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 TERZA GUERRA MONDIALE ? : SAREBBE GIUSTO EVITARLA

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ORIONE




MessaggioOggetto: TERZA GUERRA MONDIALE ? : SAREBBE GIUSTO EVITARLA   Mar 22 Feb 2011, 09:47

Raid aereo sui manifestanti, "genocidio in corso". Al Jazira: oltre 250 morti oggi a Tripoli. Giallo sulla fuga di Gheddafi


Mitragliata da aerei militari la folla di oppositori del regime: lo riportano Al Jazeera, Haaretz e alcuni messaggi su Twitter. Paese nel caos, Bengasi in mano ai rivoltosi. Voci di Gheddafi in volo verso il Venezuela smentite da Caracas e dall'Ue. L'Ue condanna le violenze, Frattini: Libia sull'orlo della guerra civile. Impossibile raggiungere Tripoli al telefono. Miliziani stranieri raggiungono la capitale. Allerta nelle basi aeree italiane.
Farnesina: "Domani primo volo speciale per i rimpatri".

Tripoli, 22-02-2011Tripoli bombardata e centinaia di morti. Gronda sangue oggi la repressione del regime libico contro la rivolta, ad una settimana esatta dall'inizio delle manifestazioni di protesta con una drammatica svolta che tradisce pero' lo sgretolarsi del regime sotto il peso dell'insurrezione popolare, con voci di militari che passano dalla parte dei rivoltosi e le defezioni dei diplomatici a macchia d'olio. Anche Muammar Gheddafi, l'inossidabile rais che ha tenuto tutto in pugno per 42 anni, sembra per la prima volta cedere, date le insistenti voci di una sua fuga verso il Venezuela che oggi ritornano alla ribalta, ma sono di nuovo piu' volte smentite. Oggi il compound dove il colonnello vive a Tripoli secondo testimoni sembrava vuoto.

Il colonnello non si vede da giorni ed e' stato il figlio Seif al Islam a parlare ieri notte alla nazione: "lotteremo fino all'ultimo uomo e all'ultima donna", ha detto. Cosi' oggi i caccia si sono alzati in volo e, ancor prima che la piazza verde fosse piena, che la marcia su Tripoli annunciata dai manifestanti fosse compiuta, hanno aperto il fuoco, uccidendo oltre 250 persone secondo al Jazira.

La Tv libica tuttavia stasera ha mandato in onda altre dichiarazioni di Seif, che pero' non e' comparso in video, che ha assicurato che l'aeronautica ha bombardato alcuni depositi di armi in zone periferiche e non zone urbane popolate di Tripoli e Bengasi. In precedenza la tv aveva annunciato la massiccia operazione delle forze di sicurezza contro "i covi di sabotatori e i terroristi", mostrando poi immagini di manifestazioni pro-Gheddafi sulla Piazza Verde, a ripetizione.

Stamane gruppi di dimostranti pro e anti Gheddafi hanno seminato il panico in diverse zone della citta', scontrandosi tra di loro e con le forze di sicurezza. E il palazzo del Congresso generale del popolo, la sede del parlamento, e' stato parzialmente incendiato.

La Libia e' dunque in fiamme, tutta, da oggi brucia anche Tripoli dopo sei giorni di cruente battaglie nell'est del Paese, nella Cirenaica 'culla del dissenso' e nel suo capoluogo Bengasi. Restano difficili da verificare la informazioni che giungono dal Paese sempre bandito ai giornalisti, se non con l'ausilio di testimoni e dei molti dei cittadini stranieri gia' rientrati in patria, mentre a migliaia aspettano ancora di imbarcarsi sui voli da piu' parte messi a disposizione per lasciare la Libia, anche se da stasera a quanto pare lo spazio aereo di Tripoli e' stato chiuso fino a nuovo ordine. E le comunicazioni restano difficili, con ripetute segnalazioni di linee telefoniche interrotte e sistemi di trasmissione disturbati.

Sono voci difficilmente verificabili anche quelle circolate questa mattina su un possibile colpo di stato da parte dei militari: fonti libiche hanno fatto sapere ad Al Jazira che all'interno dell'esercito vi sarebbero grandi tensioni, al punto da poter prevedere che il capo di stato maggiore aggiunto, El Mahdi El Arabi, possa dirigere un colpo di stato militare contro il colonnello Gheddafi. Poi il giornale Libia al-Youm che parla del capo di stato maggiore dell'esercito, Abu-Bakr Yunis Jabir, agli arresti domiciliari dopo essere passato dalla parte dei rivoltosi, sembra pero' confermare lo scollamento all'interno delle forze armate. Fino alla notizia, questa confermata nel pomeriggio, della diserzioni di due cacciabombardieri Mirage libici atterrati a Malta: i piloti libici a bordo hanno raggiunto l'isola senza il permesso delle autorita' maltesi dopo essersi rifiutati di eseguire l'ordine di sparare sulla folla.

