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 Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.

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H.A.C.K.E.R ALPHA
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 09:11

NAPOLITANO SULLA CRISI EUROPEA: “A RISCHIO LA MONETA UNICA”.





«L' America ha perso la supremazia, finito il fanatismo del mercato» Nella crisi greca si è capito che la Germania, riunificata, non vuole più fare concessioni in nome dell' Europa L' aggiustamento dopo gli eccessi è in corso. Ma c' è il rischio di perdere alcuni nostri valori


A 80 anni, George Soros è a un passaggio unico della sua vita. Forse quello che aveva sempre atteso. Il ragazzo che per sopravvivere si dette una falsa identità nella sua stessa città natale (a Budapest, nel 1944), il lucido speculatore detestato dagli italiani quando puntò sul tracollo della lira nel ' 92, ha varcato il suo traguardo. Da qualche tempo non è più considerato solo uno dei grandi investitori viventi. Anche il suo ruolo intellettuale, da allievo di Karl Popper, attrae grande interesse: la sua teoria della riflessività, la capacità irrazionale dei mercati di amplificare le tendenze fino a mutare gli equilibri dell' economia, si afferma sempre di più. A inizio anno Soros si è ritirato dall' attività nel suo Quantum Fund, sul tavolo tiene l' edizione americana di «Se non ora, quando?», epica di guerra di Primo Levi. Ma il suo sguardo non è rivolto al passato: Soros non lascia passare un grande dibattito globale senza far sentire la sua voce. Lorenzo Bini Smaghi della Bce sostiene che con il piano per la Grecia l' Europa ha evitato la sua Lehman Brothers. Concorda? «Sono certo che la Grecia possa essere salvata, perché il governo sta prendendo tutte le misure necessarie: se avrà bisogno di aiuto l' Europa dovrà rispondere. Ma c' è un vero problema sull' atteggiamento dei tedeschi. Non vogliono essere l' ufficiale pagatore per i Paesi dell' Europa del Sud che non sanno regolarsi e hanno anche dei vincoli costituzionali. Il punto è che, per aiutare davvero, i tassi del prestito a Atene dovrebbero essere più bassi possibile». Sono al 5% circa: i governi europei che offrono fondi alla Grecia finiranno per guadagnarci. «Già. Dunque è controproducente ed è un errore tecnico, perché ciò rende più difficile per la Grecia uscire dalla buca e rivela reali problemi nell' euro in sé. Tutti sapevano che l' euro, così come fu costruito a Maastricht, era un' incompiuta: aveva una banca centrale, ma non una politica di bilancio comune, lasciava ai Paesi l' impegno di tenere il deficit sotto al 3% del Pil. Praticamente nessuno ha rispettato quel limite». La Germania fu la prima nel 2003 a rifiutare di subire le multe del Patto di stabilità. «Ciò suggerisce che il Patto di stabilità ha fallito e ora abbiamo Paesi del tutto fuori rotta. Qui manca qualcosa, che va aggiunto. In passato c' è sempre stata la volontà politica di fare un passo in avanti, ora è molto dubbio che ci sia. Ma è da questo che dipende il futuro dell' euro». L' euro era visto come compensazione per la riunificazione tedesca. Eppure Berlino non è mai parsa così isolata nel dopoguerra come oggi. La moneta ha fallito politicamente? «La riunificazione tedesca è stata la grande forza motrice che ha fatto avanzare l' Europa. La Germania era pronta a pagare qualunque prezzo pur di avere il sostegno europeo su questo, quindi i tedeschi hanno sempre fatto le concessioni che servivano a far avanzare l' Unione europea, quando si cercava un accordo. Non più. I tedeschi si sentono distaccati, concentrati su se stessi e riluttanti a mantenere il loro vecchio ruolo. Per questo il progetto europeo si è bloccato. E se da qui non riesce a andare avanti, andrà indietro. È importante capire che se non si muovono i prossimi passi per l' euro, l' euro andrà in pezzi e l' Unione europea anche. Solo questa consapevolezza può ispirare nuovi progressi». Se si arrivasse a una crisi di questo tipo, che impatto avrebbe sull' Italia e sulla Germania? «Non è questione di Italia e Germania qui, è che la Germania ha un surplus di bilancia dei pagamenti nell' area-euro e ci sono alcuni Paesi in disavanzo. È un fenomeno in crescita ed è difficile invertire questa tendenza perché non possono esserci aggiustamenti valutari nell' area. Dunque o voi riducete i vostri salari o la Germania aumenta i suoi». I tedeschi non vogliono farlo. «È comprensibile, perché in quel caso le loro imprese investirebbero in altri Paesi anziché in patria. Per questo i sindacati tedeschi collaborano, danno priorità ai posti piuttosto che ai compensi. Insomma c' è un problema di lungo periodo: alcuni Paesi stanno andando avanti con una moneta troppo forte per loro, quindi soffrono la disoccupazione a causa dei vincoli di bilancio. La Spagna ad esempio sta tagliando la spesa, il contrario esatto di quanto insegnava Keynes». Cioè non c' è uscita, a meno che i Paesi dell' euro-periferia non accettino anni di deflazione e di recessione? «È una prospettiva cupa e difficile. È per questo che abbiamo bisogno di una formula che permetta a certi Paesi di non tagliare il bilancio così drasticamente. Abbiamo bisogno di una specie di Fondo monetario europeo, che renda l' aggiustamento meno doloroso». Come pensa che la riflessività dei mercati sia cambiata dopo le catastrofi di questi tre anni? «La riflessività c' è sempre, è una costante. Negli anni passati, quelli che io chiamo della "super-bolla", i mercati si erano allontanati da un andamento sostenibile come mai prima dal 1945». Ora stanno ritornando in linea? «Dopo Lehman, le autorità si sono impegnate in una complessa operazione di salvataggio in due fasi. Nella prima hanno rinforzato gli squilibri preesistenti e solo nella seconda fase cercheranno di correggerli. C' era un eccesso di debito nell' economia e il credito privato era al collasso, quindi i governi hanno rimpiazzato il settore privato». È il punto in cui siamo ora, no? «Sì, ed è per questo che abbiamo il problema del debito pubblico greco. Siamo sopravvissuti alla crisi, ma gli effetti degli eccessi dobbiamo ancora sentirli, la correzione è appena iniziata». Declina anche la fede nell' efficienza superiore dei mercati, quella tipica degli anni dell' America superpotenza unica? «Il fondamentalismo di mercato è chiaramente legato al dominio americano nel mondo. L' America ha promosso un ordine mondiale in cui lei era più uguale degli altri, nel senso orwelliano del termine. Senz' altro ha tratto grandi benefici dall' essere al centro dell' economia mondiale, perché per anni ha potuto consumare il 6,5% più di quanto producesse. Ora la musica si è fermata. Un enorme aggiustamento è in corso e si riflette anche nel mondo delle idee. Ora c' è il pericolo che molte delle conquiste della civiltà occidentale vadano perdute in questo processo: in particolare, la libertà individuale». Federico Fubini RIPRODUZIONE RISERVATA Missione clima a Venezia ll personaggio La carriera George Soros, nato nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Suo padre era uno scrittore in esperanto che nascose la famiglia durante le persecuzioni naziste con l' acquisto di fase identità. Soros ha studiato alla London School of Economics ed è stato allievo di Karl Popper, il teorico della società aperta. Soros ha fondato lo «hedge fund» Quantum Fund nel 1970 con Jim Rogers ed ha accumulato una vasta fortuna da allora. Il momento di massima esposizione arrivò nel ' 92 quando il Quantum Fund puntò sul crollo della lira e della sterlina, accelerandoli. In un giorno, il «mercoledì nero» (16 settembre ' 92), guadagnò un miliardo di dollari. Filantropia Soros, oggi cittadino americano, dedica una vasta parte della sua fortuna a donazioni. La sua ultima iniziativa sono la «Climate Policy Initiative» e l' Istituto per il nuovo pensiero economico. Le sue donazioni alla società civile in Europa centro-orientale hanno favorito la caduta della cortina di ferro.
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 09:08

Irlanda, giù le bancheMale mercati e borseFmi: rischio contagio.


