valore nominale su di essa stampato ed al quale è scambiata. Il Signoraggio è una fonte di profitto per alcuni governi nazionali.

"Il debito pubblico" è stato letteralmente inventato da politici e banchieri in modo da arricchire i broker privati delle Banche Centrali qui in Italia come negli altri sistemi bancari tradizionali.

Nel passato, quando i soldi erano fatti di oro e di argento, i cittadini potevano andare alla zecca con i lingotti e farli trasformare in moneta. Il sovrano, garantendo il valore di queste monete, tratteneva una percentuale di questo metallo e ciò veniva chiamato signoraggio.
Ma la moneta di oggi non è garantita più dall'oro, le monete non sono convertibili e i costi relativi alla stampa sono praticamente inesistenti. In poche parole il signoraggio ha un valore nominale del 100%.
Quando lo Stato chiede soldi alla Banca Centrale, egli paga il costo del valore nominale con titoli e beni del debito pubblico (e non solo i costi tipografici), in pratica commissionando a se stesso il bisogno di imporre tasse sempre più crescenti a cittadini e aziende.
Tutto accade attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da qualsiasi controllo democratico, uno stato sovrano sopra qualsiasi persona.



http://www.masternewmedia.org/it/banche/signoraggio/perche_le_banche_vendono_soldi_non_propri_20052012.htm
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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Mer 03 Feb 2010, 13:18

L’Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un’elevata pressione fiscale. Il debito pubblico è un’invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea. In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette e le vende, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale. Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti. Dal bilancio della Banca Centrale Europea risulta che nel Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) ci sono circa 50 miliardi di Euro che spettano allo Stato italiano e che il Governo dovrebbe recuperare. Siamo dinnanzi un “Signore” che usa lo Stato, il fisco e la pubblica amministrazione, per creare un sistema costituzionale e di disinformazione allo scopo di nascondere i suoi traffici e fini realizzando un’illusione di legalità. Un sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti. Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. Gli autori propongono alla gente comune di rivolgersi alla Magistratura per porre fine a questo saccheggio monetario. [/size]
La questione della proprietà della moneta al momento della sua emissione
La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono? A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale? Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? Si tratta di una questione fondamentale, perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato. Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e controinteressate. Questo fatto è paradossale. È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. È vero che essi “valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero. Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti. Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro. Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro. Al contrario, ciò è proprio quanto succede incessantemente. Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato. L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995. Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio. Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro? E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito? Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato). Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere. Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale. Di ciò si parlerà più diffusamente in seguito in tema di signoraggio secondario o creditizio.
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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 21:18





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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 21:15

Diritto di signoraggio


I promotori del Manifesto "Per la Giustizia monetaria e la Proprietà popolare della moneta" - nell’ambito dell’importante Convegno di Guardiagrele del 13/09/02 per l’organizzazione del Sindacato Antiusura SAUS e il patrocinio dei Comuni di Arcore e Guardiagrele – hanno appreso con sentimento di viva indignazione il messaggio che Wim Duisenberg, governatore della Banca Centrale Europea, ha inviato al Ministro Tremonti, in merito alla sua proposta di sostituire le monete da 1 e 2 euro con simboli cartacei.



"In linea di principio – recita testualmente la dichiarazione del presidente della BCE – non abbiamo nulla in contrario; mi auguro però che il ministro Tremonti sia consapevole che così perderebbe i proventi del diritto di signoraggio"



In proposito i promotori del "Manifesto per la Giustizia Monetaria" dichiarano:



  • Premesso che il Signoraggio è la proprietà dei valori monetari pari alla differenza tra costo tipografico (o di conio) e il valore nominale.



  • Constatato che la Banca poteva affermare di essere proprietaria della moneta quando l’emissione era basata nella riserva aurea, in quanto poteva dire: "La moneta è mia perché la riserva è mia", essendo la moneta concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva;



  • Che alla data del 15 Agosto 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, la riserva è stata abolita;



  • Che da questa data la Banca non è più legittimata ad emettere la moneta prestandola seguendo la regola del Signoraggio;



  • Che nessuna norma del Trattato di Maastricht considera la titolarità della proprietà, ossia del signoraggio sulla moneta, all’atto dell’emissione.