Defezioni a macchia d'olio invece per i diplomatici libici nel mondo: dopo le dimissioni ieri dell'ambasciatore di Tripoli presso la Lega Araba, oggi ha lasciato la delegazione libica all'Onu e il numero due della missione Ibrahim Dabbashi ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio". Ma anche diplomatici in Cina, Regno Unito Polonia, India, Indonesia, Svezia e Malta, hanno abbandonato la nave di Gheddafi: il chiaro segnale che se questa non sta affondando e' quantomeno alla deriva.



Le aziende straniere rimpatriano i dipendenti


21/2/2020, fuga da Tripoli

L'Unione europea pensa a un rimpatrio dei propri cittadini presenti in Libia. La Turchia lo ha già fatto, cosi come diverse aziende straniere presenti nel paese arabo, comprese le italiane Finmeccanica ed Eni.


Roma, 21-02-2011L'Unione europea
L'Unione europea considerando di rimpatriare i suoi cittadini dalla Libia, in particolare dalla citta' di Bengasi.
Lo ha riferito il ministro spagnolo degli esteri Trinidad Jimenez, al suo arrivo al Consiglio dei ministri degli esteri.
Siamo estremamente preoccupati, stiamo coordinando l'eventuale sgombero dei cittadini dell'Unione europea dalla Libia, in particolare da Bengasi", ha dichiarato ai giornalisti Trinidad Jimenez.
Ma la Francia no
Al contrario, il ministro francese degli affari europei, Laurent Wauquiez, ha detto di ritenere che "per il momento non ci sono minacce dirette" che necessitano il reimpatrio dei 750 francesi che abitano in Libia.
Finmeccanica
sta rimpatriando i propri dipendenti italiani dalla Libia. Lo confermano fonti vicine all'azienda, precisando che si tratta di poche persone, meno di dieci, e che stanno rientrando in queste ore in Italia.
Aggrediti i cittadini turchi
In Libia, a Bengasi, i rivoltosi hanno attaccato persone e beni stranieri: e' quanto denunciano dei cittadini turchi rimpatriati dalla Libia che denunciano di essere stati vittime di aggressioni.
"Ci sono aggressioni contro stranieri, e non in modo specifico contro i turchi. Come (i rivoltosi) protestano contro lo stato (libico), cosi' attaccano coloro che lavorano per esso", ha dichiarato all'agenzia turca Anadolu Osman Horoz, dipendente a Bengasi di un'impresa, la Btp, aggiungendo che i locali della sua compagnia sono stati incendiati. "Ieri sera il locale dove ci trovavamo e' stato attaccato.
Abbiamo salvato la pelle per un pelo", ha aggiunto. Bloccato a Derna, in Cirenaica, l'ingegnere Abdullah Anar racconta in collegamento telefonico alla tv turca Ntv: "Ieri sera un gruppo di uomini con armi da fuoco e machete e' venuto al cantiere. Prima hanno rubato le vetture, poi hanno mandato in frantumi le finestre degli uffici e rubato tutto il materiale. Gli edifici sono stati incendiati", ha aggiunto.
Turkish Airlines e Libyan Airlines
hanno rimpatriato in totale 543 persone e un aereo speciale e' stato mobilitato per rimpatriare cittadini turchi da Bengasi, dice l'unita' di crisi del governo di Ankara. (ANSA-AFP). Finmeccanica sta rimpatriando i propri dipendenti italiani dalla Libia. Lo confermano fonti vicine all'azienda, precisando che si tratta di poche persone, meno di dieci, e che stanno rientrando in queste ore in Italia.
Royal Dutch Shell
ha annunciato di aver evacuato temporaneamente le famiglie dei propri dipendenti espatriati in Libia. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. "Continuiamo a monitorare molto da vicino la situazione nel Paese", afferma un portavoce della compagnia petrolifera.
Eni
E' in corso il rimpatrio sia dei famigliari dei dipendenti dell'Eni dalla Libia, come gia' previsto a seguito della chiusura anticipata delle strutture scolastiche nel Paese, sia dei dipendenti non strettamente operativi del gruppo petrolifero.
Lo comunica l'Eni. "In questo momento - dice una nota - Eni non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative. Le attivita' proseguono nella norma senza conseguenze sulla produzione.
Eni, tuttavia, sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti".
La Russia
Le ferrovie dello Stato russe (Rzd) hanno annunciato oggi che rimpatrieranno i loro dipendenti dalla Libia, in seguito alle violenze durante le manifestazioni contro il leader Muammar Gheddafi.
Rzd e le sue filiali hanno circa 200 impiegati che lavorano in Libia alla costruzione di una linea ferroviaria di oltre 500 km tra Sirte e Bengasi.