L’euro scende in picchiata e chiude sotto quota 1,34 dollari. Sui mercati serpeggia il dubbio che l’intervento delle autorità europee e dell’Fmi a favore dell’Irlandanon sia sufficiente a salvare il paese e soprattutto a evitare un "contagio" in altre aree a rischio. Il presidente dell'Ue Van Rompuy lancia messaggi rassicuranti.



L’euro scende in picchiata e chiude sotto quota 1,34dollari, per il timore del contagio della crisi irlandese. La moneta europea passa di mano a 1,3420 dopo essere brevemente sceso sotto1,34 dollari, il minimo dalla fine di settembre. Euro/yen a 111,21 e dollaro/yen a 82,90. La moneta euroepa tocca il minimo da due amesianche con la sterlina a 84,46 pence.
Fmi: rischio contagio globale Le "turbolenze" nei mercatieuropei del debito mettono a rischio la ripresa globale, Lo ha detto il capo economista del Fondo monetario internazionale John Lipskysecondo la Bloomberg. Lipsky - scrive l’agenzia americana - in un discorso a New York avrebbe detto che le tensioni sul debito pubblicoeuropeo "potrebbero ripercuotersi sull’economia reale e attraversare le aree economiche".
Borse in calo Nuovagiornata al ribasso per le principali piazze finanziarie del vecchio Continente che, dopo ieri, continuano a restare in territorio negativocon cali ancora più rilevanti. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib chiude sotto quota 20mila punti, ma non la peggiore tra i Listini europei.Gli indici, negativi fin dall’avvio, hanno risentito dei timori sull’Irlanda e anche oggi l’intero comparto bancario non è riuscito a risalire lachina. Una situazione che, nella seconda parte della seduta non è cambiata complice il ribasso di Wall Street con l’indice Dow Jonesche, pochi minuti prima delle 18.30, perde l’1,39%.
Mercati in agitazione L’annunciato salvataggio dell’Irlanda da parte dell’Unione europea non basta a rassicurare imercati. Le borse europee hanno iniziato le contrattazioni in calo e hanno continuato a perdere punti per tutta lamattina. Sui mercati serpeggia il dubbio che l’intervento delle autorità europee e dell’Fmi a favore dell’Irlandanon sia sufficiente a salvare il paese e soprattutto a evitare un "contagio" in altre aree a rischio. In aggiunta lenotizie di un bombardamento nell’isola sudcoreana della corea del nord hanno esasperato le preoccupazioni.Le vendite trascinano in basso soprattutto le azioni delle banche e delle assicurazioni (i sottoindici Eurostoxxperdono rispettivamente l’1,5% e lo 0,88%).
Ultimi ritocchi al piano di salvataggio Il governoirlandese mette gli ultimi ritocchi al piano di salvataggio dell’economia da 15 miliardi di euro in tagli e tassementre continuano le proteste di piazza a Dublino e all’interno del partito del primo ministro Brian Cowen, ilFianna Fail, cresce la fronda di chi vuole le sue dimissioni.Il piano per il salvataggio in quattro anni dell’economia irlandese sarà presentato domani con un giorno diritardo sui tempi previsti, ha indicato Cowen che ha chiesto di restare al potere fino a quando il parlamento nonavrà approvato il pacchetto di misure in nome di un preminente "interesse nazionale" che supera quelli dellapolitica. Dopodichè, il prossimo anno, Cowen scioglierà le Camere.
Il piano quadriennale Sono 150 le pagine all’esame degli esperti della Ue e del Fondo Monetario Internazionale. Contengono significative riforme al sistema fiscale con nuove imposte sulle proprietà e sull’acqua e tagli al sistemadel welfare. Cowen, dopo che lunedi l’opposizione aveva chiesto elezioni subito e gli alleati Verdi un voto agennaio, è sotto intense pressioni anche dentro il suo partito perchè lasci il potere e c’è chi pensa che ilgoverno non arriverà a capodanno.

Mozione di sfiducia dal Sinn Fein Caoimhghin OCaolain, leader del partito Sinn Fein al parlamento di Dublino ha detto che "Cowen non ha più la maggioranza alla Camera".La mozione di sfiducia dice che Cowen e il suo governo hanno tradito il popolo irlandese ehanno guidato una coalizione che ha rovinato l’economia e svenduto la sovranità del paese ala Ue e al FondoMonetario.
Ghizzoni: nessun rischio per l'Italia Federico Ghizzoni, numero uno di Unicredit, esclude che l’Italia possa essere investita da un effetto contagio dall’Irlanda. Riguardo all’accentuata debolezza delle borse,appesantita dalle perdite del settore bancario, Ghizzoni ha detto: "Prima si sistema l’Irlanda meglio è, la volatilitàsi sta accentuando".
Merkel: situazione grave per l'euro Guardando all’euro, l’attuale situazione nell’eurozona resta "straordinariamente grave". Lo ha detto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, intervenendo al convegnoannuale delle imprese tedesche a Berlino, al quale sono presenti anche il ministro dell’economia, Rainer Bruederle, e il capo del gruppo socialdemocratico al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier. I problemi irlandesi, hacontinuato Merkel, "sono diversi da quelli della grecia, ma suscitano comunque preoccupazione". Le causedella crisi di Dublino risiedono nel settore bancario e nei prossimi giorni si dovranno negoziare le condizioni perfornire sostegno al paese.Queste dovranno essere "orientate a combattere le cause originarie" dei problemi. La Germania "ribadisce ilsuo impegno alla solidarietà" nei confronti della valuta comune, ma questa solidarietà è garantita solo se "siassicura che le cause della crisi saranno eliminate". Van Rompuy: aiuto Irlanda sufficiente Il presidente dell’Unione europea Herman vanRompuy indossa i panni del pompiere e, a differenza degli allarmismi su cui si era sbilanciato la scorsasettimana, lancia messaggi rassicuranti sui paesi dell’area euro in difficoltà sui conti. "La rete di sicurezza perl’Irlanda è evidentemente sufficiente", ha affermato durante una conferenza stampa a Stoccolma. E il Portogallogode di "una situazione sana", ha aggiunto, in riferimento a un paese che secondo alcuni osservatori potrebbeessere il prossimo sulla linea di tiro delle tensioni di mercato sui rischi di debito. Il paese iberico non ha bisognodi aiuti e la sua situazione "è completamente diversa da quella dell’Irlanda".

http://www.ilgiornale.it/economia/irlanda_giu_banche_male_mercati_e_borse_fmi_rischio_contagio/borsa-euro-irlanda-dublino/23-11-2010/articolo-id=488905-page=1-comments=1
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 09:03