  • Appare evidente che il valore monetario non è più causato dalla riserva, che non esiste ma dalla accettazione convenzionale delle collettività nazionali.



  • Pertanto, la proprietà della moneta va attribuita al portatore, ossia alle collettività nazionali che ne creano il valore convenzionalmente per il solo fatto che l’accettano.



  • Poiché alla luce delle dichiarazioni del presidente della BCE emerge l’abusiva affermazione che il diritto di signoraggio è della BCE, in palese violazione del Trattato di Maastricht.



  • Poiché dopo la recente scoperta del "Valore Indotto", è dimostrato che il valore monetario nasce non nella fase dell’emissione ma nella fase dell’accettazione, la proprietà della moneta va attribuita alle collettività nazionali dei Paesi membri dell’Unione Europea.



  • Prendiamo atto che è merito del Ministro Tremonti, per avere messo il dito nella piaga perché emerga, dalla dichiarazione Duisemberg, che si vuole lasciare agli Stati solo l’elemosina proveniente dal "Signoraggio degli spiccioli", riservando così il malloppo agli usurai della Banca Centrale Europea.

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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 21:07

È necessario distinguere tre tipi di dollarizzazione.



Con la dollarizzazione non ufficiale la popolazione tiene le proprie disponibilità finanziarie in dollari anche se il dollaro non è la moneta ufficiale. Una misura è data dal fatto che tra il 50% e il 75% dei dollari è nelle mani di stranieri. La gran parte dell'America Latina è dollarizzata non ufficialmente.


Con la dollarizzazione semi-ufficiale, un paese usa il dollaro come una seconda moneta legale. Questo è dunque un sistema bimonetario. Una dozzina di paesi appartiene a questa categoria, come le Bahamas, la Cambogia e il Laos.


Con la dollarizzazione ufficiale, o completa, il dollaro rimpiazza la moneta nazionale (che eventualmente può continuare a esistere come moneta metallica divisionale di piccolo valore).



Il paese che dollarizza diviene in effetti parte del sistema monetario Usa. La sua offerta di moneta dipende inizialmente dalla sua base monetaria dopo la conversione e dopo di ciò dalla sua bilancia dei pagamenti. La sua base monetaria aumenta se le esportazioni sono maggiori delle importazioni e se l'afflusso di capitali è maggiore del capitale uscente, e diminuisce nei casi opposti.


Il caso più conosciuto di dollarizzazione completa è quello del Panama, che dollarizzò nel 1904, e che viene considerato come un successo economico. Questo paese dipende per il 75% del suo Pil dalla sua posizione geografica particolare e non può quindi essere rappresentativo del sud America.




Ma, a parte ciò, mentre il Pil cresce e l'inflazione è bassa, nel 1997 e 1998 il tasso di disoccupazione era del 13,4%, dal 1980 al 1989 la popolazione in povertà è cresciuta dal 28% al 32%, e nel 1990 Panama era una dei paesi di tutto il mondo il cui indice di "sviluppo umano" era calato di più (era sorpassato solo dal Nepal, il Brasile, la Costa d'Avorio e la Giamaica). Inutile dire chi trae vantaggio dalla dollarizzazione completa.

Esaminiamo ora cause ed effetti della dollarizzazione completa.

Occorrono alcuni aspetti del signoraggio.



Incominciamo con il signoraggio nazionale, cioè la appropriazione di valore da parte dello stato, dovuta al fatto che lo stato è l'unica istituzione che può emettere moneta legale. La letteratura distingue tra
a) signoraggio come stock (un reddito, cioè appropriazione di valore, limitato al momento in cui la moneta è emessa)



Il tipico caso di signoraggio come stock è quello del sovrano che conia monete che hanno un valore intrinseco minore di quello nominale, e quindi del valore delle merci che egli può acquistare con quelle monete. Lo stesso vale per gli stati moderni. Per esempio, per stampare un dollaro Usa ci vogliono 3 centesimi. Lo stato nord americano si appropria di un valore pari a 97 centesimi ogni volta che stampa un biglietto da un dollaro che poi usa per acquistare merci. Tale nozione è valida. (Non è una semplice battuta quella fatta di recente dal ministro dell'economia Tremonti esortando la trasformazione dell'euro metallico in banconota: in tal modo, per ogni euro il governo ne avrebbe avuto a disposizione 97 centesimi - vedi avanti)


b) Signoraggio come flusso (un flusso di reddito, di valore, durante un periodo di tempo).
La nozione di signoraggio come flusso è sbagliata.