Al Jazeera, 61 morti nella capitale


Tripoli, sede del governo in fiamme


E' in fiamme a Tripoli il Palazzo del Popolo, uno dei principali edifici del governo libico: lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti alla scena, secondo cui "ci sono numerosi vigili del fuoco che stanno tentando di estinguere" il rogo. La sede della tv pubblica a Tripoli e' stata saccheggiata.



Testimoni oculari hanno detto che a Tripoli i soldati si sono uniti ai manifestanti anti-Gheddafi. Lo riferisce al Jazira che, citando fonti mediche nella capitale libica, annuncia: si contano 61 morti oggi a Tripoli.
Frattini, avviare processo di riconciliazione
In Libia "il processo di riconciliazione nazionale deve partire in modo pacifico arrivando poi ad una Costituzione libica: sarebbe un obiettivo fondamentale". Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, al suo arrivo al consiglio esteri a Bruxelles facendo
riferimento al percorso proposto da Seif al-Islam.
"Spero che in Libia si avvii una riconciliazione nazionale che porti ad una Costituzione libica,
come proposto da Seif al-Islam" il figlio del leader libico nel discorso fatto in tv ieri sera, ha detto Frattini.
"In questo momento, la cosa piu' importante e' che in Libia abbiamo una Costituzione, sarebbe un risultato enorme, fondamentale", ha aggiunto il ministro.
Assalto alla tv pubblica
Secondo il sito informativo libico 'al-Manara', bande armate stanno circolando per il quartiere di al-Azizia a Tripoli, dove si trova la sede della tv pubblica e diversi palazzi istituzionali, oltre alla residenza del leader libico Muammar Gheddafi. Queste bande starebbero assaltando e razziando gli uffici pubblici, approfittando dell'assenza della polizia. Gruppi armati hanno anche attaccato la caserma di al-Baraim, che dista 10 chilometri dal centro di Tripoli.
Il figlio di Gheddafi in tv: c'è un complotto straniero
Gli scontri scoppiati in Libia sono frutto di un "complotto straniero", che mira a distruggere l'unità del paese e a instaurare una repubblica islamica. E' quanto ha dichiarato Saif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, nel discorso alla nazione trasmesso ieri in televisione.
"Distruggeremo i responsabili della rivolta", ha ammonito, sottolineando che "l'esercito avrà ora un ruolo cruciale nell'imporre la sicurezza perché sono in gioco l'unità e la stabilità della Libia", ha aggiunto. Saif Al Islam ha quindi ricordato che "tutto il popolo libico è armato", invitandolo quindi a usarle contro quanti partecipano alla rivolta, perchè La Libia "non è la Tunisia nè l'Egitto".
"Il nostro morale è più alto e il leader Muammar Gheddafi, qui a Tripoli, conduce la battaglia e noi lo sosterremo, come pure lnostre forze armate - ha aggiunto - noi libereremo la Libia e combatteremo fino all'ultimo uomo, fino all'ultima donna e fino
all'ultimo proiettile".
Sulle riforme, il figlio di Gheddafi ha annunciato che a breve si riunirà il Congresso generale del popolo (Parlamento) per approvare un nuovo codice penale e nuove leggi che diano "prospettive di libertà" alla stampa e alla società civile.
L'Assemblea avvierà anche un dialogo sulla Carta costituzionale, ha aggiunto.
Voci sulla fuga di Gheddafi
Un diplomatico libico a Pechino hadichiarato in un' intervista alla rete tv Al Jazira di essersi dimesso. Il diplomatico, Hussein Saduq al Musrati, ha aggiunto di
augurarsi un intervento dell'esercito e che il leader Muammar Gheddafi "potrebbe aver gia' lasciato il Paese". L'ambasciata della Libia a Pechino non ha confermato ne'
smentito la notizia.
Human rights Watch 233 morti
Sono in tutto almeno 233 i morti accertati in Libia dal 17 febbraio scorso a causa degli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti che protestano contro il regime di Muammar Gheddafi: lo ha reso noto 'Human Rights Watch'. Stando all'organizzazione umanitaria americana, sarebbero per lo meno sessanta le persone uccise finora nella sola Bengasi, seconda citta' del Paese.
I manifestanti controllano Bengasi
Fonti dell'opposizione libica citate da Al Jazeera sostengono di avere ormai il controllo di Bengasi, seconda città della Libica, capoluogo della Cirenaica e roccaforte dell'opposizione. I manifestanti, dice sempre al Jazeera, avrebbero sequestrato armi ai militari e occupato le basi dell'esercito
Si terra' una nuova manifestazione antigovernativa a Bengasi, nell'est della Libia. Lo ha riferito un attivista libico in collegamento con la tv araba 'al-Jazeera', precisando che oggi nella citta' si terranno i funerali delle vittime degli scontri avvenuti ieri nei pressi della caserma dell'esercito. Secondo l'attivista, i manifestanti si riuniranno a via Jamal Abdel Nasser, nel quartiere di Al-barka a Bengasi.
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150296
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