Bce, stabilità eurozona non è a rischio. Spread titoli Italia a nuovo record


NEW YORK - L'allarme contagio in Europa resta alto. L'agenzia Standard & Poor's mette sotto osservazione il rating del Portogallo con "implicazioni negative" sulla scia dei timori che il piano d'austerity annunciato non sia in qualche modo sufficiente: "le politiche perseguite dal governo hanno fatto poco per aumentare la flessibilità del lavoro e la produttività". Il primo ministro portoghese José Socrates ribadisce ancora una volta che Lisbona non ha bisogno di aiuto mentre la Bce fa pressing sul Portogallo per accettare un salvataggio. Gli spread sui titoli di stato di Portogallo, Spagna, Italia schizzano a nuovi record, così come quelli di Belgio e Germania. Jean Claude-Trichet, presidente dell'Eurotower, cerca di rassicurare: "Non c'é alcun rischio per la stabilità finanziaria dell'eurozona".Ma l'euro prosegue sulla via della discesa e i mercati restano sotto pressione: i listini europei e Wall Street chiudono nuovamente in calo, con il Dow Jones che archivia novembre in rosso. E' la prima volta da agosto che l'indice chiude un mese con un bilancio negativo. A confermare i timori sullo stato di salute e sulle prospettive di Eurolandia è l'aumento dei costi di finanziamento per le aziende europee: per Lottomatica - riporta il Financial Times - sono balzati al 5,61% dal 5,49% registrato all'emissione giovedì scorso. "Che dai mercati possa arrivare un affondo sull'euro cercando di coinvolgere nel contagio Irlanda paesi più solidi, come Spagna e Portogallo e forse anche l'Italia, è una preoccupazione forte", osserva il sottosegretario al presidenza del Consiglio Gianni Letta. Gli spread sui titoli italiani è volato a 210 punti base.Il Financial Times ritiene che "le speculazioni dei mercati e le incertezze politiche sul futuro della coalizione al governo di Silvio Berlusconi stanno alimentando i timori di contagio". Ma gli analisti minimizzano: i premi di rendimento record non riflettono che in minima parte i timori per la tenuta della coalizione di governo. "I rischi di contagio restano elevati e gli investitori non vogliono esporsi" spiegano gli analisti. Un'avversione al rischio - aggiungono - legata anche il fatto che "la crisi dell'euro-area inizia ora a colpire i costi di finanziamento di aziende e banche". La strigliata e le rassicurazioni di Trichet non spazzano via i timori per un possibile effetto domino, anche a causa di una speculazione che monta nei confronti delle economie periferiche. La stabilita della zona euro non è a rischio: "In questo momento c'é un problema, ma non è grave" spiega mettendo in evidenza come i due Paesi finora più colpiti dalle turbolenze finanziarie - la Grecia e l'Irlanda - siano "solventi", dunque assolutamente non a rischio default. Questo anche grazie al sostegno ricevuto: "ora si tratta di portare a termine senza indugi i programmi convenuti". Per Trichet il nervosismo persistente sui mercati si spiega solo col fatto che questi "stanno sottovalutando la determinazione dei governi nello stabilizzare i propri bilanci". Il numero due del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), John Lipsky, rincara la dose: pensare che l'euro sia in pericolo "é del tutto esagerato".BERNANKE, DISOCCUPAZIONE ALTA PREOCCUPA, PESA SU RIPRESA - Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è elevato ed è "molto preoccupante" il fatto che il 40% dei disoccupati sia senza lavoro da sei mesi o più. Lo afferma il presidente della Fed Ben Bernanke, sottolineando come un tasso di disoccupazione così elevato pesa sulla fiducia dei consumatori e sulla ripresa dell'economia.L'economia "non cresce abbastanza velocemente da poter materialmente ridurre il tasso di disoccupazione", ha aggiunto il presidente della Fed.NUOVI RECORD SPREAD BTP, 210 PUNTI - Continua a toccare nuovi record il premio di rendimento che i Btp decennali italiani pagano rispetto ai titoli di Stato tedeschi. Lo spread tra i Buoni e il Bund oggi è volato a 210 punti base, segnando un altro massimo storico dall'introduzione dell'euro. "Noi siamo a 210 punti, in Spagna arrivano invece a 400 e passa", ha detto il premier Silvio Berlusconi, cercando di gettare acqua sul fuoco, secondo quanto riferito dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Di tutt'altro avviso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha invece espresso "forte preoccupazione" per la tempesta finanziaria che da mesi imperversa senza tregua su Eurolandia. Intervenendo alla presentazione della giornata mondiale contro l'Aids, Letta ha detto: "Questa è una giornata impegnativa per le turbolenze sui mercati", turbolenze "più forte dell'Aids e che meriterebbero un vaccino anche loro. Che dai mercati possa arrivare un affondo sull'euro cercando di coinvolgere nel contagio Irlanda paesi più solidi come Spagna e Portogallo e forse anche l'Italia è una preoccupazione forte". Lo spread dei titoli decennali spagnoli e portoghesi col bund tedesco oggi è salito rispettivamente a 311 e 458 punti, toccando un ennesimo record. Sulle oscillazioni dei Titoli di stato è intervenuto anche il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, attribuendo "alla speculazione", di tipo "violento" i movimenti dello spread fra i bpt ed il bund tedesco di questi giorni ma ribadendo come "i fondamentali del debito italiano e delle nostre banche siano solidi". Il Financial Times parla di "timori di contagio alimentati dai problemi della coalizione di governo" ma secondo alcuni analisti i premi di rendimento record non riflettono che in minima parte i timori per la tenuta della coalizione di governo. "C'é un prosieguo del movimento di ieri. Non stanno salendo solo i rendimenti dei titoli di Stato ma anche quelli dei bond corporate e i mercati azionari, in un clima di avversione al rischio" e in un mercato che sembra "prezzare una crisi sistemica", ha spiegato Chiara Manenti, analista di Intesa Sanpaolo. Quanto ai problemi italiani, con l'approssimarsi del voto di fiducia sul governo del 14 dicembre, non sembrano essere al centro del radar dei mercati. "L'Italia ha fondamentali ancora molto buoni sia sul fronte della crescita che della finanza pubblica rispetto ad altri Paesi", ha aggiunto Manenti. Parla di un nervosismo generalizzato "sull'intera area euro" Luca Cazzulani, numero due della strategia del reddito fisso di Unicredit: "La stabilità politica italiana influisce in minima parte, c'é un problema di portata molto più ampia fuori dai confini nazionali", ha sottolineato l'analista.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/11/29/visualizza_new.html_1675484909.html
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 09:01