Quest'ultima nozione si riferisce ai titoli di stato emessi dal governo (il Tesoro) Usa e acquistati dalla banca centrale (la Fed). Il Tesoro paga un flusso di interessi alla Fed e tale flusso viene concepito come signoraggio. Ciò è sbagliato ed è una sorgente di confusione. Se un ramo dello stato (il Tesoro) paga interessi ad un altro ramo (la Fed) vi è semplicemente un trasferimento di valore all'interno dello stato stesso, e non un’ appropriazione di valore, da parte dello stato, dai capitalisti o dai lavoratori.



Quanto sopra ci serve per comprendere il signoraggio internazionale in relazione alla dollarizzazione, cioè l'appropriazione di valore da parte degli Usa dovuta al fatto che altre nazioni adottano la dollarizzazione non ufficiale o ufficiale.


Incominciamo dalla dollarizzazione non ufficiale, usando il concetto di signoraggio come stock.



Il signoraggio internazionale deriva dal fatto che una grossa fetta della base monetaria Usa è tenuta da stranieri come riserva di valore internazionale, e come mezzo di circolazione se una moneta è scambiata contro un'altra attraverso un passaggio intermedio, la conversione in dollari. Questi dollari, che sono stati acquisiti da altri paesi esportando negli Usa, non possono essere usati da tali paesi per comprare beni Usa (come accadrebbe per altre monete) e quindi rappresentano importazioni praticamente gratis negli Usa.
Ma è la dollarizzazione ufficiale che qui ci interessa.

Consideriamo l'Argentina, il paese che più probabilmente dollarizzerà completamente.



Nel tentativo di controllare la iperinflazione degli anni '80, l'Argentina promulgò la legge sulla convertibilità nel 1991 che istituì il Currency board, grazie al quale il pubblico può cambiare liberamente dollari in pesos e viceversa al tasso di uno a uno.


Quindi, per dollarizzare, ci deve essere un dollaro nelle riserve per ogni peso in circolazione (15 mrd). In effetti, le riserve in dollari sono maggiori, circa 30 mrd. Non ci dovrebbero essere problemi, quindi, per dollarizzare. Si noti che le riserve in dollari non sono in contanti ma in titoli Usa, sui quali il Tesoro americano paga interessi alla banca centrale argentina.
Supponiamo ora che l'Argentina passi dal Currency board alla dollarizzazione completa.



Secondo gli economisti neoclassici l'Argentina perderebbe il suo signoraggio internazionale (che è concepito come gli interessi che la banca centrale argentina riceve sui titoli del Tesoro americano, circa 750 mln $ annui). Allo stesso tempo, sempre secondo gli economisti neoclassici, gli Usa guadagnerebbero un signoraggio perché non dovrebbero più pagare quegli interessi. Tutto ciò è profondamente sbagliato.


Primo, l'Argentina non perderebbe il signoraggio internazionale ma semplicemente gli interessi sui titoli di stato Usa che redime.


Secondo, non vi sarebbe un maggior signoraggio per gli Usa. Per dollarizzare, l'Argentina venderebbe i suoi titoli Usa alla Fed, ricavando così 15 mrd $. Il flusso d'interessi dal Tesoro americano alla Fed aumenterebbe, ma ciò, come detto sopra, non ha nulla a che vedere col signoraggio.
In realtà, le cose sono ben diverse.



Lo stato argentino perde il suo signoraggio nazionale [
vedi sopra]. Non vi è un aumento del signoraggio nazionale Usa (per le ragioni sopraddette). Non vi è un aumento del signoraggio internazionale Usa, ma solo una cessazione di pagamento d'interessi dal Tesoro americano alla banca centrale argentina. Lo stato argentino non perde signoraggio internazionale dopo la dollarizzazione (perde solo gli interessi) semplicemente perché lo stato argentino non riceveva un signoraggio prima della dollarizzazione ma interessi [vedi sopra].



Lo stato argentino cessa semplicemente di pagare interessi al Tesoro americano. La distinzione è importante. Infatti, l'Argentina avrebbe ricevuto un signoraggio dagli Usa se la Fed avesse tenuto pesos nei suoi forzieri come riserve internazionali, ciò che ovviamente non è il caso. La confusione teorica tra signoraggio e pagamento di interessi serve bene gli interessi Usa perché rovescia i reali rapporti di forza (
finanziari e quindi economici) tra il paese imperialista dominante e il paese dominato.



Siccome non vi è motivo di pensare che tutti i 15 mrd $ che verranno immessi in circolazione (
al posto dei pesos) verranno usati per comprare beni Usa, gli Usa perderanno al massimo una parte del loro signoraggio internazionale, ritenendo così un parte di esso.




Queste misure quantitative sono state espresse in termini di denaro. Esse sottovalutano il signoraggio in termini di appropriazione di valore dovuto alla formazione dei prezzi internazionali [vedi Carchedi, Frontiers of political economy, Verso, London 1991].


Abbiamo visto che gli economisti neoclassici concepiscono erroneamente il signoraggio come un flusso (di interessi) e non come stock. Vi sono almeno tre motivi per cui tale concezione serve bene gli interessi Usa.


Primo, da un punto di vista economico, l'Argentina perde gli interessi sui titoli di stato Usa (750 mln $) senza disfarsi del signoraggio (15 mrd $, che anche dopo la conversione dei pesos in dollari continueranno a circolare nel paese senza che siano usati per acquistare beni Usa). Siccome l'Argentina chiede agli Usa un rimborso per le perdite subite in seguito alla dollarizzazione, gli Usa sono chiamati a risarcire (una parte di) 750 mln $ piuttosto che questa cifra più (una parte di) 15 mrd $.


Secondo, da un punto di vista politico, un flusso di pagamenti annuali può essere sospeso e quindi lega il paese dollarizzante agli umori degli Usa.


Terzo, da un punto di vista ideologico, la confusione tra signoraggio (come stock) e un flusso di interessi trasforma il paese dipendente che riceve interessi sui titoli Usa nel paese che riceve un signoraggio, e quindi nel paese "dominante".

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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 21:04

Rapporto tra signoraggio e debito pubblico

Per data spesa pubblica, il governo può finanziarla ricorrendo ad uno di questi tre modi



a) spesa finanziata con imposizione fiscale tradizionale (irpef, iva, etc.)

b) spesa finanziata con emissione di debito pubblico oneroso d'interesse. A sua volta, una volta emesso il debito, si possono verificare quattro casi:




b.1) a scadenza, il debito (comprensivo degli interessi) dovrà essere rimborsato con l'imposizione fiscale tradizionale



b.2) il governo decide di non onorare il debito - sostanzialmente, dichiara bancarotta



b.3) il valore reale del debito (non indicizzato) viene "
spazzato via" dal succesivo aumento dei prezzi dovuto all'inflazione, e quindi il governo deve rimborsare con l'imposizione fiscale un debito il cui valore si è fortemente ridotto




b.4) il debito in scadenza viene rinnovato con l'emissione di nuovo debito. Tuttavia, questo puo' essere fatto purchè il debito non cresca troppo in rapporto alla dimensione dell'economia (ossia al PIL), e se ciò si verifica ci ritroviamo in uno dei tre casi precedenti


c) spesa finanziata con emissione di base monetaria (tramite la banca centrale), ossia sostanzialmente con emissione di debito non oneroso d'interesse (ossia con il signoraggio).

Se la voce "
c" è limitata (cioè, grosso modo, è inferiore al 1% del PIL) allora siamo nella "fisiologia" di un sistema economico contemporaneo. Se invece, il governo induce la B.C. a ricorrere eccessivamente all'emissione di base monetaria, allora ci troveremo in una situazione di inflazione eccessiva.

Non sorprendentemente, i paesi che hanno sistemi d'imposizione fiscale inefficiente tendono o a posporre il problema con l'emissione di debito (
voce b) oppure se anche questa via è preclusa o è stata già troppo sfruttata cercano di ricorrere al signoraggio, ossia alla finanza inflazionistica.