La speculazione punta anche l’Italia record per lo spread Btp-Bund

La speculazione riparte all’attacco dei paesi deboli di Eurolandia e investe anche l’Italia. Di nuovo lo spread, cioè il differenziale tra i Btp e il bund tedesco, da sempre considerato un «segnale» di tensioni latenti, tocca un altro record, fino a 210 punti, prima di ripiegare: è il massimo da quando esiste l’euro. La stessa moneta unica scivola sotto quota 1,30 (1,2969, il minimo da due mesi) e la Borsa di Milano perde l’1,02%. Il premier Silvio Berlusconi minimizza: «Noi siamo a 210, in Spagna sono a 400 e passa», avrebbe detto in consiglio dei ministri, secondo quanto riferito dal responsabile per lo sviluppo Romani. Ma il sottosegretario Gianni Letta ammette che «le turbolenze preoccupano». E poiché interviene ad un convegno sull’Aids, dice pure che sono «più forti dell’Aids e ci vorrebbe un vaccino anche per loro». Quindi aggiunge: «Che dai mercati possa arrivare un affondo sull’euro cercando di coinvolgere nel contagio-Irlanda paesi più solidi come Spagna e Portogallo e forse anche l’Italia è una preoccupazione forte». Secondo Dagospia, il ministro Giulio Tremonti non avrebbe gradito l’invasione di campo: tra i due ci sarebbe stata una vivace polemica. Più tardi però lo stesso Tremonti smentisce con una nota al sito che suona così: «Alle 18 ora locale mi è stato segnalato un flash sullo scontro Tremonti-Letta. Siccome Dagospia dice sempre la verità, ho chiamato Letta per organizzare in tempo reale e di comune accordo un bello scontro. Caro Dago, scusami per il ritardo, ma di questi tempi ti confesso sono un po’ impegnato con i miei colleghi europei. In ogni caso, se devo litigare con Letta, avvertimi prima». Fatto sta che l’Italia soffre, mentre sui mercati si diffonde la paura di un contagio. Così, oltre agli spread, volano anche i cds, i contratti che assicurano contro il rischio default (quota 263, un record). Il responsabile per l’Italia presso il Fmi, Arrigo Sadun, cerca di smorzare le tensioni assicurando che i fondamentali sono «in ordine » e i conti «a posto». Altrettanto fa il presidente Abi, Giuseppe Mussari: sicuro il debito e solide le banche. Ma la speculazione incalza e nel mirino finiscono di nuovo anche la Spagna, il Portogallo (ieri S&P ha messo sotto osservazione il rating sui titoli a breve e a lungo emessi da Lisbona, con «implicazioni negative »), il Belgio, la Grecia, la stessa Irlanda e perfino la Francia. Un minivertice tra le autorità Ue (Barroso e Van Rompuy) e il premier italiano Berlusconi, lo spagnolo Zapatero e il portoghese Socrates s’è tenuto a Tripoli, l’altro giorno. Voci di un pressing su Lisbona perché ricorra agli aiuti internazionali, in modo da placare le tensioni, vengono accreditate dal ministro irlandese Ahern. Sui terminali, le quotazioni cadono. Tutte le Borse europee (meno Stoccolma) chiudono col segno meno. Segnano altri record gli spread di Spagna (quota 310), Portogallo (458), Irlanda (700), Belgio (125). Tensioni anche in Francia (quota 59) col governo costretto ad intervenire per dire che non esiste un rischio-debito. Non influiscono sulla giornata i buoni dati sulla fiducia Usa e neppure l’incontro Obama-repubblicani sulle tasse. In questo contesto la Bce, che domani riunisce il board, prova a tranquillizzare i mercati: «Non c’è nessun rischio per la stabilità della zona euro », assicura il presidente Trichet. Ma il commissario Ue Almunia annuncia: «Alcuni aiuti a banche e imprese saranno estesi a tutto il 2011». Segno che la crisi morde ancora.

http://www.juventuslive.it/9683/la-speculazione-punta-anche-l%E2%80%99italia-record-per-lo-spread-btp-bund.html
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:59

IL ''PIL'' COSA È?

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è una grandezza aggregata macroeconomica che esprime il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.

PIL Crescita nei Paesi Europei



Tabella (fonte Eurostat, gennaio 2007) del tasso di crescita del PIL nei paesi europei


199719981999200020012002200320042005200620072008
EU (27 countries)
2.72.93.03.92.01.21.32.41.7:::
EU (25 countries)
2.72.93.03.92.01.21.32.41.72.8 (f) 2.4 (f) 2.4 (f)
EU (15 countries)
2.62.93.03.91.91.11.12.31.52.6 (f) 2.2 (f) 2.3 (f)
Belgium
3.51.73.43.70.81.51.03.01.12.7 (f) 2.3 (f) 2.2 (f)
Bulgaria
-5.43.92.35.44.14.94.55.65.56.0 (f) 6.0 (f) 6.2 (f)
Czech Republic
-0.7-0.81.33.62.51.93.64.26.16.0 (f) 5.1 (f) 4.7 (f)
Denmark
3.22.22.63.50.70.50.42.13.13.0 (f) 2.3 (f) 2.2 (f)
Germany (including ex-GDR from 1991)
1.82.02.03.21.20.0-0.21.20.92.51.2 (f) 2.0 (f)
Estonia
11.14.40.310.87.78.07.18.110.510.9 (f) 9.5 (f) 8.4 (f)
Ireland
11.78.510.79.45.86.04.34.35.55.3 (f) 5.3 (f) 4.3 (f)
Greece
3.63.43.44.55.13.84.84.73.73.8 (f) 3.7 (f) 3.7 (f)
Spain
3.94.54.75.03.62.73.03.23.53.8 (f) 3.4 (f) 3.3 (f)
France
2.23.53.24.01.91.01.12.31.22.2 (f) 2.3 (f) 2.1 (f)
Italy
1.91.41.93.61.80.30.01.1-0.01.7 (f) 1.4 (f) 1.4 (f)
Cyprus
2.35.04.85.04.02.01.84.23.93.8 (f) 3.8 (f) 3.9 (f)
Latvia
8.44.73.36.98.06.57.28.610.211.0 (f) 8.9 (f) 8.0 (f)
Lithuania
8.57.5-1.54.16.66.910.37.37.67.8 (f) 7.0 (f) 6.5 (f)
Luxembourg (Grand-Duché)
5.96.58.48.42.53.81.33.64.05.5 (f) 4.5 (f) 4.2 (f)
Hungary
4.64.94.28.14.14.34.14.94.24.0 (f) 2.4 (f) 2.7 (f)
Malta
:::5.7-1.11.9-2.30.82.22.3 (f) 2.1 (f) 2.2 (f)
Netherlands
4.33.94.73.91.90.10.32.01.53.0 (f) 2.9 (f) 2.6 (f)
Austria
1.83.63.33.40.80.91.12.42.03.1 (f) 2.6 (f) 2.1 (f)
Poland
7.15.04.54.21.11.43.85.33.55.2 (f) 4.7 (f) 4.8 (f)
Portugal
4.24.83.93.92.00.8-1.11.20.41.2 (f) 1.5 (f) 1.7 (f)
Romania
::-1.22.15.75.15.28.44.17.2 (f) 5.8 (f) 5.6 (f)
Slovenia
4.83.95.44.12.73.52.74.44.04.8 (f) 4.2 (f) 4.5 (f)
Slovakia
5.73.70.30.73.24.14.25.46.06.7 (f) 7.2 (f) 5.7 (f)
Finland
6.15.23.95.02.61.61.83.52.94.9 (f) 3.0 (f) 2.6 (f)
Sweden
2.33.74.54.31.12.01.74.12.94.0 (f) 3.3 (f) 3.1 (f)
United Kingdom
3.03.33.03.82.42.12.73.31.92.7 (f) 2.6 (f) 2.4 (f)
Croatia
6.82.5-0.92.94.45.65.33.84.34.5 (f) 4.6 (f) 4.5 (f)
Macedonia, the former Yugoslav Republic of
1.43.44.34.5-4.50.92.84.14.0 (f) 3.8 (f) 4.5 (f) 5.5 (f)
Turkey
7.53.1-4.77.4-7.57.95.88.97.46.0 (f) 6.4 (f) 6.3 (f)
Iceland
4.95.84.04.43.6-0.32.77.77.54.1 (f) 1.4 (f) :
Norway
5.22.62.12.82.71.11.13.12.33.0 (f) 2.4 (f) 2.2 (f)
Switzerland
1.92.81.33.61.00.3-0.22.31.92.7 (f) 1.9 (f) 1.7 (f)
( : )Not available
(f)Forecast
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:56

Il rovescio della medaglia: costi del lavoro sotto la media Eurozona
In Italia salari tra i più bassi d'Europa
La crescita delle retribuzioni è inferiore a quella di altri Paesi. In termini di potere d'acquisto solo i portoghesi stanno peggio



Il livello dei salari Italia, in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d'Europa, inferiori a quelli della Grecia e superiori solo a quelli del Portogallo (tabella). Lo indica l'ultimo rapporto Eurispes, che si riferisce al periodo 2000-2005. Nell'arco di tempo considerato c'è stata una crescita media del salario comunitario – per l’insieme dei Paesi europei – del 18%, mentre nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno goduto dil una crescita dei livelli retribuiti del 13,7%. una crescita ancora minore c'è stata in Germania e la Svezia , dove però i dati di partenza erano più elevati., mentre i lavoratori di Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno visto, nel quinquennio, la propria busta paga accrescersi di oltre il 20% (grafico e tabella).
■ Tutti i dati dello studio Eurispes
COMPETITIVITA' - Da un punto di vista della competitività, ciò si dimostra naturalmente un vantaggio, perché la dinamica salariale assicura un vantaggio in termini di costi: in Italia il costo medio in euro per ora di lavoro, calcolato sui dati forniti dallo Yearbook dell’Eurostat, è superiore solo a quello di Spagna, Grecia e Portogallo, che è anche il paese dove i costi del lavoro sono minimi (9,5 euro all’ora) mentre Danimarca e Svezia fanno registrare i valori massimi (30,7 e 30,4 euro per ora rispettivamente) (grafico e tabella).
AUSPICI UE - Ciò appare in linea con gli auspici della Commissione Europea, espressa nel rapporto trimestrale sull'eurozona della dg affari economici. In italia, Portogallo, Spagna e Grecia «i costi unitari del lavoro dovranno essere mantenuti sotto la media eurozona», è l'opinione della commissione . Il motivo è che questi Paesi «devono riguadagnare competitività». Secondo il rapporto «Tutti gli indicatori mostrano che nel 2006 ha prevalso la moderazione salariale e in futuro i rischi appaiono equilibrati». Ci sono dei rischi «a breve termine», ma le riforme del mercato del lavoro e la globalizzazione «possono contribuire a contenere rivendicazioni salariali eccessive».
SALARI LORDI - La posizione del nostro Paese non cambia all’interno della classifica europea escondo il rappporto Eurispes se vengono considerati i salari lordi, ossia l’importo che il lavoratore dipendente vede segnato sulla busta paga (e che non corrisponde al suo contenuto, perché da quel valore il datore di lavoro avrà sottratto, per versarli agli Enti di previdenza, i contributi a carico del dipendente e le imposte dirette, delle quali è responsabile come sostituto d’imposta). Il salario lordo differisce dal costo del lavoro soprattutto per la quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (grafico e tabella ). Confrontando ( 1 ) e (2) si evince che la classifica dell’Italia è rimasta immutata (al quartultimo posto) ma che mentre il costo del lavoro è da noi inferiore del 30,6% (-9,4 euro) rispetto a quello della Danimarca (dove è il più caro), se si confronta il salario lordo, si vede che al lavoratore dipendente italiano medio spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese: questo perché i contributi sociali sono da noi più gravosi che in Danimarca. A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali a carico delle imprese si modifica anche ed in maniera significativa, la classifica dei Paesi europei: ecco allora che la Francia che occupa uno dei primi posti per costo del lavoro scivola al disotto della Germania e soprattutto della Gran Bretagna per consistenza del salario lordo. Molto interessante è la condizione del lavoratore britannico che, pur costando poco alle imprese (il costo del lavoro nelle isole britanniche è solo del 16% più elevato che in Italia), garantisce il terzo salario medio assoluto in Europa, dietro solo a Danimarca e Germania e superiore a quello italiano dell’80%.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/03_Marzo/29/costo_lavoro_europa.shtml
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:54

Libertàdi stampa?
L'Italia è al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud



Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma), Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e Sudan. (Reporters sens frontiéres).

Posizione Paese Note

1 Finlandia 0,50
- Islanda 0,50
- Norvegia 0,50
- Paesi Bassi 0,50
5 Canada 0,75
6 Irlanda 1,00
7 Germania 1,50
- Portogallo 1,50
- Suecia 1,50
10 Danimarca 3,00
11 Francia 3,25
12 Australia 3,50
- Belgio 3,50
14 Slovenia 4,00
15 Costa Rica 4,25
- Svizzera 4,25
17 Stati Uniti 4,75
18 Hong Kong 4,83
19 Grecia 5,00
20 Equador 5,50
21 Benin 6,00
- Inghilterra 6,00
- Uruguay 6,00
24 Cile 6,50
- Ungheria 6,50
26 Africa del Sud 7,50
- Austria 7,50
- Giappone 7,50
29 Spagna 7,75
- Polonia 7,75
31 Namibia 8,00
32 Paraguay 8,50
33 Croazia 8,75
- El Salvador 8,75
35 Taiwan 9,00
36 Mauricio 9,50
- Perú 9,50
38 Bulgaria 9,75
39 Corea del Sud 10,50
40 Italia 11,00
41 Repubblica Ceca 11,25
42 Argentina 12,00
43 Bosnia-Erzegovina 12,50
- Mali 12,50
45 Romania 13,25
46 Capo Verde 13,75
47 Senegal 14,00
48 Bolivia 14,50
49 Nigeria 15,50
- Panama 15,50
51 Sri Lanka 15,75
52 Uganda 17,00
53 Niger 18,50
54 Brasile 18,75
55 Costa de Marfil 19,00
56 Libano 19,67
57 Indonesia 20,00
58 Comoras 20,50
- Gabon 20,50
60 Yugoslavia 20,75
- Seychelles 20,75
62 Tanzania 21,25
63 Repubblica africana 21,50
64 Gambia 22,50
65 Madagascar 22,75
- Tailandia 22,75
67 Bahrein 23,00
- Ghana 23,00
69 Congo 23,17
70 Mozambico 23,50