LA DOLLARIZZAZIONE

la lotta per il signoraggio internazionale

Guglielmo Carchedi


Quest'articolo consiste di alcune parti prese da un testo molto più lungo, scritto originariamente in inglese e che apparirà in spagnolo in Cuadernos del Sur. Entrambi I testi possono essere richiesti all'autore, all'università di Amsterdam (Carchedi@fee.uva.nl)



Il 24 gennaio 2000, il Los Angeles times riferiva che il dollaro statunitense era diventato la moneta ufficiale di Timor est, nell'ambito dei preparativi per la sua autonomia dopo il recente fallito tentativo dell'Indonesia di reprimere selvaggiamente il movimento indipendentista. Né la popolazione, né i commentatori ufficiali sembrano aver dato molta attenzione alla dollarizzazione di quel paese.


Tuttavia, l'annuncio nello stesso mese da parte dell'Ecuador di rimpiazzare la moneta nazionale, il sucre, con il dollaro statunitense provocò grandi proteste popolari che fecero notizia.


Per fermare il piano, la popolazione indigena marciò su Quito e, secondo la Associated press, "con l'aiuto di alcuni giovani ufficiali delle forze armate fece irruzione nel palazzo del congresso. Proclamò un nuovo governo guidato da una giunta di tre uomini inizialmente composto da un colonnello dell'esercito, il capo del movimento indigeno che aveva organizzato la protesta, e un ex presidente della Corte Suprema". La giunta rovesciò il presidente, Jamil Mahuad, e instaurò un "parlamento del popolo" rivendicando così, di fatto, il potere.



Naturalmente, ciò non piacque al Grande Fratello, gli Stati Uniti. "Il colonnello fu rimpiazzato dal generale Carlos Mendoza, il capo delle forze armate [che] successivamente sciolse la giunta e diede il potere al signor Noboa, un ex professore universitario. Il generale Mendoza disse di aver preso queste misure dopo aver parlato con ufficiali statunitensi che avevano minacciato di tagliare gli aiuti economici e di scoraggiare gli investimenti stranieri nell' Ecuador se il potere non fosse stato restituito al governo eletto" [ibid].



Il nuovo presidente si impegnò a portare avanti la dollarizzazione del sucre. Il nuovo ministro delle finanze disse che "la dollarizzazione è uno strumento fondamentale per creare stabilità, crescita e democrazia a patto che sia accompagnata dalle leggi corrette". La legge sulla dollarizzazione fu approvata l'11 marzo 2000. Il giorno dopo, guarda caso, l'Ecuador ricevette un prestito per 2 mrd $ dal Fondo monetario internazionale e altre istituzioni.


La vecchia lezione è che gli Stati uniti faranno qualsiasi cosa per soffocare, se necessario nel sangue, ogni movimento popolare contrario ai loro interessi, specialmente se tali movimenti generano istituzioni democratiche radicalmente alternative. Ma c'è anche un elemento di novità. Sia alcuni settori della borghesia ecuadoriana che gli Usa hanno dimostrato di essere a favore della dollarizzazione.




A dire la verità, il quadro è più complesso. Da una parte, una frazione della borghesia locale, per esempio quelle ditte esportatrici che possono competere solo attraverso la svalutazione, è contro la dollarizzazione. Dall'altra, la dollarizzazione è favorita dalle classi medie e da quei settori delle classi lavoratrici i cui risparmi sono erosi dalla svalutazione del sucre nei confronti del dollaro statunitense.
Ma, in generale, si può dire che l'idea della dollarizzazione ha vinto nell'Ecuador perché:

1) favorisce gli interessi dei settori più influenti della borghesia e, in una maniera più contraddittoria, del resto della classe capitalista e delle classi medie;



2) sembra proteggere gli interessi economici delle classi medie e di una parte della classe operaia ecuadoriana, perché protegge i loro risparmi da continue svalutazioni;


3) emerge, nella attuale congiuntura, come un valido strumento della politica economica e estera degli Stati Uniti; e



4) per ragioni più contingenti, è stato un atto disperato del governo Mahuad per mantenere il potere.




L'economia dell'Ecuador è di importanza limitata per gli Usa. La repressione del movimento indigeno fu dovuta più a motivi politici e ideologici (la paura del "contagio" di altri paesi) che a motivi economici.


Tuttavia, la dollarizzazione di importanti paesi sudamericani sarebbe di un interesse molto maggiore per gli Usa, per ragioni che saranno esaminate più avanti. Qui è sufficiente sottolineare che mentre gli Usa non favoriscono apertamente la dollarizzazione, sono i paesi dominati stessi (l'Argentina, il Brasile, l'Ecuador, l'Indonesia, il Messico, la Russia, il Venezuela e persino il Canada) che esplorano esplicitamente la possibilità di "dollarizzare".