Posizione Paese Note

71 Cambogia 24,25
72 Burundi 24,50
- Mongolia 24,50
- Sierra Leone 24,50
75 Kenya 24,75
- Messico 24,75
77 Venezuela 25,00
78 Kuwait 25,50
79 Guinea 26,00
80 India 26,50
81 Zambia 26,75
82 Palestina 27,00
83 Guatemala 27,25
84 Malaui 27,67
85 Burkina Faso 27,75
86 Tayikistán 28,25
87 Chad 28,75
88 Camerun 28,83
89 Marruecos 29,00
- Filippine 29,00
- Suazilandia 29,00
92 Israele 30,00
93 Angola 30,17
94 Guinea-Bissau 30,25
95 Algeria 31,00
96 Yibuti 31,25
97 Togo 31,50
98 Kirguizistán 31,75
99 Giordania 33,50
- Turchia 33,50
101 Azerbaiyán 34,50
- Egitto 34,50
103 Yemen 34,75
104 Afghanistan 35,50
105 Sudan 36,00
106 Haiti 36,50
107 Etiopia 37,50
- Ruanda 37,50
109 Liberia 37,75
110 Malesia 37,83
111 Brunei 38,00
112 Ucraina 40,00
113 Repubblica Congo 40,75
114 Colombia 40,83
115 Mauritania 41,33
116 Kazajistán 42,00
117 Guinea Ecuatoriale 42,75
118 Bangladesh 43,75
119 Pakistan 44,67
120 Uzbekistán 45,00
121 Russia 48,00
122 Iran 48,25
- Zimbawe 48,25
124 Bielorrusia 52,17
125 Arabia Saudita 62,50
126 Siria 62,83
127 Nepal 63,00
128 Túnez 67,75
129 Libia 72,50
130 Iraq 79,00
131 Vietnam 81,25
132 Eritrea 83,67
133 Laos 89,00
134 Cuba 90,25
135 Buthan 90,75
136 Turkmenistán 91,50
137 Birmania 96,83
138 Cina 97,00
139 Corea del Nord 97,50


www.disinformazione.it
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:53

Finanziamenti e ricerca in Italia


Tutti parlano di crisi dell'università, tagli ai finanziamenti, penalizzazione della ricerca. Ho dato uno sguardo ai dati ufficiali MIUR sui finanziamenti e non ho riscontrato un enorme taglio. Ma allora questa criticità per la ricerca scientifica a cosa è dovuta?

Sugli investimenti in istruzione universitaria e in ricerca e sviluppo occorre fare due analisi separate, una contingente e una in prospettiva. L'indice di base del grado di impegno di un paese nella ricerca è la quota del PIL dedicata alle spese in ricerca e sviluppo (R&D). Per l'Italia questa quota si è aggirata negli ultimi 10 anni intorno all'1%. Secondo gli ultimi dati disponibili, essa è passata dall'1,07 % del 2000 al 1,04 % del 2002 (proiezione di G.Sirilli, ISPRI-CNR). La quota comprende la spesa per ricerca e sviluppo sia pubblica che privata (circa metà a testa) e la diminuzione segnalata è dovuta a una diminuzione di entrambe. Negli ultimi tempi sulla stampa sono spesso apparse esplicite manifestazioni di insoddisfazione del mondo accademico per la politica scientifica del governo. In particolare le assunzioni di personale nell'università sono bloccate da due anni e minacciano di rimanerlo ancora a lungo. Quindi, anche se è prudente aspettare i dati ufficiali, è difficile credere che negli ultimi tempi per la ricerca non ci sia stato un ulteriore peggioramento della situazione. Le diminuzioni di cui sopra possono sembrare non molto significative e qualcuno può pensare che non è il caso di menar scandalo per così poco (questo è forse il senso della domanda). Tuttavia occorre tener conto che colpiscono un settore, quello della ricerca, che è sottofinanziato da troppo tempo; ogni taglio incide nella carne viva. Il blocco delle assunzioni è forse nell'immediato l'aspetto più pericoloso. Esso danneggia direttamente i giovani, che non possono accedere ai posti che meriterebbero e spesso preferiscono restare all'estero. Ma indirettamente danneggia anche l'università e la ricerca italiane che hanno urgente bisogno di svecchiarsi (anche anagraficamente) e rinnovarsi. Tuttavia, per capire la situazione drammatica della ricerca scientifica italiana, occorre guardare al problema in maniera più prospettica, cioè esaminarne l'evoluzione su un periodo di tempo significativo e confrontarla con quella degli altri paesi, soprattutto quelli più affini per stadio di sviluppo e ricchezza, cioè i paesi europei, gli USA e il Giappone. È quello che abbiamo fatto in "Ulisse" nella rubrica "Euroscienza".Basandoci su dati raccolti dall'UE, abbiamo confrontato la struttura degli investimenti per la ricerca scientifica, le spese per l'educazione terziaria, il numero di ricercatori, i brevetti e altri indicatori. Rinvio alla rubrica per una visione dettagliata dei dati. Qui posso solo riportare alcuni esempi. I dati si riferiscono in gran parte alla seconda metà degli anni Novanta. L'Italia è agli ultimi posti per quanto riguarda la quota di finanziamenti alla ricerca sul PIL di cui si è parlato sopra, ma è ancora più indietro per quanto riguarda l'incremento di questa quota negli ultimi cinque anni disponibili. L'Italia è all'ultimo posto per numero di ricercatori sul totale di persone attive (meno del 3 per mille, la Finlandia ne ha il 13 per mille), ma si trova all'ultimo posto anche nell'incremento di questo dato negli ultimi cinque anni e, quello che è più inquietante, è l'unico paese con un incremento negativo. L'Italia si trova all'ultimo posto come numero di PhD (Dottorati di Ricerca). L'Italia è negli ultimi posti della classifica della bilancia tecnologica dei pagamenti, ma è all'ultimo posto nella variazione incrementale (anch'essa negativa) di questa classifica negli ultimi cinque anni. Si potrebbe continuare con questo elenco deprimente, ma mi fermo qui. Aggiungo solo alcune osservazioni di carattere generale. In primo luogo, altri paesi, come Spagna, Portogallo e Grecia si trovano in posizioni arretrate nelle classifiche assolute, ma in quelle incrementali (che si riferiscono cioè ai progressi negli ultimi cinque anni) figurano quasi sempre, al contrario dell'Italia, nelle prime posizioni. Questi paesi cioè, pur partendo da posizioni iniziali più sfavorite dell'Italia, stanno facendo sforzi consistenti per uscire da uno stato di ritardo scientifico e tecnologico. In secondo luogo l'Italia in queste classifiche non è sempre in posizione sfavorevole, vedi il caso per esempio delle classifiche sulle citazioni dei lavori scientifici. Tuttavia, quando questo succede, è perchè esistono settori della ricerca scientifica italiana che mantengono nonostante tutto livelli di eccellenza. Si tratta cioè del lascito di un passato che potrebbe via via esaurire i suoi effetti benefici.
Per la ricerca italiana le prospettive future sono a dir poco allarmanti. Nel 2002 i capi di stato e governo europei si sono impegnati a destinare il 3 % del PIL per la ricerca e lo sviluppo entro il 2010 (il 2 % dal settore privato e l'1 % dal pubblico). Questo richiederebbe, per l'Italia, un aumento costante degli investimenti del 9 % per il settore pubblico e del 18 % per il settore privato (imprese). Come abbiamo visto sopra, gli investimenti italiani non solo non reggono questo ritmo di crescita, ma stanno addirittura diminuento in rapporto al PIL. L'obiettivo del 3 % nel 2010 a questo punto è pura utopia. Si è parlato recentemente di declino industriale dell'Italia. Se è così bisogna parlare a maggior ragione di declino scientifico. L'Italia non ha certo una tradizione scientifica paragonabile alla Germania, Gran Bretagna o Francia, e ancor meno agli USA. Tuttavia ha una storia scientifica invidiabile con punte di assoluta eccellenza. Purtroppo quello a cui abbiamo la sfortuna di assistere in questi anni è il lento e apparentemente inarrestabile declino (rinuncia?) di questo ruolo sulla scena mondiale. Di fronte alla passiva accettazione di questa deriva è difficile sottrarsi alla raggelante impressione che il ceto politico italiano abbia dato per ormai persa e irrilevante la battaglia della ricerca e della innovazione. Le giustificazioni non mancano: l'enorme debito pubblico italiano impedisce investimenti cospicui in ricerca e sviluppo, il distacco dai paesi leader è ormai troppo grande. Giustificazioni che, a prima vista, appaiono non prive di senso, non fosse che ci sono controesempi: il Belgio ha un debito pubblico i dimensioni paragonabili a quello italiano ma una politica scientifica estremamente aggressiva e delle prestazioni di alto livello per quanto riguarda le classifiche di cui sopra; la Finlandia, che anni fa non era certo un paese leader nella ricerca scientifica, sta raggiungendo livelli di assoluta eccellenza grazie ad uno sforzo e un impegno persistenti negli ultimi anni; abbiamo già accennato a Spagna, Portogallo e Grecia, ma l'elenco dei controesempi potrebbe continuare. Per l'Italia non è troppo tardi e non è troppo difficile. Ci vuole un po' di coraggio.
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:51