Quello che sembrava inconcepibile fino a poco tempo fa, è diventata una possibilità concreta. In questo senso, la dollarizzazione dell'Ecuador è importante perché serve come un primo esempio e potrebbe servire a vincere le obiezioni sia politiche che ideologiche degli altri possibili candidati. Vediamo quindi quali sono i problemi e la posta in gioco.



http://www.indicius.it/banche/banche_signoraggio.htm

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MessaggioTitolo: Re: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 21:01

ALCUNI ASPETTI DEL SIGNORAGGIO


In questa parte ci occupiamo prima di definire in modo appropriato il signoraggio, poi dei meccanismi istituzionali che potrebbero consentire il trasferimento del signoraggio dalla Banca Centrale al Tesoro (e che sono stati drasticamente ridimensionati negli ultimi anni, ed in particolare con il trattato di Maastricht), infine della misurazione e previsione dei flussi effettivi di signoraggio in Europa.

Il signoraggio è stato chiamato:



1. Guadagno del signore che deriva dal potere di far accettare come mezzo di pagamento una "moneta" dal contenuto aureo inferiore al valore dichiarato. Esso aumenta nel passaggio alla carta moneta non convertibile ("fiat" money) (Riccardo Rovelli - Economia dell'integrazione europea - Politica monetaria - Parte A - http://www.dse.unibo.it/rovelli/EIE-2002.html). 2. Costo opportunità (Phelps, Swedish JE 1971; Marty, JMCB 1978).




3. Signoraggio monetario (Cagan, in Friedman, Studies on the QTM, 1956; Marty, JPE 1967; Friedman, JPE 1971).

4. Tassa da inflazione (Friedman, Essays in Pos. Ec., 1953; Bailey, JPE 1956).



Il concetto di "signoraggio" viene normalmente riferito, dalla tradizione neoclassica, all'appropriazione di risorse senza corresponsione di un equivalente che lo Stato è in grado di attuare nei confronti dei suoi cittadini mediante l'emissione di moneta a corso forzoso che rappresenta una parte della base monetaria. Questa moneta ha un costo trascurabile ma acquisisce la validità oggettivamente sociale del denaro attraverso il potere d'imposizione statuale, permettendo che si possano acquistare merci di valore monetario pari all'importo stampato.


Un rilievo essenziale da avanzare è che una tale concezione è valida solo laddove, e nella misura in cui, il "sovrano" emette segni monetari per finanziare l'acquisizione di valori d'uso (merci e servizi) finalizzati alla propria utilità personale (es. le spese personali del sovrano e della corte o del Governo o del Capo dello Stato), e non alla costruzione di infrastrutture e all'erogazione di servizi collettivi (sanità, istruzione, difesa, ordine pubblico, ricerca scientifica, etc.).


Fatto salvo il "pizzo" che l'apparato dirigente burocratico trae dalla gestione della connessa circolazione di denaro [costi di circolazione del capitale, tali consumi ed investimenti pubblici vanno a beneficio delle diverse parti della società civile. Allo stesso tempo, il fatto che parte di questa nuova moneta possa essere emessa a copertura dei pagamenti per interessi sul debito pubblico non influisce sull'essenza del ragionamento, che inoltre vale negli stessi termini per la tassazione - forma principale di esazione fiscale.


Dunque, con l'emissione di moneta statale a corso forzoso le risorse vengono appropriate a favore della collettività generica e sono scambiate contro segni che -
per i presunti confiscati che hanno fornito merci e servizi - hanno la validità oggettiva di denaro, materializzazione immediatamente sociale della ricchezza ed equivalente generale del variopinto e sterminato mondo delle merci.



Il signoraggio, nell'accezione rozza ed ideologica dell'economia liberista perde molta della sua consistenza, apparendo come retaggio ideologico di una concezione dello Stato precapitalistica. Infatti, se è pur banalmente vero, come vorrebbero i neoclassici, che nuova moneta viene emessa come reddito del "sovrano" è altrettanto - e più significativamente - vero che:


1) non è reddito del solo "sovrano" ma della generica collettività


2) quel denaro sostituisce, per i fornitori di merce e servizi, il capitale-merce valorizzato dal lavoro con capitale-monetario non valorizzato dal lavoro.



Quando poi la creazione di nuova "base monetaria" da parte della banca centrale non è legata al finanziamento del deficit di bilancio statale (immissione corrispondente ad accumulazione di riserve estere o agli ordinari rapporti con il sistema bancario), allora viene meno anche il semplice presupposto del signoraggio del Leviatano, dal momento che essenzialmente non si ha uno scambio di equivalenti: infatti, nuovo denaro nazionale deriva dalla conversione di un incremento delle riserve valutarie estere, ovvero entra in circolazione come nuovo capitale monetario da prestito concesso su richiesta delle banche private (liquidità concessa contro equivalente in titoli).


In sintesi, non di signoraggio come esazione diretta a vantaggio delle istituzioni del potere politico statuale (
governo) si deve parlare, ma di effetti espansivi e/o redistributivi sul reddito prodotto, e sulla ricchezza, connessi all'emissione di nuovi segni di denaro operante come capitale, all'espansione del credito e alle conseguenti variazioni dei prezzi (inflazione), che potrebbero erodere in parte il valore del potere d'acquisto di alcuni gruppi sociali. Ma tali effetti favoriscono in genere la classe complessiva dei capitalisti, ovvero alcune sue frazioni specifiche, a diretto scapito o minor beneficio delle altre classi sociali o frazioni della stessa classe capitalistica.
Rapporto tra signoraggio ed emissioni monetarie delle Banche Centrali


Si può definire il signoraggio come il risparmio che un governo ottiene emettendo (attraverso la Banca Centrale) base monetaria (che non è remunerata) rispetto a debito pubblico (remunerato in base al tasso d'interesse corrente). Si tratta pertanto di un risparmio che consente di ridurre la spesa pubblica per interessi. Visto in questo modo, il flusso annuo di signoraggio è pari alla quantità di base monetaria emessa dalla Banca Centrale moltiplicata per il livello dei tassi d'interesse nominali.


Inoltre, poichè il livello dei tassi d'interesse cresce con l'inflazione (
o perlomeno con la sua aspettativa), possiamo dire che il signoraggio è anche proporzionale al tasso d'inflazione.
Inoltre, nella misura in cui il tasso d'inflazione è pari al tasso di crescita della moneta (
o della base monetaria), possiamo anche dire che il signoraggio è proporzionale al tasso di crescita di quest'ultima.

Rapporto tra signoraggio e dollarizzazione


In questo caso il rapporto è, per così dire, inverso. Infatti, dollarizzazione significa rinuncia alla sovranità monetaria: un governo che dollarizza rinuncia alla possibilità di emettere moneta propria, quindi rinuncia al signoraggio. In genere il motivo per cui lo fa è per rimediare agli errori commessi in un periodo precedente, caratterizzato da una emissione eccessiva (ossia, con un tasso di crescita eccessivamente elevato) di base monetaria, che ha condotto ad una inflazione corrispondentemente (e persistentemente) elevata.

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MessaggioTitolo: Signoraggio : TEORIE DI UN COMPLOTTO..OPPURE ???   Dom 31 Gen 2010, 20:52