Ecco a che punto siamo arrivati:

STIPENDI
SUI SALARI NETTI ANNUI DEI LAVORATORI DIPENDENTI SIAMO BATTUTI DALLA GRECIA E CE LA BATTIAMO CON IL PORTOGALLO (confronti fatti in euro a parità di potere di acquisto)

AMBIENTE

L'Italia e' il Paese meno attento all'ambiente, mentre Germania e Svezia conquistano la vetta fra le nazioni europee piu' verdi. Questo e' quanto emerso dall'edizione 2007 dell'Ups Europe Business Monitor. Secondo questi dati, a dare un brutto voto all'Italia contribuiscono un terzo dei propri manager, con il 14% dei voti totali. Il Belpaese finisce in fondo alla classifica, dietro Grecia (11%) e Federazione Russa (9%).

FINANZIAMENTI ALLA RICERCA

L'Italia è agli ultimi posti per quanto riguarda la quota di finanziamenti alla ricerca sul PIL di cui si è parlato sopra, ma è ancora più indietro per quanto riguarda l'incremento di questa quota negli ultimi cinque anni disponibili. L'Italia è all'ultimo posto per numero di ricercatori sul totale di persone attive (meno del 3 per mille, la Finlandia ne ha il 13 per mille), ma si trova all'ultimo posto anche nell'incremento di questo dato negli ultimi cinque anni e, quello che è più inquietante, è l'unico paese con un incremento negativo. L'Italia si trova all'ultimo posto come numero di PhD (Dottorati di Ricerca). L'Italia è negli ultimi posti della classifica della bilancia tecnologica dei pagamenti, ma è all'ultimo posto nella variazione incrementale (anch'essa negativa) di questa classifica negli ultimi cinque anni. Si potrebbe continuare con questo elenco deprimente, ma mi fermo qui.

LIBERTA' DI STAMPA

eporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma), Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e Sudan. (Reporters sens frontiéres).
CLASSIFICA PARZIALE
36 Mauricio 9,50
- Perú 9,50
38 Bulgaria 9,75
39 Corea del Sud 10,50
40 Italia 11,00
41 Repubblica Ceca 11,25
42 Argentina 12,00
43 Bosnia-Erzegovina 12,50
- Mali 12,50
45 Romania 13,25

PIL DELL'ITALIA


97 98 99 00 01 02 03 04 05
1.9 1.4 1.9 3.6 1.8 0.3 0.0 1.1 -0.0 (italia…
3.6 3.4 3.4 4.5 5.1 3.8 4.8 4.7 3.7 (grecia)

CON BERLUSCONI CRESCITA ZERO, BATTUTI DALLA GRECIA

Può essere sufficiente oppure devo continuare?
Destra o sinistra il risultato non cambia : l'Italia è un paese in declino.

Ora, dato che le tasse non si possono abbassare (con questi livelli di produttività significherebbe un suicidio), come pensi che il tuo Berlusconi possa risolvere realmente il problema dei salari e della produttività? Difendendo insieme a D'Alema & C. l'italianità delle imprese, facendo delle privatizzazioni all'italiana affinché la politica possa avere le mani sugli affari? Fonti:

http://ulisse.sissa.it/chiediAUlisse/dom…
http://www.disinformazione.it/libertadis…
http://forum.pianeta.it/fonti-attendibil…
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Econo…
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:49

Malasanità, un nuovo caso ogni 2 giorni Metà delle vittime tra Calabria e Sicilia.



I dati forniti dalla Commissione parlamentare sugli errori sanitari: 242 episodi in poco più di un anno, 163 dei quali si sono conclusi con la morte del paziente. Quasi la metà dei casi registrati in Calabria (64) e Sicilia (52)



Ogni due giorni si verifica un caso di malasanità in Italia. Idati, forniti dalla Commissione parlamentare sugli errori sanitari,parlano di 242 casi in poco più di un anno.Di questi più della metà, 163 sono stati mortali per il pazientee 186 causati da oggettivi errori.Nella classifica delle Regioni che hanno registrato più episodisvettano la Calabria (64 casi e 50 decessi) e la Sicilia (52 casiper 38 morti). Seguono il Lazio (24 casi e 14 morti), la Puglia, laCampania e la Lombardia, tutte con 15 casi.Le aree più virtuose sono l'Umbria, le Marche, la Basilicata eil Trentino Alto Adige, con 1 solo episodio ciascuna.Troppi nuovi casi di malasanità da Nord a Sud, il ministro manda gli ispettori in Puglia

Quattro nuovi casi di presunta "malasanità" dal Nord al Sud del Paese e il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha inviato i suoi ispettori in Puglia. Due neonati sono deceduti nello stesso reparto di Terapia intensiva di Foggia, mentre un ottantenne è morto dopo essere caduto da una autoambulanza a Bari. Una donna morta di tumore in Trentino che non aveva ricevuto il risultato del pap test, un uomo morto d'infarto a Pisa poco dopo essere uscito da un Pronto Soccorso.
Gli ispettori negli ospedali di Foggia e di Bari - Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, d'intesa con la regione Puglia, ha inviato i suoi ispettori negli ospedali "con lo scopo di acquisire notizie sulle procedure e ogni altra informazione di rilievo". Lo annuncia una nota del ministero: "A seguito dei decessi di due neonati presso l'Ospedale di Foggia e di un paziente presso l'Ospedale di Bari, il ministro della Salute Ferruccio Fazio, nel condividere il profondo dolore dei familiari, ha disposto, d`intesa con la Regione Puglia, l'invio di ispettori ministeriali presso le strutture sanitarie interessate con lo scopo di acquisire notizie sulle procedure e ogni altra informazione di rilievo".
Il Pd: "Serve un Garante che vigili" - Gli episodi che hanno caratterizzato questo inizio d'anno - e che si aggiungono ai circa 30mila casi registrati ogni anno - riportano alla ribalta il problema della gestione della Sanità sul territorio, per far fronte al quale arriva la proposta del Pd, contenuta in un disegno di legge depositato da pochi giorni al Senato, di istituire un'Agenzia nazionale del Garante per la salute con il compito di vigilare e verificare la qualità delle cure prestate dal Servizio sanitario nazionale.
Gli ultimi casi di malasanità da Nord a Sud - A Foggia la procura indaga sulla morte, a distanza di meno di una settimana, di due neonati che erano in due culle adiacenti del reparto di Terapia intensiva neonatale degli Ospedali riuniti di Foggia: trenta persone, personale sanitario e non, risultano indagate. L'ipotesi è che i due piccoli siano deceduti per setticemia.
Negligenze fatali - A Pisa, invece, un uomo di 29 anni è andato in ospedale, la Misericordia di Navacchio, per un dolore al petto e, dopo una serie di analisi, i sanitari lo hanno dimesso dal Pronto Soccorso, diagnosticando uno strappo muscolare e prescrivendo un antidolorifico. Poche ore dopo l'uomo ha accusato un malore ed é morto, forse a causa di un infarto. A Bari un anziano è morto in seguito alla caduta da un'ambulanza: sono in corso gli accertamenti per verificare se lo sportello si sia aperto per un'erronea chiusura o sia stato lo stesso ottantenne ad agire sulla serratura.
Un caso anche in Trentino - I familiari di una donna morta di tumore hanno chiesto un milione di euro di danni alle strutture sanitarie. La donna era morta nel 2008 dopo essersi sottoposta l'anno precedente ad un pap test. Non ricevendo alcuna comunicazione, aveva ipotizzato un risultato negativo, ma quando aveva ritirato il referto sei mesi dopo aveva appreso di avere un carcinoma. Per l'accusa, il risultato non sarebbe stato inviato a causa del mancato pagamento del francobollo.