Il signoraggio[1] è l'insieme dei redditi derivante dall'emissione di moneta. Gli economisti intendono per signoraggio i redditi che una banca centrale ed uno stato ottengono grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio. Negli stati moderni, solitamente, una banca centrale stampa le banconote mentre lo stato (ad esempio tramite una zecca) conia le monete, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio.
Nell'antichità, quando la base monetaria consisteva di monete in metallo prezioso, [senza fonte]. Il signoraggio in tale contesto è dunque l'imposta sulla coniazione, noto anche come diritto di zecca. Il valore nominale della moneta e il valore intrinseco delle monete non coincidevano, a causa del signoraggio e dei costi di produzione delle monete. L'imposta sulla coniazione poi serviva a finanziare la spesa pubblica. Nel caso in cui lo Stato possedesse miniere di metallo prezioso, il signoraggio coinciderebbe con la differenza tra il valore nominale delle monete coniate e i costi per estrarre il metallo prezioso e coniare le monete. Già con i romani, da Settimio Severo si può parlare di signoraggio: questo imperatore dimezzò la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete, mentre lasciò invariato il valore nominale.
Con la rivoluzione industriale e, nel XX secolo, con la Conferenza di Bretton Woods si assiste al graduale abbandono dei sistemi monetari fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in metalli preziosi. La crescita degli scambi economici provocata dalla rivoluzione industriale rese necessario l'uso di monete la cui offerta non fosse vincolata dalla limitata disponibilità di metalli preziosi. Inoltre l'affermarsi di talune monete, sempre più diffuse e accettate negli scambi internazionali, rese obsoleto il ricorso ai metalli preziosi per regolare tali scambi. Infine l'affermazione del biglietto di banca e di altre forme di pagamento svincolate dall'uso di metalli preziosi si spiega con la praticità dei sistemi di pagamento che non obbligano a trasferire ingenti quantità di pesante metallo prezioso.
Il signoraggio oggi [modifica]
Nei paesi dell'area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai paesi membri per il conio delle monete metalliche, e dalla Banca centrale europea (BCE) per la stampa delle banconote, che emette in condizioni di monopolio[5]. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle banche centrali nazionali in ragione della rispettiva quota partecipazione (per la Banca d'Italia ad esempio il 12,5%[6]).
I singoli stati nazionali provvedono in seguito a prelevare gran parte di tali redditi dalle banche centrali tramite il prelievo fiscale[7]. In taluni casi, come per la Bank of England, essendo la banca centrale completamente di proprietà statale, il reddito derivato dall'emissione delle banconote viene indirettamente incamerato interamente dallo stato[8].
I singoli stati, tra i quali lo Stato italiano, incassano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano le cui monete diventano oggetto di collezione.
Nel 2002 l'allora ministro dell'economia Giulio Tremonti propose di stampare banconote da 1 e 2 euro. Il 12 settembre l'allora presidente della BCE Wim Duisenberg in una conferenza stampa, in risposta a Tremonti, disse:[9]

Mentre la creazione e l'emissione monetaria è gestita dalla Banca Centrale e avviene in contropartita ad obbligazioni statali reperite sul mercato aperto, la semplice creazione della moneta scritturale è facoltà di tutto il sistema economico, nazionale ed internazionale.
La differenza è tratteggiata dalla Banca centrale del Canada nel proprio sito[10]. Mentre nel caso delle monete metalliche il reddito consiste nella differenza tra il valore nominale delle monete metalliche emesse e il costo per produrle, nel caso dell'emissione di monete non metalliche il reddito consiste negli interessi maturati sui titoli acquistati a fronte dell'emissione di moneta. Tali redditi, incamerati dalla banca centrale, servono a pagarne i costi e le imposte sull'emissione di moneta. Il reddito da signoraggio viene in gran parte incamerato dallo Stato che ha concesso alla banca centrale il diritto di emettere base monetaria in condizioni di monopolio.
Signoraggio e dollarizzazione [modifica]



Quando un paese adotta una moneta estera come valuta con corso legale, rinuncia al diritto di signoraggio. La dollarizzazione, ovvero la sostituzione della moneta locale con il dollaro statunitense (o con la moneta di un altro stato estero), comporta due tipi di perdite relative al signoraggio: da un lato a mano a mano che si ritira dalla circolazione la moneta nazionale cambiandola con la divisa straniera, le autorità monetarie devono ricomprare la massa di moneta di proprietà del pubblico e delle banche, restituendo i diritti di signoraggio che si erano accumulati con il tempo. Inoltre le autorità monetarie perdono i guadagni relativi al signoraggio nel futuro.
Nel contempo gli Stati Uniti (o il diverso stato di cui è stata adottata la moneta) aumentano le loro entrate relative al signoraggio ed è sorto un dibattito in merito alla possibilità che gli USA cedano parte di questi guadagni alle economie dollarizzate. A questo riguardo esiste un precedente negli accordi sottoscritti dal Sudafrica e altri tre stati africani che utilizzano il rand come valuta avente corso legale (Lesotho, Namibia e Swaziland).
Sebbene gli USA non abbiano sottoscritto fino ad oggi alcun accordo con Panama o con altri paesi in cui il dollaro ha corso legale, nel Senato degli Stati Uniti sono state presentate proposte legislative relative al rimborso dei diritti di signoraggio.

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