Marino: "troppe differenze sul territorio" - Una situazione che riflette, afferma il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino (Pd), una qualità dell'offerta sanitaria sul territorio che è a 'macchia di leopardo', ovvero elevata in alcune regioni e molto carente in altre.
Per questo, Marino ha depositato un ddl . Esso prevede appunto la nascita di un'Agenzia nazionale con funzioni di Garante della salute: l'agenzia dovrebbe effettuare controlli e verifiche della qualità delle prestazioni e delle cure offerte. Ma avrebbe anche un potere 'concreto': quello di far chiudere reparti ospedalieri e strutture sanitarie che dovessero risultare 'non idonei'.


http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/01/07/malasanita-sei-morti-sospette-pd-garante.html
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:44

DISOCUPAZIONE:




Tasso all'8,6 per cento; stabile invece quello sugli occupati: dunque più persone cercano un impiego.



Le persone in cerca di lavoro a ottobre sono aumentate di 93mila unità rispetto a settembre (+4,5 per cento) e di
117mila unità rispetto a ottobre 2009 (+5,7). Gli inattivi (la parte di popolazione che per scelta o per altri motivi non lavora, ma non cerca impiego) sono invece diminuiti di 66mila unità rispetto a settembre e di 57mila unità rispetto a ottobre 2009.
Il tasso di occupazione tra i 15 e 64 anni è al 57 per cento, stabile rispetto a settembre e in calo di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre 2009.
L'Istat segnala che per gli uomini il tasso di disoccupazione è aumentato dal 7,3 per cento di settembre al 7,7 di ottobre, mentre per le donne si è tornati a una disoccupazione a due cifre (dal 9,7 al 10 per cento). Il tasso di inattività tra i 15 e i 64 anni è al 37,7 per cento, con un calo di 0,2 punti rispetto a settembre, mentre invariato rispetto a ottobre 2009.http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-4ac8e001-9250-450e-8e1a-74b0f5a02583.html#p2

Senza lavoro per anni. Colpiti anche i neo ingegneri


Rapporto - I dati di AlmaLaurea. «Colpa anche dei pochi fondi per la ricerca»
Più disoccupati tra i laureati
E gli stipendi sono «leggeri»
Senza lavoro per anni. Colpiti anche i neo ingegneriROMA—Sempre più difficile trovare lavoro per i laureati, indipendentemente dalle sedi e dalla tipologia del diploma. Non fanno eccezione neppure i titoli tradizionalmente «forti», per esempio ingegneria, conquistati dopo 5 o più anni di studi universitari. Il dodicesimo rapporto sulla condizione occupazionale di AlmaLaurea, la banca dati alla quale aderiscono 60 atenei, ha appena tirato le somme sul destino di 210 mila ragazzi che hanno tagliato il traguardo nel 2008. Il risultato è un sensibile aumento del tasso di disoccupazione rispetto al 2007. Per le lauree di primo livello, è passato dal 16,5 al 21,9 per cento. Per le specialistiche (tre anni più due) sale dal 13,9 al 20,8. Per le specialistiche a ciclo unico, (medici, architetti, veterinari) dall’8,9 al 15%. A un anno dal conseguimento della laurea, il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello è pari al 62%, per quelli di secondo livello, al 45,5%. Il mercato del lavoro stenta ad assorbire anche a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. «Purtroppo anche all’Università —dice il presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Enrico Decleva — si riflette la crisi più generale che il Paese sta attraversando. Una crisi che ha raggiunto il capitale umano meglio formato in misura preoccupante». Per Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, se le imprese assorbono meno laureati ciò dipende anche dalla scarsità dei finanziamenti, pubblici e privati, destinati alla ricerca, il principale motore dello sviluppo economico di un Paese. In Europa l’Italia risulta agli ultimi posti per quanto riguarda la spesa per ricerca e sviluppo in rapporto al Pil: 1,2 per cento, contro l’ 1,3 della Spagna e dell’Irlanda, il 2,5 della Germania e 3,6 della Svezia. La situazione non cambia se si prende in esame la spesa per l’istruzione universitaria: investiamo lo 0,80 del Pil contro lo 0,95 della Spagna, l’1,11 della Germania, l’1,84 della Svezia e il 2,27 della Danimarca.
Lo stato di sofferenza del Paese è confermato dal calo delle richieste di profili di laureati che il mondo produttivo rivolge alla banca dati. Nei primi due mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, la diminuzione delle domande è stata del 31 per cento e ha riguardato tutti i percorsi: meno 37 per cento nel gruppo Economico-statistico, meno 9 per cento in Ingegneria. Diminuiscono le opportunità di lavoro e le buste paga diventano più leggere. Il guadagno mensile netto ad un anno dal «pezzo di carta» è di 1.109 euro per le lauree di primo livello, di 1.057 per le specialistiche e di 1.110 per le specialistiche a ciclo unico. Ma rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo rispettivamente del 2, del 5 e del 3 per cento. Dopo 5 anni dalla laurea lo stipendio medio è di circa 1.328 euro, con differenze sostanziali secondo le professioni. Un medico porta a casa oltre duemila euro, un ingegnere si attesta a 1.620, in fondo all’elenco insegnanti (1.099) e psicologi (1.038).
http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_18/laureati_disoccupati_58a51c02-325d-11df-b043-00144f02aabe.shtml
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MessaggioTitolo: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   Mer 01 Dic 2010, 08:40



PREFAZIONE:

Oggi Il caro prezzo della vita Spinge la gente a sopportare il peso delle promesse fatte da governi senza scrupoli,che pur di ottenere esito speculare sui loro scopi,riesce a manipolare non solo la mente ma bensi anche il sistema oramai framentato di cio che resta di una società alla deriva del minimo sostenziale di vita.

Politici vestiti con giacca e cravata che dietro righe scritte da collaboratori ripetono all'infinito quanto di piu pesa oggi nella nostra società.

° DISOCUPAZIONE.

° MALASANITÀ.

° PROMESSE POST E PRE ELETTORALI.

° AUMENTO DEGLI AFFITI/LUCE E GAS.

° UNA MONETA UNICA PER COPRIRE IL DEBBITO STATALE
.



fonte : http://anno2012.secretsstories.com/


Ultima modifica di H.A.C.K.E.R ALPHA il Mer 01 Dic 2010, 09:06, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.   

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Promesse senza fatti : Posti di lavoro mai dati ,mala sanità,manipolazioni statali.
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